Sarah Blake.
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L'ULTIMA LETTERA.
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Titolo originale: The Postmistress.
Traduzione di: Manuela Faimali.
2011. Arnoldo Mondadori Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Crediamo di conoscere la storia perch ci sono un uomo e una donna seduti vicini nell'oscurit di un rifugio sotterraneo. Ci sono le bombe. Siamo in guerra.
Crediamo di sapere chi morir e chi vivr, chi  un eroe, chi si innamorer di chi; ma ogni storia - d'amore o di guerra -  la storia del nostro guardare a sinistra quando avremmo dovuto guardare a destra."
 il 1940 e la Seconda guerra mondiale sta dilagando nell'Europa intera. Mentre le bombe cadono su Londra, una voce attraversa l'oceano:  quella di Frankie Bard, giovane e audace reporter americana, che rischiando in prima persona decide di raccontare il conflitto dalla sua postazione radiofonica, portandolo cos nelle case dei suoi connazionali.
Ad ascoltarla a Franklin, una cittadina sulla costa del Massachusetts, ci sono tra gli altri Iris e Emma. Iris  una donna sola un po' eccentrica e sognatrice a capo dell'ufficio postale, che si dedica con estrema seriet e partecipazione al proprio lavoro. Si sente infatti in qualche modo responsabile e custode discreta dei destini altrui, convinta che nella corrispondenza si intreccino i fili delle vite delle persone.
Emma, giovane sposa del medico condotto, invece non desidera altro che un futuro luminoso fatto di bambini e affetti familiari.
Quando per suo marito, sconvolto per la morte di una paziente di cui si ritiene responsabile, decide di partire come volontario per lavorare in un ospedale di Londra, lei non pu fare altro che attendere impotente giorno dopo giorno una sua lettera e il suo ritorno a casa.
Sullo sfondo di un'Europa lacerata dalle persecuzioni naziste e martoriata dai bombardamenti, e di un'America ancora al sicuro dal dramma epocale che si sta compiendo dall'altra parte dell'oceano, in un mondo in cui le notizie viaggiano per posta, con il rischio di non giungere mai a destinazione,  proprio una lettera a segnare le vite delle tre donne, legandone indissolubilmente i destini.
L'ultima lettera  un romanzo straordinario e commovente, in cui l'autrice riflette con passione profonda sull'impatto violento che la guerra ha sulle persone, anche su chi ne viene colpito solo indirettamente, e di come si riesca, oggi come allora, a convivere tra sgomento e assuefazione con le terribili cronache dei conflitti che imperversano ovunque nel mondo, mentre la nostra vita continua come se niente fosse.
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L'AUTRICE.
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Nata a New York, Sarah Blake laureata a Yale in letteratura inglese e appassionata di letteratura vittoriana,  vissuta a Cape Cod e si poi trasferita a Washington dove vive con il marito e due figli. L'ultima lettera ha avuto un grande successo di critica e di pubblico negli Stati Uniti e in Inghilterra, rimanendo a lungo in testa alle classifiche del "New York Times".
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L'ULTIMA LETTERA.
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La guerra accade alle persone, alle singole persone.
 davvero tutto ci che ho da dire e mi sembra di dirlo da sempre.
MARTHA Gellhom, I volti della guerra.
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Vi furono anni dopo quanto era successo, dopo che ebbi lasciato la provincia per tornare qui, al vuoto frenetico della citt, in cui capitava che qualcuno se ne venisse fuori con un commento sulla Seconda guerra mondiale e sul suo epilogo - qualche stupida osservazione in merito alla lucidit e alle intenzioni - e ogni volta dovevo resistere all'impulso di spegnere la sigaretta e, con mia grande soddisfazione, interrompere la cena. Di questi tempi, per, le guerre che si consumano sotto i nostri occhi sono talmente tante, e si fa un cos gran parlare di strategie e intenzioni (neanche si potesse dirigere una guerra come fosse musica) che ieri sera, per la prima volta, non ho saputo trattenermi.
"Cosa pensereste della direttrice di un ufficio postale che sceglie di non consegnare la corrispondenza?" ho domandato.
"Non aggiungere altro!" ha risposto ridendo una donna all'altro capo del tavolo, radiosa nella luce delle candele.
"Sono gi presa."
La domanda ha catturato immediatamente l'attenzione dei presenti. Lettere di quelle vere, scritte a mano, trafugate prima della consegna. Che beffa! Poteva succedere di tutto. Che qualche matrimonio naufragasse, o non fosse nemmeno celebrato! La fiamma delle candele si rifletteva sull'argenteria facendo brillare gli occhi dei commensali, sgranati di fronte a una simile eventualit. Si sono fatte strada subito varie ipotesi. Un uomo sarebbe potuto sfuggire alla notifica dell'esattore delle tasse. O, magari, la lettera che assegnava a un ragazzo il suo primo posto di lavoro non sarebbe mai arrivata, costringendolo a cercare un impiego altrove.
"E, in conseguenza di questo, essere perfettamente felice" ha suggerito uno degli uomini pi anziani, sorridendo dell'ironia di una sorte simile.
"Ma questa direttrice lo ha mai confessato a qualcuno?"
"Oh, no" si  affrettata a rispondere la donna seduta di fronte a me. "Cos si sarebbe persa tutto il divertimento."
"Ah, dunque lo faceva per divertimento?" ha osservato il suo accompagnatore, dandole un buffetto sulla spalla nuda.
"No. Il divertimento  una motivazione troppo gretta" ha sentenziato il padrone di casa. "Dev'essere stata una seguace di qualcosa, o magari una studiosa. Una che aveva in programma di stare a guardare mentre il meccanismo si inceppava.
Una sabotatrice" ha aggiunto, sorridendo alla moglie.
" una storia grandiosa."
"A essere sincera" sono intervenuta seccamente "non era niente di tutto questo."
Subito  calato il silenzio.
"Aspetta un attimo" ha detto poi uno degli uomini. " una storia vera?"
"Verissima."
"Allora  mostruoso" ha osservato la prima donna. "Se  tutto vero,  una cosa orribile e..."
"Illegale" ha aggiunto il padrone di casa, sporgendosi a riempirle il bicchiere. "Quando  successo?"
"Nel 1941."
A quei tempi? Il padrone di casa era sconvolto. Ho assentito con il capo. Questo, per qualche motivo, ha aggravato la faccenda. Ai giorni nostri un fatto del genere verrebbe alla luce in fretta. Basterebbe sollevare il ricevitore e fare una telefonata. Esistono e-mail e fax. Ma a quei tempi...
Quando una lettera era spesso il solo mezzo di trasmissione delle notizie, l'idea che la direttrice di un ufficio postale avesse interferito con la corrispondenza indirizzata alle famiglie, o ai ragazzi in guerra... Era completamente discordante con l'immagine che avevamo di quell'epoca.
" la storia di guerra che non ho mai raccontato."
"Perch sarebbe stato troppo per noi?" ha suggerito il padrone di casa, tentando di buttarla sul ridere.
"Perch era troppo per me" ho replicato.
Lo scherzo era finito. Il padrone di casa si  alzato di scatto per stappare una nuova bottiglia. La donna all'altro capo del tavolo mi studiava, incapace di convincersi che stessi dicendo la verit. Scrittori. Di gente cos non ci si deve mai fidare del tutto.
Poco importa, mi sono detta. Sono vecchia. E stanca della terribile schiettezza dei giovani. E voi siete tutti giovani.
In passato ero convinta che, avendone la possibilit, le persone si sarebbero rivolte al bene come a una sorgente di luce. Credevo che il giornalismo - in quanto descrizione inattaccabile e onesta della verit - potesse fungere da guida e indurci a reclamare la riparazione degli errori, la punizione delle ingiustizie, la protezione dei deboli e degli innocenti. Immagino di aver pensato, agli inizi, che la spalla dell'opinione pubblica si sarebbe lanciata contro la porta della pubblica indifferenza e che, se orientata nella giusta direzione, l'avrebbe spalancata, forte del desiderio di schierarsi al fianco degli angeli.
Ma ho seguito fin troppe guerre - raccontando come fossero state seminate, coltivate e lasciate libere di germogliare - per credere ancora negli angeli o, se  per questo, in un solo raggio di verit capace di squarciare le tenebre.
Ogni storia - d'amore o di guerra -  la storia del nostro guardare a sinistra quando avremmo dovuto guardare a destra.
O almeno cos sembra a me.
Ecco la storia di guerra che non ho mai raccontato. La cominciai sul finire degli anni Quaranta, quando ancora vedevo le cose con una certa chiarezza, e in tutto questo tempo mi sono impegnata per renderla in modo preciso e pi che mai nitido. Ci di cui ero venuta a conoscenza all'epoca  inframmezzato da cose che non ho mai avuto modo di verificare, ma che credo siano vere.
E la ragazza che ero - Frankie Bard, quella della radio - vive in queste pagine come qualcuno che un tempo conoscevo.
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Trances Bard, Washington D.C.
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AUTUNNO 1940.
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1.
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Tutto ebbe inizio, come capita spesso, con una donna decisa
a mettere ordine nella propria vita.
Qualche settimana prima - in piena estate, quando l'ufficio
postale era assediato dai turisti con i corpi lucidi di
olio solare e la loro caotica, infantile gioia vacanziera - Iris
si era trovata a pensare che, se mai ci che credeva fosse
successo davvero, era il caso che si tenesse pronta. Era proprio
il caso che si preparasse a dimostrare a Harry che, anche
se aveva ormai quarant'anni ed era vecchia quanto il
secolo, per lei sarebbe stato il primo. Il primissimo. E Iris
aveva sempre dato pi credito alle parole impresse su un
foglio bianco che alle chiacchiere di qualsiasi genere. Le
chiacchiere erano...
Bene disse il medico, voltandosi per sciacquarsi le mani.
Iris immagin che avrebbe dovuto alzarsi e rivestirsi
mentre l'uomo le dava le spalle, ma non aveva avuto l'accortezza
di indossare una gonna perch l'abito azzurro le
era sembrato perfetto per l'appuntamento di quel giorno.
Per quanto il dottor Broad potesse essere meticoloso, si sarebbe
sicuramente girato di nuovo molto prima che Iris si
fosse infilata il vestito dalla testa, e a quel punto come se la
sarebbero cavata? Il divanetto di cuoio sul quale era sdraiata
era comodo nella sua durezza, e aveva lo stesso odore
delle sedie nella sala lettura della biblioteca. No, sarebbe
rimasta dov'era. Spost rapidamente lo sguardo dal soffitto
al piccolo lavandino dove il medico si stava sfregando
le mani sotto il getto d'acqua gorgogliante. Meticoloso lo
era senz'altro. Be', l sotto dovevano esserci porcherie di
ogni genere, e chiunque avrebbe desiderato levarsele dalle
mani. E dato che il passo successivo era il certificato, Iris
era la prima a preoccuparsi che nulla di compromettente
finisse per errore su quel foglio.
Il dottor Broad drizz la schiena, chiuse i rubinetti e picchiett
le dita sul fondo del lavandino prima di prendere
l'asciugamano.  presentabile, Miss James? chiese rivolto
al muro che aveva di fronte.
Direi proprio di no.
D'accordo replic il medico. La aspetto nel mio ufficio.
Per il certificato.
Giunto quasi alla porta, il medico si ferm con la mano
a mezz'aria e abbass lo sguardo su di lei. Iris gli rivolse il
suo sorriso da ufficio postale, quello che sfoggiava dietro lo
sportello, studiato per invitare alla collaborazione.
Giusto replic il dottor Broad, dopodich afferr la maniglia
e la abbass velocemente, aprendo la porta. Prima di
alzarsi, Iris aspett di sentire lo scatto sommesso della serratura,
quindi si port una mano alle forcine allentate tra i
capelli e l'altra sul petto. Si sentiva un po' come al mattino,
libera dal reggiseno e dal corsetto, senza vincoli. Niente di
male finch si trovava nell'intimit della sua camera da letto,
ma adesso era nel centro di Boston, in uno dei sobri edifici
affacciati sui giardini pubblici, nel dopopranzo di un gioved
di settembre. Al di l della porta, il ticchettio costante di una
macchina da scrivere rompeva il silenzio. Sent le piastrelle
fredde a contatto con i piedi, mentre si protendeva a recuperare
come prima cosa la biancheria intima e si appoggiava al
divanetto per infilare una calza dopo l'altra, facendo schioccare
con decisione la giarrettiera. Appoggiate allo schienale
della poltrona, le coppe del reggiseno puntavano dritte verso
la stanza come proiettori. Sorrise infilandoselo, e per la
terza volta quel pomeriggio si trov a pensare a Harry Vale.
Si ud un colpetto leggero alla porta. Quando vuole sono
pronto, Miss James.
Arrivo subito rispose Iris.
Tutto si era svolto in un clima cordiale, tutto era andato
alla perfezione. Il medico aveva uno studio di cui poteva
andare fiero: spesse tende verdi che sfioravano appena
la sontuosa moquette grigia, aperte davanti alle finestre
alte. La segretaria all'esterno, nel suo angolo, impegnata a
battere a macchina. Il silenzio di prammatica con il quale
la donna aveva preso il cappotto di Iris per appoggiarlo
sull'appendiabiti di legno. E poi c'era il medico, a sua volta
impeccabile. Il modo in cui, aprendo la porta, le aveva
teso la mano calda, in parte come gesto di accoglienza, in
parte per aiutarla ad alzarsi da dove si era seduta ad aspettarlo.
Quindi l'aveva condotta nel proprio ufficio, indicando
la sedia sistemata di fronte all'imponente scrivania in
legno di quercia, e aveva fatto il giro per accomodarsi al
proprio posto. Aveva perfino unito le punte delle dita sotto
il mento, gli occhi seri fissi su di lei mentre Iris si adagiava
in grembo la borsetta. Avevano parlato brevemente
di Mrs Alsop, scambiando convenevoli sul conto della
donna che aveva suggerito a Miss James il nome del dottor
Broad, proprio come se fossero conoscenti che si erano
incontrati per caso nell'atrio di un albergo. Lui era stato a
sentirla e, sorridendo, le aveva domandato se si trovasse
spesso a passare per Boston.
Quando lei aveva formulato la sua richiesta, le cose si
erano leggermente incrinate. Non in modo percepibile, ma
abbastanza evidente perch Iris si accorgesse che il medico
aveva bisogno di un incoraggiamento; il dottor Broad
sembrava a corto di immaginazione. Era ben lieto di visitarla,
le aveva detto appoggiandosi allo schienale della sedia,
ma perch quel pezzo di carta?
"Ero convinta che a qualsiasi uomo avrebbe fatto piacere
una cosa del genere" aveva osservato Iris.
Il dottor Broad si era schiarito la voce.
"Forse mi sono presa troppa libert" aveva concluso Iris,
notando che il medico all'altro capo della scrivania stava
facendo scorrere le mani sui braccioli della sedia come se
stesse per alzarsi.
"Che ne direbbe di cominciare?" Con un sorriso, il dottor
Broad aveva messo fine al colloquio.
E cos Iris non aveva avuto modo di rispondere interamente
alla domanda. E ora, aprendo la porta che separava
l'ambulatorio dall'ufficio, dalla mossa studiata con cui
il medico sollev la testa da ci che stava facendo cap subito
che non avrebbe avuto occasione di riparlargliene. Era
molto indaffarato. Iris era solo una delle tante donne che
aveva in cura.
La prego disse il dottor Broad si accomodi.
Tutto a posto?
S rispose.
Bene.
Il medico, senza distogliere gli occhi dal foglio che aveva
di fronte, lo sollev e lo porse a Iris, all'altro capo della
scrivania. Cos potrebbe andare?
Iris si protese verso di lui, afferr il foglio e lo guard.
Con il presente si certifica che Miss Iris James, visitata il 21
settembre 1940,  stata trovata vergine.
Non si era sbagliata. Il dottor Broad non aveva lesinato
su nulla. La carta da lettere era meravigliosamente morbida,
sembrava quasi lino. E, sebbene non avesse celato lo scarso
entusiasmo per la sua richiesta, il medico aveva compilato
il certificato con una grafia impeccabile. Iris pens che
a scuola dovesse aver vinto un premio di bella scrittura.
 perfetto disse con un sorriso. La ringrazio.
Sono lieto di esserle stato d'aiuto replic lui e, con un
movimento armonioso, si alz in piedi dietro la scrivania
mentre Iris faceva lo stesso e si avviava all'uscita.
Per alcuni istanti il dottor Broad rimase fermo ad ascoltare
la voce della paziente fuori dalla porta, che chiedeva
a Miss Prentiss il proprio cappotto e si informava su quale
fosse la linea di autobus pi veloce per raggiungere la South
Station. Erano voci delicate e gradevoli, con un tono e una
cadenza che il medico, in genere, riusciva a ignorare quando
stava lavorando in ufficio. Il portone esterno si apr e si
richiuse, e dopo un attimo di pausa Miss Prentiss riprese
a battere a macchina. Il dottor Broad si accost a una delle
due finestre affacciate sui giardini pubblici.
Riusc a vederla solo di sfuggita. Era uscita talmente in
fretta che adesso era gi sul lato opposto della strada e,
superate le colonne all'angolo dei giardini pubblici, si allontanava
a passo svelto lungo il vialetto esterno. Dal portamento,
si sarebbe detto che fosse sotto esame: le spalle
erano ben dritte, la testa alta. "Che personaggio bizzarro"
riflett il dottore. La segu con lo sguardo per una quindicina
di metri, finch non scomparve dal suo campo visivo,
inghiottita dalla citt e dalla distanza. Poi si volt verso la
scrivania. "Credevo che qualsiasi uomo avrebbe desiderato
una cosa del genere" aveva detto la donna, proprio
in quella stanza.
E le bombe cadevano su Coventry, Londra e il Kent. I lucidi
involucri metallici, che nella forma ricordavano la punta
smussata di una matita, scendevano a capofitto sui filari di
arbusti e i tetti di paglia. Cos'erano quegli arbusti? Dov'era
Coventry? Nell'ora di storia e geografia l'esercito di Hitler
marciava attraverso le cartine dell'Europa, mentre nell'aula
accanto, dov'era in corso la lezione di inglese, le voci cantilenanti
degli allievi recitavano a memoria: "Mi alzer e andr
ora, andr a Innisfree, e costruir una capanna laggi,
fatta d'argilla e canne". I bombardieri sfrecciavano sopra le
cannicciate, sorvolando un'Inghilterra animata dal canto di
tordi e fanelli. Tra le cose che andavano distrutte, ve n'erano
alcune per le quali noi americani non avevamo neppure
un nome. C'era la guerra. Cosa significava "guerra"? Sulle
pagine della rivista "Life", i bambini di Coventry fissavano
un'invadente macchina fotografica. Li vedevamo. Non
sembravano spaventati, l nella buca scavata per metterli al
sicuro. Le braccia tese contro le pareti di terriccio per mantenere
l'equilibrio, le due bambine indossavano ancora la
gonna. C'era un ragazzo dal volto inespressivo. Guardava
dritto verso di noi, e aveva il bavero della giacca fermato
da una spilla di sicurezza. Era gi l, in guerra.
I nostri ragazzi, invece, non ci sarebbero andati. Il presidente
lo aveva promesso. Si esprimeva in modo schietto,
come se fosse uno del popolo, ma grazie a Dio non lo era.
Nessuno credeva che lo fosse. Quando aveva detto che i
ragazzi non avrebbero combattuto in una guerra straniera
ci eravamo fidati, sebbene avessimo ascoltato i nomi delle
cittadine francesi cadute come qualcuno che presti attenzione
ai nomi dei farmaci prima che la malattia colpisca
anche lui.
Ora si parlava di un'invasione tedesca. L'Inghilterra
avrebbe retto? Tutti i suoi carri armati, i mezzi corazzati e
le armi giacevano ammassati e inutilizzati sull'altra sponda
della Manica, a Dunkerque. Ma quando giunse la notizia
che gli inglesi avevano tirato fuori i cannoni dal British
Museum, trasportandoli fino alle sponde del Tamigi,
tutti noi annuimmo. A quel punto le bombe si abbattevano
su Londra da sedici notti. Si diceva in giro che gli autobus
venissero bloccati in mezzo alla strada e i bambini buttati
gi dal letto. Eppure al mattino, uno dopo l'altro, i londinesi
uscivano ancora una volta per le strade, e noi esultavamo
per loro. L'Inghilterra avrebbe retto. Nessuno sapeva
come sarebbe andata a finire. Buchenwald, a quel tempo,
non era che una cittadina tedesca dove il sole batteva a picco
sugli alberi. Auschwitz. Bergen-Belsen. Nient'altro che
nomi stranieri. Eravamo sul finire dell'estate, e le luci erano
ancora accese.
Alla South Station, mentre si incamminava verso il treno
diretto alla Buzzards Bay, Iris si divert a osservare il trasferimento
dei sacchi postali sui vagoni merci in fondo al
convoglio. Le capitava di rado di viaggiare con la corrispondenza,
ma ogni volta si concedeva l'intenso piacere di
accomodarsi nella carrozza di testa, occupando un posto
in prima fila, se le riusciva di trovarne uno libero. C'erano
cos tante lettere, cos tante parole scribacchiate una dopo
l'altra, imbarcate in un viaggio alla volta di qualcuno. Qualcuno
aspettava. Qualcuno scriveva. Ecco qual era lo scopo
di tutto: tenere perfettamente sgombri i passaggi in modo
che la lettera di chicchessia - facendosi strada fino all'ufficio
postale, nei sacchi di tela dove le buste dalle tonalit
pi svariate venivano ammucchiate e sballottate, mescolandosi
le une alle altre - potesse proseguire il proprio tragitto
in compagnia di tutti gli altri pensieri messi su carta,
inviati un minuto dopo l'altro a sconfiggere...
Il tempo.
Quando il capostazione annunci la partenza del Buffalo
Express, Iris alz gli occhi sull'orologio a muro, guardando
la lancetta congiungere ogni secondo a quello successivo.
Fra un minuto avrebbero annunciato il suo treno e si
sarebbe unita alla folla che attendeva di salire a bordo, per
ritornare alla propria identit e al proprio ruolo. Sarebbe
tornata a essere Iris James, direttrice dell'ufficio postale di
Franklin, Massachusetts.
Il luogo in cui si trovava Harry. A quel pensiero, la parte
di cuore che Harry sembrava aver occupato nel suo petto
- che sobbalzava e fremeva ogni volta che Iris lo scorgeva
per strada, o in coda insieme agli altri all'ufficio postale
- ebbe un fremito. Solo un anno prima per lei era semplicemente
Harry Vale, il meccanico della citt, un uomo
dai modi gentili al quale rivolgersi per avere una gomma
di scorta e fare due chiacchiere. E poi, di punto in bianco,
era diventato qualcos'altro. Qualche tempo prima, infatti,
Harry era entrato nello spaccio degli Alden e l'aveva
raggiunta lentamente alle spalle, tanto che Iris, voltandosi
con un barattolo di zuppa di mais in una mano e uno
di mais al naturale nell'altra, non aveva potuto fare altro
che sollevarli entrambi verso di lui, esortandolo a scegliere.
Harry aveva guardato lei, poi i barattoli, dando l'impressione
di studiarli con grande attenzione. Infine aveva teso
la sua grossa mano e aveva indicato quello del mais al naturale.
Iris aveva annuito. Harry avrebbe dovuto sollevare
la testa se avesse voluto baciarla, si era trovata a pensare.
Non avrebbe mai immaginato che potesse succedere proprio
a lei, eppure era successo: Harry Vale le aveva rivolto
uno sguardo di quelli che lasciavano intendere molte cose.
E lo aveva fatto apertamente. Senza curarsi di Beth Alden,
che li scrutava da dietro il bancone, n del calore che si
propagava dai cibi appena inscatolati sul retro del negozio. Iris
tamburell con le dita sulla borsetta. Aveva fatto una cosa
bizzarra? Be', poco importava. Ci che aveva detto al dottore
era la sacrosanta verit - qualsiasi uomo avrebbe voluto
sapere di essere il primo, ne era sicura - e ora avrebbe
potuto dare a Harry il certificato, meraviglioso e immacolato
come un abito bianco in fondo a una navata, una cosa
per la quale era ormai troppo vecchia, e comunque il bianco
era il colore che le donava di meno.
A Nauset Iris scese dal treno e attravers quattro isolati
della cittadina che sorgeva al centro della penisola di Cape
Cod per raggiungere l'autobus diretto a Franklin. Mr Flores,
seduto all'ombra dell'autobus, si alz in piedi e le si avvicin
senza fretta. Iris si era ripassata il rossetto e pettinata
i capelli mentre il treno entrava in stazione, ed era stato
un bene perch ora l'uomo la stava fissando.
Salve, Miss James. Fatto buon viaggio?
S, la ringrazio. Iris lo guard dritto negli occhi, sfidandolo
a porle un'altra domanda.
L'uomo annu, indicandole la portiera aperta dell'autobus.
Iris si iss sui tre bassi gradini e sal a bordo. C'erano
una coppia di sconosciuti, un paio di donne sedute da sole,
senza accompagnatori, e un gruppetto di uomini riuniti nella
parte anteriore della vettura, attorno al sedile di Flores.
Iris salut con un cenno del capo e si avvi verso il fondo,
superando una giovane donna che aveva la testa affondata
fra le pagine di un libro voluminoso, la curva del collo lasciata
scoperta dai capelli ricaduti in avanti. La donna non
alz lo sguardo e non si mosse neppure al passaggio di
Iris, che prosegu per andare a sedersi tre file pi indietro.
Rovist nella tasca della gonna in cerca delle sigarette,
prese una Lucky Strike dal pacchetto e osserv la testa e le
spalle dell'esile donna-bambina che leggeva davanti a lei.
Doveva essere una fuggiasca, si trov a pensare la direttrice
dell'ufficio postale, sebbene la sconosciuta indossasse un
abito azzurro semplice ed elegante, e il suo caschetto di capelli
castani sfiorasse appena il bordo rigido del colletto. Era
senz'altro una di quelle persone sempre bisognose di attenzioni,
il genere di donna dal seno piatto che alza il viso verso
gli uomini sorridendo con una gioia infantile. Alla fine
la creatura minuta si volt appena di lato, come per incrociare
lo sguardo di Iris, consapevole della sua attenzione, e
fece un sorriso evasivo: una reazione meccanica, come una
mano sollevata a schermare gli occhi dal sole. Iris annu con
aria amichevole, soffiando una nuvola di fumo. "Stai tranquilla"
pens rivolta alla schiena della donna, che si era rigirata
di scatto "non mordo." L'autobus sobbalz leggermente
mentre Mr Flores saliva a bordo e si accomodava al
posto di guida, quindi il motore si avvi con un rombo, e
Iris sent il pavimento tremarle sotto i piedi.
"Vronskij stava facendo l'amore con Anna..."
Emma rilesse la frase, distratta dalla donna che incombeva
alle sue spalle. Possibile che Tolstoj stesse davvero parlando
di fare l'amore? Le pareva inconcepibile. Fare sesso? Sarebbe
stato troppo esplicito, scritto cos a chiare lettere sulla
pagina. Non poteva credere che facessero l'amore a destra
e a manca, nell'Ottocento. Doveva alludere a qualcos'altro,
qualcosa di pi edificante. Arross, provando un vago senso
di colpa. Non che fare sesso non fosse un atto edificante,
altroch se lo era; era il solo modo per fare figli, in fin
dei conti. Eppure le cose che lei e Will avevano cominciato
a fare al buio non avevano niente a che vedere con la procreazione.
Ma Anna e Vronskij? La loro era stata una storia
travagliata, non era questo il concetto? Forse era un problema
di traduzione. Fece scorrere indietro le pagine fino alla
copertina del libro, e lesse il nome riportato sotto quello di
Tolstoj: Constance Garnett. Emma credette di aver capito.
Vronskij doveva aver sussurrato qualche frase amorevole
ad Anna, o averla consolata con gesti affettuosi, o qualcosa
del genere, mentre Miss Garnett aveva usato altre parole,
donando a quella che avrebbe dovuto essere una scena
rosa una sfumatura scarlatta. Probabilmente era una zitella,
uno di quei tipi patetici che scorgono la passione perfino
tra le pieghe di un ombrello chiuso. Come quella donna
seduta in fondo all'autobus.
Si spinse un po' indietro sul sedile, raddrizzando la schiena:
era la nuova moglie del medico, con indosso un abito da
viaggio molto elegante e uno scialle abbinato a coprirle le
spalle. Guard dal finestrino. Dopo che, due settimane prima,
aveva detto a Will Fitch - in fretta e furia, non osando
nemmeno alzare gli occhi su di lui - "S. S, lo voglio", una
sensazione costante, appagante e completamente nuova, si
era fatta strada nel consueto caos della sua mente. Come se
la voce di Edward R. Murrow, quella voce mascolina, impavida
e focosa, che stillava urgenza e volume, avesse schiuso
il sentiero che ora lei si stava affannando a seguire. Un sentiero
disseminato di chiarezza e di propositi.
Parnet. Poi Dillworth. Infine Drake. Chiudendo gli occhi,
Emma recit i nomi delle cittadine che conosceva solo tramite
le lettere di Will, nelle quali la geografia della sua nuova
terra era identificata con i disturbi pi disparati degli abitanti
bisognosi delle cure del marito. Malattie cardiache. Borsite.
Una coppia di gemelli venuti alla luce a Drake, un evento
miracoloso, stando alle parole di Will, dato che la madre
non aveva avuto il tempo n i mezzi per raggiungere la terraferma
a tempo debito...
Il tuo Bobby va per i venti o per i ventuno? proruppe
la voce dell'uomo seduto davanti a lei.
Ventuno.
Non li manderanno laggi. Li addestrino pure, mi sta
bene. E al diavolo, gli facciano anche costruire qualche ponte!
Ma l non ce li manderanno.
Il secondo uomo non rispose immediatamente, continuando
a guardare fuori dal finestrino. Emma si sorprese
a scrutare il rigido profilo del suo naso e del mento, quasi
a volervi leggere qualche segno. Gli alberi sfrecciavano accanto
all'autobus. Ce li manderanno, eccome disse infine
l'uomo, tornando a rivolgersi al compagno di viaggio.
Ben le stava. Emma si appoggi allo schienale, irritata
con se stessa per essersi messa a origliare. Ne aveva sentito
parlare quella mattina e aveva cercato di dimenticarsene,
ci era perfino riuscita, ma adesso era tornata al punto
di partenza. Il Congresso aveva annunciato la chiamata
alle armi, e tutti gli uomini in et di arruolamento si sarebbero
dovuti presentare alle commissioni di leva che erano
spuntate in ogni cittadina, piccola o grande che fosse,
come funghi dopo la pioggia. Non che la cosa la riguardasse,
disse Emma tra s, lo sguardo rivolto al tenue riflesso
delle proprie mani sul finestrino. Will non sarebbe partito.
Era stato lui stesso a dirlo. Ma non poteva averne la certezza
assoluta, si corresse, visto che era di un'onest scrupolosa
perfino nelle sue preoccupazioni. Non sarebbe dovuto
partire, rettific. Senz'altro aveva tutte le ragioni di
chiedere l'esonero. Era l'ultimo erede dei Fitch. Era il solo
medico nel raggio di parecchi chilometri. Ed Emma lo aveva
appena sposato.
Comunque fossero andate le cose, non poteva lasciarla.
La vita di ognuno di noi ruota attorno a un fatto cruciale,
per come la vedeva Emma, un fatto dal quale ha origine
tutto il resto. Il suo era quello di essersi trovata completamente
sola al mondo, fino a quando non aveva conosciuto
Will. Aveva perso la madre, il padre e il fratello nell'epidemia
del 1918. Erano morti tutti in un sonno febbricitante, e
lei era sopravvissuta. Era passato cos tanto tempo da allora
che sembrava quasi non fossero nemmeno esistiti. C'era
una casa su una collina, lontano dal mare, nella quale era
nata. E una cittadina che nella sua memoria era dominata
dal rumore di bandiere che sventolavano al vento, e solo
di recente aveva saputo ricollegare quel ricordo alle tende
nelle quali erano stati ricoverati tutti loro, in aperta campagna
perch l'ospedale era sovraffollato. L'immagine che
avrebbe potuto serbare della madre era stata oscurata dal
volto di un'infermiera, protetto da una mascherina, chino
sulla sua branda per controllare che lei respirasse ancora.
Adesso avrebbe avuto inizio una nuova parte della storia.
La giovane orfana dagli occhi severi, con un neo alla
base del collo, era diventata la moglie del medico, e d'ora in
poi avrebbe avuto un marito, una casa, una citt. Sposando
Will, si era sottratta alla cortina opaca e grigiastra del monotono
scorrere del tempo. Il tempo trascorso in una stanza
condivisa all'ultimo piano di un pensionato, le calze messe
ad asciugare sullo schienale di una sedia. Stava andando a
casa. Abbozz un sorriso verso il finestrino. A casa. Da Will.
Emma estrasse dalla cartella che aveva con s la guida turistica
di Cape Cod redatta dal Federal Writers' Project, sfogliandola
fino al paragrafo dedicato a Franklin: "La cittadina
di Franklin, l'esca posta all'estremit dell'amo sabbioso che
si estende per un'ottantina di chilometri nell'oceano Atlantico,
rivolge un saluto furtivo alla costa. La prima cosa che
si perde, una volta giunti l,  il senso dell'orientamento. In
questo luogo, cinto su ogni lato da dune di sabbia bianco-giallastra
e da una distesa d'acqua, il nord e il sud sembrano
invertire la loro posizione sulla bussola, e nemmeno il
cielo  d'aiuto.  un posto traboccante di pesce e dell'odore
di pesce, d'olio di merluzzo, di frammenti d'ossa di balena e
alberi di navi che il mare rigetta sull'ampia distesa sabbiosa
a ridosso della citt. Viaggiatori di ogni sorta sono da sempre
approdati su queste coste: dapprima i puritani, quindi i
balenieri portoghesi, e poi, alla fine del secolo scorso, giunsero
gli artisti, che avvolsero le loro sciarpe sulle vecchie
barche da pesca per poi dipingerle. E le figlie dei poliziotti,
che scesero da Boston confondendosi nella folla multicolore,
pensando a quant'era divertente il modo in cui i figli
di pescatori dai tratti mediterranei facevano la corte alle
biondissime ragazze del Nord, mentre le luci scintillanti dei
teatri estivi brillavano nell'oscurit...". Dio santo! Chiuse di
scatto il libro e lo ripose nella cartella. Era scarlatto quanto
la traduzione della Garnett.
Mr Flores si pieg sul volante, puntando lo sguardo sul
fascio di luce dei fari, ed Emma avvert la presenza incombente
e vorticosa della strada. Superarono le case bianche
e spoglie di Woodling, una dopo l'altra. Si addentrarono
nella foresta di Tralpee, con il tozzo faggeto che si spandeva
a perdita d'occhio su entrambi i lati, finch l'autobus
non giunse sulla cresta della collina alle porte di Franklin.
E, nell'istante in cui il veicolo singhiozz sulla cima prima
di lanciarsi nella discesa, Emma si drizz a sedere, avvertendo
il desiderio - improvviso, inspiegabile - che il filo
teso fra lei e quella citt si spezzasse. Il pugno di Mr Flores
indugi sulla leva del cambio. Le dune si stendevano
intorno a loro.
Per un attimo fugace, Emma ebbe l'impressione che stessero
per spiccare il volo. Oltre il parabrezza, il cielo fece
udire il suo richiamo, e per poco lei non balz in piedi,
come se fosse capace di proseguire in quella direzione,
con la strada che scendeva a picco mentre l'autobus tirava
dritto verso il vuoto sconfinato. Poi Mr Flores ingran
la marcia e l'autobus discese sussultando fra le svettanti
alture di sabbia. Proseguirono fino a quando le dune non
furono soppiantate dall'asfalto che curvava verso il mare
e, passando fra i sobbalzi accanto al porto grigiastro, giunsero
in citt.
L'autobus costeggi stridendo le desolate schiere di tetti
rivestiti di assicelle che si incuneavano nella sera settembrina.
Una bandiera sventolava sopra l'ufficio postale, e
l'autobus rallent a passo d'uomo mentre Mr Flores si addentrava
in un'angusta stradina, gi affollata di persone
che camminavano, chiamavano l'autobus a gran voce oppure
sfrecciavano di fianco al veicolo in sella alle loro biciclette.
Ora, vedendo la citt dispiegarsi fuori dal finestrino,
Emma si aggrapp al sedile davanti a s, mentre un nodo le
stringeva la gola. Si era vantata della rapidit con cui avrebbe
imparato i nomi di tutti gli abitanti, facendone poi sfoggio
con Will, e se l'era immaginato mentre rientrava a casa
ogni sera come in un teatro che era stata lei stessa ad allestire,
lieto di trovarsi in quella citt a lui familiare, adesso
vista sotto una nuova luce grazie alle intuizioni della sua
Emma. Era decisa a divenire un punto di forza per lui, in
questo senso. Will sarebbe stato un ottimo medico perch
non avrebbe pi dovuto procedere alla cieca.
Ma il mondo reale era un'altra storia. Arrivando nel
cuore della citt, la fragilit delle sue fantasticherie la colp
in pieno. Perch erano gi tutti l. Due donne che conversavano
all'angolo della strada si interruppero per osservare
l'autobus in procinto di fermarsi. La citt non stava aspettando
il suo arrivo per prendere vita. La citt era chiaramente
se stessa anche senza di lei. La portiera si apr di scatto
ed Emma avvert l'odore di mare che impregnava l'aria.
Rimase seduta al suo posto per un momento, recuperando
i guanti, chiamando a raccolta il coraggio prima di cercare
il volto di Will in mezzo alla folla, convinta che lo avrebbe
trovato proprio l, ad aspettarla con quel suo sorriso impaziente
e severo. La donna seduta sul fondo le pass accanto,
inducendola ad alzare lo sguardo, e a quel punto scorse
la testa di Will sopra la schiera delle altre persone che si
stavano accostando al veicolo, il corpo longilineo proteso in
avanti. Dava l'impressione di avere molte cose per la testa,
e molte altre da fare. Will la intravide dietro il finestrino e
la salut con la mano. Emma ricambi il gesto, e lo scialle
le scivol dalle spalle quando si alz in piedi di scatto per
la felicit e percorse il corridoio verso l'uscita.
Ehil! La testa di Will fece capolino dalla portiera aperta.
Giunse in cima ai gradini proprio mentre Emma stava
arrivando, e subito si allung verso di lei, prendendola fra
le braccia. Emma accost la bocca alla sua, e Will premette
le labbra calde e familiari contro quelle di lei, dapprima
con dolcezza, poi con pi intensit, mentre la stringeva
sempre pi a s, in modo che Emma sentisse le sue membra
forti premute contro la gonna. Pur sapendo di essere in
un luogo pubblico, Emma chiuse gli occhi e si rintan nella
nicchia del loro bacio, un recesso buio e fresco, aprendo
le labbra sotto quelle di lui, e poi con un gridolino si ritrasse
dalla bocca di Will per riemergere nella luce del giorno.
Ciao. Gli rivolse un sorriso ansante, scossa da un lieve
brivido d'orgoglio alla vista di Will proprio l, davanti a lei.
Come ci era riuscita? Si era seduta al suo fianco nei ristoranti,
sugli autobus, aveva percorso insieme a lui le strade
di Cambridge, confortata dal suo lungo passo che le era divenuto
familiare, in un progressivo processo di conoscenza.
Era proprio cos che si erano conosciuti. Will l'aveva condotta
con s, prendendola sottobraccio e posandole con delicatezza
una mano sulla schiena per invitarla a entrare in
stanze fumose e a uscirne. Avevano parlato, e riso. Avevano
perfino litigato. E poi d'improvviso, in un pomeriggio di
primavera, Will le aveva chiesto di sposarlo. Era stata una
cosa folle, pazzesca, ma era andata proprio cos, giusto? Il
dottor Lowenstein aveva scritto per comunicargli di volerlo
assumere nel suo ambulatorio, e lui si era infilato in tasca il
telegramma e si era buttato in ginocchio, nell'ufficio postale
di Back Bay. Allora lei aveva abbassato gli occhi su Will e
aveva cominciato ad annuire prima ancora che lui proferisse
parola. Sembravano due bambini. Era il passo da fare, il
solo passo possibile, il solo passo serio. Come se, prendendosi
per mano, avessero chiuso gli occhi e si fossero lanciati
nel vuoto senza nemmeno trattenere il respiro.
Will si sporse per leggere il titolo del libro che Emma aveva
con s, sempre tenendola stretta fra le braccia. Lo scialle
le era scivolato di nuovo dalle spalle, scoprendo un ampio
triangolo di pelle che emanava un calore raggiante, come
l'erba d'estate. Ti piace? chiese Will.
Ti sembra possibile che facessero l'amore nell'Ottocento?
Emma distolse lo sguardo, dando voce all'ultima
cosa, la meno importante, che le si era insinuata in un angolo
della mente.
Non vedo come avremmo potuto arrivare dove siamo,
altrimenti.
No, no. Guarda qui. Apr il libro, proprio l, sull'ultimo
gradino dell'autobus, e scartabell tra le pagine, profondamente
consapevole degli occhi di Will che indugiavano sulle
sue spalle e sulle braccia. Si erano baciati. Si erano toccati
attraverso strati di seta e lana. Attraverso giacche e pantaloni,
e camicette e gonne. Ma i suoi occhi, in quel momento,
avrebbero potuto benissimo essere mani, al punto che
Emma rabbrivid e avvamp mentre Will posava un piede
di fianco al suo, sull'ultimo gradino, lasciando che la giacca
gli si aprisse sul petto. Qui indic Emma.
Will abbass lo sguardo e lesse: "Vronskij stava facendo
l'amore con Anna...".
 troppo... nudo aggiunse lei, arrossendo detto cos.
Will premette il proprio corpo contro di lei. Cos come?
Sulla pagina. Non credi che i lettori saranno rimasti
sconvolti? Io lo sono.
No che non lo sei sussurr Will.
S, invece ridacchi Emma, appoggiando la spalla contro
quella di lui. Dico davvero. E sono una lettrice moderna.
Alludeva a un'altra cosa. L'avranno capito tutti.
Al sesso?
Al corteggiamento replic Will, illuminando con il
suo sorriso i pochi, strazianti centimetri che li dividevano.
Oh ribatt lei in tono allegro, sospirando. Be', tu l'avresti
senz'altro capito.
Forza disse Will, prendendola per il gomito per invitarla
a scendere. Andiamo a casa.
Dall'autobus rotol gi una valigia, librandosi per un momento
nel vuoto prima di schiantarsi a terra e spalancarsi,
riversando il contenuto sul marciapiede come un uovo con
il guscio rotto.
Oh! strill Emma.
Will si ferm e pos lo sguardo sulla voluttuosa esplosione
di quella che doveva essere la biancheria intima di
Emma, traboccata dai bordi rigonfi della valigia. Una moltitudine
di capi, tutti di seta e di un blu cobalto, gettati in
aria e poi ricaduti a terra in un delirante spogliarello, mettendosi
in mostra come allettanti sirene. Strinse forte la
mano di Emma, che teneva premuta nella propria dietro
la schiena.
Non ha visto nessuno la tranquillizz. Vado a dare una
mano a Flores, cos avrai un minuto per sistemare tutto.
Emma assent con il capo, quindi lasci andare la mano di
Will e scese dall'autobus, fermandosi sul marciapiede. Dovette
resistere all'impulso di buttarsi sulla valigia spalancata
e nascondere con il proprio corpo gli indumenti sparsi
un po' dappertutto. La donna che aveva notato prima
sull'autobus era appoggiata alla ringhiera del marciapiede
e la stava fissando.
Posso aiutarla a raccoglierli? si offr.
Emma si sorprese ad annuire. Senza aggiungere altro,
si inginocchiarono entrambe per terra a recuperare le calze,
i morbidi reggiseni e le sottili mutandine blu. La donna
era cos silenziosa e premurosa nei riguardi delle sue cose,
che gli occhi della novella sposa si riempirono di lacrime.
Sono solo vestiti disse l'altra donna a bassa voce. Non
 successo niente.
Lo so sussurr Emma.
E allora non gli faccia vedere che ha pianto. Creder
che si vergogni.
La mano di Emma indugi su una camicia da notte, e il
suo viso avvamp. Che ne sapeva quella donna di Will, che
ne sapeva di cosa gli passasse per la testa? Si affrett a gettare
la vestaglia in valigia.
Non ho proprio niente di cui vergognarmi.
Iris colse la nota di rimprovero nella voce della ragazza e
alz gli occhi su di lei, guardandola sopra la valigia aperta.
Ma certo replic. E poi, come se il pensiero le fosse balenato
solo allora nella mente, aggiunse: Mi chiamo Iris James.
Emma scrut il volto della donna, un po' squadrato ma
per niente sgradevole, incorniciato dai capelli rosso scuro
tirati indietro ai lati come due tende. Salve disse.
E con chi ho il piacere di parlare?
Emma fin di rimettere gli indumenti in valigia e la richiuse.
Emma Trask rispose, ma subito arross. Voglio
dire, Fitch.
Da non credere! disse Iris con un sorriso disarmante.
La moglie del medico. E pensare che l'avevo scambiata
per una fuggiasca.
E cos, per la prima volta da parecchi giorni, Emma scoppi
a ridere. Avrebbe ricordato per sempre lo scroscio della
risata che l'aveva sorpresa proprio l, inginocchiata a terra
ai piedi di Miss James, con i suoi abiti sparsi dappertutto,
lo scorcio verde degli alberi dietro la testa della donna, e
il tepore del sole del tardo pomeriggio che le scaldava la
schiena. Will ricomparve dall'altro lato dell'autobus e tese
le mani per aiutare la moglie a rialzarsi. Sarebbe andato tutto
bene, decise Emma in quel preciso istante. E cos rise di
nuovo, abbandonandosi all'abbraccio avvolgente di Will.
La ringrazio disse Will a Iris, sorridendo. Ci  stata
di grande aiuto.
 stato un vero piacere, dottor Fitch replic Iris.
Andiamo a casa disse a Emma.
Va bene rispose lei con un sorriso. E con la mano libera
Will raccolse la valigia, senza mai lasciare che la moglie si
scostasse da lui. A qualche metro di distanza, Emma volt
indietro la testa, protetta dall'incavo del braccio di Will, e
vide Miss James lasciar passare una fila di automobili prima
di avanzare per attraversare la strada.
Chi era quella?
Miss James, la direttrice dell'ufficio postale. Will avrebbe
voluto baciarla proprio l, in mezzo alla strada, ma si
trattenne aumentando il passo.
Ehi protest Emma, e ridacchiando si mise a trotterellare
al suo fianco. Non riusc a cogliere niente della sua
nuova citt salvo l'odore umido del mare, l'aria pesante, e
il tonfo cupo delle onde che si abbattevano contro il frangiflutti
alla sua sinistra. Si addentrarono nel cuore del villaggio
e proseguirono oltre, verso la zona pi vecchia e tranquilla,
dove le sagome spigolose delle case si addolcivano
al declinare del pomeriggio. Chiunque li stesse guardando
- e lo stavano facendo tutti, Emma ne era convinta: in
fondo quella era una cittadina di provincia, e la nuova arrivata
stava senz'altro monopolizzando le conversazioni
delle famiglie riunite per la cena, ma che male c'era? Era
giovane e piuttosto avvenente, e Will era il loro dottore! -,
chiunque li stesse guardando aveva probabilmente notato
la disinvoltura con la quale i due sposini avevano armonizzato
il passo, come se avessero camminato insieme
per anni. Tutti avrebbero commentato quel fatto, e le lampade
che si accendevano nelle case al loro passaggio sembravano
irradiare una tensione silente, una sorta di flebile
mormorio al di sotto del chiacchiericcio, in segno di approvazione
e attenzione. Per tutta risposta, Emma drizz
un poco le spalle.
Forse fu proprio per questo che, quando Will allung appena
il braccio davanti a lei per aprire il cancello, rivolgendole
uno sguardo orgoglioso, Emma esit. Era arrivata, finalmente.
Alz gli occhi sulla casa, che sembrava del tutto
identica a quelle incontrate lungo la strada: il tetto aguzzo
e le assicelle ingrigite, un ampio porticato sul davanti
e una porta che aveva lo stesso colore delle assi, di legno
non verniciato. Si diressero senza fretta verso l'ingresso e,
quando raggiunsero le scale del porticato, Will la prese sottobraccio.
All'interno qualcuno stava parlando - una donna
-, e mentre saliva i gradini e si avvicinava alla porta a
zanzariera Emma si sent sempre pi attratta dall'urgenza
di quella voce, come se fosse la casa stessa a parlare. Maledizione
borbott Will, aprendo la porta. Ho dimenticato
la radio accesa.
Emma si diresse verso la voce. Sul fondo del corridoio si
scorgeva la cucina, dove Will aveva sistemato un mazzo di
rose canine in un vasetto da marmellata presso la finestra,
per darle il benvenuto. Gli ultimi raggi di sole si rifrangevano
contro l'acqua del vasetto, e i fiori se ne stavano l, come
stelle rosate. "In fondo al locale c' un tabellone segnapunti"
stava dicendo la donna alla radio. "E questa sera c' scritto:
"RAF 30, Luftwaffe 20". Sebbene sia stata una brutta nottata
per le truppe britanniche,  stata anche peggiore" - fece
una pausa - "per la gente di Berlino. RAF 30, Luftwaffe 20.
Eccolo l, il punteggio che Londra aggiorna ogni notte, da
quando la battaglia  com..."
Will si allung per spegnere la radio. No! esclam
Emma, respingendo con delicatezza la sua mano. No. Chi
 questa?
Che importa? Era pi esile di quanto ricordasse - quando
la stringeva arrivava quasi ad abbracciare anche se stesso
- e attirandola a s avvert il battito del suo cuore contro
il proprio petto, in attesa. Era cos che gli sembrava, in
quel momento. Divenuto tutt'uno con quella dolce creatura
- con i suoi seni, la vita e i fianchi sottili -, ne sentiva il
cuore in attesa contro il proprio, mentre si stringevano l'uno
all'altra nell'oscurit che tutto mitigava, ascoltando quella
donna che portava la guerra nelle loro vite, con un'urgenza
che Will non poteva sopportare. Non poteva sopportare
di stare l ad aspettare, non pi, e allora, mentre la donna
alla radio parlava pi lentamente, dicendo: "Qui Londra,
buona no..." si risolse, infine, a spegnerla.
Maledizione. Frankie Bard si appoggi allo schienale
della sedia nello studio radiofonico e chiuse gli occhi. Ero
troppo su di giri, vero?
Murrow rimase in silenzio. Frankie apr gli occhi.
Troppo su di giri, e troppo frettolosa. Fece una smorfia,
confermando ci che Murrow non aveva detto esplicitamente.
Andr alla grande. Murrow si alz e raccolse il cappello.
Quelli come te se la cavano sempre...
Frankie alz gli occhi in tempo per scorgere il sorrisetto
di Ed. Quelli come me?
Murrow raggiunse la porta dello studio. Con la grinta
che ti ritrovi, saresti capace di ammazzare un orso.  vero
o no?
S,  vero. Anche Frankie si alz. Ma a New York non
piacer.
Murrow apr di scatto la porta dello studio. Al diavolo
New York. Te la sei cavata bene.
Ma a quelli di New York non sarebbe affatto piaciuta. Era
saltato fuori lo stesso problema con Betty Wason, in Norvegia.
La porta si richiuse lentamente alle spalle di Murrow.
Non doveva essere una voce femminile a riferire all'America
degli uomini in guerra. Era troppo acuta e sottile. Si eccitava
con troppa facilit. Maledizione. Frankie si chin e
spense l'interruttore del microfono. Il braccio destro di Mr
Paley si rifiutava di assumere donne alla sede centrale della
CBS, anche solo come segretarie. Che si occupassero delle
visite in ospedale, della vita di tutti i giorni e via dicendo
- il genere di cose di cui le signore potevano discutere
nei negozi - ma, Dio santo, non era ammissibile che fosse
una donna a occuparsi delle cronache di guerra. C'erano gli
uomini a morire lass, nei cieli di Londra. Frankie sistem in
una pila ordinata i fogli sui quali aveva annotato il testo del
programma, spense la luce dello studio e si avvi alla porta.
Le donne avrebbero dovuto soltanto sposarsi, mettere su
casa e fare figli. Le donne non sarebbero mai dovute andare
in giro a testa scoperta sotto le bombe tedesche, in cerca
di immagini efficaci da descrivere alla gente rimasta a casa.
"Alla faccia vostra" pens Frankie ridacchiando e infil
la terza rampa di scale, risalendo al livello della strada dallo
studio sotterraneo. Apr con una spinta la pesante porta
sul retro dell'edificio che ospitava la Broadcasting House
ed emerse nel buio della citt, gi oscurata in attesa delle
sirene notturne.
Quando le bombe avevano cominciato a cadere, il 7 settembre
all'ora del t, nulla aveva lasciato presagire che quel
momento avrebbe sancito l'inizio di qualcosa: era impossibile
prevedere quello che ne sarebbe seguito o perch, e tantomeno
quanto sarebbe durato. La guerra era piovuta dal
cielo e si era insediata in citt. Quattrocento persone erano
morte nel primo minuto del Blitz. Altre millequattrocento
si erano trovate ferite e sanguinanti quella prima notte, e
ora, diciassette giorni dopo, non c'era modo di sapere chi
fosse ancora vivo. Ogni notte le cifre aumentavano, e non
bisognava dire, come Murrow aveva messo subito in chiaro
a Frankie, ""Le strade sono torrenti di sangue." Devi dire
soltanto che il piccolo poliziotto che salutavi ogni mattina
quest'oggi non era al suo posto".
La luna nuova si era levata sui tetti fumanti, e per un
istante Frankie riusc quasi a rammentare il cielo com'era
un tempo, senza bombardieri e senza le scie fulminee e
sfolgoranti del fuoco della contraerea sopra i comignoli e
i lontani pinnacoli medievali dell'abbazia di Westminster.
Costeggi a passo spedito le facciate delle case, notando
con il suo occhio da reporter le sottili lame di luce che
fuoriuscivano dalle imposte chiuse. Oltre alla preghiera,
oltre al cieco caso, per qualcuno contava la semplice gratificazione
di rimanere al proprio posto, succeda quel che
succeda. La luce lunare scintillava sui paraurti cromati dei
taxi. Dal vasto rifugio pubblico che si apriva lungo il lato
nord della strada, Frankie sent qualcuno cantare Body and
Soul, e quella voce maschile si riverber sulla cinerea quiete
della strada illuminata dal chiaro di luna, dando un tocco
di umanit alla scena. Frankie sorrise. Aria di guerra.
Le incursioni notturne seguivano uno schema ben preciso,
con il ronzio acuto e irregolare degli aerei della Luftwaffe
che si innalzava come un canto di morte in un crescendo
culminante attorno alla mezzanotte. I riflettori erano puntati
verso l'alto, fendendo l'oscurit nella quale, da soli o in
coppia, i velivoli tedeschi s'innalzavano, leggeri come volani,
per poi planare lungo il fiume a un ritmo inesorabile.
Le prime a cadere erano le bombe incendiarie, che si abbattevano
sulla citt oscurata mettendola a fuoco e fiamme e
aprendo una pista a quelle che sarebbero seguite. Piombavano
a terra sibilando, oppure fischiando, mentre le pi pesanti
ruggivano come un treno espresso in galleria. Le peggiori
di tutte erano gli ordigni paracadutati, che solcavano
il cielo lenti e silenziosi, prima di toccare terra e seminare la
morte. Frankie abbandon Oxford Circus e imbocc Wilmot
Road, incamminandosi verso casa. Due autopompe sfrecciarono
per le strade deserte, accorrendo verso gli incendi
a fari spenti, come sirene cieche. Altrove c'era il paradiso,
c'erano i rifugi sotterranei, mentre l in strada - tra chi sparava
e chi si faceva sparare - sorgeva la Terra di Mezzo. E
nella Terra di Mezzo, di notte, ogni cosa era capovolta in
un magistrale caleidoscopio che mostrava una morte lucente
e vertiginosa stagliata contro lo scuro profilo di Londra.
Un mese prima, quando con i bombardamenti non si faceva
ancora sul serio, Murrow era riuscito a mandare in
onda una trasmissione da cinque postazioni in diverse parti
di Londra, diffondendo i rumori della citt bombardata
durante la notte. Frankie era rimasta al suo fianco e lo aveva
osservato mentre, immobile all'imboccatura del rifugio
antiaereo ospitato nella cripta di Saint Martin-in-the-Fields,
tirava indietro il cavo del microfono perch i londinesi non
vi incespicassero durante la discesa, scortandoli con discrezione
nel sottosuolo. Non vi era modo di prevedere se i tedeschi
avrebbero bombardato quella notte, ma Murrow si
era concentrato sul ritmo costante delle persone che camminavano
al buio, dirigendosi verso casa o verso i rifugi, registrandone
i passi che echeggiavano come quelli di "fantasmi
con scarpe di metallo ai piedi", per usare le parole di Ed. E
quando il raid aereo era cominciato, levando in cielo il suo
lungo, delirante crescendo sonoro, Murrow aveva accompagnato
con voce tesa ed eccitata il ronzio della Luftwaffe
in avvicinamento, "ecco che arrivano, tra un attimo riuscirete
a sentirli", e a quel punto a Frankie era parso di essere
intoccabile, immortale, con il microfono sollevato verso
il cielo notturno. Qui e ora. "Lo sentite questo?" Avrebbe
voluto aggiungere la sua voce a quella di Murrow, avrebbe
voluto che la sua voce incontrasse l'orecchio degli ascoltatori
all'altro capo del filo. In quel momento, attraverso l'etere,
i tedeschi erano piombati a capofitto nei soggiorni degli
americani, e Frankie aveva aperto le finestre perch potessero
sentire meglio, in un gesto di sfida. "Vi sfido" stava
pensando "a guardare altrove."
...
.
...
2.
...
.
...
E noi, dove stavamo guardando? Laggi. Mentre settembre
cedeva il passo a ottobre e i bombardamenti si intensificavano,
i bambini di Londra erano stati caricati su autobus
e treni, e a migliaia sulle navi salpate verso l'altra sponda
dell'Atlantico. C'erano canzoni strazianti che viaggiavano
attraverso l'etere, la sera, prima e dopo i notiziari radiofonici.
My sister and I recall the day
We say goodbye, then we sailed away
And we think of our friends that had to stay
But we don't talk about that
Ascoltavamo Murrow e Shirer e Sevareid. "Qui Londra."
Murrow faceva sempre una pausa prima di lanciarsi nelle
notizie della notte appena trascorsa. "Stanotte, dopo essere
stati sbattuti contro il muro dall'onda d'urto delle esplosioni,
che  un po' come essere colpiti da un'asse di legno
coperta di piume, e dopo aver perso il nostro terzo ufficio,
che pareva aver subito l'aggressione di un gigante impazzito
armato di uno sbattiuova, sono giunto all'ovvia conclusione
che il bombardamento sia stato massiccio."
Frankie sorrise al ricordo del suo sogghigno, della bizzarra
eccitazione per il pericolo corso e scampato. Non tutti
avevano il sangue freddo che aveva Murrow. Sebbene avesse
gi seguito la caduta della Francia e non fosse pi un novellino
in fatto di guerra, a tre mesi dall'inizio del Blitz Eric
Sevareid stava facendo ritorno negli Stati Uniti. Mentre tentava
di raggiungere la Broadcasting House, sede della BBC,
per registrare il notiziario serale, aveva sussurrato: "Non
ce la faccio. Non appena scattano le sirene, per quanto mi
sforzi di mantenere la calma, alla fine mi trovo a percorrere
gli ultimi cinquanta metri a rotta di collo".
Vieni qui. Di fronte a s, in strada, Frankie vide un uomo
appoggiare la schiena a un alto muro di mattoni e baciare
appassionatamente una ragazza.
Rilassata e sorridente, lei gett le braccia al collo dell'uomo
e premette il corpo contro di lui "come se avessero tutto il
tempo del mondo e fossero completamente soli", cominci
a scrivere Frankie nella propria mente. La luce si stava
affievolendo sul pomeriggio autunnale, e i rumori del crepuscolo,
gli epiloghi della giornata, si smorzavano tutt'attorno
a lei nell'oscurit e nel freddo. Sull'altro lato della
strada, nel piccolo giardino pubblico, un bambino esclam
sdegnosamente:  mia, Charlie!." la vita normale, solo
con il coperchio sollevato" - prosegu lungo la strada - "e
il coperchio, in tempo di pace,  il bollitore messo sul fuoco,
aspettando il momento di andare a dormire, con i bambini
nella vasca da bagno e i piatti della cena accanto all'acquaio
in attesa di essere lavati."
Attravers High Street, dirigendosi verso Argyll Road. "Si
 fatta sera nel mondo in superficie.  l'ora che precede la discesa
sottoterra, l'ultima ora di luce. Pur essendo una fredda
serata di ottobre, le strade sono gremite di gente. Buona
notte. Buona notte, che Dio vi benedica. Le campane delle
chiese non suonano pi." Alla cinquantesima notte di bombardamenti,
si poteva stare certi che i tedeschi sarebbero arrivati,
e in verit - anche se questo non avrebbe mai passato
il controllo del censore - era proprio con la regolarit delle
bombe, con la sistematica comparsa della Luftwaffe, che i
tedeschi si stavano giocando la vittoria. Gi, perch i londinesi
si erano resi conto di poter andare avanti. Bastava programmare
bene la notte. All'incrocio, Mr Fainsley tir dentro
il carretto e sbarr le vetrine a specchio. "Non posso farne
a meno" aveva detto il droghiere la sera prima, con un'alzata
di spalle. Non poteva fare a meno di chiudere il negozio
come aveva sempre fatto, sebbene entrambi sapessero
che la vetrina e il locale avrebbero potuto non esserci pi
l'indomani mattina. "Non posso farne a meno" si era sentita
ripetere diverse volte nelle ultime sei settimane, sempre
con lo stesso sorrisetto sardonico, "non posso fare a meno
di andare avanti come ho sempre fatto."
Fermandosi a un incrocio qualsiasi, si poteva vedere una
lunga schiera di case intonse, le bianche facciate dal profilo
perfettamente nitido stagliato contro il cielo autunnale
- tutta l'Inghilterra in un solo caseggiato - e poi, svoltando
l'angolo, non trovare altro che una distesa desolata di macerie
e fiamme, i volti esausti delle donne che trascinavano
valigie di cartone sfasciate e caricavano i loro figli sugli
autobus dei rifugiati fermi al centro della piazza. Ogni notte,
durante il Blitz, la guerra solcava i cieli di Londra come
l'angelo dell'Antico Testamento, un isolato dopo l'altro, qui
toccando terra, l riprendendo quota, e Frankie la seguiva,
mossa dal desiderio di afferrarla, di coglierne l'essenza.
Rote gli occhi. "Coglierne l'essenza." Una frase che
Max Prescott, il direttore del "New York Tribune", avrebbe
segnato in rosso senza indugi. "L'essenza? L'essenza di
cosa, Frankie?" le avrebbe domandato. "Qual  la storia?
Dov' la storia che sta dietro questa essenza? Devi essere la
speaker che cattura il mondo arpionandolo alla gola, non
al labbro, Cristo santo. Alla gola." "Va bene, capo" avrebbe
replicato lei, sorridendo all'immagine che aveva richiamato
alla mente.
Una donna che si dirigeva verso il rifugio di Liverpool
Street, portando con s un bambino e, inverosimilmente, anche
la pesante culla di legno del neonato, si volt indietro
a guardare Frankie mentre scendeva nell'oscurit. Frankie
si ferm di scatto. Molta gente si rintanava in rifugi come
quello prima ancora che suonassero le sirene per accaparrarsi
un buon posto. "Un posto d'angolo" le aveva spiegato
un'anziana signora la settimana precedente " quello che
tutti bramano." La donna con il bambino rimase a fissarla
quanto bastava perch Frankie, immobile sul marciapiede,
notasse i capelli di un biondo spento raccolti in un nastro
nero e il collo del maglione leggermente sformato, a indicare
che la donna aveva perso peso.
Come gi le era accaduto in precedenza, Frankie desider
di poter tornare in quel punto il mattino seguente, per assicurarsi
che la donna e il figlio risalissero all'aria aperta, solo
per sapere che avevano dormito e si erano svegliati e avrebbero
tirato avanti. Solo per conoscere il seguito della storia.
Aprendo con una spallata la porta d'ingresso del civico
8 di Argyll Road, Frankie pens che il fatto che il pericolo fosse
annidato dappertutto significava che quelli potevano
benissimo essere gli ultimi giorni di vita per chiunque.
Il destino di chiunque - riflett voltandosi a guardare
la strada mentre spingeva il battente - poteva trasformarsi
in una storia straziante.
Senta, signorina!
Frankie rilass le spalle e drizz la schiena. Le si par di
fronte un bambino che abitava in fondo all'isolato. Ciao,
Billy. Che succede?
Il ragazzino spostava il peso da un piede all'altro, impaziente,
con l'attenzione un po' sospettosa di chi ha appena
sei anni. La mia mamma dice che tutti gli americani
hanno il cioccolato, solo che  un segreto. E non dobbiamo
chiedere niente.
Frankie assent con il capo. E cos hai pensato di scoprire
cosa c' sotto?
Be', s. Il bambino la fissava.
Frankie rimpianse di non avere un pezzo di cioccolato da
dargli.  proprio un segreto conferm Frankie. Perch
non ne so niente neanch'io. E sono sempre ben informata.
Billy annu. Sapeva tutto di questa donna, e di quell'altra
che stava al piano di sopra. Era stata sua madre a dirglielo.
Erano giornaliste, venute a Londra per raccontare
agli americani come stavano le cose.
Allora vuol dire che lei non ne ha neanche un po'?
chiese, deluso.
Frankie si sporse verso di lui e si port un dito alle labbra
con fare cospiratorio. Mi metto subito al lavoro disse
al bambino. Te lo prometto. Se c' un segreto, lo scoprir.
Affare fatto?
Affare fatto sussurr il piccolo, quindi si volt e corse
via.
Frankie si avvicin alla porta dell'appartamento per aprirla.
Il padre di Billy era arruolato nella RAF, e non si era pi
visto dall'estate. La madre doveva avere al massimo ventitr
anni. La porta si apr.
Harriet? chiam, chiudendosela alle spalle.
Sono in bagno grid la coinquilina.
Sbrigati a venire fuori. Ho delle novit replic ad alta
voce Frankie all'altro capo del corridoio, appendendo le
chiavi a un gancio vicino alla porta. Si tolse la sciarpa e la infil
nel cappello, lieta di aver trovato Harriet a casa. Harriet
Mendelsohn, una giornalista freelance della Associated
Press, era in Europa dal 1938, ed era un'ottima compagnia
per farsi due risate o una chiacchierata a qualsiasi ora. Era
pi vecchia di Frankie, e ferma sostenitrice dell'importanza
dei corrispondenti di guerra, gente che, armata di speranza
e indignazione, andava sempre in cerca della verit.
"Non basta starsene a casa per essere una brava persona.
Non fare del male a nessuno, non dire bugie. Tutto questo
non  sufficiente" aveva detto mentre faceva tintinnare il
bicchiere contro quello di Frankie, il giorno in cui la giovane
collega aveva affittato una stanza nel suo appartamento.
"Non c' niente di sbagliato, per  la morte."
C'era una lettera di sua madre sulla credenza. Frankie
la prese in mano e strapp la busta, percorrendo l'angusto
corridoio che conduceva in soggiorno, dove Harriet aveva
gi tirato le tende per oscurare le finestre. Premette l'interruttore
della luce vicino alla porta e lesse la lettera restando
in piedi, appoggiata allo stipite. La scrittura fitta e illeggibile
della madre riferiva, come di consueto, tutto ci che
era avvenuto nella loro casa in Washington Square nell'ultima
settimana, e per quanto Frankie amasse l'inclinazione
familiare di quella grafia, la madre non faceva che fornire
un resoconto dettagliato di tutti i pasti consumati, i pensieri
fatti, le conversazioni origliate, e raccontava ogni singolo
istante delle proprie giornate con la tranquillit di una
cavalla che avanzi lungo un sentiero gi battuto. Non bisognava
affrettare le cose, cos niente sarebbe andato perso.
E in effetti non andava perso proprio niente, borbott
Frankie tra s, eppure si ostin a leggere fino all'ultima
parola, consapevole, suo malgrado, che la madre era stata
una giornalista senza un giornale, o senza un editore, per
anni. "Marted, al mio risveglio, sono stata accolta da una
giornata decisamente uggiosa, e il solo rimedio possibile
era quello di prepararmi una fetta di pane tostato con due
uova, per poi concedermi una lunga passeggiata fino alla
biblioteca. Mrs Taylor ti manda i suoi..."
Ehil. Harriet l'aveva raggiunta alle spalle.
Frankie ruot su se stessa, la lettera ancora fra le mani.
Ciao.
Sei in casa o fuori stasera?
Fuori. "Buona notte, tesoro." Frankie ripieg la lettera,
sorridendo, e la rimise nella busta prima di voltarsi a guardare
Harriet. Indovina un po' cosa mi ha affidato Murrow.
Harriet strinse gli occhi udendo il fremito di eccitazione
nella voce di Frankie. Spara, cowboy.
Un pezzo sul battaglione di artiglieria di stanza vicino
all'ospedale.
Harriet rispose con un fischio.
A quanto pare non sono soltanto una biondina in gonnella.
Frankie inarc le sopracciglia. Alla faccia loro.
Harriet ridacchi. Fin dal primo istante in cui aveva posato
gli occhi su di lei, Frankie le aveva richiamato alla mente
immagini di praterie, indiani e uomini in libert.
Che ne diresti di un uovo strapazzato con del pane tostato,
prima di buttarti fra soldati e cannoni? disse Harriet
in tono asciutto, ma stava ancora sorridendo mentre superava
Frankie per entrare nel cucinotto. Hai letto il reportage
di Steinkopf da Varsavia? chiese a voce alta, aprendo
il frigorifero per prendere le uova.
No. Frankie comparve sulla porta.
Hanno costruito un muro di cemento in citt, attorno a
un centinaio di caseggiati.
In che senso?
Un muro, alto due metri e mezzo, cos spesso e liscio,
a quanto dice lui, che neanche un gatto riuscirebbe a scavalcarlo.
Attorno al ghetto?
Harriet annu.
Quando l'hai letto?
Un attimo fa, l'hanno trasmesso le agenzie.
Se non altro, sono rimasti nelle loro case.
Per ora rispose Harriet senza nemmeno voltarsi.
Frankie osserv le spalle curve della coinquilina. Come
una sarta provetta, Harriet Mendelsohn aveva cucito assieme
brandelli di notizie su quanto stava succedendo agli
ebrei da quando i nazisti avevano cominciato a impadronirsi
di un paese dopo l'altro, e lo aveva fatto fin dal giorno in
cui le truppe tedesche avevano occupato la Polonia, l'anno
precedente. Aveva scritto delle migliaia di ebrei che, fuggiti
da Varsavia e dalle altre citt polacche per andare a cercare
rifugio in Lettonia e Lituania, erano stati respinti alla
frontiera. E poi dei suicidi avvenuti a Varsavia, delle espulsioni,
degli arresti di massa: metteva per iscritto qualunque
cosa giungesse al suo orecchio, e lo inviava alle agenzie di
stampa. Harriet era stata la prima a informare gli americani
della proposta avanzata da Hitler al Reichstag nel 1939, secondo
cui la Germania avrebbe istituito una riserva ebraica
all'interno dello stato polacco, modellata - aveva assicurato
il Fhrer al suo uditorio - sull'esempio di una riserva degli
indiani d'America. Dopo che Harriet aveva messo insieme
i vari frammenti, era sembrato che i nazisti volessero
costringere gli ebrei ad andarsene, a fuggire, a mettersi
in viaggio, ma sopra ogni cosa a lasciare la Germania.
Ma era un piano organizzato? veniva da chiedersi. E il
dubbio era:  una notizia credibile? Erano state scritte cos
tante storie fasulle e sensazionalistiche sulle atrocit compiute
dalla Germania durante la Prima guerra mondiale,
che ormai il grosso della stampa guardava con circospezione
alle storie che riferivano di un'operazione premeditata
e dannosa contro gli ebrei. L'idea era parsa inverosimile
fino all'inizio di quell'anno, quando il Vaticano aveva confermato
che i nazisti stavano trasferendo gli ebrei - dall'Austria,
dalla Cecoslovacchia e da ogni angolo della Polonia -
nei ghetti. Ma li stavano radunando per qualche ragione?
era il dubbio espresso con cautela dal "Times" di Londra
un paio di settimane prima. S, Harriet stava cominciando
a convincersi che una ragione vi fosse. La storia, in questo
caso, parlava di una specie di assalto organizzato. E per narrare
questa storia, che pure sembrava inverosimile, Harriet
isolava e analizzava brani e singole frasi della propaganda
nazista, altrimenti seppelliti sotto un mucchio di discorsi
ampollosi. Aveva dei cugini in Polonia, e ogni volta che le
loro lettere comparivano sulla credenza del soggiorno recavano
con s, oltre alle notizie dei parenti, anche l'inequivocabile
sollievo di saperli ancora l, nella loro casa, nella loro
strada. Ancora l.
Per ora. Frankie vers due bicchieri di whisky e ne pos
uno sul davanzale accanto a Harriet. Per ora. Per ora. Erano
quelle parole a fomentare il terrore. E come scrivere di
questa storia? Le tre domande di Murrow, che costituivano
il fondamento di qualsiasi trasmissione radiofonica - "Cosa
sta succedendo? In che modo influisce sugli americani?
Che ne pensa l'uomo comune?" - perdevano di significato
di fronte a un evento di tale portata. Ricomponendo i vari
frammenti, si delineava l'immagine di un periodo terribile
per gli ebrei, e qualsiasi americano se ne sarebbe accorto.
Era terribile, davvero terribile. Ma la guerra in s  terribile.
Dio solo sa quanto lo sia. E noialtri cosa dovremmo fare?
"Fai attenzione, e poi scrivi a pi non posso." Frankie
fece tintinnare il bicchiere contro quello di Harriet, poi si lasci
cadere sul divanetto bianco del soggiorno con il drink
in mano. Studentessa dello Smith College, Frankie aveva
fatto ritorno a New York subito dopo il diploma, nel 1932,
presentandosi la mattina dopo, con sconcerto della madre,
nell'ufficio di Max Prescott al "Trib". L'uomo aveva degnato
di una sola occhiata l'impaziente, maldestra apparizione
femminile che gli si era parata di fronte, dopodich l'aveva
accompagnata alla porta dicendole di portargli qualunque
cosa fosse riuscita a trovare. Con la cartella penzoloni
su un fianco, Frankie si era messa in cammino senza sapere
cosa cercare, percorrendo West Fourth Street per addentrarsi
nelle fauci caotiche di Broadway e, ancora pi a est,
verso gli enormi caseggiati che affollavano il lungofiume.
Continu a camminare, e con suo stupore si rese conto di
poter andare ovunque con un taccuino. Non solo, la gente
era perfino disposta a parlare con lei. Avevano tutti un
bisogno disperato di qualcuno che sapesse ascoltare. Cos
aveva raccolto le notizie frammentarie che aveva sentito in
giro e le aveva messe per iscritto. Sei mesi pi tardi, Prescott
aveva riservato un colonnino alla sua rubrica, sebbene anonima,
chiamata City Pulse.
Fino al termine dell'amministrazione Hoover e oltre,
con l'avvento del New Deal e dei dentoni sporgenti di Mrs
Roosevelt, Frankie aveva setacciato la citt, dai quartieri
alti alle zone del centro, alternando scarpe di raso col tacco
e mocassini, "Summa cum laude", come la madre, malgrado
tutto, si ostinava a presentarla a ogni potenziale marito,
piena di orgoglio e di speranza. "Summa cum fortuna"
mormorava Frankie tra s, e nel frattempo osservava, e si
divertiva a prendere qualche scena in cui si era imbattuta
e strizzarla il pi possibile. Senza spezzarla. Senza lasciar
fuoriuscire l'aria. Solo strizzarla il pi possibile, perch rivelasse
qualcosa. Qualcosa sul vivere. Sulla vita.
E poi, una sera della primavera passata, quando Frankie
era entrata in casa e aveva sentito William Shirer trasmettere
in diretta radiofonica da Berlino, si era abbandonata su
uno scalino, appoggiando la schiena alla ringhiera, e aveva
ascoltato la sua voce. Sottile e stridula, addolorata, non
aveva niente a che vedere con le tonalit mogano di Murrow.
Ma nei minuti in cui aveva parlato, un intero mondo
invisibile si era irradiato dal suo respiro, dai suoi modi calmi
e misurati, superando il tempo e lo spazio. Ecco il mondo
racchiuso in una voce; ecco cosa stava succedendo, proprio
ora. L, nello sforzo con cui Shirer controllava la voce,
nei toni fermi e privi di inflessioni con cui pronunciava parole
quali Fhrer e "Herr", si celava il tipico disgusto del
Midwest sfuggito all'orecchio del censore. Nella sua voce
era racchiuso ben pi della storia che raccontava, ben pi
delle parole. Di l a due settimane, Frankie aveva prenotato
un posto sul piroscafo Trieste e aveva solcato l'Atlantico
nella speranza di trovare lavoro in una radio, senza altre
raccomandazioni salvo una lettera di Prescott, la sua macchina
da scrivere e il suo sorriso.
Quando aveva visto lo "studio", tuttavia, una stanza non
pi grande di un ripostiglio provvista di un tavolo malmesso,
una sedia e un'unica lampadina a illuminare il microfono
sistemato al centro del tavolo, pesante e smussato come
un'arma del delitto, c'era mancato poco che scoppiasse a ridere
per quanto era dimesso e provvisorio. Si stava seduti
al tavolo, ascoltando in cuffia in attesa che da New York
dicessero: "A voi, Londra", quindi si faceva scattare l'interruttore
sul lato del microfono e si cominciava a parlare. Se
le condizioni atmosferiche erano favorevoli la voce veniva
trasmessa attraverso l'etere britannico, correndo come
un fondista tra cavi e fili e giungendo ai trasmettitori, per
poi emergere in qualche modo, fra i ticchettii e i fruscii dei
quasi cinquemila chilometri di distanza percorsi, nei cieli
d'America. Oppure, in un momento qualsiasi, vino dei passaggi
intermedi poteva saltare, e la voce semplicemente disperdersi
tra le onde radio.
Batteva a macchina i testi di Murrow. Riempiva bicchieri
d'acqua e li sistemava di fianco al microfono. Trovava le
persone con cui Murrow aveva bisogno di parlare, e le conduceva
da lui per le interviste. E faceva ci che aveva sempre
fatto: camminava e ascoltava. Si muoveva per Londra
senza una mappa, imboccava strade a caso seguendo il richiamo
delle voci nei pub e delle luci ancora sfavillanti di
teatri e sale da ballo. Hitler marciava su Parigi. Gli inglesi
arretravano a Dunkerque. La Difesa civile distribuiva maschere
antigas alla popolazione. I bambini venivano mandati
nelle campagne. E nei negozi, tra la gente in coda per
prendere un autobus, Frankie ascoltava i londinesi dare
corpo a questi fatti. "Cosa dice il droghiere quest'oggi?" le
aveva chiesto Murrow un giorno, tempo addietro, e senza
riflettere Frankie aveva risposto: "Be', dice che l'agnello non far in tempo a diventare un montone, se le bombe
continuano a cadere come la scorsa notte". Murrow aveva
ridacchiato. Due sere pi tardi, Frankie era andata in onda
insieme a lui e la battuta: "Cosa dice il droghiere quest'oggi,
Miss Bard?" era stata accolta con entusiasmo da New
York, divenendo il pezzo forte di Frankie. La battaglia del
lattaio per continuare a usare bottiglie di vetro; il paio di
scarpe da uomo rimasto indisturbato sul suo piedistallo nella
vetrina distrutta di un negozio "per due settimane intere",
aveva sottolineato Frankie, un dettaglio essenziale per
trasmettere un senso di quiete pubblica. Se un paio di scarpe
del genere aveva retto, anche l'Inghilterra lo avrebbe fatto.
Negli ultimi sei mesi, Frankie aveva vagato per le strade
raccogliendo brandelli di vita. Ma quella sera stava per
cominciare un gioco completamente nuovo. Era un intero
servizio sugli uomini in guerra, e sarebbe stato tutto suo.
Alle nove Frankie usc di casa e torn in strada, alzando
pensosamente lo sguardo per controllare che le finestre
fossero tutte oscurate, prima di dirigersi a occidente, verso
la postazione dell'artiglieria contraerea. All'inizio dei bombardamenti,
le armi di terra erano rimaste mute, dopo che
il ministero della Guerra inglese si era detto convinto che la
RAF, pattugliando i cieli britannici, sarebbe riuscita pi facilmente
a sbaragliare la Luftwaffe. In citt, per, la gente era
quasi uscita di senno vedendosi trasformata in un bersaglio
fin troppo facile, come aveva osservato Mrs Preston, che stava
due piani sotto Frankie: rintanati laggi, mentre in cielo
gli aerei rombavano e sganciavano bombe. Cos, dopo un
mese, i cannoni della contraerea avevano ricevuto l'ordine
di aprire il fuoco sparando dieci proiettili da 12,7 chilogrammi
al minuto, in grado di raggiungere una quota massima
di settemilaseicento metri, ma Dio solo sapeva contro cosa
fossero puntati. Gi, perch i soldati - rannicchiati sotto le
coperte, con i quattro cannoni rivolti ciascuno verso un diverso
quadrante del cielo - mentre aspettavano il ronzio dei
bombardieri tedeschi non pensavano ad altro che al freddo.
Nella postazione di comando istituita presso i quattro cannoni
AA del 165 battaglione, di stanza nei prati del Kensington
Gardens, due osservatori sui loro sedili reclinabili disegnavano
lenti archi con la testa, i cannocchiali notturni puntati
verso il cielo.
Non puoi stare qui, dolcezza disse uno dei due osservatori,
l'occhio sempre fisso sul cannocchiale.
Frankie rovist nella cartella per trovare i permessi stampa
e li porse all'altro osservatore, che nel frattempo aveva
distolto lo sguardo dal cielo e teso la mano.
TI farai male. Le restitu i documenti con un gesto brusco.
In quel caso, ve ne farete anche voi ribatt Frankie.
L'uomo borbott qualcosa e torn a guardare il cielo.
Allora Frankie si volt indietro, verso gli artiglieri. Ne
cont nove in tutto: erano ragazzi giovanissimi, seduti l in
attesa, pronti all'azione.
Quante possibilit ci sono che colpiate qualcosa, stanotte?
Frankie si sistem accanto a uno dei cannoni.
Poche come le rughe di mia moglie sospir un uomo
dalla parte opposta del cerchio.
Lascia perdere tua moglie, una buona volta.
Frankie gli sorrise. Dov' tua moglie, soldato?
Nel Kent.
Al sicuro, in altre parole. In una zona dell'Inghilterra
lontana da l, dove i fuochi di Londra erano sorti come una
luna nuova nel cielo sopra le campagne, altrimenti nero
come la pece.
Ai vostri posti! grid uno degli osservatori, e gli uomini
attorno a Frankie si strapparono di dosso le coperte e raggiunsero
le loro postazioni. Cerano l'addetto al puntamento,
alla spoletta, all'elevatore, al calcatoio, alla culatta, alle munizioni.
Pronti! grid l'uomo del Kent. Pronti, signore!
Gli uomini attorno a lei si erano fatti taciturni per la tensione.
Frankie accese la torcia e guard l'orologio, registrando
mentalmente il tempo e i rumori dell'attesa. Il respiro
dei soldati, qualche colpo di tosse. Un silenzio che aveva
occhi e orecchie. Un silenzio animale.
Sopra la sua spalla sinistra, da est, giunse il ronzio familiare
e discontinuo del primo aereo tedesco. Venite qua,
bastardi sussurr uno degli uomini, la mano sul cannone.
Venite qua, che vi centriamo in pieno. Frankie si infil
l'elmetto e si appiatt contro il muro che cingeva la postazione
di tiro.
Il primo proiettile fuoriusc dalla bocca di uno dei cannoni
e si lev con un boato verso il cielo, indirizzato a un aereo
che nessuno vedeva, ma del quale gli osservatori avevano
tentato di interpretare il rumore per poi gridarne le coordinate.
Il primo proiettile fu seguito a breve distanza da un
secondo e, nella luce fioca, le finestre delle case attorno al
parco si deformarono un istante prima di saltare. Una pioggia
argentea di vetri in frantumi si rivers sulla strada. Ora
i colpi esplodevano a ripetizione nel cielo sopra di loro, e le
schegge dei proiettili si abbattevano sferragliando sui tetti
delle case, come una danza ballata con gli zoccoli ma senza
musica. Murrow aveva valutato l'idea di mettere a sua
disposizione un furgone attrezzato da studio mobile, ma
anche ammesso che in quel momento fosse stata in grado
di sentire la sonora voce maschile che la incalzava dicendo:
"A te la linea, Frankie, a te la linea", sarebbe stato tutto
troppo assurdo, troppo caotico, e non avrebbe trovato altro
da dire se non: " pazzesco". 'Fanculo! sbott il soldato
pi vicino a Frankie, la guancia premuta contro il grilletto,
'Fanculo! 'Fanculo!, come una preghiera scagliata in
aria e fatta esplodere pi e pi volte, nel vuoto. Anche Frankie
avvert l'impulso di afferrare qualcosa e lanciarlo verso
il cielo. E il fatto che qualsiasi proiettile sparato potesse
essere ricondotto a loro, che qualsiasi colpo potesse attirare
l'attenzione di un pilota che volava alto sopra la citt, e
che con un semplice movimento del pollice avrebbe potuto
far piovere la morte talmente in fretta che non l'avrebbero
neppure sentita arrivare, non aveva importanza. Ora,
fra i colpi che partivano con un boato in risposta alle grida
degli osservatori, gli uomini erano sudati malgrado il
freddo di quella sera d'ottobre, ed erano rimasti in maniche
corte, scatenandosi sul cannone come percussionisti. Fatevi
sotto, forza, forza! sbraitavano gli artiglieri aprendo
il fuoco, e le luci divampavano, fiammate tra il verde e il
blu elettrico, e la cordite bruciava in fondo alla gola. Forza,
forza, brutti stronzi. Caricavano i proiettili nei cannoni
senza tregua, ancora e ancora e ancora, finch uno degli
osservatori non diede l'alt.
Qualche artigliere si lasci semplicemente cadere a terra,
accasciandosi sotto il cannone che aveva azionato fino
a un attimo prima. A Frankie tremavano le gambe. Era finita.
Non erano stati colpiti. Il silenzio improvviso, la tregua
dalle esplosioni, era assordante.
Cristo, quanto siete coraggiosi disse Frankie nella quiete
gravida di fatica.
 un lavoro come un altro, Miss scherz qualcuno
nell'oscurit.
Uno dei compagni lo zitt sbuffando: Piantala, Jack.
Io dicevo sul serio, per. Frankie era sull'orlo del pianto,
e allo stesso tempo avrebbe voluto scoppiare a ridere.
Una folata d'aria notturna la colp, e con essa il fragore
delle bombe che cominciavano a cadere, ma pi in l, verso
occidente. Il cambiare del vento port una densa zaffata
di fumo, che aveva risalito il fiume recando con s il tanfo
delle esplosioni. Alcuni degli uomini attorno a lei sembravano
essersi gi addormentati. Non c'era un velo l fuori,
una cortina protettiva dietro cui le cose accadevano senza
essere viste. Era questo il fatto sconvolgente. Era sempre
stato questo, e a Frankie pareva che fosse anche la cosa pi
importante da far sapere alla gente. L fuori non c'era niente
fra te e la guerra. Recuper la sua cartella e se ne and
di soppiatto, senza far rumore, come se fosse circondata da
bambini assopiti, eccitata e spossata, con la mente che gi
si arrovellava pensando a quello che avrebbe detto durante
la messa in onda.
Era quello il punto, giusto? Che in mezzo non c'era niente.
L'aria, pochissima, che separava la coppia intenta a baciarsi
quella stessa sera, i loro corpi avvinghiati prima di scendere
sottoterra, era la stessa aria che separava gli artiglieri
dalle bombe, la stessa aria che sospingeva la sua voce al di
l dell'oceano, sotto forma di onde sonore, trasmettendola
alla gente che ascoltava la radio comodamente seduta sulla
poltrona di casa. Un articolo di giornale aveva bisogno di
caratteri in piombo, le parole dovevano essere fissate e incise,
stampate su carta, ripiegate e consegnate agli strilloni,
che si piazzavano agli angoli delle strade gridando: "Edizione
straordinaria!", la storia stretta fra le dita. Alla radio,
invece, la storia viaggiava nell'etere, dalle labbra all'orecchio,
come un segreto che in un attimo trova il proprio posto
nei recessi pi nascosti del cervello. Cos, sotto la volta
celeste lo spazio collassava e il mondo diventava una gigantesca
galleria di sussurri per tutti noi.
In cielo risuon un'esplosione spaventosa, e un attimo
dopo balen l'intensa fiammata di una bomba incendiaria
che precipitava verso terra. Frankie si ferm sui suoi passi
e cominci a contare, come se stesse misurando la distanza
che separava il lampo dal tuono. Il ventre argenteo dei palloni
di sbarramento che fluttuavano sopra la citt cattur il
riflesso delle fiamme, rifrangendone i colori e squarciando
l'oscurit. Per tutta risposta si ud un boato. Era salva. Non
ricordava con precisione quando avesse cominciato a contare,
ma ormai non sapeva pi trattenersi dal farlo. L'ordigno
era scoppiato circa un chilometro e mezzo davanti a lei,
nei pressi del Parlamento, o cos le pareva. Riprese a camminare,
aspettando che gli occhi si abituassero di nuovo al
buio. A un passo da lei, la linea di vernice bianca che la Difesa
civile aveva tracciato sui marciapiedi per guidare la
gente lungo le strade prive di illuminazione si interruppe
di colpo, per poi ricomparire a un metro da terra, dov'erano
stati disegnati alcuni cerchi attorno al tronco di un albero.
Stia un po' attenta! disse qualcuno, passandole accanto.
Mi scusi replic Frankie all'ombra scura, che prosegu
in gran fretta.
Impieg oltre un'ora per raggiungere la Broadcasting
House. La fitta coltre di fumo le intasava i polmoni, quindi
si alz il bavero della giacca fino alle orecchie, avanzando
tra schianti e fiammate. Vide schiere ordinate di macchine
fuori dagli edifici distrutti dalle bombe, come tanti taxi in
coda al termine di uno spettacolo teatrale, e una donna in
una mensa da campo che si versava una tazza di t. Il rosso,
il nero e il bagliore bluastro della singolare luce notturna
si specchiarono sul cofano lucente di un'auto che passava
svelta sotto il fascio intenso della luna piena, la luna
dei bombardieri.
Hai un aspetto orribile osserv Murrow, mentre Frankie
appendeva il cappotto sopra il suo, dietro la porta dello studio.
Be', grazie mille, Mr Murrow replic Frankie in tono
pungente, lasciandosi scivolare sulla sedia.
Com' andata?
Frankie rise amaramente.  pazzesco, Ed. Questi ragazzi
sparano un colpo dopo l'altro verso il cielo, anche se non
si vede un bel niente, e dopo un po' scoppia il frastuono, le
esplosioni, e non c' un attimo di tregua, e alla fine, be', ci
si lascia andare disse come quando vai a sciare, e vai gi,
sempre pi gi nel bianco, senza pensieri, abbandonandoti
alla discesa. Si interruppe. Tom, alle spalle di Murrow
dietro il vetro, aveva sollevato la mano aperta per avvertirli che mancavano cinque minuti alla messa in onda.
Partiamo con il pezzo di apertura le disse Murrow e
poi non devi fare altro che entrare e raccontare, raccontare
tutto, proprio come stavi cominciando a fare adesso, e con
quella concitazione che hai nella voce, Frankie. Tienila.
Frankie annu, e quando Tom diede il segnale e la luce si
accese Ed le scocc uno sguardo prima di dare inizio alla
chiacchierata che li avrebbe condotti al cuore della storia.
Lei sorrise e prese la parola, e a quel punto anche Murrow
si dissolse. Frankie chiuse gli occhi, com'era solita fare, e
si limit a dire ci che aveva da dire rivolgendosi alla madre,
immaginandola seduta di fianco all'apparecchio nero
corvino nel soggiorno al civico 14 di Washington Square.
Parl degli uomini e del freddo e del rumore e della scarica
di adrenalina prodotta dal combattimento - perch era
di questo che si trattava, giusto? -, di come il sangue sfrecciasse
verso la luna insieme ai proiettili, e di quanto fosse
diverso dallo stare seduti in un rifugio sotterraneo.
Mettetevi nei panni di uno qualsiasi di questi uomini
disse, rallentando in vista del finale. Nessuno di loro vorrebbe
essere quello che colpir il bersaglio. Ma d'un tratto
sopraggiunge un impeto selvaggio, inebriante, che ti spinge
a gettarti nelle grinfie del pericolo, dimenticandoti perfino
che esiste. "E sia" ti sorprendi a pensare.  tutto nelle
mani di Dio sorrise e di qualche uomo. Non puoi fare
altro che chiudere gli occhi, compiere il tuo dovere e lanciarti
incontro a quello che ti aspetta, qualunque cosa sia.
"Dio santo." Harry Vale si gir sulla sedia, nel suo appartamento
a Franklin, Massachusetts, e lanci un'occhiata alla radio.
"Qui Frankie Bard, Londra. Buona no..."
Harry la zitt di scatto spegnendo l'apparecchio e rimase
seduto senza muoversi. Dalla voce della speaker era trapelato
lo slancio, seppur trattenuto, verso la meta, il balzo
con cui quella donna si stava gettando nel bel mezzo del
pericolo perch l'unica possibilit che aveva era guardarlo dritto in faccia, perch qualunque cosa stesse per arrivare
sarebbe arrivata comunque. Harry aveva dimenticato
quella sensazione. Diavolo, l'aveva sentita sorridere, sebbene
a Londra fosse l'una del mattino gi passata, le otto di
sera a Franklin. Si alz senza riflettere e spense le luci del
salotto, recuperando la giacca dallo schienale della poltrona.
L, nell'oscurit appena calata nella stanza sopra la sua
officina, rimase immobile, in ascolto.
Da Long Point giunse il lamento della sirena da nebbia.
Harry chiuse la cerniera della giacca e si incammin lungo
il corridoio del primo piano, immerso nella penombra.
Super l'angusta camera da letto che aveva affittato a Otto
Schelling la primavera passata, e not che ancora una volta
il tedesco si era addormentato con la luce accesa, completamente
vestito. A vederlo cos, assopito, con i capelli
biondi e fini sparsi sul cuscino, Otto sembrava un bambino.
Il giorno in cui Flores l'aveva condotto l da Nauset a
bordo dell'autobus, l'uomo era restato fermo a lungo sul
marciapiede, nel punto in cui era sceso, ed era un pomeriggio
freddo malgrado fosse aprile. Sereno e freddo quanto
bastava per spaventare i tulipani, che avevano tardato ancora
un mese prima di sbocciare. E anche quando l'autobus
se n'era andato ormai da tempo, dalla vetrina del caff
Harry aveva osservato Otto sempre nella stessa posizione,
perfettamente immobile, come se fosse rimasto a corto di
benzina. Esausto e smarrito, l'uomo se ne stava l fermo,
come se stesse aspettando - questa fu l'impressione di Harry
- che il mondo cessasse di girare.
Una scena bizzarra, aveva detto Flores pi tardi. Un crucco
sbucato dal nulla e intenzionato a restare, per giunta.
Harry aveva risposto con un'alzata di spalle.
"Cosa ci fa qui, Harry?  solo questo che mi chiedo."
"Forse  un ebreo" aveva replicato Harry.
Harry chiuse la porta della stanza di Otto e prosegu lungo
il corridoio e gi per le scale, lasciandosi alle spalle il
portone del pianterreno per uscire nella notte. Non c'era in
giro nessuno, quella sera: la citt era immersa nel buio, fatto
salvo per i tre lampioni installati con gran clamore l'anno
precedente, in corrispondenza dei tre isolati del centro cittadino.
Alla sua destra sorgevano il parco pubblico, il municipio
e, sull'altro lato della strada, l'ufficio postale. Alla
sua sinistra, inghiottita dalle tenebre, la strada si inerpicava
su per la collina e oltre. Era l'ora della radio, in ogni angolo
della citt; l'ora prima di andare a dormire. Harry prese
una sigaretta dalla tasca e la accese, gli occhi fissi su una
coppia di fari che incedevano lentamente verso di lui dalle
case all'altro capo della citt. Il fascio di luce invest le
palizzate di legno e poi, per un istante, and a illuminare
il pennone dipinto di bianco dell'ufficio postale, che si innalzava
sopra la citt come il dito di un fantasma puntato
verso la notte. Harry aggrott la fronte. Cos rischiarato dai
fari, il pennone segnalava chiaramente il centro cittadino.
Era il caso che suggerisse a Iris di accorciarlo un po', pens,
alzando la mano verso l'automobile in segno di saluto. Accompagnato
da un colpo di clacson, il volto del medico apparve
per un attimo nella luce riflessa dalla pompa di benzina,
poi il buio cal di nuovo dietro di lui, inghiottendo il
rosso dei fanali posteriori mentre l'auto risaliva la collina.
Iris. Harry si abbandon a un sorrisetto sciocco. Gli parve
quasi di sentirla: "Vuole mozzare il mio pennone, Mr
Vale?". Annu, continuando a sorridere, ma non era uno
scherzo. Sul lato opposto della strada c'era la vasta spiaggia
del porto. Al di l della sabbia grigia, solo oscurit. E ancora
oltre... Nell'arco di due anni Hitler aveva conquistato
l'Austria, la Cecoslovacchia, la Polonia e la Francia, e solo
il tempo poteva dire se avesse in programma di passare la
Manica percorrendo i trentaquattro chilometri dello stretto
di Dover, dirigendosi con una marcia trionfale alla volta
di Londra. Harry scrut la sconfinata distesa notturna
e gett la sigaretta nel canale di scolo. Quindi si volt nella
direzione seguita dal dottor Fitch, ma il buio era pesto,
le luci rosse scomparse da tempo, la citt di nuovo immersa
nelle tenebre. Allora si volt e torn a fissare lo sguardo
sull'oceano, oltre il quale la guerra attendeva tutti loro.
...
.
...
3.
...
.
...
Sul retro dell'ufficio postale, la stanza dagli alti soffitti che
ospitava il reparto smistamento era sferzata dal vento proveniente
dal mare, e dopo un paio d'ore di lavoro Iris sentiva
le membra irrigidite dal freddo. Essendo cresciuta nell'entroterra,
era abituata alle nevicate invernali, ma il vento che
si abbatteva senza trovare alcun impedimento dall'oceano
Atlantico riusciva a penetrare negli edifici e si aggrappava
con forza a qualunque cosa incontrasse lungo il cammino.
Iris tir fuori da un plico una cartina scolastica e la srotol
sul tavolo. Davanti a lei si spieg il mondo colorato di verde
e ben demarcato di quando ancora la guerra non aveva
preso il sopravvento.
C'erano la Francia e la Germania. L'Austria. L'Inghilterra.
La Polonia. Lettere disposte in file regolari, stampate nel
rassicurante carattere tipografico usato nei libri di scuola,
il mondo suddiviso secondo l'ordine stabilito dagli uomini.
Da quando era stata annunciata la chiamata alle armi,
in ottobre, e il numero corrispondente a ogni uomo era stato
estratto a mano dalla boccia di vetro del Ministero della
Guerra per essere registrato, le strade e le ferrovie pullulavano
di ragazzi americani inviati in ogni angolo del paese,
chini su libri e mappe nelle loro scialbe divise verde oliva,
seduti scompostamente sui sedili troppo stretti di un convoglio
diretto dall'Ohio al Nebraska, al Tennessee, alla Georgia,
al South e al North Carolina. Dalla citt se ne andarono
dapprima i due fratelli Snow, poi uno della famiglia Wilcox,
un Duarte, e un Boggs. Johnny Cripps e il dottor Fitch avevano
un numero talmente alto che non valeva nemmeno la
pena di estrarli. Non ci sarebbe mai stato bisogno di loro.
Ma Iris James aveva comunque ordinato una cartina. E
adesso Florence Cripps, proprietaria del pi grande bed &
breakfast della citt, si ferm di scatto sulla soglia dell'atrio
dell'ufficio postale e pos la borsetta a busta sul pavimento.
Avvenente e giunonica, con i capelli biondi arricciati e
un bell'abito di seta, Mrs Cripps se ne stava immobile come
un padiglione da circo rimasto inutilizzato, osservando la
scena che le si parava di fronte con la massima attenzione.
Davanti a lei, infatti, il pi eminente funzionario pubblico
di Franklin si era allontanato dal suo sportello per salire in
cima a uno sgabello e fissare con molta cautela alla parete
un'enorme cartina del mondo, coprendo senza alcuna incertezza
i volti dei criminali ricercati.
Iris! Che sta facendo?
Attacco una cartina rispose la direttrice dell'ufficio
postale, piantando l'ultimo chiodo con un colpo deciso di
martello.
Ma... Iris protest in tono ragionevole Mrs Cripps, il
cui unico intento era di avanzare un'obiezione garbata e
non certo un rimprovero. Se uno di quelli dovesse passare
di qui disse, avvicinandosi a Iris saremmo spacciate.
Non sapremmo riconoscere un criminale, se mai si intrufolasse
tra noi.
Iris scese dallo sgabello e sollev il ripiano del massiccio
tramezzo di quercia che separava l'atrio del reparto smistamento
nella parte posteriore dell'edificio. In tutta la sua
vita, Florence, ha mai visto uno solo degli uomini raffigurati
in questi disegni?
Mrs Cripps prendeva sul serio qualsiasi quesito, e poich
Miss James era un funzionario federale attribu alla sua domanda
pi importanza del dovuto. No, concluse, scuotendo
la testa, non poteva dire di averne mai visto uno.
Allora pu stare tranquilla. Finora le  andata bene. Non
vedo perch le cose dovrebbero cambiare.
Ma una cartina, Iris? Non ne abbiamo certo bisogno per
sapere dove siamo.
Iris si volt indietro. Se entreremo in guerra, per, faremo
meglio a sapere dove andranno i ragazzi.
I nostri ragazzi non andranno da nessuna parte. A Mrs
Cripps non era piaciuta la disinvoltura con cui l'altra donna
aveva pronunciato quell'espressione, "i ragazzi". Non
aveva alcun diritto di parlare di loro in quel modo. Il presidente
lo ha promesso prosegu Florence. E Churchill ha
affermato che l'invio dei nostri ragazzi non sar necessario
"n quest'anno, n quello venturo" sentenzi, recitando
le parole del primo ministro britannico "n in quelli a
venire". Cos ha detto.
Iris si strinse nelle spalle. Prima o poi dovranno mandarli.
Oh, e perch, sentiamo?
Iris si infil la matita dietro l'orecchio. Gli inglesi non
sono abbastanza, Florence. Non lo sono mai stati. Cosa posso
fare per lei?
Amareggiata, Mrs Cripps le consegn un'unica lettera.
Iris la prese e ricomparve dietro lo sportello, gettando la
busta di Florence sulla bilancia.
Un anno prima, quando si era sparsa la voce che una donna
nubile avrebbe preso il posto di Mr Snow, il vecchio direttore
dell'ufficio postale, non si pu negare che gli abitanti
della cittadina avessero qualche perplessit. Mrs Cripps
aveva fatto in modo di trovarsi davanti all'acquaio della cucina
con gli occhi puntati fuori dalla finestra, mentre l'autobus
con la nuova direttrice giungeva in citt. Fin dalla sua
comparsa, quella donna dall'aspetto ordinato, che portava
un basco nero appuntato ai capelli rossi e lisci, aveva
lasciato presagire qualche guaio. Bisognava stare attenti.
"Secondo me se la caver bene" aveva osservato Johnny
Cripps, in piedi accanto alla madre.
"Non mi importa se se la caver bene o male, basta che
faccia il suo lavoro" aveva ribattuto Mrs Cripps. "Per continuo
a non capire perch il governo degli Stati Uniti abbia
ritenuto giusto affidare un incarico tanto importante a una
donna nubile di mezza et, quando ci sono in giro un sacco
di uomini che non riescono a trovare lavoro, di questi tempi."
Madre e figlio erano stati a guardare mentre la nuova direttrice
seguiva Flores lungo il marciapiede, fino alle scale
che portavano all'ufficio postale; l'uomo aveva depositato
le tre valigie sull'ultimo gradino e, sollevando appena la falda
floscia del cappello, se n'era andato. L'avevano vista togliersi
il basco e infilarlo lentamente nella tasca del soprabito.
Non si era ancora mossa: pareva assorta in un attento
esame del solido edificio di mattoni che aveva di fronte. E
poi, un attimo prima di aprire il cancello, la nuova direttrice
si era voltata indietro e aveva abbracciato la citt con
un lungo sguardo.
"Oh, be'!" era sbottata Mrs Cripps. "Non trover nessuno
da sposare, da queste parti!"
"Forse non lo sta nemmeno cercando."
"Tutte cercano qualcuno da sposare." Mrs Cripps aveva rivolto
al figlio un sorriso un po' inquietante. "Solo che a volte
non lo sanno."
Come uno stormo di uccelli, qualsiasi conversazione si
levava repentinamente in volo ogni volta che veniva menzionata
la nuova direttrice dell'ufficio postale. Miss James
era una donna di aspetto gradevole, anche se ognuno considerava
la cosa da un punto di vista diverso. Alta e snella,
indossava il cardigan blu scuro che era la divisa di ordinanza
al dipartimento delle poste, e lo abbottonava al collo in
modo che penzolasse dalle spalle come una mantella leggera,
lasciando le braccia lentigginose libere di muoversi
avanti e indietro con la velocit di un fattorino.
Questa immagine era per in netto contrasto con le labbra
della direttrice, dipinte di un bel rosso acceso, che avevano
suscitato un certo allarmismo in citt finch le donne
del posto non avevano avuto modo di farne una valutazione
accurata. Nell'arco di pochi giorni, tuttavia, si erano convinte
di non avere nulla da temere: quelle labbra non erano
da considerarsi pi minacciose della segnalazione di un
passaggio navigabile all'imboccatura di un porto trafficato.
No, era stato subito chiaro che gli interessi di Miss James
erano da ricercarsi all'interno dell'ufficio postale di Franklin.
Come in qualunque altro luogo, lo spirito della donna si era
insediato con decisione in quelle stanze. Nell'atrio, il cestino
della carta straccia veniva vuotato con regolarit, e le pile di
moduli per l'invio di vaglia postali erano sistemate con ordine
sulla scrivania addossata al muro. Non capitava mai
che i cartelloni governativi stampati in bianco e nero fossero
liberi di svolazzare scompostamente nella brezza, essendo
fissati ai quattro angoli sulla grande bacheca accanto allo
sportello della direttrice. Non era mai successo, sotto la supervisione
di Miss James, che una busta imbottita, una lettera
stracciata o un catalogo sdrucito rimanessero sul pavimento,
abbandonati sotto le schiere di caselle postali grigio
piombo, come succedeva in alcune cittadine di Cape Cod.
Entrando, cosa che la gente del posto faceva ogni giorno,
si era immediatamente accolti da un senso di calma scaturito
dalla rigorosa osservanza di una routine immutabile.
Credo solo che dovrebbe stare pi attenta, Iris disse ora
Mrs Cripps con un sospiro. C' in giro quel tizio tedesco,
come lei sa. L'altra sera, mentre tornavo a casa, ho visto la
luce accesa dietro la finestra della sua camera sopra l'officina
di Harry. Non aveva nemmeno tirato le tende, capisce?
Si vedeva tutto, chiaro come il riflesso del sole sull'acqua,
con la luce lasciata cos in bella vista. E poi, all'improvviso,
l'ha spenta. Che cosa mi dice di questo?
Probabilmente stava andando a dormire replic Iris
infilando la busta nel sacco.
Gi. Florence inclin la testa. Be',  quello che ho pensato
anch'io, ma poi non ho fatto in tempo ad allontanarmi
che l'ha subito riaccesa.
Iris non rispose.
Forse era un segnale. Potrebbe essere complice dell'invasione
tedesca. Magari lo hanno mandato fin qui in avanscoperta.
Florence pronunci quelle parole di getto, meravigliandosi
di se stessa.
Ha lasciato una moglie laggi disse Iris, cercando di
mantenere la calma. In un campo di rifugiati. In Francia.
Questo lo dice lui.
S ribatt Iris.
Ho letto tutto su quei campi sospir Florence. Non serve
che me ne parli. Ma come ci  finita, tanto per cominciare?
Deve aver fatto qualcosa per farsi rinchiudere l dentro. Come
minimo si sar cacciata in qualche pasticcio.
Io credo piuttosto che abbia avuto dei problemi con i
documenti.
Esatto replic Florence annuendo con un'espressione
quasi trionfante.  proprio questo che intendo.  bene che
stia attenta. Deve stare in campana, guardarsi le spalle. 
terribile, ma a essere onesti la Francia aveva gi abbastanza
problemi anche senza tutte queste persone, gli ebrei e
quant'altro, costrette a fuggire dopo lo scoppio della guerra
e a convergere l da ogni parte d'Europa, masse di gente
da gestire da un momento all'altro, come se non ne avessero
gi abbastanza. Prima i tedeschi, ora questi: magari non
 questo il caso, ma alcuni di loro sono davvero pericolosi,
pu starne certa...
Credo che sia stata molto dura per quell'uomo intervenne
Iris per zittire la donna. Otto Schelling si presentava ogni
giorno con una lettera indirizzata a Frau Anna Schelling, Gurs
Dot K 20, Francia; tutti i gioved vi allegava un vaglia postale
dell'ammontare di cinque dollari, che si era guadagnato lavorando
all'officina di Harry, e lasciava che fosse la direttrice a
compilarlo. Gli occhi di Otto, infossati e di un azzurro cupo,
la scrutavano da un abisso incolmabile mentre Iris gli poneva
le domande di rito - "Come sta? Stessa cifra della scorsa
settimana?" - prendendo le banconote da un dollaro che
Otto le consegnava e compilando la ricevuta. Scriveva una
lettera ogni giorno. E non aveva mai ricevuto risposta. Tutti
i pomeriggi si voltava e usciva dall'ufficio silenziosamente
come vi era entrato, con l'aria esausta di un uomo che si scagliava
contro il muro di ogni nuovo giorno e avrebbe continuato
a farlo senza sosta finch quel muro non fosse crollato.
Ci conviene stare attente, Iris. Florence era decisa a
mantenere un tono cordiale.  solo questo che stavo cercando
di dire.
Attente a cosa? Le porte si erano aperte all'arrivo di
Marnie Niles. Ero sicura di trovarti qui, Florence aggiunse
la donna, soddisfatta.
Mrs Cripps alz le sopracciglia in direzione di Iris a indicare
la fine della conversazione prima di voltarsi verso
Marnie. Ma la sua attenzione fu distratta dalla comparsa
di Emma Fitch, che pass di fronte alla porta aperta con la
testa avvolta in uno scialle giallo, diretta chiss dove.
Non  un gioiellino?
S, hai ragione dovette convenire Marnie.
Le tre donne seguirono Emma finch non scomparve
dalla vista. Iris aveva preso in simpatia la "bella sposina",
come la chiamavano tutti in citt. Non aveva timore a partecipare
alle conversazioni, facendo commenti su ci che il
marito pensava o aveva intenzione di fare, vestendo fino
in fondo i panni della moglie del dottore.
Ha bisogno di qualcosa? chiese Iris a Marnie Niles, che
rispose scuotendo la testa. Iris annu e si ritir nel retro, dove
la catasta della posta del mattino ancora da smistare occupava
interamente il tavolo. Gran parte degli abitanti non
si avventurava nell'ufficio postale prima delle undici passate,
quando Iris, di punto in bianco, alzava la testa dal tavolo
sul retro e scopriva l'atrio gi quasi gremito, come se
qualcuno avesse organizzato un raduno. Florence Cripps
e Marnie Niles erano impegnate in un cicaleccio costante,
al quale Iris prestava scarsa attenzione.
Per  incomprensibile.
Incomprensibile e imperdonabile.
Stai un po' esagerando, Marnie.
No, cara,  imperdonabile che un uomo sposi una donna
fragile!
Ma immagino che gli faccia piacere prendersi cura di
lei. Forse lo fa sentire pi forte.
Un uomo preferisce prendersi cura di una donna che
non dipenda interamente da lui sospir Marnie. Will Fitch
sar occupatissimo, adesso che  andato a cercarsi una ragazzina
di citt, gracile e forestiera, per giunta.
Marnie si interruppe quando Iris ricomparve dietro lo
sportello, portando con s le lettere da timbrare.
Ma certo che  forestiera ribatt Florence. Chi mai se
lo sarebbe sposato, sapendo quello che ha fatto suo padre?
Iris alz gli occhi. Cos'aveva fatto il padre di Will?
Ti ricordi che, dopo tutto quello che era successo, se ne
stava sempre in un angolo del giardino vestito da capo a
piedi con gli abiti color cachi, neanche fosse uno dei volontari
estivi, con il collo e le spalle incurvati, a fissare il cespuglio
di rose?
Che altro avrebbe dovuto fare?
Avrebbe dovuto lasciare la citt rispose seccamente
Mrs Cripps. Chiunque con un minimo senso del pudore
lo avrebbe fatto anzich restarsene qui. Pensa agli Alden
e ai Dale. Hanno perso tutto. Tutto. Eppure lui se ne stava
l con le sue rose.
Gi riflett Marnie, infilando la mano nella sua casella
postale ed estraendone una sola busta.  stata dura per
Mary.
Sono sempre le mogli a soffrire di pi convenne Mrs
Cripps, facendosi scura in volto. Non siamo poi molto diverse
dalle spose indiane.
Per l'amor di Dio, Florence! disse Marnie, scoppiando
a ridere. Dovresti smetterla di parlare come il "National
Geographic"! E la risata sventol dietro di lei come una
banderuola, anche dopo che Marnie si fu chiusa la porta
dell'ufficio alle spalle.
Notando che Mrs Cripps non aveva intenzione di andarsene,
Iris si diresse alla timbratrice e inizi a infilarvi
la posta. Le buste cominciarono a scorrere sotto la linguetta
dell'apparecchio: "18 novembre, 12,00, Franklin", "18
novembre, 12,00, Franklin", "18 novembre", "18 novembre",
"18 novembre". Le lettere sbucavano fuori dall'altro
lato ogni volta che Iris dava un giro energico di manovella.
Una busta rimase incastrata, e dovette strattonarla per
tirarla fuori dalla fessura della timbratrice.
Suppongo che sia il potere comment Mrs Cripps a
bassa voce, rivolgendosi a Iris ma concludendo una riflessione
cominciata evidentemente tra s e s la cosa pi affascinante
di questo lavoro.
Iris lanci a Mrs Cripps uno sguardo fugace.
Basta vedere quante cose le passano per le mani.
Iris arross. Che tipo, quella donna! E l'apparecchio aveva
qualcosa che non andava. La busta successiva si incastr
di nuovo nello stesso punto. Dopo averla estratta a forza,
Iris not con un moto di irritazione che la data era sbavata.
C'era scritto "18 novembre" o "19 novembre"? La guard
pi da vicino. No, era proprio indecifrabile. Avrebbe potuto
essere benissimo un 19.
Qualche problema? chiese Mrs Cripps in tono premuroso.
La data. Iris pos la busta. Ora avrebbe dovuto scrivere
un appunto per Midge Barnes, l'ispettore delle poste
di Nauset. Accidenti.
 cos importante? domand Mrs Cripps, standole appiccicata.
Non aveva mai visto la direttrice innervosirsi prima
di allora. Giorno pi, giorno meno, la posta arriver
comunque a destinazione, o sbaglio?
Iris aveva fatto l'errore di sperare che l'intoppo si fosse
risolto da solo, ma adesso il datario della timbratrice pareva
essersi bloccato a met tra il 18 e il 19 novembre. Certo
che  importante, Mrs Cripps sbott.  decisamente molto
importante.
L'apparecchio non sembrava avere niente di diverso dal
solito. Iris lo fiss contrariata. Quel corpo di lamiera azzurra
se ne stava l, indolente, neanche gli avesse fatto qualcosa
di male. Sapeva che si stava comportando da sciocca,
ma eventi come quello, casuali e inesplicabili, le facevano
perdere la testa. Poteva tollerare che il latte andasse a
male, che gli esseri umani talvolta inciampassero e cadessero,
che un cielo perfettamente sereno si riempisse da un
momento all'altro di nuvole cariche di pioggia. Si rifiutava
per di accettare che queste cose capitassero senza un
motivo. Qualcuno aveva lasciato aperto lo sportello del frigo,
qualcun altro non aveva guardato dove metteva i piedi.
Ma la timbratrice?
Le porte dell'atrio si spalancarono di colpo, e Florence
Cripps si volt per vedere chi fosse arrivato. Un largo sorriso
le si dipinse in volto. Salve, Harry disse in tono pomposo.
Miss James ha qualche problema con il suo apparecchio.
Iris rote gli occhi.
Ah, s? si inform Harry. Cosa c' che non va?
Mrs Cripps cap subito che avrebbe avuto parecchie cose
di cui discutere con Marnie Niles. Harry si era pettinato accuratamente,
tanto per cominciare. E mentre l'uomo attraversava
l'atrio ebbe la certezza, senza bisogno di controllare,
che la temperatura si fosse leggermente alzata dietro lo
sportello. "Oh" pens, sorridendo fra s "il tempo mi dar
ragione, alla fin fine." Si rivolse a Iris e diede un colpetto
sul bancone che le separava. Arrivederci, Miss James. Ho
del lavoro da sbrigare. Buona fortuna con quella disse, indicando
la timbratrice.
Harry pos la tazza che aveva tra le mani e osserv la
macchina. Ha problemi con questa?
Gi rispose Iris arrossendo, fin troppo consapevole
di come all'improvviso fossero rimasti soltanto loro due
nell'ufficio postale. Mi sta dando il tormento.
Vediamo un po'.
Iris avvicin la piccola timbratrice a Harry. L'uomo la prese
in mano e cominci a scuoterla. Non si ud alcun rumore.
A quel punto la mise gi con molta delicatezza e rovist
nelle tasche in cerca di un cacciavite, alzando gli occhi
su Iris per chiedere il suo consenso. Iris annu.
Cosa pensa che sia successo? gli chiese.
Non ne ho la minima idea rispose Harry, con la tranquillit
di chi ha avuto a che fare con le macchine per tutta
la vita. Capita che le cose si rompano.
Com'era possibile che neanche lui sapesse quale fosse il
problema, o che non fosse turbato all'idea di non sapere?
Iris stette a guardare mentre Harry allentava con la massima
cura le quattro viti di ottone che tenevano ferma la placca
frontale. L'interno dell'apparecchio somigliava agli ingranaggi
di un orologio, e i martelletti con impresse le date
avevano la forma di piccole campane. Si protese in avanti
e soffi all'interno della macchina, poi si ritrasse e la osserv,
prima di tornare a soffiare.
Iris guardava le dita di Harry. Non si erano detti nulla, e
non era successo niente, fatto salvo per quelle costanti attenzioni.
Harry passava di l ogni giorno per ritirare la sua
corrispondenza, e sebbene in principio Iris si fosse sentita
in dovere di segnalargli in qualche modo la propria disponibilit,
con il tempo si era resa conto che quella lenta e tacita
intesa che si era instaurata fra loro poteva considerarsi
una sorta di movimento, come l'inizio di una danza. Con
una certa noncuranza, Harry rimise al suo posto la placca
frontale e in un attimo la avvit. Ecco fatto disse, avvicinando
la macchina a Iris. Provi un po' a vedere se adesso
funziona.
Iris infil un foglio di carta bianco nella fessura della timbratrice
e gir la manovella. Un attimo dopo il foglio scivol
sul ripiano davanti a Harry. 18 novembre lesse lui.
 fantastico si lasci sfuggire Iris. La ringrazio, Mr
Vale.
Harry.
Iris alz lo sguardo.
Harry ripet l'uomo in tono sommesso. Chiamami
Harry. Iris arross e abbass gli occhi.
Harry si schiar la voce. Senti...
Iris apr il cassetto dei francobolli, con il cuore che le martellava
nel petto.
Sono passato anche per chiederti una cosa.
I fogli dei francobolli erano sistemati in perfetto ordine
davanti ai suoi occhi, intonsi.
C' qualche speranza che tu possa abbassare il pennone
qua fuori?
"Oh." Iris alz di nuovo lo sguardo, delusa. Era venuto
a discutere di questioni ufficiali con un funzionario pubblico.
Niente di pi. Perch?
Be'... Harry esit.  talmente alto che mi sembra quasi
un modo per richiamare l'attenzione.
Iris, suo malgrado, sorrise. Ah,  questo che sembra?
Se ai tedeschi dovesse capitare sotto gli occhi questa citt,
senz'altro punterebbero direttamente quell'asta replic
con un'espressione serissima.
Dovrei parlarne con l'ispettore delle poste replic Iris,
chiudendo il cassetto.
Buona idea. Harry chin il capo, ma non parve intenzionato
ad andarsene.
Era entrato solo per chiederle del pennone, si disse Iris
un po' arrabbiata. Altrimenti che motivo avrebbe avuto di
trattenersi ancora davanti al suo sportello? Meglio servirlo,
e sbrigare la faccenda una volta per tutte.
Ti serve una scatola per quella, Harry?
Harry impallid leggermente e scrut la tazza posata sul
bancone che li separava.
Una scatola?
S insistette Iris. Lui si fece sempre pi pallido. Per
spedirla aggiunse.
In realt...
Iris indic la tazza. Posso misurarla?
Prese immediatamente il metro a nastro che teneva appuntato
in vita, per verificarne l'altezza e la larghezza. Baster
una scatola piccola decise, e scomparve dietro i sacchi della
corrispondenza ancora da smistare raggiungendo il fondo
dell'ufficio, dov'erano custodite le scorte di imballaggi.
Ho preso anche un po' di carta velina. Una bella tazza
come questa va maneggiata con cura.
Giusto. Harry pos i gomiti sul bancone. Con destrezza
Iris ripieg lo spesso cartoncino lungo le scanalature e
sollev i lati in modo da ottenere la sagoma di una scatola.
Arricci la carta velina per gonfiarla, e con molta premura
sistem la tazza in quel nido accogliente. Harry sembrava
fissare incantato le sue mani, e questo la indusse a lavorare
ancora pi in fretta, per sottrarsi al suo sguardo. Alla fine
la scatola era perfettamente sigillata.
Iris alz gli occhi su di lui. Per dove?
Per te rispose Harry.
Iris sbatt le palpebre e afferr la manica del cardigan
prima che scivolasse gi, lasciandole scoperta la spalla.
Scusa?
Harry appoggi le mani sui due lati della scatola, poi la
spinse verso la direttrice.  per te.
Iris rimase a fissare Harry per parecchi secondi. Poi, molto
lentamente, sorrise. Devo aprirla?
A quel punto Harry si concesse un sorrisetto e pos di
nuovo i gomiti sul bancone. Certo.
Iris procedette con cura, e usando le forbici appese sopra
la cornice dello sportello tagli il nastro adesivo che teneva
chiuso il coperchio e vi infil il dito per sollevare il cartone.
La tazza era comodamente sistemata all'interno, e Iris la liber
dalla carta nella quale l'aveva appena avvolta, consapevole
di avere addosso gli occhi di Harry, con un senso di
impotenza e una strana soggezione.
 splendida dichiar, posando la tazza di ceramica azzurra
fra s e Harry. Ti ringrazio.
Mi  sembrato che ti piacesse il caff.
Iris gli sorrise. S, mi piace.
Bene. Harry diede una pacca sul bancone a mo' di saluto,
si volt senza aggiungere altro e si incammin verso
l'uscita. Iris arross e abbass lo sguardo. Quando Harry
ebbe varcato la porta senza chiudersela alle spalle, una
brezza leggera arriv a sfiorarle la pelle.
...
.
...
4.
...
.
...
La pioggia fredda e incessante sospingeva sempre pi avventori
nel bar gi affollato del Savoy Hotel, spandendo
nel locale un odore di lana umida e corpi accaldati. Erano
sopravvissuti, tutti loro, a centoventuno notti; e dopo centoventuno
notti, una di fila all'altra, a coloro che erano rimasti,
a coloro che ogni mattina risalivano in superficie, si
potevano perdonare i gesti bizzarri, le impavide grida di
trionfo, i pugni levati in aria. I bombardieri sarebbero potuti
sopraggiungere nell'arco di un paio d'ore, e tutti lo sapevano,
ma per adesso nessuno aveva intenzione di scendere
nei rifugi sotterranei. Londra era tutta fuori, nelle
strade. Per il momento la gente camminava a passo spedito,
scambiando saluti perfino in una notte umida e deprimente
come quella, con sconosciuti che gridavano: "Buona
notte! Buona notte!", riempiendo le strade delle loro voci
anzich di sirene, sibili ed esplosioni.
Frankie si sedette a un tavolo in fondo al locale, tra Jim
Dowell, un corrispondente della Associated Press appena
tornato da Parigi, Harriet e Dusty Pankhurst, un altro dei
ragazzi di Murrow. Non c'erano notizie da riportare quella
sera, fatto salvo per l'assenza di bombe. Del resto, non ci
sarebbe stato nessuno a riferirle, pens Frankie osservando
la scena davanti ai suoi occhi: gli addetti stampa erano
tutti riuniti in quel bar.
Quelle chi sono? Pankhurst fece un cenno indolente
con il capo in direzione di un gruppetto appena comparso
sulla soglia: tre donne che scrollavano gli ombrelli e ridevano,
irradiando vivacit nella sala affollata.
Dowell si volt a guardare. Altre incantevoli donzelle
della stampa ribatt, strascicando le parole per poi girarsi
nuovamente verso il tavolo venute fin qui per calarsi nel
vivo dell'azione.
Presenti escluse, naturalmente intervenne Pankhurst,
magnanimo.
Perch, noi non siamo forse incantevoli?
Voi non siete donzelle replic Pankhurst.
Era questo che intendevo concluse Dowell con un sorriso,
rivolgendosi a Harriet.
Frankie lanci una rapida occhiata all'amica, che protese
il labbro inferiore ma non disse una parola. Fino a qualche
tempo prima erano pochissime le corrispondenti che
avevano resistito tra le file degli inviati stampa europei, ma
ora sempre pi donne si stavano facendo strada nel mondo
dell'autentico giornalismo di guerra. Arrivavano sul posto
con il compito di scrivere del fronte francese e poi, semplicemente,
restavano l, inviando in patria articoli sui bombardamenti
e sulla povert dilagante.
Per dirla tutta sospir Dowell, abbracciando la stanza
con lo sguardo sembra che il numero dei turisti bellici abbia
toccato un livello record qua dentro.
 solo che fuori piove, Jim, tutto qui ribatt Harriet.
A ogni modo, di americani che non vogliono saperne
di entrare in guerra ce ne sono a volont. Dowell prosegu
la discussione che aveva cominciato prima che le ragazze
comparissero sulla porta. Superano abbondantemente
l'ottanta per cento.
Non conta niente. Pankhurst respinse l'argomentazione
con un gesto della mano. Con quel viso paffuto e sempre
sudato e l'aria non molto brillante, Pankhurst era talmente
bravo a fare il finto tonto che la gente si sentiva spesso libera
di raccontargli pi del dovuto. Non conta assolutamente
niente. Il voto che ha portato alla rielezione di Roosevelt
 stato una specie di via libera alla guerra.
E i tedeschi stanno mettendo a segno un colpo dopo l'altro,
ormai assent Dowell. A quanto si dice da queste parti,
l'ammiraglio Dnitz ha in programma di trasferire i suoi
sommergibili nel porto di Boston entro un anno.
Stronzate replic Pankhurst. I crucchi stanno bene
dove sono. Si sono gi conquistati una posizione di vantaggio,
che senso avrebbe gettarla al vento? Hai visto anche
tu con quanta facilit hanno affondato trentasette navi
il mese scorso, nella baia di Biscay. Si troverebbero troppo
sparpagliati, se cercassero di fare una traversata.
Sta' zitto disse Dowell in tono gioviale e dai ascolto a
chi  pi vecchio di te. La settimana scorsa ero nel bar dei
marinai di Lorient e li ho sentiti discutere. Di certo bluffavano,
ma leggendo tra le righe ho avuto l'impressione che
stessero parlando di un U-Boot equipaggiato per tirare dritto
fino all'altra sponda dell'oceano.
Accidenti, voialtri la passate sempre liscia. Harriet
spense la sigaretta.
Noialtri? la interrog Dowell.
Voi uomini chiar lei.
Ah. Dowell premette la spalla contro quella di Harriet,
e Frankie si accorse che i due avevano ricominciato a flirtare.
Sarebbero stati in tre a fare colazione, l'indomani mattina.
Perch siamo cos bravi a scovare ogni genere di informazione?
Harriet allontan il volto di Dowell, ma con delicatezza.
Perch i marinai non stanno a calcolare l'angolo preciso
con cui il vostro seno si protende sul tavolo.
Frankie borbott qualcosa.
Potete rendervi invisibili, potete diventare dei registratori
ambulanti disse Harriet con un sospiro. E potete nascondere
la conversazione di quei marinai dietro un bel sorriso,
tenendola in serbo per dopo.
Oh, quel sorriso lo conosco replic Dowell con un ghigno.
Guarda, eccolo qui. Accenn un sorriso scialbo, gli
occhi spenti. Dedicato al censore.
La storia dietro la storia convenne Pankhurst.
Anche Frankie annu. Bill Shirer scriveva testi di dieci
minuti per una messa in onda di cinque, e spesso Murrow finiva
la trasmissione in un bagno di sudore, avendo orchestrato
il notiziario in modo che si protraesse fino all'ultimo
secondo, con la mente che giocava d'anticipo su quella del
censore, deviando e indugiando in previsione dei tagli. Ben
presto Frankie aveva capito cosa poteva dire di aver visto
- la luna piena si poteva descrivere come la luna dei bombardieri
- e in che modo snocciolare la storia senza rivelare
ai tedeschi, che erano senz'altro in ascolto, ci che avevano
sentito. Era una sfida, uno spingersi fino al limite. Un
continuo destreggiarsi fra il dire e il non dire.
Scommetto che riuscirei a cavarne fuori qualcosa riflett
Frankie.
Scommetto di s, bellezza.
Chiudi il becco sbott Frankie, rivolta a Jim. Sto parlando
sul serio.
Allora siamo in due rispose lui con un sorriso.
Frankie tocc il bicchiere di Dowell con il proprio e bevve
fino all'ultimo sorso, osservando i capelli di Harriet ricadere
in avanti mentre si sporgeva sul fiammifero acceso
protetto dalla mano di Dowell, il soffice maglione color
oro che andava a sfiorare la giacca di Jim. Harriet aveva un
modo particolare di inclinare la testa da un lato ogni volta
che gli chiedeva qualcosa, tempestandolo di domande sulla
Francia e ascoltando le sue risposte. Pur sapendo che non
sarebbero mai entrate a far parte della cerchia dei ragazzi,
Frankie era a dir poco affascinata da quella terra di nessuno
nella quale lei e Harriet si trovavano a lavorare. Frankie
era una donna, questo era indubbio. Ma quelle conversazioni
- le conversazioni schiette e piene di curiosit dei corrispondenti
di guerra, l'ossessione di calarsi in quel mondo,
di descriverlo, di capirlo - creavano un profondo legame fra
tutti loro, uomini o donne che fossero.
Credi davvero che i crucchi sferreranno un attacco agli
Stati Uniti? chiese Frankie, tornando all'argomento sollevato
da Dowell.
Jim bevve l'ultimo sorso del suo whiskey sour. Ho detto
solamente quello che ho sentito. Giurerei che gli uomini
di Dnitz spunteranno nel porto di New York una notte di
queste, non faranno un bel niente e torneranno a casa tutti
contenti con un asso nella manica. E poi seguir un manipolo
di loro commilitoni aggiunse, gettando uno sguardo furtivo
al bicchiere ormai vuoto entro la fine dell'estate del '41.
Dici sul serio?
Certo conferm Dowell. Sono pronto a scommetterci.
S, come no disse Pankhurst sbuffando. Ehi, Reggie!
grid al barista, sollevando il bicchiere di Dowell. Un altro
drink per il sognatore.
Frankie pos lo sguardo su un tavolo al centro del locale
e vide un uomo avvicinarsi alla compagna e mormorarle
qualcosa all'orecchio. La ragazza si protese verso di lui
per ascoltarlo. D'un tratto sorrise. Frankie abbass la testa,
bevve un sorso di scotch, e quando torn ad alzare gli occhi
incroci lo sguardo di un uomo di bell'aspetto seduto
su uno sgabello al bancone.
Te lo dico io, su cosa dovresti scommettere intervenne
Harriet in tono pacato. Su quante probabilit ci sono che
gli Stati Uniti innalzino le quote d'immigrazione.
Per i rifugiati tedeschi?
Harriet fece cenno di s con il capo. Ventisettemilatrecentosettanta
posti. Questo  quanto abbiamo da offrire.
Ventisettemilatrecentosettanta. Che razza di numero ? E
di certo non aumenter neanche adesso, dato che non 
cresciuto di una virgola negli ultimi due anni, nonostante
ci sia una marea di persone che aspetta il visto. Persone
bloccate in attesa di ricevere un pezzo di carta.
C' il pericolo delle spie osserv Pankhurst.
Sappiamo benissimo tutti e due che questi rifugiati non
sono spie dei nazisti ribatt Harriet. E anche se ci ostiniamo
a definirli "rifugiati", vale a dire gente costretta a
fuggire dalla propria casa per il protrarsi della guerra e altre
stupidaggini del genere, di fatto sono ebrei. Ebrei trasferiti
in massa. Deportati. Ebrei ai quali sono concessi appena
venti minuti dal momento in cui sentono bussare alla
porta a quello in cui saranno radunati in strada. Venti minuti
per prendere con s tutto quello che possono. Obbligati
ad andarsene. Ad andarsene dalla Germania. Dall'Austria.
Dall'Europa. E gli Stati Uniti non lasciano entrare chi
non riesce a dimostrare di avere mezzi di sostentamento.
Cos rimangono bloccati. Per quanto mi sforzi di trovare
il modo migliore per scriverne, parlando dell'indifferenza
della burocrazia, della crisi dei rifugiati, queste storie non
arriveranno mai in prima pagina. Quello che sta succedendo
agli ebrei finisce sepolto dentro i quotidiani. Li abbiamo
etichettati come una storia di poco conto, ecco tutto.
Qualcuno dovrebbe andare laggi e trovare delle prove.
Fare un reportage su coloro che stanno cercando di lasciare
la Germania. Seguire una famiglia. Allora forse la
gente capirebbe che non  affatto un caso se tutti i rifugiati
sono ebrei.  questa l'unica storia che abbia un senso disse
Pankhurst.
Harriet scosse la testa. Non si pu fare. Ormai la situazione
 troppo caotica. La scorsa settimana, al centro rifugiati
di Marylebone ho incontrato una donna che era stata
separata dal marito alla frontiera tra Spagna e Francia per
colpa di una svista burocratica. Mancava una "n" sul suo
visto. E, sebbene avesse con s il passaporto che riportava
il suo vero nome e il certificato di nozze, l'hanno trattenuta
per venti ore prima di lasciarla passare. Lui, a quel punto,
era andato per la sua strada. La moglie sapeva soltanto
che era diretto a Lisbona, e da l in America. "America" mi
ha detto, come se per qualche ragione fossi in grado di rintracciarlo.
Non si ritroveranno mai pi, capisci? Non hanno
modo di ricongiungersi. La donna non  dove lui crede che
sia, e non pu fare altro che chiedere senza sosta a chiunque
entri nel centro rifugiati: "Viene dall'America? America?".
 un'atrocit. Sembra proprio che Dio sia caduto dal
cielo. Se n' andato.  tutta qui questa fottutissima storia.
Inquieta ed esasperata, Frankie inizi a picchiettare con
le unghie sul bicchiere. Si agitava sulla sedia, sentiva il bisogno
di alzarsi in piedi, di muoversi. Ho voglia di fare
un po' di casino esclam.
Di' un po', bellezza, tu non te la spassi proprio mai?
L'uomo che poco prima la stava fissando dal bancone del
bar si era infilato fra lei e Pankhurst. Aveva bei lineamenti,
la carnagione scura e un accento aristocratico, retaggio di
Oxford o Cambridge. I suoi occhi si posarono gentilmente
sul volto di Frankie.
Non faccio altro ribatt lei.
Ah! proruppe Pankhurst, dando una pacca a Dowell.
Allora vieni a ballare. L'uomo si fece ancora pi vicino
e le tese la mano. Frankie, alzando lo sguardo su di lui,
la prese.
Mentre lo seguiva all'altro capo del locale, verso la gente
che ballava, Frankie si volt e vide Dowell e Harriet alzarsi
a loro volta, e Pankhurst levare il bicchiere verso di
loro, accennando un brindisi. Nel bar dell'albergo il brusio
si fece pi intenso quando l'orchestra attacc a suonare
In the Mood, e il rumore delle chiacchiere aument. Fuori
la citt attendeva nella fredda oscurit, ma l dentro, almeno
per ora, le luci erano accese e si poteva ancora ridere e
lasciarsi vincere da una spensierata ondata di gioia. E poi
quell'uomo la stava conducendo sulla pista da ballo con
disinvoltura, una disinvoltura tale che Frankie avvert un
brivido irradiarsi lungo la schiena dal punto in cui la sua
mano si era andata a posare, e sorrise con il viso premuto
contro la sua giacca. La notte si dispiegava davanti a loro
senza inibizioni, con la stessa naturalezza con cui l'uomo
la stringeva e il corpo di lei scivolava nella curva della sua
mano. E Frankie si abbandon a ci che stava per succedere
come se fosse un regalo, un regalo da scartare con calma
e con la massima attenzione. La musica si abbass appena
e rallent, o forse era lui ad aver rallentato il ritmo,
un contrappunto per attirarla ancora di pi a s. Erano passati
mesi dall'ultima volta in cui qualcuno l'aveva stretta
cos, e quella sera si sentiva come se, dopo aver raggiunto
la vetta, fosse riuscita a frenare un poco il passo per guardarsi
attorno, per guardarsi indietro. L'uomo era vicinissimo
e teneva le labbra socchiuse, tanto che Frankie pot sentire
l'odore di scotch nel suo fiato. Le bombe e il frastuono
si erano dissolti, almeno per un po', e in quella pausa, in
quel preciso istante, il mondo si tir in disparte regalando
loro un'unica ora ininterrotta. Cos, quando la musica cess
e lui copr gli ultimi centimetri che li separavano, Frankie
schiuse le labbra contro le sue e l'uomo gemette.
Uscirono nella notte, ancora stretti in un bacio, e Frankie
incespic addosso a lui, anche perch era buio pesto l
fuori, ma aleggiava un odore di legno bruciato, il legno della
citt che andava in fiamme, ed era come se - la sua mente
stava viaggiando, e Frankie tenne gli occhi chiusi -, come
se si stessero baciando davanti a un caminetto e lui le avesse
sfilato le scarpe e le stesse massaggiando i piedi, e fossero
seduti su un divano a guardare un paesaggio innevato
fuori dalla finestra. La pioggia era cessata. Frankie appoggi
la schiena al muro di mattoni grezzi del locale e apr
gli occhi per guardarlo un attimo prima che ricominciasse
a baciarla, e quando successe ricambi con passione. Sopra
la spalla di lui not alcune persone muoversi nel buio, lungo
la strada, e mentre si lasciava sollevare per poi ricadere
contro il suo corpo gemette forte, senza curarsi di quanti
passavano di l, di quanti li stavano guardando, e senz'altro
qualcuno c'era, perch capitava cos di frequente che la
gente fornicasse sotto le bombe, nei rifugi, anche se c'erano
i bambini, eccome se c'erano. Ma laggi era buio, un buio
profondo, e la mente di tutti noi tornava all'immagine della
caverna e del fuoco, al barlume di vita acceso negli occhi
dell'altro, senza badare ai sospiri che sfuggivano dalle
nostre labbra, quegli inconfondibili "oh, oh, oh"... Andava
tutto bene, eravamo semplicemente umani.
Qualcuno scoppi a ridere, e Frankie appoggi la testa al
muro, con il cuore che batteva all'impazzata. Delicatamente,
l'uomo la tenne sollevata per scivolare fuori e le pass
una mano attorno alla vita, un gesto pieno di dolcezza e
di tenerezza, mentre con l'altra si richiudeva la lampo dei
pantaloni.
Oddio sospir Frankie, e quando l'uomo torn a stringerla
a s ricominci a baciarlo.
Erano ancora cos, avvinghiati, rilassati, reggendosi in
piedi con indolenza, le labbra premute contro quelle dell'altro,
quando le prime sirene echeggiarono nella notte, distanti
ma inconfondibili, a ovest. L'uomo drizz la schiena
e Frankie apr gli occhi.
Sembrano venire da Hammersmith osserv lui.
Si lev un secondo ululato di sirene, questa volta molto
pi vicino.
Posso accompagnarti da qualche parte?
No rispose Frankie sorridendo. No, grazie.
L'uomo le rivolse un sorriso pieno di dolcezza e le accarezz
il mento con le dita. Un pallone di sbarramento solc
rapidamente il cielo sopra di loro. Allora arrivederci
disse lui.
S, arrivederci rispose Frankie, scostandosi dalla parete
e incamminandosi in direzione dell'appartamento.
Non aveva ancora superato mezzo isolato che qualcosa
le sfrecci accanto, rumoroso come un treno merci, ed ebbe
giusto il tempo di appiattirsi contro il muro prima che la
bomba esplodesse con una potenza tale da scagliarla in aria
e poi sbatterla con forza sul marciapiede. Dal cielo giunse
un altro sibilo, e un altro ancora, e gli ordigni si schiantarono
talmente vicini a lei che perfino l'aria parve tremare.
Rimase dov'era, a terra, troppo sconvolta per muoversi o
mettersi a urlare. Una pioggia di polvere si rivers sull'intera
zona, e solo allora qualcuno inizi a gridare dall'altro
lato della strada, poi qualcun altro, e infine si udirono voci
tutt'attorno. A poca distanza si sent il suono di una sirena.
Dio santo singhiozz Frankie. Cerc di alzarsi, ma il
suo corpo era scosso da tremiti incontrollabili e fu costretta
a sdraiarsi di nuovo. Sembrava che il cuore dovesse schizzarle
fuori dalla gola. Rimase l a terra, e il tempo cominci
a tornare indietro, lentamente, restituendole gli ultimi
istanti, poi l'ultima ora, e le mani dell'uomo sul suo corpo,
e quelle labbra premute sulle sue - non sapeva nemmeno
come si chiamasse -, e si domand se lo sconosciuto stesse
ancora camminando, e dove fosse diretto.
Qualcuno strill. Frankie si mise a sedere, poi recuper
la cartella che dal marciapiede era stata sbalzata in strada e
con qualche sforzo riusc a rimettersi in piedi e a riprendere
il cammino. Le grida non cessavano, e per la prima volta in
quei mesi avvert il desiderio di lanciarsi in una corsa sfrenata
e dovette costringersi a rallentare il passo nell'oscurit.
Faceva cos buio quella sera. Dov'erano le bombe, ora?
Procedette furtiva lungo la via. "Ti prego" - le gambe continuavano
a muoversi - "ti prego, ti prego, fammi arrivare
alla fine della strada. Lasciami il tempo di attraversarla
e di raggiungere la prossima. Lasciami arrivare a casa" implor.
Quattro isolati la separavano dal suo appartamento.
Incespic prima ancora di udire lo scoppio, prima che
esplodessero le finestre, preludio al boato di mura sventrate
che sarebbe seguito. Fu un rumore cos intenso da scuoterle
la bocca dello stomaco. Per un istante le parve addirittura
che le avesse agguantato il cuore e stesse battendo al suo
posto. Vi fu una violentissima deflagrazione e i frammenti
di proiettili precipitarono sui tetti. Dritto davanti a lei,
a tre o quattro isolati di distanza, un'altra bomba esplose,
e subito Frankie si aggrapp alla ringhiera delle scale che
conducevano nel seminterrato dell'edificio l accanto. Poi
un terzo ordigno scoppi sopra la sua testa, e a quel punto
Frankie si precipit gi per le scale, una porta si apr e si
sent trascinare all'interno. Era in salvo, le disse qualcuno.
In salvo. Sotto terra, per la prima volta dopo tanto tempo
trascorso a Londra. Scese le scale a precipizio, tuffandosi
in un mare di mani che la sospinsero in avanti, "Forza, tesoro,
vai pure, guarda dove metti i piedi", finch la corrente
umana non si ferm e Frankie si accasci contro il muro
per riprendere fiato. Lentamente i suoi occhi si abituarono
al buio e riusc a distinguere al proprio fianco quella che
pareva una famiglia addormentata, disposta in fila: il padre
stretto alla madre stretta al bambino, un'unica sagoma
infagottata che si dissolveva nelle tenebre, come un masso
di granito che digradi sotto la superficie del mare. Pi
in l Frankie sent il respiro di altre persone addormentate,
ma non seppe distinguere quante fossero, e neppure le
dimensioni del rifugio nel quale era finita.
Sopra di loro era calato un silenzio profondo, troppo profondo,
quasi che le bombe li stessero cercando. Attorno a lei,
quelli che non stavano dormendo avevano gli occhi
puntati al soffitto. Aveva sentito dire che Murrow si rifiutava
di scendere in un rifugio sotterraneo perch era convinto
che avrebbe perso la testa. Essere in tanti non significava
essere al sicuro, lo sapevano tutti. Eppure, alzando gli occhi
nell'oscurit mentre fuori piovevano le bombe e incrociando
lo sguardo di qualcuno, udendo altre voci umane,
si provava una sensazione di comunanza cos intensa da
riuscire, in qualche modo, a ricacciare indietro il piagnucolio
che minacciava di sgorgare da un momento all'altro
come una risata, dopo aver indugiato a lungo in fondo alla
gola. Qualsiasi cosa fosse successa, laggi si era tutti assieme.
Scese il silenzio e il cuore di Frankie inizi a martellare
in preda a una terribile eccitazione, la stessa che aveva
provato da piccola giocando a nascondino, chiusa in un
armadio nell'attesa di essere scoperta.
Uno scroscio di colpi fece tremare le finestre quando i cannoni
AA del battaglione di stanza lungo il Tamigi riaprirono
il fuoco, squarciando l'inquietante silenzio, quasi avessero
risposto al loro richiamo. Frankie abbandon la testa
contro il muro e chiuse gli occhi.
Doveva essersi assopita perch, quando li riapr, ebbe
l'impressione che la stanza fosse pi luminosa o, se non altro,
che il velo di oscurit si fosse assottigliato, sebbene non
riuscisse ancora a leggere l'ora sul quadrante dell'orologio.
Pi o meno ogni dieci metri era appesa una lanterna che
mandava un bagliore fioco, creando piccole zone di luce
da un capo all'altro del rifugio. Rovist nelle tasche della
gonna in cerca dei fiammiferi, ma la scatola era vuota. Allora,
pigramente, segu con lo sguardo le sagome ondulate
dei corpi addormentati, contandoli a mente uno dopo l'altro,
finch non giunse alla parete opposta.
L'uomo al suo fianco si agit nel sonno e si drizz a sedere,
sollevando la coperta dai corpi della moglie e del figlio.
Dio santo disse, rivolto a nessuno in particolare. Teneva
lo sguardo fisso davanti a s, come se il sogno dal quale si
era appena destato lo avesse seguito anche l, nella quasi
completa oscurit. Dio santo mormor di nuovo, e lanci
una rapida occhiata a Frankie. Lei annu con aria
amichevole, non sapendo se fosse sveglio o meno. L'uomo ricambi
il cenno e, come una mano che riavvolge poco alla
volta il filo di un aquilone, quel gesto lo trascin in uno stato
di allerta. Oh sospir dove siamo? Ma non voleva
una risposta: la coperta era scivolata dal corpo della moglie,
e l'uomo distolse lo sguardo da Frankie per rimetterla
a posto. Nella luce fioca, Frankie vide il braccio della donna
protendersi per stringere a s il marito.
Il cessato allarme suon intorno alle cinque del mattino,
quando fuori era ancora buio pesto, oltre che freddo. Uno
dopo l'altro, i londinesi si svegliarono. La famiglia accanto
a lei si scosse e si alz da terra, lasciando cadere le coperte.
Ciao. Una mano le stratton la gonna.
Frankie alz gli occhi. Billy, il bambino che abitava in fondo
all'isolato, era in ginocchio di fianco a lei. Allora si mise
a sedere, sistemandosi i capelli dietro le orecchie.
Ciao ripet il ragazzino.
Ciao disse Frankie con un sorriso, felice di vederlo.
Billy si era rannicchiato accanto a lei sul pavimento, a
gambe incrociate, ma dondolava leggermente da una parte
all'altra, come se fosse su un'amaca. Frankie si domand
se fosse ferito. Si mise in ginocchio.
Stai bene?
Il bambino la osservava con i suoi occhi tondi, ma non
rispose.
Sei solo? Frankie si guard attorno. Dov' la mamma?
 andata a prendere la nonna rispose Billy in tono concitato.
Ha detto: "Resta qui finch non torno".
Ieri sera?
Billy fece cenno di s.
Allora potrebbe essere qui anche lei. Frankie si alz in
piedi, cercando di scorgerla fra i volti della gente.
Non pu essere gi qui. Il piccolo scosse la testa. Mi
avrebbe chiamato.
Frankie abbass immediatamente gli occhi su di lui. Ma
certo, hai ragione. Che ne dici se ti accompagno a casa?
Il piccolo fece nuovamente cenno di no con il capo. La
mamma non vuole.
Allora star qui con te finch non torna.
Il piccolo parve sollevato, ma quando alz il viso verso di
lei Frankie non vi lesse alcuna emozione. Gli sorrise. Il bambino
rimase un attimo a fissarla, quindi abbass lo sguardo.
Dunque, Billy disse. Mi pare che non ci siamo mai
presentati a dovere, o sbaglio?
Billy rialz gli occhi.
Mi chiamo Frankie Bard. Gli tese la mano.
Piacere di conoscerla replic Billy prontamente. Frankie
gli sorrise.
Quanti anni hai, Billy? A occhio e croce, direi sei.
Adesso ne ho sette dichiar lui con orgoglio. Li ho compiuti
la scorsa settimana.
Oh, allora tanti auguri.
Con sei giorni di ritardo precis il bimbo.
Tanti auguri con sei giorni di ritardo ripet Frankie,
sorridendo.
A poco a poco le persone si svegliarono e tornarono in
superficie, finch il vasto rifugio sotterraneo non rimase
quasi vuoto. Frankie pos gli occhi su Billy e lo sorprese a
fissare il vano della porta illuminato dal bagliore del mattino
invernale, che si riversava lungo i gradini di pietra insinuandosi
nel seminterrato. Si era rimesso in ginocchio,
ora, e sembrava sempre pi inquieto.
Devi fare pip?
Il bambino scosse la testa.
Forza disse allora Frankie. Ti riporto a casa.
Billy esit un istante, quindi si alz. S, devo andare in
bagno ammise riluttante.
Abbassai gli occhi su di lui e mi resi conto che quel bambino
era il mio vicino disse Frankie nel microfono. Abitava
con la madre in fondo alla strada. A quel punto abbracciai
con lo sguardo il rifugio. "E la mamma dov'?" gli chiesi,
stringendo senza difficolt la sua mano nella mia. "La mamma
 tornata a prendere la nonna" rispose lui, al che dissi:
"Allora andiamo" e ci dirigemmo verso casa.
Ma, quando svoltammo l'angolo in fondo alla strada,
vedemmo una densa cortina di fumo che si levava nel cielo
di un azzurro insensato, e il bambino si divincol dalla mia
presa e corse avanti. La bomba si era abbattuta sul nostro
isolato, facendo saltare tutti i tetti ma lasciando intatte le
scale esterne e i portoni, e perfino alcune finestre dei primi
piani in fondo al caseggiato. Con il cuore che mi martellava
in petto seguii il bimbo, lo sguardo fisso sulla facciata
dilaniata del mio palazzo. Le finestre erano andate in
frantumi, e riuscii addirittura a scorgere quella che un tempo
era stata la nostra cucina. Alzai gli occhi, sperando contro
ogni logica di incrociare il volto della mia coinquilina,
Harriet Mendelsohn, affacciato a una delle finestre. Ma non
c'era niente. Il bambino sal di corsa le scale esterne della
sua casa, anch'essa sventrata, due portoni dopo la mia,
e si ferm sulla soglia. "Mamma!" grid e qui la voce di
Frankie si spezz, pronunciando la parola "mamma", ma
quando Murrow, seduto al suo fianco, le pos una mano sul
braccio, Frankie scosse la testa. Era tornato a casa. "Mamma?"
grid di nuovo, con la fiducia di qualsiasi bambino
che chiami i genitori a gran voce varcando la soglia, malgrado
le bombe. La madre scendeva sempre dal piano di
sopra, quando la chiamava; sarebbe arrivata a momenti, o
forse sarebbe sbucata in corridoio dalla cucina. "Mammina..."
Adesso la sua voce si era fatta incerta. Cominciava a
capire. Dal marciapiede avvertii il cambiamento nel tono
del piccolo, sebbene la sua esile schiena fosse ancora ben
dritta di fronte alla porta aperta.
Frankie appoggi le mani sul supporto del microfono e
chiuse gli occhi, imponendosi di mantenere la voce ferma,
costringendo il pallone immaginario che aveva nella testa
a restare a galla, a non affondare, continuando la storia nonostante
le lacrime che scendevano dalle palpebre chiuse.
"Billy!" grid una donna passandomi accanto in fretta
sul marciapiede, e Billy si volt.
"Hai trovato la mamma?"
"Oh, Billy" rispose la donna con un filo di voce.
A quel punto, senza allontanarsi dalla porta di casa, il
bambino si lasci cadere sulle ginocchia, come se quella
voce familiare avesse reciso i fili che lo avevano tenuto in
piedi fino ad allora.
Le mani di Frankie stringevano il microfono con una tale
forza che si era scaldato sotto i suoi palmi. Fece un respiro
e si prepar per il finale.
 cos che una guerra distrugge la vita tranquilla e regolare
che ci siamo costruiti per difenderci dal lupo cattivo.
Perch il lupo cattivo non  la fame.  il cieco caso;  l'errore
terribile, e fatale, di svoltare a sinistra per raggiungere
la pi vicina stazione della metropolitana anzich a destra,
seguendo la strada pi lunga. Si ha questa sensazione,
vagando per Londra di sera, la sensazione di essere al cospetto
di un Dio assonnato, stanco di dover tenere sotto
controllo questo nostro vasto mondo, stanco di dover dare
un senso a ogni cosa. E cos le schegge di vetro trafiggono
i neonati nel sonno, i bambini fanno ritorno a una casa
vuota, e l'uomo e la donna che si sono appena coricati per
riposare vengono dilaniati da un'esplosione.
Harriet Mendelsohn, collaboratrice dell'Associated
Press,  morta la scorsa notte sotto le bombe. Stava seguendo
la guerra in Europa da ormai due anni. Quando un
giornalista rimane ucciso,  tradizione che tutti noi colleghi
della stampa ci impegniamo a portare a termine la storia
che stava scrivendo. E la storia del bambino che torna
a casa  una di quelle che Harriet avrebbe scritto, solo che
lo avrebbe fatto meglio, molto meglio di me. Sono io a raccontarvela,
questa sera, perch Harriet non potr pi farlo.
Qui Frankie Bard, da Londra. Buona notte.
Quando la voce si spense scese il silenzio, ed Emma rimase
immobile di fronte al lavandino, una sigaretta fra le dita a
mezz'aria, e con la mente torn al momento in cui era ferma
davanti alla casa delle prozie, all'et di cinque anni, e fissava
la porta in attesa di incontrarle dopo la morte dei suoi genitori.
E per la prima volta fu colpita dal fatto che la voce all'altro
capo della radio fosse quella di una donna, una donna
come lei, per laggi. E si chiese cos'avesse fatto la speaker
subito dopo aver visto il bambino cadere sulle ginocchia. Si
chiese se fosse rimasta ferma l, o se invece fosse stata allontanata
con un gesto dalla vicina. Si chiese quando fosse venuta
a sapere della morte dell'amica. Conosceva soltanto la
storia che aveva raccontato, non quello che era accaduto appena
oltre i margini. Cos'era successo subito dopo? Cos'era
successo pi tardi? Dov'era il ragazzino, ora?
Will? Le tremava la voce.
Il marito tese la mano e lei, senza dire una parola, si abbandon,
lasciandosi cadere in braccio a lui sulla sedia della
cucina.
Tutto questo sta succedendo proprio adesso, laggi.
Proprio adesso, capisci? Pos la testa sulla spalla di Will.
Quel bambino... Chi ci sar con lui? Come vorrei che potessimo
fare qualcosa.
Senz'altro sar in un posto sicuro.
D'un tratto Emma fu travolta dall'immagine dell'ultima
volta in cui aveva visto la madre, addormentata nel suo letto
d'ospedale, il viso appoggiato sul cuscino e girato verso
la porta. "Avanti" aveva sussurrato l'infermiera dietro la
mascherina. "Va' a dirle addio." E pur essendo ancora una
bambina, lei aveva gi capito che nessuno l'avrebbe pi aiutata.
Il mondo degli adulti se n'era andato e l'aveva lasciata
l, tutta sola ad agitare le braccia. Ebbe un brivido.
Fu il contatto con il corpo caldo della moglie abbandonato
contro di lui, quella guancia posata nell'incavo della
spalla, che permise a Will di riportare l'ordine nella confusione
della sua mente. L'immagine del bambino che fissava
la casa sventrata era fin troppo nitida. Ma era stata quella
della corrispondente che guardava il ragazzino, impotente,
a colpirlo pi di ogni altra cosa. E la voce della donna
alla radio lo agitava, attirandolo come il canto di una sirena,
anche se Will non sapeva verso cosa. Strinse pi forte
Emma e pos la testa sopra la sua.
Dovremmo fare qualcosa mormor lei.
Che cosa? Will sentiva il cuore di Emma pulsare contro
il braccio con cui la stava cingendo.
Il bambino disse lei, affondando il viso sul suo petto.
Will premette la fronte contro la schiena della moglie e
rimasero a lungo in quella posizione, in silenzio, uniti. Emma
si figurava la vita come una specie di albergo a molti piani.
Non le piaceva pensare ai tanti corridoi che non aveva mai
visto, e neppure a quelli che avrebbe potuto vedere se solo
fosse salita a un piano diverso. Non le piaceva pensare che
esistessero altri corridoi all'infuori di quello in cui si trovava,
corridoi dove non avrebbe mai incontrato Will, dove
gli occhi di Will non si sarebbero mai posati su di lei per
guardarla e sorriderle.
Se fossi rimasta a casa lo scorso anno come avevo in
mente di fare, anzich venire alla festa natalizia dell'ospedale,
non ci saremmo mai conosciuti.
S, invece sussurr Will tra i suoi capelli. Ti avrei trovata
comunque.
Si ud lo squillo del campanello, forte e prolungato.
Dottor Fitch? grid qualcuno fuori dalla porta d'ingresso.
Will si alz di scatto, in tre passi percorse il corridoio
e apr la porta. Sulla veranda c'era il figlio maggiore
di Maggie che batteva i piedi per il freddo. Era corso fuori
senza infilarsi neppure il maglione.
La mamma chiede se per piacere pu venire da noi.
Era eccitato e orgoglioso di essere stato mandato a recapitare
il messaggio.
Dille che arrivo subito. Will rivolse un sorriso al ragazzino,
che assent con un cenno del capo e si allontan dalla
luce della veranda, tornando di corsa verso casa.
Non aspettarmi per cena disse Will a Emma, recuperando
la sua borsa e aprendola per controllare ancora una
volta di avere tutto l'occorrente per le visite.
Oh, mi terr occupata in qualche modo. Era uscita in
corridoio.
Potrebbe volerci tutta la notte disse Will in tono carezzevole,
attirandola a s e baciandole la testa.
D'accordo replic lei, e si allontan per guardarlo negli
occhi. Immagino che tu sia fatto cos, prendere o lasciare,
dico bene?
Com'era piccola, ferma nella penombra del corridoio.
Emma alz il volto per ricevere dal marito un ultimo bacio,
e Will la accontent subito. Va tutto bene? chiese, quasi
sottovoce.
Emma annu, arrossendo. Ma certo, tesoro.
Cosa farai?
Emma sollev il chiavistello. Non so rispose in tono
un po' pi allegro.  ancora presto. Magari far una passeggiata
in centro.
Bene rispose Will. Mi fa piacere. Si chin nuovamente
su di lei, sfiorandole la testa con le labbra, ma Emma si
ritrasse e lo scrut con una punta di disperazione, come se
stesse per dirgli qualcosa. In quegli attimi, con il mento di
Emma sollevato verso di lui, la sola cosa che Will avrebbe
voluto era baciarla, baciarla come faceva sempre, a lungo,
a fondo, senza pensare a ci che lo aspettava.
Le mise le mani sulle spalle e pieg la testa per posare la
fronte contro quella di lei. Emma sorrise. Sentiva il respiro
di Will accarezzarle il mento. Era proprio lui. Il suo corpo
era l. Questo le bastava. Era tutto, tutto ci di cui avrebbe
mai avuto bisogno. Vai, adesso sussurr.
Will le strinse forte le spalle prima di staccarsi da lei. Ci
vediamo dopo.
Giunto in fondo al giardino si volt indietro e la vide, ancora
ferma sulla porta, i capelli scuri scompigliati. Will!
grid Emma, chiudendosi il maglione attorno al collo con
una mano e agitando l'altra verso di lui. Will ebbe un tuffo
al cuore e si incammin di nuovo verso casa per raggiungerla
sulla soglia.
No! disse Emma ridendo. Non so neanche perch ti
ho chiamato.
Will si ferm.
Vai pure aggiunse lei, imbarazzata dal proprio struggimento.
Ci vediamo dopo.
Si stava comportando come una sciocca. Quando il marito,
una volta giunto in strada, si volt di nuovo verso di
lei e la salut con la mano, Emma pieg la testa da un lato
e alz il mento, impavida e spensierata come Deborah Kerr.
Poi segu la sagoma appuntita del suo cappello sopra l'alta
siepe finch non scomparve, lasciando il posto all'aria
novembrina. Rimase sulla porta d'ingresso ad assaporare
il freddo, ascoltando quello che avrebbe potuto essere
l'eco dei passi di Will lungo il marciapiede ghiacciato, e
scrutando un vitreo frammento di cielo. Abbass gli occhi
sull'orologio, poi li pos di nuovo sul paesaggio deserto
che si spiegava di fronte alla porta d'ingresso. Aveva molte
ore davanti a s.
Torn nel piccolo salotto, si lasci cadere su una delle comode
poltrone e chiuse la porta con un calcio, isolandosi
dal resto dell'appartamento.
Era sempre stata convinta che avere una casa propria dovesse
essere fonte di grande forza, come un baule pieno di
ricordi ancora da schiudere. La casa della sua famiglia era
stata venduta con tutto quello che conteneva, fatto salvo
per alcune fotografie, il servizio di argenteria del suo battesimo
e il sottile anello nuziale di perline della madre, che
Emma portava al dito medio della mano destra, malgrado
le stesse un po' largo. Le era capitato di domandarsi che
fine avessero fatto le loro cose. Non biasimava la decisione
delle prozie - dopo tutto, Emma si era mantenuta grazie ai
proventi della vendita, come loro non si stancavano di ricordarle
- ma talvolta si trovava a pensare che forse si sarebbe
sentita meno sola, per certi versi meno anonima, se
ogni mattina, al suo risveglio, avesse aperto gli occhi e visto
il com che era stato del padre. Oppure, senza pensare
troppo in grande, se avesse usato lo stesso bollitore con il
quale la madre aveva scaldato l'acqua per le loro festicciole.
Ma l, riflett con un sospiro, fuori da quella porta e al
piano superiore, non c'era niente che fosse veramente suo.
Per la prima volta avvert la pericolosit che si annidava
negli oggetti altrui, quasi rischiasse di esserne annientata se
non fosse stata abbastanza attenta. Le sfugg un singhiozzo.
Era colpa di quel servizio sul bambino nel Blitz. Si sporse
sul tavolino per prendere il portasigarette. Quella storia
le aveva ricordato quanto fosse piccola, tutto qui. Accese
la sigaretta e inspir una lunga, profonda boccata di fumo.
...
.
...
5.
...
.
...
Era un tardo pomeriggio d'inverno e stava gi calando il
buio, ma una striscia indaco tingeva il cielo all'orizzonte,
adagiandosi sulle acque che sciabordavano contro i paletti
del vecchio pontile. Maggie e Jim Tom abitavano a ridosso
del porto, in uno dei capanni che i pescatori avevano costruito
nei pressi del molo per riporvi le attrezzature e gli
attrezzi del mestiere. Erano piccole costruzioni dal tetto appuntito
che ricordavano le casette disegnate dai bambini,
prive di finestre fatto salvo per le ampie porte a due battenti
aperte sul davanti, che scorrevano lateralmente in modo
che i pescatori potessero usarle per portare fuori i pennoni,
le fiocine, le pesanti funi e l'albero maestro. Jim Tom e
Maggie erano andati a vivere nel capanno dei Winthrop
subito dopo le nozze, e Jim aveva ricavato alcune finestre
nelle pareti, posato i pavimenti nella stanza adibita a veleria,
e promesso che si sarebbero trasferiti in una casa tutta
loro dopo cinque anni di pesca. Questo succedeva dieci
anni prima. "Non ha importanza" diceva sempre Maggie
in tono scherzoso, e in effetti non le importava. Le bastava
alzare gli occhi per vedere Jim Tom rientrare costeggiando
il promontorio di Land's End dopo una lunga battuta di
pesca, e guardarlo puntare dritto verso di lei.
Will intravide uno scorcio del capanno dei Winthrop davanti
a s, e con uno sforzo riusc a scorgere la luce accesa
presso il letto di Maggie. Ma, avvertendo ancora il tepore
del corpo di Emma premuto contro il proprio, sebbene fosse
ormai uscito di casa e quel momento fosse passato da un
pezzo, si ferm e si volt. Le sagome del tetto della sua casa
e di quella vicina, di propriet dei Niles, si ergevano come
un baluardo di fronte alla notte incombente. Era il caso di
informare il dottor Lowenstein che Maggie era entrata in
travaglio? La donna aveva sempre avuto doglie lunghe e
dolorose, gli aveva riferito il vecchio dottore l'ultima volta
che era passato in citt, e quello sarebbe stato il suo quinto
parto nel giro di pochi anni. Si accese una luce sotto la
veranda di casa Fitch. Will avvert un improvviso, intenso
moto di gioia. No, non era necessario avvertirlo. Era lui
il dottore, ora. Diede le spalle alla propria casa e si rimise
in cammino, facendo dondolare avanti e indietro la borsa
con i suoi strumenti. Jim Tom apr la porta senza lasciargli
il tempo di bussare, e Will alz lo sguardo in cerca di qualche
segno di preoccupazione sul suo volto.
Jim Tom, per, c'era passato altre quattro volte prima di
allora. Will, entrando nell'unico, vasto locale al pianterreno,
not che l'uomo aveva gi messo una grossa pentola sul
fuoco per scaldare l'acqua, e preparato un catino. C'era anche
un bollitore fumante. La casa era tranquilla, ma all'erta.
A quel punto Jim Tom annu in risposta allo sguardo di Will.
Posso lavarmi le mani qui? Apr il rubinetto sopra il
lavello della cucina e fece scorrere l'acqua sulle mani parecchie
volte, recuperando il sapone che era appoggiato su
una tavola grezza infilata nel muro di fronte a lui.
E i bambini dove sono?
Da mia madre.
Will fece un cenno con il capo e si incammin lungo le
scale a giorno. Giunto a met della rampa, sent Maggie gemere,
stretta nella morsa di una contrazione. Sal i restanti
gradini due alla volta e, guidato dal suono della voce della
donna, arriv in una stanza ricavata nella veleria, con due
armadi a specchio accostati a mo' di divisorio. Da un lato
c'erano le attrezzature navali accumulate dai Winthrop per
intere generazioni, le mure delle vele, il sartiame e gli alberi,
il tutto disposto in pile ordinate. Oltre gli armadi,
accanto a una finestra, c'era un letto rifatto da poco, o cos
sembrava perch le lenzuola erano ancora ben rimboccate.
Maggie si stava trascinando lungo la parete, una mano
sul fianco, china in avanti, ma quando Will le si avvicin lo
respinse con un gesto. Respirava affannosamente e in fretta,
ritmando cos il proprio passo. Una volta arrivata in fondo
alla stanza la donna si ferm, drizz la schiena e si volt,
ripercorrendo il muro nella direzione opposta.
Merda sbott con un rantolo, e appoggi la testa alla
parete.
Gi, merda convenne Will.
Maggie annu, facendo una rapida smorfia. Poi emise un
gemito profondo e le sue spalle si rilassarono visibilmente.
Si lasci cadere ai piedi del letto, e a Will sembr molto
pallida.
Ahi disse lei.
Da quant' che vanno avanti cos? Will fece il giro del
letto e le tast il polso per controllare i battiti. Accelerati.
La fronte era madida di sudore e i capelli bagnati aderivano
alle tempie.
Vanno e vengono da quattro ore, su per gi.
Sono molto forti? Cont le pulsazioni tenendo d'occhio
la lancetta dei secondi dell'orologio sul comodino, il
cui rassicurante ticchettio echeggiava nella stanza.
Forti e lunghe rispose Maggie annuendo.
Forti come quest'ultima?
E interminabili.  andata cos con tutti i miei figli. Tommy,
il pi piccino, ci ha messo due giorni a venire fuori.
Will la aiut a sedersi, adagiandole la schiena contro i cuscini
ammonticchiati sul letto, quindi scroll il termometro
per abbassare la temperatura e lo fece scivolare tra le labbra
della donna. Be', spero per lei che il numero cinque esca
un po' pi in fretta.
Maggie si strinse nelle spalle, e la sua bocca si richiuse sul
termometro. Era cominciata; ormai erano entrambi dentro
il tunnel. Qualunque cosa fosse successa, da quel momento
c'era un'unica direzione possibile.
Adesso controllo a che punto siamo. Con delicatezza,
Will le fece sollevare e divaricare le ginocchia, poi infil le
dita nella vagina, spingendole fino alla cervice, dove riusc
a sentire la testa ma non il sacco.
Quand' che si sono rotte le acque, Maggie?
Si sono gi rotte? La donna aggrott la fronte. Non lo
so. L'altro ieri, forse? Qualcosa c'era, ma non ero sicura che
fosse quello, perch era proprio poca roba. E poi non ho
avuto crampi.
Quando Will estrasse la mano avvert un odore vago e
insolito, qualcosa che non ricordava di aver sentito durante
gli altri parti ai quali aveva assistito. Si sciacqu le mani nel
catino d'acqua calda che Jim Tom aveva portato su e sistemato
accanto al letto e le asciug, con la fronte corrucciata.
A quel punto estrasse il termometro dalla bocca di Maggie
e vide che la temperatura era di poco superiore al normale.
Si sedette sul bordo del letto.
Bene disse, scacciando un lieve fremito di preoccupazione.
Oh. Maggie si alz di scatto, sentendo il bisogno di camminare
all'arrivo di una nuova contrazione. Will la aiut a
mettersi in piedi e aspett assieme a lei che i dolori cessassero,
controllando il respiro. Quando questo rallent, Maggie
torn a rivolgersi a lui. A che punto sono?
Sei centimetri, all'incirca. Ti toccher resistere ancora
un po', ma stai andando benissimo.
Maggie sorrise debolmente, quindi si mise a sedere sul
bordo del letto. Poi tese la mano, Will la aiut di nuovo ad
alzarsi, e ricominciarono a camminare, raggiungendo il lato
opposto della stanza per poi tornare indietro.
I gabbiani si alzarono improvvisamente in volo dai piloni
del pontile sbattendo rapidi le ali, come mani intente a mescolare
carte da gioco, e Iris li segu mentre volteggiavano in
cielo, di fronte alla finestra. Attravers il pavimento di legno
dell'atrio, apr la porta d'ingresso e fu colpita da una folata
di vento proveniente da nord. Allora, in gran fretta, si protese
verso il pennone, sleg l'estremit della fune e fece scorrere
la bandiera lungo l'asta finch non se la trov fra le mani.
Sera disse una voce dal basso.
Iris sobbalz e si strinse la bandiera al petto, neanche fosse
stata sorpresa a fare qualcosa di segreto. Oh, ciao disse
voltandosi, scossa da un brivido. Avrebbe fatto meglio
a mettere il cappotto.
Ti serve una mano?
Iris scosse la testa, staccando la bandiera dai ganci metallici
assicurati alla fune, e si volt. Harry Vale aveva messo
un piede sull'ultimo scalino e posato una mano sulla ringhiera
con disinvoltura. Le sorrise e Iris ricambi, imbarazzata
di trovarsi pi in alto rispetto a lui. Da quella prospettiva,
Harry sembrava molto piccolo.
Ho usato la tua tazza. Iris abbass gli occhi per guardare
la mano di Harry sulla ringhiera, la bandiera ancora appallottolata
tra le braccia.
Bene assent Harry con un cenno del capo. Ma subito
la sua attenzione fu catturata dal pennone che svettava
sopra di lei. Solo l'ultimo metro la esort, sorridendole.
Puoi concedermi l'ultimo metro? Giusto per tenerlo sotto
la linea dei tetti.
Iris riagganci la fune e pos la mano sul legno dipinto,
non sapendo cosa rispondergli. Era diventato una specie
di giochetto tra loro, un motivo ricorrente, eppure non
c'era niente da scherzare, e lei lo sapeva. L'ispettore delle
poste non si  ancora fatto sentire disse.
Harry la fiss. Non  un problema, vero?
Iris arross. Be', non possiamo permetterci di fare le cose
cos, di testa nostra.
Perch no? Harry fece scorrere la mano lungo il bordo
della balaustra.
Come una pugnalata rapida e precisa, la domanda la trafisse
da parte a parte. Tra loro era sorto un contrasto, e il
pensiero la rattrist.
Non importa continu Harry in tono gentile. Buona
serata.
Buona sera rispose Iris, e Harry si allontan a passo tranquillo.
Non era andata come avrebbe voluto, doveva proprio
ammetterlo.
Attravers l'atrio con la bandiera tra le braccia e apr
con una spinta la porta in fondo all'ufficio, richiudendola
con decisione alle proprie spalle. Non potevano fingere che
l'ufficio postale fosse un edificio come gli altri e il pennone
solo un palo di legno. Quel posto rappresentava qualcosa.
L'ordine. E proprio l, nel cuore del sistema, Iris espir lentamente.
Davanti ai suoi occhi le caselle postali coprivano
la parete dal soffitto al pavimento, aperte, in attesa che lei
le riempisse. L'ampio tavolo di legno per lo smistamento
della corrispondenza era sgombro, pronto a ricevere la posta
del mattino. Se esisteva un posto al mondo in cui la presenza
di Dio era tangibile, era il reparto smistamento di un
qualsiasi ufficio postale degli Stati Uniti d'America. Era il
luogo in cui il torbido caos dell'umanit veniva ricondotto
all'ordine. Il luogo in cui ogni famiglia della citt aveva
una propria casella. Lettere, bollette, giornali, cataloghi
e pacchi potevano essere inviati da un punto qualsiasi del
pianeta, spediti e trasportati via terra e via mare, resistendo
ai venti e alle intemperie per portare a termine il viaggio
che li avrebbe condotti a quell'unica, piccola, precisa
destinazione. Non era una Babele. Era il luogo in cui i fili
intrecciati delle vite di tante persone si dipanavano, e i toni
ben distinti di ciascuna voce impressa su carta andavano a
colmare la distanza. Passando di mano in mano, i pensieri
compivano il loro tragitto. E la mano che reggeva i fili era
proprio la sua.
Eppure... Il saluto cortese che Harry le aveva rivolto, agitando
la mano mentre si allontanava, aveva tolto un po' di
piacere all'intera faccenda. Sal sulla sedia di fianco al tavolo
dello smistamento, stendendosi la bandiera sulle spalle
per evitare che toccasse terra, quindi la scroll come fosse
un lenzuolo, reggendola per gli angoli. Il certificato, chiuso
in una busta, era perfettamente al sicuro nel suo cottage in
cima alla collina, tra le vestaglie riposte in un cassetto del
com. Non lo aveva mai spostato da l, nelle tante settimane
seguite alla sua visita a Boston, e ogni giorno, alla vista
di Harry che entrava nell'ufficio postale, sentiva rinsaldarsi
il legame che li univa, accogliendo quella consapevolezza
con un sospiro, perch non aveva la minima idea di come
comportarsi.
Le balen davanti agli occhi l'immagine della madre ferma
nell'angusto corridoio che conduceva alla stanza matrimoniale.
Il corpo della madre, di costituzione esile ma
alquanto appesantito, faceva pensare a troppi cappotti appesi
su un'unica gruccia. Era robusta e pallida. Quella volta
Iris l'aveva sorpresa a ridere in risposta a qualcosa che
il padre aveva detto dalla stanza da letto, qualcosa che lei
non era riuscita a sentire, e la madre pareva essere tornata
ragazzina. Quando Iris si era presentata in camicia da notte
in fondo al corridoio, si era voltata verso di lei con aria
preoccupata, eppure aveva proseguito in direzione della
propria stanza, alla quale era rivolta tutta la sua attenzione.
Con una mano reggeva una sacca di gomma, una specie di
borsa dell'acqua calda, dalla quale fuoriusciva un lungo
tubo che teneva adagiato sul braccio. Nell'altra, Iris not
la bottiglia di vetro dell'aceto che conservavano in dispensa.
"Iris" aveva detto la madre "stai sognando, tesoro. Torna
a letto." E Iris le aveva obbedito.
Cos'era successo, a quel punto? Iris non riusciva proprio
a immaginarlo. Non riusciva a pensare a qualcosa che andasse
oltre lo sguardo e il sorriso scambiati in un momento
del genere, con la madre che teneva in mano un irrigatore,
senza alcuna giustificazione. Una donna che se ne stava
cos, in bella mostra. Come una dichiarazione.
Pieg la bandiera a met, e poi ancora a met, dopodich
se la premette contro il petto per spianarla. Quindi, tenendola
ben salda per un angolo, la ripieg ulteriormente
in modo da ottenere un triangolo di stoffa, e di nuovo ripet
il gesto sino a formarne un secondo. Continu in questo
modo, piegando pi volte la bandiera fino a ridurla a un
piccolo triangolo.
La luna stava salendo in cielo mentre Iris tirava il chiavistello
del cancello dell'ufficio postale e si immergeva nel
mondo reale, dove la sua bicicletta l'attendeva, addossata
al muro laterale in fondo alle scale dell'ufficio. Stava calando
la foschia, e la sirena da nebbia fece risuonare la sua unica
nota fissa. Sull'altro lato del parco pubblico, il negozio
degli Alden riversava la sua luce intensa addosso ai clienti
raccolti all'interno. Dal punto in cui si trovava, Iris scorse
Florence Cripps e un'altra donna, protesa sul bancone
per parlare con Beth, la figlia del droghiere. Sembravano
i soggetti di un dipinto, immobili sotto il fascio luminoso.
Alz lo sguardo sul pennone nudo, quindi si volt nella
direzione in cui Harry si era allontanato, e arross. Sarebbe
andata al cinema, decise. Non avrebbe preso la consueta
braciola; non aveva fame. Non avrebbe risalito la collina
per tornare al suo cottage.
Al capanno dei Winthrop era cambiato ben poco nella frequenza
e nell'intensit delle contrazioni. L'orologio accanto
al letto teneva il tempo, quasi a voler incoraggiare Maggie,
e cos i minuti passavano mentre lei alternava cammino
e riposo. Non si era sbagliata: il parto sarebbe andato per
le lunghe. Will le controll il respiro. Quando torn a visitarla,
la cervice non si era dilatata di un solo centimetro in
pi. Maggie si assop di nuovo, e Will scese al pianterreno
in cerca di un caff.
Come sta andando? chiese Jim Tom, in piedi vicino al
lavello, voltandosi verso di lui.
Procede rispose Will. Vuoi salire?
Ti ringrazio, ma penso proprio che rester ad aspettare
qui. Jim Tom gli lanci un'occhiata. Quanti bambini hai
fatto nascere, Will?
Quindici. No, sedici replic Will con fare sbrigativo.
Jim Tom annu. Allora dovresti sapere quanto possono
diventare sgarbate le signore, verso la fine.
Will lo guard con aria interrogativa.
No? Jim Tom gli sorrise. Be', forse le donne di Boston
sanno tenere a freno la lingua.
Al piano di sopra, Maggie riprese a gemere. Will si ferm
e controll l'orologio, calcolando i tempi della contrazione.
Dur pressappoco quanto quelle precedenti, ma
questa volta il gemito gli parve pi sommesso, e forse anche
un po' pi disperato.
Alz gli occhi su Jim Tom. Secondo te la aiuta, in qualche
modo?
Che cosa?
Fare tutto quel rumore.
Jim Tom fece un cenno con il mento. Puoi scommetterci
rispose.
Will annu e si avvi verso le scale. Salendo sent Maggie
rantolare e affrett il passo. Quando svolt l'angolo e
giunse di fronte alla stanza, la trov inginocchiata sul letto
con la schiena rivolta alla porta, le mani strette sulla testiera,
il volto affondato tra le braccia tese in avanti. Will
aspett che la contrazione passasse prima di entrare in camera.
La donna si volt, e gli fu subito chiaro che ormai
aveva esaurito le energie. La stanchezza le si leggeva negli
occhi, e questo lo impensier. Come vanno le cose, Maggie?
chiese in tono sommesso. Maggie annu ed espir.
Bene rispose.
Will prese dalla borsa il fetoscopio per una prima valutazione
del battito cardiaco del bambino, e quando ud il
suono del suo cuore, costante e regolare, fu come se dall'altra
parte il piccolo gli avesse teso una mano in segno di saluto.
Non vede l'ora di uscire la rassicur. Maggie fece un
cenno con il capo, sbuffando per resistere alla morsa di una
nuova contrazione, e guardando il suo volto Will avvert
una tale, profonda nostalgia di Emma, dei suoi occhi sereni
che lo fissavano, della sua calma - gi, per lui Emma rappresentava
la calma -, che si alz in piedi e si diresse all'altra
estremit della stanza, senza riflettere. Voleva dirglielo
di nuovo, con decisione: l'avrebbe trovata comunque.
La prima volta che l'aveva incontrata, due anni prima,
alla festa di Natale organizzata dall'ospedale, Emma stava
guardando fuori dalle svettanti finestre, addobbate per l'occasione
con agrifoglio e tende di velluto, dando la schiena al
resto della sala. Entrando, i medici e le infermiere che avevano
appena finito il turno avevano portato con s la gelida
aria invernale, e le loro voci sonore avevano penetrato,
forti e decise, la fumosa coltre di buonumore che circondava
gli invitati in procinto di andarsene. Emma era rimasta
immobile per parecchi minuti, e il suo rapimento era tale
da rendere insignificante ogni altra cosa in quella stanza.
Facendo una scommessa con se stesso, Will si era diretto
verso di lei. Se si fosse voltata prima che lui avesse avuto
il tempo di raggiungerla, si sarebbe limitato a incrociare il
suo sguardo ma non avrebbe attaccato bottone. Se invece
avesse continuato a guardare fuori dalla finestra, dandogli
le spalle, le avrebbe offerto da bere.
Emma, per, si era scostata dalla finestra senza nemmeno
voltarsi, e indietreggiando lo aveva urtato. Per un istante
Will aveva sentito quel corpo leggero premuto contro il
proprio e aveva inspirato il profumo di limone dei suoi capelli.
Poi la donna si era allontanata da lui con un balzo e
si era girata, il volto di un rosa acceso. "Mi spiace!"
"A me no." Will aveva sorriso e le aveva teso la mano.
"Will Fitch."
"Piacere." Emma gli aveva stretto la mano in fretta per
poi lasciarla subito andare.
"Si sta divertendo?"
A quel punto la donna lo aveva guardato dritto negli occhi,
sulle labbra un sorriso incerto. "No" aveva risposto.
"Per niente."
"E perch?"
" Natale" aveva spiegato lei.
"Capisco" aveva detto Will, osservando la linea dolce del
mento appena sollevato verso di lui, mentre ricambiava il
suo sguardo. Non aveva la minima idea di cosa dire.
"Non le piace il Natale?" aveva provato a chiederle.
Il sorriso della donna si era fatto pi convinto, pur conservando
un tocco di timidezza. "No."
"E come mai? Se non sono troppo indiscreto."
Emma non aveva detto nulla. Will si era appoggiato al
muro di fianco a lei. Dopo un minuto o poco pi, si era reso
conto che non avrebbe risposto. Le lanci un'occhiata. "A
quanto pare, s, sono stato indiscreto."
La donna era tornata a fissarlo. " che non la conosco."
Will si era drizzato di scatto. "Ha ragione. Chiedo scusa."
Lei aveva distolto lo sguardo da lui per rivolgerlo alla
sala. "Le chiacchiere non sono il mio forte. Potrei avere un
drink?"
Will aveva provato una gioia inaspettata e dolorosa. "Cosa
desidera?"
"Bourbon" aveva risposto subito la donna. "Con un po'
d'acqua."
Lui aveva annuito e si era fatto largo tra la calca degli invitati
per raggiungere il bar in fondo alla stanza. D'un tratto
per, in un angolo, aveva visto Johnny Lambert circondato
da un capannello di altri medici. Stava raccontando
una storia, e il gruppetto raccolto attorno a lui si era proteso
un po' in avanti per ascoltarlo. Dopo un attimo di pausa
i medici erano scoppiati a ridere, e uno di loro aveva dato
qualche pacca sulla spalla a Johnny, quasi andando a tempo
con la propria risata. Lo scroscio sonoro di risa si era poi
diffuso nel resto del gruppo, portando con s il divertimento
per la battuta ben riuscita, un'allegria densa e calda che
aveva coinvolto tutti i presenti. Per un istante l'intera sala
sembrava essersi riunita sull'onda della risata scatenata da
Johnny, un uomo che aveva la grazia e l'abilit di trattare
il mondo come se fosse una palla da far ruotare sulla punta
del suo lungo dito.
Will aveva gi vissuto un momento simile al suo arrivo a
Harvard, otto anni prima. La grazia di Johnny gli aveva richiamato
alla mente la postura china e rilassata dei ragazzi
di Boston intenti a prendere appunti, con i quaderni distanti
sul banco, il lento scorrere delle matite sui fogli bianchi che
faceva pensare a una lunga, spoglia melodia jazz, una musica
sconosciuta e imperscrutabile che suonava a un soffio
dall'orecchio di Will. Hunnewell. Cabot. Phipps. Senz'altro,
si davano da fare. Si davano molto da fare. Ma lo facevano
senza eccessi, senza ansie; i premi che ricevevano alla fine
dell'anno erano accolti con disinteresse, sfoggiati con disinvoltura.
Quei ragazzi erano superiori alle sfide che Harvard
lanciava loro. Indiscutibilmente superiori.
Lui, invece, era soltanto Fitch. D'accordo, il nome era valso
abbastanza da garantirgli un buon convitto nel secondo
anno di studi e da sollevare la giusta dose di interesse al
momento delle presentazioni. Poi per, nello spazio di un
secondo, gli era stato chiesto: "Franklin? In fondo a Cape
Cod? Ma allora ci vive qualcuno, in quel posto dimenticato
da Dio? Credevo chiudessero baracca e burattini dopo il
Labor Day".
"Ah, ah" ridacchiava Will ogni volta. "Ah, ah. Ci restereste
di stucco. Rimaniamo in tre o quattrocento, dopo che tutti
voi ve la siete data a gambe." "Ma davvero?" commentava
l'interlocutore di turno strascicando le parole, e gi ogni
interesse era svanito. Will Fitch di Franklin. Era una rarit,
una creatura esotica. Non uno da evitare, ma nemmeno
un possibile rivale. Durante tutti gli anni trascorsi a Cambridge
era rimasto Fitch di Franklin. E non si pu dire che
fosse stato un buon inizio.
La scia d'ilarit prodotta dalla barzelletta di Johnny si
stava dissolvendo rapidamente. Qualcuno gli aveva suggerito
di raccontarne un'altra, e Johnny aveva assentito con
il capo senza alzare lo sguardo, la mano levata a schermare
la fiamma dell'accendino. Da un momento all'altro si
sarebbe voltato e avrebbe visto Will l da solo, senza nessuno
con cui chiacchierare, un idiota fermo nel bel mezzo
della festa.
D'improvviso gli era stato chiaro cos'avrebbe dovuto fare.
Era cos semplice. Aveva girato i tacchi e puntato dritto alla
finestra, con la paura che la donna si fosse dileguata. E invece
l'aveva ritrovata esattamente dove l'aveva lasciata e,
con un fremito di eccitazione, si era reso conto che lo stava
aspettando.
"Ehil" aveva detto, fermandosi di fronte a lei.
"I drink sono finiti?"
"No" aveva risposto lui, sorridendo. "Ce ne sono ancora.
Ma ci sono anche troppe persone. Andiamo a bere qualcosa
altrove."
La donna lo aveva guardato di nuovo negli occhi. "Mi
chiamo Emma Trask." Gli aveva teso la mano.
"Bene" aveva replicato lui, prendendo la mano tra le
sue. Le lunghe dita di Will le avevano sfiorato il polso tastandone
il battito, e lo avevano sentito correre all'impazzata,
come se le avesse appena agguantato il cuore. Allora
si era infilato la mano di lei sotto il braccio e l'aveva portata
via dalla festa.
Will si volt indietro verso Maggie. Controlliamo di nuovo
disse a voce bassa. Impil due cuscini in fondo al letto perch
potesse appoggiarvi i piedi. La donna apr gli occhi e
guard il medico mentre le infilava ancora una volta le dita
nella vagina per sentire la testa del bambino. Will le sorrise,
sollevato. La cervice era quasi del tutto dilatata, e la testa
era pronta a passare nella cintura pelvica.
Ci siamo quasi disse in tono confortante, e si sporse su
di lei per controllarle il battito.
Non appena le sue dita trovarono il polso di Maggie, Will
cap che qualcosa non andava. Continu comunque per un
minuto intero, ricontando le pulsazioni per essere sicuro.
Non c'erano dubbi, il battito era accelerato. Ma se prima
era appena pi veloce del normale, ora correva a pi non
posso. L'iniziale preoccupazione, che Will aveva messo da
parte, ritorn. C'era stato quell'odore. La temperatura era
elevata. E adesso si erano aggiunti i battiti rapidi e irregolari.
La guard, temendo per la prima volta che tutti quei
sintomi indicassero una sepsi.
Maggie chiuse di nuovo gli occhi e si lament, producendo
un gemito basso e cupo che parve sgorgare dalla gola di
una mucca, un suono che sembrava stillare dal pavimento
sotto i suoi piedi. Il lamento si fece pi intenso, irradiandosi
per tutta la stanza. Aveva assistito a sedici parti, praticando
anche due tagli cesarei, ma nessuna di quelle donne
aveva emesso gemiti cos forti. In ospedale c'erano le
infermiere e l'etere, e i bambini erano sgusciati fuori come
piccole foche. Non aveva mai fatto nascere un bambino da
solo, prima di allora. E in un certo senso quella sera, nella
piccola stanza al primo piano del capanno dei pescatori,
gli sembr di assistere a un parto per la prima volta, e per
la prima volta cap come le donne potessero farti dimenticare
i tanti anni di formazione trascinandoti gi, al centro
di tutto, nel sangue nero che ribolle l dove ha inizio la
vita. Maggie continuava a lamentarsi, e quei gemiti lo flagellavano.
Un grido, il sommo sollievo di un grido, sarebbe
stato sopportabile - un po' come un fischio o un motivo
musicale -, ma quella nota bassa, profonda e monotona, lo
faceva precipitare al centro della terra. Maggie aveva gli occhi
serrati, come se stesse cercando di ricordare qualcosa o
di proiettare la mente a un prossimo futuro, mentre la bocca
continuava ad aprirsi all'apice della contrazione, dando
voce al suo dolore.
Udendo dei rumori sommessi filtrare dalle assi del pavimento,
Will cap che i bambini erano rincasati; quando se
ne accorse, Maggie fece un debole sorriso.
Farebbero meglio a tornare dalla nonna disse Will, in
tono pi aspro di quanto avrebbe voluto.
Non riescono a dormire in un letto che non sia il loro
mormor la madre.
Ma...
Ci sono gi passati sospir Maggie.
Le sfugg un nuovo gemito, roco e gutturale. Will si alz
di scatto dal letto. Serviva pi luce. Scene come quella, in
ospedale, erano illuminate in modo rassicurante, non c'era
mai l'incertezza su dove fossero sistemate le cose, o dove
si dovesse andare per trovare dell'acqua calda o qualche
asciugamano. La luce avrebbe neutralizzato il terrore che
attanagliava Maggie; serviva luce. Will raggiunse in fretta
la porta, fece scattare l'interruttore, e sopra di lui la sfera
di ceramica bianca rivers sulla stanza un'ondata luminosa
che scacci la sua disperazione crescente. Era una stanza
semplice, con una cassettiera, tre finestre, una sedia a
dondolo e, accanto al telaio del letto, un tappeto tondo lavorato
all'uncinetto.
Al piano di sotto c'erano gli altri figli di Maggie, e Will si
ritrov a pensare a Lowenstein, che li aveva messi al mondo
uno dopo l'altro, rimpiangendo che il medico non fosse
al suo fianco per avere da lui un secondo parere, un paio
di mani pi esperte, un altro occhio diagnostico. Per avere
qualcun altro nella stanza, oltre a quella donna che gemeva.
Quella donna - si costrinse a guardarla e le sorrise prima che
lei ruotasse la testa sul cuscino e chiudesse gli occhi - quella
donna non era altri che Maggie, la Maggie che era stata
sua compagna di scuola. La Maggie seduta al porto, con le
gambe avviluppate nel sartiame della barca del padre, ora
appeso sopra la sua testa. La Maggie che, mentre lui la visitava,
infilando le dita dentro di lei per controllare che tutto
procedesse a dovere, lo guardava dritto in faccia a differenza
di quasi tutte le altre donne, che chiudevano gli occhi oppure
fissavano il soffitto.
Il vecchio, tenace terrore si affacci di nuovo, furtivo, nei
recessi della sua mente. Le cose erano sempre andate male
per i Fitch. Cosa gli aveva fatto credere che questa volta sarebbe
stato diverso? Come aveva potuto pensare di ricominciare
da capo, nello stesso posto, portando lo stesso nome del
padre? Fu sul punto di scoppiare a ridere, con il germe del
terrore che ora proliferava nel suo petto, mentre ascoltava
Maggie. Era quel terrore tormentoso, profondo e cupo, che
non lo aveva mai lasciato. Aveva sposato Emma. Era tornato
in citt per fare il medico. Aveva creduto di poter programmare
il proprio futuro e baciare sua moglie come chiunque
altro. Ma la verit era che quell'antico e oscuro sentimento
continuava a girargli attorno. Non se ne sarebbe mai andato.
La prova era davanti ai suoi occhi.
All'improvviso, chiamando a raccolta un'energia formidabile,
Maggie si tir su di scatto e si mise di spalle, lanciando
uno sguardo feroce in direzione di Will, come se non riuscisse
a vederlo, quindi si inginocchi sul letto con le mani premute
contro il muro, dietro la testiera. Distolse gli occhi da lui,
poi torn a guardarlo, gemendo. Basta basta basta ripeteva,
sbuffando con la regolarit di una macchina. Basta basta
basta basta. La voce si fece pi acuta, poi Maggie inarc
la schiena quasi volesse sfuggire al dolore che ruotava vorticoso
dentro di lei, e quando fu passato emise un lamento
inarticolato, lasciandosi cadere contro la testiera. Will stette
a guardarla, nervoso. Era stato come vedere una bambola
di pezza sbatacchiata dalle fauci di un cane, il corpo scrollato
da una parte e dall'altra e poi gettato via, abbandonato a
terra, sgonfio e floscio, pallido e madido di sudore.
Dal pianterreno giunse la voce di un bambino che canticchiava
tra s. Era un suono inquietante, flebile e stridente,
e dalla chiarezza con cui filtrava attraverso le assi del pavimento
Will cap che le pareti non trattenevano alcun rumore,
che i bambini al piano di sotto avevano sentito la madre,
e avrebbero potuto benissimo trovarsi al centro di un'affollata
corsia d'ospedale, riparati soltanto da una tenda.
Maggie? sussurr Will, inumidendosi le labbra.
Sembrava essersi addormentata di colpo, pur essendo ancora
pallida e madida di sudore, sdraiata a occhi chiusi. Il
motivetto intonato dal figlio aleggiava nell'aria. Will si mise
seduto ad ascoltare, la mente bloccata e stanca, mentre la
luce del giorno si ritirava lentamente dalla stanza, infiammando
le vecchie vele bianche nell'angolo in cui erano ammonticchiate.
Oh cantava il bambino. Oh, oh, oh that opportunity
rag. Will cerc di ricordare il nome e l'et dei figli
di Maggie. Chi era quello che stava cantando, e dov'erano
gli altri? Oh inton di nuovo il bambino, la voce sempre
pi sommessa. La mano di Maggie ricadde aperta sul letto.
Era svenuta o stava solo dormendo? Stava dormendo, Will
ne era certo. Era immersa in un sonno profondo, con la bocca
appena socchiusa e una vampa di rossore a colorarle le
guance. Le onde che l'avevano trascinata via in rapida successione,
frangendosi una dopo l'altra, adesso si erano ritirate,
dandole modo di addormentarsi. Will ruot il polso
per controllare l'ora. Erano trascorsi quattro minuti. Il bambino
al piano di sotto - doveva trattarsi di uno dei bambini,
aveva deciso Will, ascoltando quella voce cristallina - si era
spostato sul davanti della casa, e il suono adesso proveniva
da l, propagandosi all'indietro e verso l'alto per poi filtrare
dalle assi del pavimento sotto i suoi piedi. Le palpebre
di Maggie ebbero un fremito quasi impercettibile. Che
avesse sentito la voce di uno dei suoi figli chiamare il nascituro?
si chiese Will. Perch era questa l'impressione che
dava la piccola, dolce creatura al pianterreno, canticchiando
nel bel mezzo di quella scena terribile, la madre ridotta
a una mera corda stretta tra le mani minuscole ma feroci
del figlio in arrivo e quelle dell'altro gi nato, e strattonata
senza piet. Will si alz in piedi e prese una pezzuola dal
catino, strizzandola per evitare che gocciolasse.
Maggie? Le stese la pezzuola sulla fronte.
Oh sospir la donna. Dov' Jim Tom? Sembrava essere
tornata in s per la prima volta nelle ultime tre ore.
Gi da basso rispose Will, e rest quasi senza fiato per
l'immenso sollievo. Era riuscito a risvegliarla, dopo tutto.
Maggie era ancora l.
Ma chi  che canta?
Uno dei tuoi figli, immagino. Jimmy, forse?
Maggie sorrise. No. Jimmy non sa cantare. Apr gli occhi
e, nell'oscurit incombente, il bianco dei suoi bulbi scintill
dello stesso bagliore delle vele. Per un istante Will ebbe
la sensazione di trovarsi di fronte a un fantasma. Henry?
chiam la donna.
Il canto si interruppe, e si ud un rumore di passi affrettati
che si fermarono ai piedi della scala. S, ma'? url
Henry di rimando.
Continua a cantare, tesoro! grid Maggie, prima di abbandonarsi
di nuovo al sonno.
...
.
...
6.
...
.
...
Una volta entrata al cinema, Iris rimase in piedi sul fondo
della sala aspettando che i suoi occhi si abituassero all'oscurit.
Stava per concludersi un cinegiornale, e schiere di soldati
tedeschi marciavano verso di lei attraverso i campi
ghiacciati della Francia. I loro corpi si muovevano come
marionette, le teste rigide scattavano da sinistra a destra
mentre gli uomini avanzavano sullo schermo. Dal punto
in cui era Iris, i soldati sembravano andarle incontro all'altezza
degli occhi, dandole la sensazione di essere travolta
da una fiumana di gente.
Maledetti crucchi! grid qualcuno. Le sagome degli
spettatori seduti si stagliavano contro il muro di militari
ancora in marcia, e l'avvicendarsi di teste e spalle ricordava
un antico motivo dipinto sulla base di un vaso greco.
Iris si decise ad avanzare nella sala immersa nel buio e
scelse un posto nelle ultime file.
Il cinegiornale termin e le luci rimasero abbassate mentre
scorrevano i titoli di testa del film. Iris si pieg leggermente
in avanti per sfilarsi il cappotto dalle spalle, poi si
accomod. Era una pellicola degli anni Trenta, che non ricordava
di aver visto, ma non appena comparve la scena
iniziale, accompagnata dalla voce profonda del narratore, la
riconobbe. Era una storia d'amore vecchio stile, ostacolata
da una guerra, e poco alla volta Iris si sent sopraffare dalla
forza dei personaggi, cedendo al brillante chiacchiericcio
degli attori britannici agli inizi della storia d'amore. Il film
si dispiegava davanti ai suoi occhi, e quel poco che rammentava
non bastava a infastidirla. A dire il vero, avvertiva
la piacevole sensazione di tornare in un luogo un tempo
amato ma dimenticato, come la cameretta di quando era
bambina. Gli innamorati si erano sposati ed ecco che lui,
un uomo valoroso, partiva per la guerra.
Il suo cuore prese a battere un po' pi in fretta, quasi si
trovasse a percorrere un lungo corridoio pieno di svolte. Le
era venuto in mente cosa sarebbe successo alla fine del film,
ma non riusciva a ricordare con precisione in che modo si
sviluppasse la storia per giungere a quel punto. L'uomo si
era fatto sorprendere dietro le linee nemiche. Si era trovato
circondato, e subito era stato condotto dal comandante.
Iris si drizz sulla poltrona. Adesso ricordava. Ricordava
ogni cosa, e l'ansia per ci che stava per succedere le fece
battere il cuore ancora pi forte. Ma certo, l'uomo non ce
l'avrebbe fatta. Non ce l'avrebbe fatta, e il motivo per cui
non ce l'avrebbe fatta era che il suo segnale - il razzo che
aveva sparato in cielo prima di essere catturato - non era
stato visto. Aveva lanciato il razzo, ne aveva seguito con lo
sguardo il bianco arco di luce in cielo e si era allontanato
marciando, a testa alta, perch era convinto che il segnale
sarebbe stato visto. I suoi uomini erano a meno di due chilometri
di distanza, e lui lo sapeva.
Ma c'era qualcosa di cui non poteva essere a conoscenza,
e questo Iris non riusciva a sopportarlo. Fu sul punto di alzarsi
e andarsene, ma non lo fece. Aveva dimenticato quale
orrore si celasse al centro di quell'intreccio che si schiudeva
con la bellezza di un fiore. Aveva dimenticato che gli uomini,
i suoi uomini, erano morti. "Scappa!" avrebbe voluto gridare
al personaggio sullo schermo. "Scappa!" avrebbe voluto
dirgli, mentre l'uomo si allontanava marciando con passo
scattante, senza mai voltarsi indietro. "Sei rimasto solo. Non
c' pi nessuno che possa salvarti. Scappa!"
Ma la storia non lo avrebbe risparmiato. Gli uomini erano
morti e solo lei e il resto del pubblico lo sapevano. Mentre
il film proseguiva inesorabile davanti agli occhi degli
spettatori, in loro non restava altro che il terrore per quella
presa di coscienza e la paura che l'uomo avrebbe senz'altro
provato nel momento in cui avesse capito. Era solo, lo
sentivano. E poi la sofferenza. Guardare senza poter fare
niente, pens Iris, era la cosa peggiore. Soprattutto, guardare
quello schema. Il tremendo, inesorabile schema delle
cose: i morti e i morituri, e la consapevolezza che l'uomo
sarebbe potuto scappare ma non l'aveva fatto. Aveva imboccato
il sentiero sbagliato. Aveva preso la decisione sbagliata.
Ed era morto.
Le luci si riaccesero mentre la musica rimbombava con
fragore nella sala. Iris tenne lo sguardo fisso davanti a s
per non vedere gli altri spettatori muoversi tutt'attorno.
Rimase dov'era, seduta al suo posto, finch non fu passato
anche l'ultimo fotogramma del film, e la bobina schiocc
alle sue spalle. A quel punto volt indietro la testa e l, a
sei o sette file di distanza, sedeva Harry Vale.
Iris arross. Forse credeva che lo avesse seguito fin l, che
fosse rimasta sui gradini dell'ufficio postale a guardarlo per
vedere dove fosse diretto. E invece non era andata cos, pens
con rabbia. Aveva finito di lavorare e si era diretta al cinema
di sua iniziativa. E come poteva sapere che lo avrebbe
trovato proprio in quella sala? Magari non l'aveva vista.
Iris cerc di non muoversi per non attirare su di s l'attenzione.
Accanto al posto in cui sedeva Harry c'era un corridoio;
gli sarebbe bastato alzarsi in qualsiasi momento, senza
bisogno di guardare nella sua direzione. Gli sarebbe bastato
alzarsi e andarsene. Iris decise di aspettare finch non fosse
uscito e si pieg in avanti, come se dovesse raccogliere
qualcosa da terra. Quando torn a raddrizzarsi, Harry era
in piedi e stava guardando proprio verso di lei.
Hai perso qualcosa?
No,  solo...
Harry annu. Era seduta dritta come un paletto, ora, e
aveva il cappotto infilato solo a met.
Non pensavo di trovarti qui.
E perch?
Harry si strinse nelle spalle, e sul suo volto ricomparve
quel sorrisetto che faceva pensare al ghigno di un orso. 
un film di guerra.
Non parla della guerra ribatt Iris troppo in fretta.
Avrei proprio giurato di s.
Iris infil un braccio nella manica del cappotto. Voglio
dire, non credo che la cosa importante sia la guerra.
Stette a guardarla mentre faceva scorrere l'altro braccio
nella manica e recuperava lo scialle. E sentiamo, quale sarebbe
la cosa importante? chiese Harry, superando le file
di poltrone che li separavano.
Il fatto che non ci sia pi nessuno, alla fine.
Lui non rispose, ma si ferm proprio accanto a lei. Iris arross.
Tu la pensi diversamente, immagino.
Harry scosse la testa. No. Non c' pi nessuno alla fine.
Tranne Dio precis Iris, parlando pi a se stessa che
a lui.
Dio ripet Harry, senza alcuna inflessione, come se
stesse dicendo "sgabello" oppure "spilla".
Dal tuo tono, si direbbe che non credi nella sua esistenza.
Ah, giusto, Dio esiste, come no.
Harry profumava di Old Spice e grasso lubrificante, e
la disinvoltura, la naturalezza con cui aveva posato una
mano sullo schienale della poltrona davanti a lei la resero
inspiegabilmente felice.
Io so che esiste. Ogni volta che scopro un errore sul
lavoro, so che  opera sua. Altrimenti come avrei potuto
accorgermene?
Perch sei brava in quello che fai.
S, ma se sono brava ci sar un perch ribatt Iris con
un sorriso quasi civettuolo. Poi si alz dalla poltrona e si
volt per avviarsi all'uscita. Le luci delle applique disposte
lungo le pareti erano fioche quanto il lume di una candela.
Iris sent Harry camminare alle proprie spalle.
Ti accompagno a casa?
Sono in bicicletta.
Harry non disse nulla, e Iris, non sapendo se la risposta
che aveva dato potesse essere considerata un s o un no, si
diresse verso l'ufficio postale. Harry la segu- Le voci e le risa
della gente echeggiavano nell'oscurit, e gli scrosci isolati di
chiacchiere andavano e venivano guizzando come fiammelle.
Iris incroci le braccia sul petto, la borsetta appesa al braccio.
Che bella serata.
S. Iris sorrise tra s e annu. L fuori, in mezzo a tutti
gli altri, lei e Harry procedevano fianco a fianco, ed era
chiaro che stavano camminando insieme.
Ciao, Joe.
Ehil! replic l'uomo di passaggio, ondeggiando in sella
a una bicicletta.
Dove se ne va a quest'ora della sera?
Pesca notturna, immagino. Alla faccia dei tedeschi.
I tedeschi osserv Iris con fermezza stanno bombardando
gli inglesi.
Harry gir la testa e la guard, ma non seppe leggere
l'espressione dipinta sul suo volto. La guard, poi distolse
gli occhi, e per un brevissimo istante Iris ebbe di nuovo
la spiacevole sensazione di essere stata messa alla prova e
di averlo deluso. I raggi della bicicletta si muovevano senza
sosta, ticchettando.
A ogni modo, non lasceranno mai che arrivino fin qui.
Una cosa  certa osserv Harry con leggerezza. Hai
una maledettissima fiducia in Dio e nel governo.
 per il governo che lavoro comment Iris, sollevata dal
suo tono di voce. Forse non era rimasto poi tanto deluso.
Era proprio questo che intendevo.
Iris alz gli occhi su di lui e scorse il suo sorrisetto. Scosse
la testa. Sarebbe a dire?
Il governo  solo un mucchio di esseri umani proprio
come te e me.
Con un progetto.
Harry fece un fischio. E chi l'ha ideato, questo progetto?
Quelli che stanno ai vertici si affrett a rispondere e
che hanno una visione globale della situazione.  gente che
fa attenzione, che sa le cose.  il loro lavoro.
Gente come te. Harry si spost di lato per lasciar passare
un gruppetto di persone, ma Iris continu a camminare.
Voleva che lui afferrasse bene le sue parole, che capisse.
Diversissima da me ribatt in tono deciso, quando lo
sent tornare al proprio fianco. Harry aveva inclinato la testa
per ascoltarla meglio, e teneva un braccio appena sotto
il suo gomito mentre lei parlava. Io sono pagata per evitare
gli inconvenienti, per controllare che la macchina non si
inceppi. Il mio compito  impedire che il sistema deragli.
E come diavolo pensi di farlo?
Facendo attenzione rispose lei con fare risoluto. Costantemente.
Tenendo gli occhi aperti.  il mio lavoro.
Harry ridacchi nel buio. Sei un po' pazza, vero?
Dipende dai punti di vista disse Iris sorridendo.
Ehil, Frank. Marnie. Harry si era fermato di scatto.
Iris deglut e salut con un cenno del capo la coppia che
avevano di fronte. Marnie Niles era infagottata in un lungo
cappotto, e accanto a lei c'era il marito. A quel punto la
donna diede un colpetto alla mano che Frank teneva posata
con disinvoltura sul suo fianco. "Harry e la direttrice
dell'ufficio postale" voleva dire con quel gesto. "Pensa un
po'." Iris si sent scoppiare il cuore in petto.
Ciao, Harry disse Frank Niles con un sorriso. Miss
James.
Harry rispose con un cenno della testa. Iris, ferma di fianco
a lui, ebbe la sensazione che le luci fossero state accese
tutt'a un tratto.
Dove state andando di bello?
Accompagno Iris a casa spieg Harry prontamente, e
si volt verso di lei, in attesa. La stava aspettando. Iris fece
un cenno con il capo, perch non se la sentiva di proferire
parola. Le palpebre di Marnie si abbassarono appena, come
se avesse colto un segnale.
Arrivederci disse Harry.
A presto rispose Marnie. Iris scese dal marciapiede, seguendo
Harry. Si allontanarono dal luminoso trambusto della
citt per andare nella direzione opposta, dove il braccio
di terra s'incurvava in un pugno, e l cominciarono a risalire
lentamente Yarrow Road, verso il cottage di Iris. Dopo
un prolungato momento di silenzio udirono un rumore di
passi sull'asfalto, un po' pi su lungo la strada, sebbene il
fanale della bicicletta di Iris non rivelasse altro che la siepe
scura e le rose canine cariche di frutti. Infine davanti al fascio
di luce comparve un uomo.
Otto disse Harry.
Il tedesco trasal, alzando gli occhi dalla strada; sembrava
non essersi accorto del loro arrivo, e nemmeno della
luce. Si ritrasse dal bagliore del fanale e si avvicin ai due.
Harry disse, e salut Iris con un cenno.
Tutto a posto?
S, s. Stavo solo passeggiando. Fece un altro cenno
con la testa.
Bene, Otto. Harry gli diede una pacca sulla spalla.
Buona notte.
Buona notte. I passi di Otto si allontanarono da loro,
svanendo nel buio pi completo. Iris si domand come
riuscisse a non perdersi su quella strada immersa nelle
tenebre.
Viene fin quass quasi tutte le sere, credo disse Harry
rimettendosi in cammino.
Iris diede una spinta alla bicicletta. Perch?
Va in cima al promontorio per guardare la Francia.
Oddio sussurr Iris.
La mano di Harry and a posarsi sulla sua, sopra il manubrio
della bicicletta, e la strinse. Come se niente fosse, pens
Iris, stupefatta. Continuarono a salire senza dire una parola.
Iris fece scivolare la mano dal manubrio, e cos si trovarono
a camminare mano nella mano. Pi avanzavano, pi
diveniva tacito e palese che erano arrivati. Ecco come nascevano
certe cose. Bastava cos poco.
E poi, con molta delicatezza, Harry rallent il passo, si
volt verso di lei e pos una mano sulla bicicletta in modo
che la reggessero entrambi, insieme, quindi attir Iris a s,
costringendola a muovere un paio di passi per avvicinarsi
a lui. Era leggermente pi basso di lei, e quando la bocca
di Harry cerc la sua Iris dovette inclinare appena la testa
perch le loro labbra si incontrassero. All'inizio fu un bacio
dolce: le labbra di Harry si muovevano lievi sulle sue,
come a voler fare conoscenza. Poi sembr prendere una
decisione, perch la cinse con pi forza, attirandola ancora di
pi a s, e nel buio, con gli occhi chiusi, a Iris parve semplicemente
di aver varcato una porta e di essersi ritrovata
in quel luogo soffice e umido, avvolta nell'abbraccio di un
uomo, baciandolo e lasciandosi baciare. Allora si rese conto
che avrebbe potuto essere ovunque, in qualunque posto al
mondo, e se quello stesso uomo l'avesse baciata all'ufficio
postale si sarebbe gettata di nuovo in quel cerchio, serenamente,
e si sarebbe lasciata andare sempre di pi, fino a ritrovare
quel punto nel buio, quella vasta e umida apertura.
Si baciarono a lungo, e solo quando si staccarono Iris si
rese conto di essere ancora ferma in mezzo a Yarrow Road
e di avere la mano posata sul manubrio, intirizzita dal freddo.
La infil in tasca, lasciandosi cadere la bicicletta contro
il fianco.
Ti andrebbe una tazza di t?
S rispose Harry e ripresero a salire lungo la strada,
come se nulla fosse, riflett Iris con stupore. Avevano tutto
il tempo del mondo ora, perch sarebbe successo. Sarebbe
successo davvero. Non si era mai sentita cos libera. Ecco
come nascevano certe cose. Bastava cos poco. Si volt e
gli sorrise nel buio, poi si rimisero lentamente in cammino.
Di fronte al capanno di Jim Tom e Maggie Winthrop c'era
qualcuno seduto sulle scale, la brace rossa della sigaretta
come un faro nell'oscurit.
Sera grid qualcuno
Chi ? Jim Tom?
S.
Come va?
Maggie sta partorendo.
Sta andando tutto bene?
S. C' Will Fitch in casa.
Buona fortuna, allora.
Eh, grazie.
Percorsero il resto della strada in silenzio, inerpicandosi
su per la collina, con le luci di Franklin alle loro spalle
come un ammasso di stelle troppo basse, e le pareti delle
case rivestite di assicelle che, al loro passaggio, emanavano
un riverbero violetto nel flebile bagliore lunare. La luce
accesa sotto la veranda dei Fitch gettava nella pi completa
oscurit la schiera di cottage in fondo alla quale sorgeva
quello di Iris, l'unico che il proprietario, Mr Day, avesse
isolato termicamente e provvisto di fornelli.
Noi ci intrufolavamo sempre qui per fumare, da ragazzini,
durante la bassa stagione disse Harry, seguendo Iris
nella piccola veranda e poi oltre la porta d'ingresso. Iris
cerc a tentoni l'interruttore sotto il paralume, e di colpo la
luce si accese. Sebbene fosse pi spazioso rispetto agli altri,
il cottage di Iris era arredato nello stesso, identico modo.
Due sedie a dondolo e un modesto divano disposti in assetto
da conversazione ai margini di un tappeto tondo fatto
all'uncinetto. Due piccole stanze da letto ai lati del soggiorno,
separate da un cucinotto sulla parete di fondo. Era
un ambiente fresco e luminoso, ma la cosa pi importante
erano il cielo e il mare, che si muoveva avanti e indietro
con indolenza di fronte all'elegante cornice delle finestre.
In ogni veranda c'erano due sedie di legno affacciate sul
porto. Era proprio quello che Iris aveva desiderato un anno
prima, al momento del suo arrivo.
Senza guardare Harry, and a prendere il bollitore e lo
port al lavello per riempirlo. L'acqua singhiozz nelle tubature
prima di sgorgare dal rubinetto.
"Voi" chi sareste?
Frank Niles e io. E Fitch. Il padre del medico.
Iris mise il bollitore sul fornello, accese la fiammella pilota
e ruot la manopola del gas. Dal ripiano sopra i fornelli
prese due tazze, che pos sul piano di lavoro. Poi fece
una pausa e, appoggiandosi al muro della cucina, rovist
nelle tasche della gonna per cercare accendino e sigarette.
Ne prese una e se la mise tra le labbra, lieta di aver trovato
un diversivo. Ho sentito dire che era un ubriacone.
Gi si limit a dire Harry.
Iris alz gli occhi. Harry, con delicatezza, le tolse di mano
l'accendino e le sfil la sigaretta. Stava per baciarla di nuovo,
pens Iris, e l in piedi, al centro della cucina illuminata, si
sent pi imbarazzata di quanto non fosse stata l fuori,
nell'oscurit della strada. Harry si sporse verso di lei, appoggiando
le mani al muro di fianco al suo viso, e accost
le labbra alle sue. Senza riflettere, Iris strinse la cintura
slacciata del cappotto di Harry e lo attir a s. Poi sorrise.
Che c'? chiese Harry senza muoversi.
Iris scosse la testa. Ogni cosa sarebbe venuta da s, non
doveva fermarsi a pensare. Il bollitore prese a fischiare, e
Harry allung una mano per spegnere la fiamma.
Dopo un po', lui si ritrasse. Dovrei andarmene disse.
Dovresti?
Harry la baci di nuovo. Dovrei ripet sorridendo. Ma
non voglio.
Iris afferr un lembo della sua giacca e lo stratton come
una bambina.
Aspetta.
Che c'?
Ho una cosa per te. Iris arross e ripercorse il corridoio
per entrare in camera da letto, fermandosi di fronte al
com. Il cuore le batteva talmente forte nel petto da farle
quasi male. Aveva immaginato il momento in cui gli avrebbe
dato il foglio, porgendoglielo con un timido sorriso per
fargli capire che era un gesto compiuto con gioia. Ma ora,
davanti allo specchio del com, vide il proprio volto atterrito.
Cosa avrebbe pensato di lei? Esit.
Oh, per l'amor del cielo mormor tra s. Si chin e apr
il cassetto, infil la mano e la richiuse sulla busta nascosta
tra i maglioni.
Tieni. Sollev la busta davanti a s. Volevo darti questa
prima di...
Harry la guard con aria incuriosita. Cos'?
Tieni ripet lei.
Harry prese la busta dalle sue mani. Una lettera?
Una specie. Non riusciva a guardarlo. Harry volt la
busta ed estrasse il certificato.
Vergine?
Iris annu, arrossendo violentemente.
Harry le cinse la vita tra le mani. Io sono un uomo vecchio
e malandato, sai? Non sono certo un buon partito.
Oh, non intendevo questo... Non stavo cercando di accalappiarti.
Harry rise. E non si pu certo dire che io sia vergine.
Credevo solo che...
Ssh. Harry le sfior il viso. E Iris cap che era tutto a
posto.
Fuori le stelle erano talmente fitte che sarebbe stato impossibile
puntare il dito verso un angolo sgombro di cielo.
Harry si incammin in direzione della citt, il corpo ancora
elettrizzato dal recente ricordo di quella donna tanto a
lungo ammirata che ora, semplicemente, gli si era gettata
tra le braccia. Dopo qualche minuto si volt e cont le luci
delle case che brillavano, una in fila all'altra, da quella di
Bowtch a quella di Fitch, fino ai margini della citt, dove
c'era il cottage di Iris. Gli si affacci alla mente l'immagine
di Iris che camminava al suo fianco tra la folla, la schiena
ben dritta. Cosa gli stava dicendo? Ricord di aver pensato
che i suoi capelli profumavano di limone e di essersi sporto
verso di lei mentre parlava. Infil le dita nella tasca del
cappotto in cui aveva riposto il certificato, vicino al cuore,
e percorse il resto della strada che conduceva in citt con la
mano delicatamente adagiata sul foglio di carta.
All'improvviso ud un suono simile al verso di un animale
finito in una trappola. Aggrott la fronte e si ferm
di scatto, tendendo l'orecchio. Il suono mut in un gemito,
il gemito si fece pi intenso, e perfino dal punto in cui era,
all'esterno e a parecchi metri di distanza, Harry cap che si
trattava di Maggie. "Cristo." Sbianc in volto, continuando
ad ascoltare. "Cristo santo." Allora si gir e si allontan
da quel rumore in assoluto silenzio, scendendo lungo
la strada buia che portava in citt.
...
.
...
7.
...
.
...
Mentre il grido si smorzava nella stanza, Maggie giaceva
sul letto, sudata e visibilmente indebolita. E quel che era
peggio, le contrazioni stavano rallentando. Erano trascorsi
undici minuti fra questa e quella precedente.
Maggie sussurr Will. Devo portarti a Nauset.
Ora Maggie stava tremando. Will non era certo che avesse
sentito le sue parole.
Maggie. Si protese in avanti per aiutarla a mettersi in
piedi.
D'improvviso Maggie emise una specie di ringhio. Devo
alzarmi! url. Will, ho bisogno di alzarmi! Lo guard
con occhi ciechi e furibondi, il petto ansante. Maledizione,
gli sarebbe servito un altro paio di mani. Le gambe della
donna erano scosse da tremori convulsi mentre si rigirava
su un fianco, ma era troppo spossata per mettersi a sedere
e scendere dal letto.
D'accordo disse Will. D'accordo, Maggie. Si sedette
dietro di lei e le fece passare le braccia sotto le ascelle,
per poi spingerla in avanti e metterla in piedi. Si scostarono
dal letto un paio di passi, e Will si rese conto che la
donna era troppo debole per reggersi da sola, che era lui
a tenerla su. Tutt'a un tratto Maggie si pieg in avanti con
un profondo grugnito, chiudendo gli occhi, e il bambino
le schizz fuori tra le gambe, andando a finire dritto sul
pavimento. Maggie fece un altro ringhio lacerante, dopodich
si accasci.
Merda! grid Will. Maggie cadde sulle ginocchia, e
Will la sorresse di nuovo, aiutandola a sedersi di fianco al
neonato coperto di sangue che si contorceva sul pavimento.
Va tutto bene ansim Will. Va tutto bene, Maggie,
stai tranquilla.
La sua esperienza prese il sopravvento. Muovendosi con
rapidit, Will ripul gli occhi e il naso del bambino e gli liber
le vie respiratorie con una pompetta. Strinse la creatura
a s, e il suo piccolo petto fece il primo respiro.  una femmina,
Maggie disse Will, euforico. Che ne dici, Maggie?
Una bella femminuccia. Poi, velocemente, strinse e recise
il cordone ombelicale e un'improvvisa felicit lo pervase
mentre asciugava la neonata da capo a piedi e la avvolgeva
in una coperta pulita. Era andato tutto bene. L'alba cominciava
a screziare di rosa la notte. Era fatta. La bambina
lanci un altro vagito, flebile ma agguerrito, e Will la guard
sorridendo, prima di sistemarsela sul braccio e voltarsi
per consegnarla alla madre.
Maggie pareva essersi addormentata l, sul pavimento,
gli occhi chiusi, madida di sudore e spossata dallo sforzo,
il volto esangue. Aveva perso conoscenza: l'odore e la febbre
erano stati segnali ammonitori. Will adagi la neonata
al centro del letto.
Maggie disse in tono brusco, cercando di svegliarla.
Con una rapidit che non credeva di poter avere, sollev
Maggie in piedi e la fece sdraiare sul letto accanto alla
bambina. Le alz la camicia da notte e tast l'utero per controllare
che fosse pronto a espellere gli annessi fetali, ma
non appena vi infil la mano un coagulo di sangue delle
dimensioni di un melone si rivers sul letto, emanando un
tremendo fetore. Va tutto bene, Maggie disse Will, terrorizzato.
L'odore pervase la stanza, denso, quasi solido.
Andr tutto bene.
C'era troppo sangue. Ne era fuoriuscita una quantit spaventosa,
e altro ancora le pulsava fra le gambe. La neonata
apr la bocca ed emise un suono sottile e stridulo, ma a
Will parve che Maggie non l'avesse sentito. Era troppo impegnata
a correre a ritroso per abbandonare questa vita, il
volto sempre pi pallido, il respiro rantolante. Era in un
bagno di sudore, e il sangue non la smetteva di sgorgare.
L'emorragia l'avrebbe uccisa.
Maggie? Will controll il battito, premendole la mano
sul collo. C'era, ma era tremendamente debole.
Maggie, fermati. Will sent la propria voce supplicare
la figura ansante distesa sul letto proprio come avrebbe fatto
qualsiasi uomo disperato, non certo un medico, gridando
all'imboccatura del tunnel nel quale Maggie sembrava addentrarsi
sempre di pi. Fermati. Devi restare qui.
Rovist nella sua borsa in cerca della segale cornuta
e riemp la siringa, picchiettando le dita contro il vetro
in modo che il liquido trasparente salisse fino alla punta
dell'ago. Quando per si volt verso la donna stesa sul letto,
silenziosa e priva di conoscenza, si accorse che ormai
aveva smesso di rantolare. Maggie si era semplicemente
fermata. Le tast di nuovo il polso, ma questa volta non
sent nulla. Allora raddrizz la schiena, lasciando che la
siringa spruzzasse invano il suo contenuto sulle coperte.
Il tempo si dilat a dismisura, mentre il suo cervello cercava
di convincersi che da quel punto non c'era modo di
tornare indietro neanche di pochi istanti, a quando Maggie
era ancora viva e lui stringeva la neonata tra le braccia.
Non c'era modo di tornare indietro, neppure di mezz'ora.
Come aveva potuto perderla? Come aveva potuto? Ma
era stata colpa sua? O piuttosto c'era qualcosa che non andava
in lei? Possibile? Nessuno avrebbe potuto arrestare
l'emorragia, e una parte di lui lo sapeva: l'utero aveva ceduto,
trascinando con s il resto del corpo. Forse, se fossero
stati in ospedale, se ci fossero stati altri medici o un'infermiera...
Un singhiozzo gli serr la gola, e Will scosse violentemente
la testa: non c'era tempo per le lacrime.
Sent i passi di Jim Tom sulle scale; stava per raggiungerli.
Doveva coprire Maggie, doveva sistemare il letto. Che
fare, in una situazione del genere? La bambina tir fuori una
manina dalla coperta nella quale era avvolta, e Will pens
alla vita che attendeva quella piccola creatura e i bambini
al piano di sotto, rimasti senza madre. Vide il primogenito,
il ragazzino che cantava, alzare gli occhi sul padre che entrava
con passo pesante nella stanza. Vide le serate a venire,
con i bambini e il padre seduti a tavola per cena. Vide il
posto vuoto, quello pi vicino ai fornelli. Arriv a figurarsi
un giorno d'estate, magari di l a due anni, con la bambina
che camminava accompagnata dai fratelli, e se li vide
passare accanto, accanto al medico incontrato per strada.
Si sent i loro occhi puntati addosso.
E lui lo avrebbe saputo. Malgrado la compassione dei
concittadini, i sussurri e i cenni del capo - "il medico ha
fatto del suo meglio" -, dentro di s lo avrebbe sempre saputo:
Maggie era morta perch lui non aveva interpretato
correttamente i segnali. C'erano stati degli avvertimenti, e
non li aveva colti in tempo per salvarla.
Will si alz, imbrattato di sangue, e rimase inchiodato in
un punto al centro della stanza, registrando la scena con la
perfetta lucidit della sua mente esausta. Maggie era morta
perch lui aveva fallito. Era un Fitch, dopo tutto. Era quello
il suo posto nella lotteria della vita. Era quella la sua guerra.
La mano si era infilata nella boccia di vetro e aveva estratto
il suo numero. La vita di ognuno ruota attorno a un unico
fatto cruciale, ripeteva sempre Emma. Ecco qual era il suo.
Will? grid Jim Tom dal vano della porta.
...
.
...
8.
...
.
...
"Buona sera" diceva la gente quando incontrava Emma
per strada. "Buona sera", e poi di nuovo "Buon giorno".
Per tutto il mese che era seguito al funerale di Maggie, una
volta che Will era tornato al lavoro, giorno dopo giorno gli
abitanti della citt si erano mostrati molto gentili, davvero
molto gentili. Erano queste le parole che vorticavano senza
sosta nella testa di Emma, cingendola come uno scialle.
Una sera, al negozio, Emma si era chinata per prendere
l'amido di mais, e le donne nel corridoio vicino non si erano
accorte di lei.
Ho visto la bambina stava dicendo Marnie Niles a
Florence Cripps. Emma si volt.
 bellissima, non trovi? replic Florence.
Sembra che Jim Tom stia tenendo duro.
Scommetto che Will si sente in colpa sospir Mrs Cripps.
Be', Dio solo sa se anche i bravi medici non hanno i loro
piccoli cimiteri.
Senza dire una parola, Emma gir i tacchi e pass accanto
alle due donne dirigendosi verso l'uscita, ignorando i
loro richiami. Percorse tre isolati a piedi lungo strade sempre
pi buie per andare da Will. Ma le luci erano spente in
ambulatorio, e quando raggiunse l'ingresso not un cartello affisso alla porta che recava una scritta nella grafia minuta
del marito: "Torno domani". Nient'altro. Gli occhi le
si riempirono di lacrime, cos si volt e si avvi verso casa.
Il mattino in cui Maggie era morta, quando Will era rincasato,
Emma gli era corsa incontro, ed era tale la gioia di
rivederlo che non le era neanche passato per la mente che
dietro il suo volto cinereo potesse celarsi qualcosa di tanto
terribile. Sulle prime aveva creduto fosse soltanto esausto
per la lunga notte trascorsa a casa di Maggie, ma a un certo
punto si era resa conto che il marito continuava a tenerla
stretta a s.
"Che  successo?" gli aveva chiesto, cominciando a spaventarsi,
e si era ritratta per guardarlo in faccia.
Will aveva scosso la testa.
"Cosa? Cosa c'?" Si era avvicinata di nuovo a lui. Will
aveva cominciato a piangere tra i suoi capelli, e lei lo aveva
tenuto stretto a s, lasciando che le lacrime le bagnassero
i capelli e le scivolassero sulla fronte, cercando di indovinare
cosa fosse successo.
"Il bambino?" aveva sussurrato alla fine. " capitato qualcosa
al bambino?"
Will l'aveva stretta ancora pi forte.
"Will?"
"No" aveva singhiozzato lui tra i suoi capelli. "A Maggie."
"A Maggie?" Emma non capiva cosa stesse dicendo.
"Ho perso Maggie."
Allora Emma si era sciolta dall'abbraccio. "Non capisco.
Cosa vuol dire?" Ma il cuore aveva iniziato a martellarle
nel petto.
"Maggie  morta. L'ho persa."
"No, non sei stato tu" si era affrettata a dire. "Non sei stato
tu, Will. Tu non c'entri. Ci sar stato qualcosa che non
andava. Non  stata colpa tua."
Will non aveva risposto.
"Will?"
"Non sono riuscito a fermare l'emorragia."
Non sembrava essersi accorto che Emma lo aveva stretto
di nuovo a s. Gli aveva accarezzato il volto. "Va tutto
bene" aveva mormorato. Will aveva chiuso gli occhi. "Va
tutto bene" lo aveva consolato. Will era rimasto ad ascoltarla,
ed Emma aveva quasi creduto che si fosse assopito,
quando tutt'a un tratto si era rianimato e aveva scrollato la
testa, come se in quel preciso istante avesse deciso qualcosa.
"Non importa."
Emma gli aveva preso il viso tra le mani. "Che cosa non
importa?"
Will aveva teso le braccia e stretto le mani della moglie
tra le sue, facendola sedere vicino a s.
"Che cosa non importa, Will?" aveva chiesto di nuovo.
"Tutto questo."
"Cosa intendi?"
Will era rimasto in silenzio.
"Rispondimi, Will" aveva insistito Emma. "Guardami."
Il volto che Will aveva alzato verso di lei era segnato da
una tale angoscia che Emma aveva avvertito l'impulso di
tappargli la bocca con le mani per impedirgli di parlare.
Emma varc la porta di casa e si tolse lo scialle, lentamente,
e lentamente lo ripieg, posandolo sulla panca. La radio
era accesa - Will la teneva sempre accesa, ormai -, ma era
difficile distinguere le parole. Si lev il cappello e lo adagi
sopra lo scialle ripiegato. Infine si tolse il cappotto e lo
appese all'attaccapanni. Quando gir l'angolo e comparve
sulla soglia del salotto, Will le tese la mano.
"La primissima volta che vidi la gente in un rifugio sotterraneo"
stava dicendo una voce maschile "fu nella grande
stazione della metropolitana di Liverpool Street. Erano
pi o meno le otto di sera, e non c'erano state incursioni
aeree, perci dovevo essermi in qualche modo convinto
che quel giorno non ci sarebbe stato nessuno laggi, oppure
che, se ci fosse stato, sarebbe stato invisibile o qualcosa
del genere, perch non ero assolutamente pronto a vedere
quelle persone, centinaia di persone, sedute e sdraiate
sulle panche disposte lungo le due pareti come se fossero i
sedili di un tram sconfinato. E, quando mi addentrai nella
stazione, ne scorsi a migliaia. Migliaia di persone che alzavano
lo sguardo vedendoci passare, con i nostri bei vestiti
e i nostri inconfondibili cappelli americani. Provai un tremendo
senso di colpa attraversando quel rifugio; mi vergognai
di stare l a guardare. Un edificio bombardato pu
somigliare a qualcosa di gi visto, potrebbe benissimo essere
stato devastato da un uragano. Ma trovarsi di fronte a
migliaia di persone cadute in miseria, che non hanno pi
niente, sdraiate in posizioni assurde sul freddo acciaio con
tutti i loro vestiti addosso, raggomitolate sotto una coperta,
le luci puntate negli occhi e i polmoni pieni di quell'aria
fetida, sdraiate l sottoterra, come conigli, senza combattere,
senza nemmeno impazzire, semplicemente inermi, oppresse,
condannate a un'attesa inerte..."
Hai sentito? disse Will dalla porta.
Che cosa? Emma pos lo sguardo sul suo volto, poi,
stancamente, lo rivolse alla radio.
"Grazie, Mr Pyle" disse una voce. "Da Londra  tutto."
L'hai sentito? Hai sentito com' la situazione? Va di male
in peggio. Hanno bisogno del nostro aiuto. Non ci sono abbastanza
medici.
"E a Washington, questa mattina..." Una voce diversa,
impostata, irruppe nella stanza.
Will si avvicin alla radio e la spense. Devo andare.
Andare? chiese lei con veemenza. Andare dove?
A Londra rispose lui, come se fosse la cosa pi ovvia
del mondo.
Will disse Emma in tono sommesso, perch aveva
paura di parlare pi forte, di dare piena voce a quel pensiero.
Tu sei il nostro medico. Non puoi andartene.
C' Lowenstein.
Lowenstein  andato in pensione.
 un bravo medico. Will sporse il mento in avanti. Non
ha mai commesso errori, lui.
Ah. Finalmente Emma cap la triste logica che c'era
sotto.  per via di Maggie.
Will scosse la testa, eccitato. L'hai detto tu stessa, il mese
scorso. Sei stata proprio tu a dire che dovevamo fare qualcosa,
ricordi? Per quel bambino.
Bambino? Emma chiuse gli occhi. L'impeto del marito
era eccessivo, febbrile. Quale bambino?
Quello che aveva perso la madre. Il bambino che la giornalista
aveva riportato a casa. Era rimasto solo. Non puoi non
ricordarlo, tesoro, l'hai detto tu stessa. Laggi queste cose
stanno succedendo per davvero, in questo istante. In questo
istante, forse, quel bambino sta vagando per le strade...
Smettila! gemette Emma e apr di colpo gli occhi, affranta.
Il vero pericolo non era giunto dalla lista di leva, ma
da Will. Da Will in persona.
Amore, laggi c' gente che ha bisogno di aiuto, di un altro
paio di mani, e io posso offrirglielo.  questo il punto. 
questo che intendevi tu, anche se non l'hai detto chiaramente.
Se sappiamo che ci sono persone in difficolt, proprio ora,
nello stesso momento in cui noi stiamo parlando, non possiamo
distogliere lo sguardo. E non lo dico in senso figurato.
Dobbiamo andare.  una questione di umanit. Si basa tutto
su questo. Gli esseri umani non distolgono lo sguardo.
Emma rimase a fissarlo. Quanto poco sapeva di lui, quanto
poco lo conosceva, dopo tutto.
Puoi metterla gi bene quanto vuoi, Will, ma non  necessario
che tu vada. Non devi dimostrare un bel niente.
Quello che  successo qui non  stata colpa tua insistette.
Quello che stai per fare non ha alcun senso.
Senso? Will balz in piedi.  la sola stramaledetta
cosa che abbia senso. E ci che  successo con Maggie ne 
stata la prova.
La prova di cosa?
Will non rispose.
La prova di cosa, Will? Emma faticava a respirare. La
prova di cosa?
C'era lo spettro del padre di Will, anzi no, non era lo
spettro: era il padre di Will in carne e ossa, proprio l, abbandonato
su una sedia della cucina, i capelli bianchi pettinati
e imbrillantinati con cura, l'alito che puzzava di gin.
Un essere assolutamente innocuo per tutti, tranne che per
la sua famiglia.
Will continuava a non rispondere. E il padre alz gli occhi
su di lui e gli fece il suo consueto sorrisetto indolente.
Sconfitto.
Pap era proprietario della banca della citt, e l'ha persa.
Si interruppe e scosse la testa. Peggio ancora. Pap
era proprietario della banca, ma quando la perse, quando
tutte le banche crollarono, nel '32, sbarr le porte e chiuse
fuori i suoi concittadini per tre giorni.
Per tre giorni rimase seduto l dentro senza dire una parola.
Non osava nemmeno affacciarsi alla finestra. Allora Mr
Cripps, Frank Niles e Lars Black - tutte persone che hai conosciuto
- andarono l e continuarono a battere i pugni contro
la porta, giorno dopo giorno. Il mattino del quarto giorno,
Harry Vale e altri trascinarono su dalla spiaggia l'albero
di una barca da pesca e abbatterono la porta della banca.
Non le aveva mai raccontato quella parte.
Pap era seduto l dentro, con una baionetta tedesca della
Grande Guerra appoggiata sulle ginocchia, e sbraitava.
Will sbuff. Come una specie di eroe di Alamo, o per chiss
quale stramaledetta idea del dovere. Per proteggere...
Cosa successe poi? sussurr Emma.
Non successe un accidenti di niente. Pos a terra l'arma,
usc dalla banca e torn a casa da mia madre.
Emma stette in attesa, talmente agitata da non riuscire
a parlare.
Da quel giorno tir avanti cos, per anni e anni, come
il personaggio di un libro che abbia esaurito la sua parte,
conciato come un perfetto impiegato, i capelli tirati indietro
con cura, una camicia e i pantaloni cachi, e in bocca l'odore
acre del gin. Doveva morire subito, fulminato in quello stesso istante, nel momento della disfatta. Sarebbe stato
meglio, per mia madre e per me, andare incontro alla fine
insieme a lui.
La fine di cosa? chiese Emma, incredula.
Della vita! grid Will. Quando fosse arrivata. Sarebbe
dovuta finire cos e schiocc le dita.
Emma si ritrasse.
Sareste dovuti morire allora? chiese Emma.  questo
che vuoi dire?
Che strane domande fai.
Sto solo cercando di capire cos'hai in mente disse lei
in tono rassegnato.
Voglio aiutare la gente.
No, tu stai solo scappando sibil Emma. Stai scappando.
Lui si irrigid.  questo che pensi?
S.
Annuendo, Will diede una spinta alla porta della cucina
e se ne and. Emma rimase immobile al centro della stanza
guardando il battente oscillare avanti e indietro, avanti
e indietro, fino a chiudersi. Lasciamo che si ammazzino a
vicenda, pens, lasciamo che si taglino la gola l'un l'altro:
perch dovremmo aiutarli? Perch la vita di altre persone
doveva valere pi della loro? Che diritto aveva l'Europa
di prenderselo, sottraendolo alla sua citt o a lei? E perch
lei, con tutto quello che aveva gi dato, con tutto quello che
aveva sofferto, doveva dare ancora?
Un grido secco si lev all'esterno, ed Emma volt la testa
verso la finestra sopra il lavello. Era stato un bambino?
Si mise in ascolto. Eccolo di nuovo. Un bambino che non
voleva saperne di dormire, forse in una delle case vicine.
Emma si strinse il cardigan sul petto. Poi ud un altro grido,
questa volta molto pi vicino, e vide qualcosa di bianco
sfrecciare di fronte alla finestra librandosi nell'aria, il
becco aguzzo aperto mentre si fondeva con il cielo spento.
Un gabbiano. Era stato il grido di un gabbiano. Rabbrivid
mentre il puntino bianco scompariva nel grigiore del giorno,
infastidita per essersi ingannata in quel modo.
Varc con passo deciso la porta della cucina e percorse
il corridoio. Will era seduto in salotto, al buio, appoggiato
contro i cuscini della madre.
Will?
Sei mesi sussurr il marito. Sar di ritorno per l'estate.
Emma stette a guardarlo un lungo istante prima che le sue
labbra si schiudessero per mormorare una risposta. Cosa poteva
dire? Come avrebbe potuto trattenerlo? Ormai se n'era
gi andato. D'accordo disse lentamente, a bassa voce.
Nel giro di tre settimane Will ricevette la risposta del City
Hospital di Londra. Si dissero lietissimi di accoglierlo tra il
personale sanitario. Poi, in un mese e mezzo, organizz il
viaggio e si procur i documenti. Infine fece i bagagli, decidendo
di portare con s il minimo indispensabile. E quando
giunse la mattina della partenza, Will allung la mano
e la pos sulla maniglia della porta, aprendola come se fosse
un giorno qualsiasi. Il freddo sole invernale si rovesci
nell'anticamera. Emma si strinse la borsetta al petto e, passandogli
accanto, varc la soglia.
Aspetta disse lui e la attir di nuovo all'interno. Dammi
un bacio qui, dentro casa. Emma alz lo sguardo su di
lui. L'attenzione di Will era tutta rivolta al soggiorno, quasi
volesse metterlo in un fagotto, gettarselo sulla spalla e portarlo
via con s. Emma pos le mani sul cappotto di Will e
chiuse gli occhi, tastando la consistenza delle sue braccia
sotto le maniche. Arrivederci sussurr Will. Emma gli si
fece ancora pi vicina e lo abbracci, stringendolo con forza
a s. "Dio." La parola le risuon nella mente, la gola troppo
serrata per emettere suono. "Dio. Dio. Dio. Dio. Guarda gi."
Dimostramelo, Will disse con il viso affondato nel suo
cappotto.
Che cosa? mormor lui.
Dimostrami che la gente pu sopravvivere.
Vedrai le disse, e si sciolse dall'abbraccio.
Uscirono di casa. Sopra di loro, i gabbiani si tuffavano
e rituffavano nell'azzurro di quella luminosa giornata invernale.
Emma, con aria composta, prese Will sottobraccio.
Lui aveva una mano posata sulla cintura del cappotto
di lei, e con l'altra and a cercare le sue dita. Si tennero
per mano, avanzando come se stessero pattinando. Non la
guard nemmeno una volta, ma Emma sentiva i loro fianchi
che si sfioravano mentre la conduceva in fondo alla discesa
di Yarrow Road.
Emma avrebbe voluto cancellare tutto il resto. Cancellare
il tempo, la citt. Tutto quanto, tranne le loro mani e la
cadenza dei loro passi. Il cielo parve levarsi di scatto e fuggire
via, ingobbito come un gatto. Era una giornata mite,
come pu capitare talvolta d'inverno, e sembrava quasi che
maggio si fosse intrufolato di soppiatto in quel mattino di
gennaio. Non tirava un filo di vento. Continuarono a camminare,
e sotto il silenzioso cielo mattutino Emma immagin
di poter deformare il tempo come fosse una caramella
gommosa, allungandolo tra le proprie mani, di pi, sempre
di pi, fino a raggiungere il punto di massima sottigliezza,
per poi fermarsi un attimo prima che si spezzasse. Si illuse
di poter restare a vivere l, in un punto al centro del tempo,
senza pi dover andare avanti, n guardare indietro.
E in quel momento, stretta a lui senza parlare, avanzando
verso una meta indistinguibile, riusc quasi a credere che
stessero camminando al di sopra del tempo.
La strada rimase deserta fino al centro abitato. Nessuno
era venuto a dirgli addio. Accanto al marciapiede, davanti
all'ufficio postale, il motore dell'autobus girava al minimo.
Mr Flores aveva qualche problema con il portellone del vano
bagagli, cos ritard la partenza di qualche minuto mentre
lui e Will forzavano la serratura, ma poi, di punto in bianco,
Will le diede un ultimo bacio e se ne and.
...
.
...
INVERNO 1941.
...
.
...
9.
...
.
...
Un giorno una persona che incontravi ogni mattina era l,
e il giorno dopo non c'era pi. Era questo il solo modo che
Frankie avesse trovato per parlare del Blitz. Il piccolo poliziotto
all'angolo della strada, il droghiere guercio, le persone
con le quali scambiavi due parole andando al lavoro,
a fare spese, sull'autobus. Persone che non conoscevi ma
che percorrevano la tua stessa strada, tessendo la tela anonima
della tua vita. Gli edifici, i giardini, il profilo dei tetti,
erano cose delle quali era possibile descrivere l'assenza,
ma per la scomparsa di un uomo, di un ragazzino o della
donna che aspettava sempre l'autobus all'ora in cui lo prendeva
lei, Frankie aveva trovato ben poche parole: un tempo
c'erano. E io li ho visti.
Fare giornalismo, per lei, aveva sempre significato allineare
una serie di dettagli - la calura di una giornata, l'orlo
sfilacciato della gonna di una signora - dettagli che, come
sassi trascinati a riva dalla corrente, se ne stavano l ad
aspettare di essere raccolti e disposti a formare una storia.
Da quando era arrivata in Europa, Frankie aveva accumulato
un dettaglio dopo l'altro per Ed Murrow e per se stessa.
Gli ammassi di vetri rotti, candidi come neve, gli ordigni
che piovevano dall'alto, il cielo oscurato dai bombardieri
larghi quanto un isolato, la nervosa insofferenza delle persone
che, scese nei rifugi sotterranei in attesa che l'incursione
finisse, d'un tratto non ce la facevano pi a resistere
- "non un solo minuto di pi, hai capito?" - e cos si alzavano
in piedi e uscivano in strada nel bel mezzo del caos
bramando che la notte finisse, che le bombe cessassero, e
restavano uccisi mentre camminavano, sospinti dal desiderio
che la fine giungesse anche per loro, una buona volta.
E Frankie aveva creduto che quei brandelli di vita, una
volta ricongiunti, avrebbero preso forma. Ma non c'era forma
quel mattino in cui, dopo aver accompagnato a casa il
piccolo Billy, aveva varcato il portone del proprio palazzo,
dov'era stata immediatamente travolta dall'odore acre di
gas e cenere. E per quanto la sua mente avesse registrato
l'azzurro del cielo nel punto in cui l'onda d'urto dell'esplosione
aveva divelto il retro dell'edificio con un taglio netto,
come se un ascensore fosse precipitato a gran velocit
per tutti e cinque i piani, Frankie era corsa su per le scale
fino alla porta del suo appartamento, che era ancora in
piedi sebbene in fondo al corridoio sventrato non ci fosse
altro che cielo. La parte posteriore della casa era semplicemente
svanita, mentre quella anteriore era rimasta la stessa,
con la lampada sul tavolo e gli attaccapanni fissati alla
porta, dov'erano appesi il cappotto di Harriet e quello di
Dowell. Era irreale. Non c'era forma. Per alcuni secondi era
stata sulla porta a fissare il cappotto di Harriet, rendendosi
conto che la camera da letto sulla sinistra non c'era pi,
mentre alla sua destra la luce del mattino si riversava direttamente
nella stanza attraverso le finestre senza vetri del
salotto, poi aveva scorto una lettera del cugino di Harriet
dalla Polonia che aspettava pazientemente vicino alla porta,
appoggiata con assoluta naturalezza alla parete. Aspettava
Harriet.
"Harriet?" aveva gridato, la voce piena del terrore che le
serrava la gola.
Non c'era forma per dettagli del genere. La forma era la
menzogna dei romanzieri.
Eppure, pens incamminandosi verso la Broadcasting House,
la storia degli ebrei che aveva catturato l'interesse di Harriet
ma non quello dei giornali stava a poco a poco assumendo
una forma chiara e terrificante. Nella stanza che aveva preso
in affitto dopo che Harriet era rimasta uccisa, Frankie aveva
fatto propria l'abitudine dell'amica di conservare le notizie
riguardanti gli ebrei d'Europa. Un bizzarro collage di
fogli si stendeva sull'ampia parete davanti alla scrivania di
fortuna; vi erano affissi, senza un ordine particolare, articoli
di giornale, le lettere dei cugini polacchi di Harriet, biglietti
vergati a mano rinvenuti nei parchi e sui muri degli edifici:
"Jens Steinbach, sei qui?" (questo era stato scritto sia in
tedesco sia in inglese).
A quel punto gli ebrei alsaziani, convogliati nella zona
non occupata, si erano gi mescolati a quelli tedeschi che
erano stati condotti oltre il confine per unirsi alla fiumana
di ebrei prelevati dall'Austria, da Danzica e dai territori
sudeti della Cecoslovacchia, e tutti insieme erano confluiti
nell'estremo Sud della Francia, dove gli uomini erano stati
trasferiti nei campi di Le Vernet o Les Milles mentre le
donne e i bambini erano stati mandati a Gurs. Di fronte alla
penuria di cibo, indumenti, abitazioni e scorte mediche, la
loro folle corsa verso un paese straniero si era trasformata
in una corsa contro la morte.
Il mese precedente, il governo di Vichy si era detto disposto
a rilasciare le migliaia di persone detenute nei campi
di prigionia purch fossero in grado di dimostrare che
un qualsiasi altro paese era disposto ad accoglierle. Aveva
chiesto agli Stati Uniti di concedere asilo in particolare
a quegli "ebrei costretti ad abbandonare Lussemburgo,
Belgio e Germania". Ma il segretario di Stato Cordell Hull
aveva opposto un rifiuto, sostenendo che "i principi fondamentali"
del Comitato intergovernativo per i rifugiati non
consentivano di favorire una particolare razza, nazionalit
o fede religiosa. Gli ebrei venivano internati in quanto
ebrei, e proprio in quanto ebrei si vedevano negare il diritto
di asilo.
Questi "errori burocratici", aveva scritto Harriet, erano
esseri umani intrappolati per colpa di un pezzo di carta e
ora confinati in campi come quello di Gurs, con sessanta
persone per stanza. "Mandate cibo, indumenti, biancheria
intima e medicinali" erano i messaggi inviati dall'interno
del campo, affidati a quei parenti che erano riusciti a uscirne.
"Mandate cibo, indumenti, biancheria intima. Avvisate
mia sorella. Avvisate mio cugino." Foglietti infilati nelle
mani dei visitatori in procinto di lasciare il posto in cui
erano radunate diecimila donne, tutte in attesa di notizie.
Diecimila foglietti.
"Il dipartimento dell'immigrazione non rifiuta i visti" aveva
scritto Kirchway, un amico di Frankie, su "The Nation".
"Si limita a frapporre una lunga serie di ostacoli."
A Farmington, dove Frankie aveva frequentato la scuola,
c'era un'insegnante che masticava il cibo con incredibile
lentezza, tanto che lei era arrivata a pensare che la donna
si distraesse fra un boccone e l'altro, standosene seduta al
tavolo rotondo con la forchetta nella mano sinistra e il coltello
nella destra, le scolare disposte in cerchio, tranquille,
a conversare lentamente per adeguarsi ai ritmi dell'insegnante
addetta a sorvegliarle, che masticava e pensava
e masticava. E una sera Frankie si era semplicemente appoggiata
allo schienale della sedia, aveva aperto la bocca e
si era messa a gridare.
"Du calme" Frankie sent echeggiare nella testa la voce
della madre. "Du calme."
Ma ormai era pressoch impossibile fingere di non vedere
quanto stava accadendo sotto gli occhi di tutti, in Europa.
Gli ebrei erano sottoposti a un pogrom permanente,
incessante. E l'aristocratica abitudine di ignorare qualsiasi
passione o presa di coscienza troppo intensa, lasciando calmare
le acque per poi riflettere e ponderare la situazione,
apparteneva alla generazione di sua madre. Accettabile per
Mrs Dalloway, impossibile per Mrs Woolf. Uno scrittore, un
vero scrittore, una volta entrato in possesso di una storia
si getta a capofitto tra le sue rapide, gli occhi fissi sull'acqua,
pagaiando in fretta verso il centro della corrente per
vedere ogni cosa al meglio, il pi da vicino possibile. E una
visione del genere non pu prescindere dall'osservazione
della nuda, brutale crudelt. I tedeschi, di fatto, stavano rinchiudendo
gli ebrei nei campi e nei ghetti, e semplicemente
li lasciavano l a morire. Se Frankie fosse riuscita a raccontare
quella storia, a raccontarla con la stessa efficacia con
cui Murrow stava raccontando il Blitz, avrebbe fatto s che
gli ebrei e le loro sofferenze finissero sulle prime pagine, e
in questo modo avrebbe riunito in un racconto esaustivo
tutto ci che fino ad allora era stato seppellito sotto montagne
di dettagli, e che poteva ancora essere accantonato
come un evento casuale e involontario.
"Non mi piace com' diventata la tua voce, cara" le aveva
detto la madre al telefono la settimana passata. "Sembri..."
Un lungo fischio era risuonato da un capo all'altro
della linea, il vasto silenzio del mare che si parava tra lei
e la madre, ciascuna in piedi nel corridoio di casa propria.
"Come ti sembro, mamma?"
"Disperata."
"Lo sono."
"Torna a casa, tesoro" aveva detto la madre. "Torna e rimani
qui per un po'."
La luna era rossa, quella sera, infiammata dai fuochi riflessi
sulle acque ghiacciate del Tamigi. Sebbene fosse ormai
avvezza a notare simili dettagli, il modo in cui li descriveva
aveva perso efficacia ai suoi occhi. "Finora non
ho fatto altro" pens Frankie salendo le scale quasi di corsa,
diretta all'ufficio di Murrow "che trasmettere immagini,
seppur vivide. Immagini del Blitz. E intanto la storia di
Harriet continua a svilupparsi."
Si ferm sulla porta aperta dell'ufficio di Murrow.
Frankie. Ed si alz, fece il giro della scrivania per raggiungerla
e con un gesto la invit a sedersi. Frankie lo salut
con un sorriso e si lasci cadere sulla sedia. Sulla scrivania,
una copia del "New York Times" di due settimane prima era
piegata in tre accanto a un panino. Una sigaretta era accesa
nel posacenere. Anche Frankie prese una sigaretta, e
Murrow le si avvicin con l'accendino. Lei si chin sulla fiamma
e lo ringrazi con un cenno del capo, espirando fumo.
Mandami in Francia, Murrow. Ti prego.
L'uomo chiuse di scatto l'accendino e lo infil in tasca.
Frankie rimase immobile, nella morsa di una smania
irrequieta, ma poich sapeva che il suo capo ne avrebbe tratto
l'impressione di una donna esausta ed eccitabile, fece un
cenno con il mento in direzione dei fogli sparsi sulla scrivania.
Qualche novit?
Murrow la scrut con calma. Che succede, Frankie?
E va bene. Frankie lo guard e indic la copia del
"Times". Sulla prima pagina di quel giornale  arrivato un
solo articolo sulla situazione dei rifugiati ebrei in Francia. E
riguardava la risposta data dal segretario Hull ai francesi.
Tutte le informazioni recuperate da Harriet sono state seppellite
nelle pagine centrali. Perch certe storie non fanno
presa? Perch non vogliono capire?
Capire cosa, Frankie?
A cominciare dalla Spagna esord Frankie, lanciandosi
in un'invettiva la guerra in Europa, con gli anni, ha eliminato
i confini tra il campo di battaglia e le case della gente,
imperversando nei villaggi, mettendo in fuga i civili, costringendo
gli abitanti a scappare dalle loro case, a lasciare
la Spagna per la Francia. A questi sono andati ad aggiungersi
gli ebrei espulsi dai nazisti, e alla fine si  creata un'ondata
di persone che ha attraversato l'Europa intera ed  andata
a impantanarsi nel Sud della Francia, dove questa gente
pu solo sedersi e aspettare, la schiena rivolta al mare.
Continua.
La storia dei rifugiati di guerra la conosciamo tutti. Ma
chi c' davvero, dentro quei campi, e perch? Come sono
finiti l? Hanno fatto qualcosa di male? Ho sentito persone,
qui da noi, che ne parlavano come se esistesse davvero un
motivo. La gente comune si rifiuta di prestare attenzione
perch non pu credere che altri esseri umani vengano prelevati
cos, di punto in bianco, e abbiano appena venti minuti
di tempo per prepararsi ad abbandonare la propria vita,
senza portare con s un soldo, solo per trovarsi al cospetto
di una burocrazia che non ha occhi se non per i documenti
e il denaro e cose del genere. Non pu essere vero, pensa
il mondo civilizzato, perch altrimenti sarebbe pazzesco.
Le tremava la voce. Si infil le mani in tasca e si protese
sulla scrivania.
E se invece la gente, laggi in patria, potesse sentire le
loro voci? Potremmo fare in modo che i rifugiati diventino
reali. Potremmo raccogliere le storie della gente bloccata
l... Le si serr la gola. Maledizione. Sorrise per ricacciare
indietro le lacrime che le stavano salendo agli occhi.
Va bene, Frankie disse Murrow.
Va bene? Frankie respinse il fazzoletto che Ed le aveva
offerto e si asciug gli occhi. Va bene? ripet, quasi ridendo,
poi croll il capo e si copr il volto con le mani.
 una situazione difficile continu Murrow, in tono
pi sommesso.
Voglio solo continuare quello che Harriet aveva cominciato.
Voglio raccontare questa storia, e raccontarla per intero.
Murrow assent. E cos cosa pensi di ottenere?
"Che finalmente muoviamo il culo" pens, ma non lo
disse. Cosa stiamo facendo in patria, Ed? Che sta facendo
la nostra gente, per la miseria?
Sta vivendo la propria vita.
Ma com' possibile?
Murrow non rispose, e Frankie era consapevole di essere
appena salita a bordo di una nave in procinto di salpare.
Ricordi quella prima settimana, Ed? Ricordi tutte quelle
persone nell'East End con le loro valigie, migliaia e migliaia
di persone che si erano messe in fila in attesa che finalmente
arrivassero gli autobus che le avrebbero prelevate
dalla South Hallsville School per portarle in altre parti della
citt, dove sarebbero state al sicuro?
Ed annu.
Dopo che erano state costrette ad abbandonare le case
bombardate, era stato promesso loro che qualcuno le avrebbe
portate via di l, ma avevano l'ordine di non muoversi
fino all'arrivo degli autobus. E loro avevano ubbidito. E
la terza notte met di quella gente rimase uccisa perch gli
autobus non erano mai arrivati. Quelli che erano sopravvissuti
alla prima notte morirono la terza, perch gli autobus
non erano mai arrivati...
D'accordo, Frankie.
Frankie si alz. Quello che voglio dire, Ed,  che qui la
gente si trova con la casa distrutta dalle bombe. Ma mi sembra
evidente che gran parte delle persone rinchiuse nei campi
di prigionia  l per il solo fatto di essere ebrea. Per quanto
i giornali insistano nel sottolineare che i rifugiati sono di
nazionalit diverse, in realt sono ebrei.  un atto deliberato.
Sono stati deportati e confinati. C' davvero un piano?
E se s, qual ?  tutto qui, Ed. Era questa la pista che Harriet
stava seguendo. Non vogliamo sapere? Non dovremmo
scoprire cosa c' dietro?
Murrow non rispose.
Voglio trovare la storia che possa scalfire l'idea secondo
cui il dramma degli ebrei altro non sarebbe se non il normale
volto della guerra...
E chiss poi che diavolo  sibil Murrow.
Hai ragione ammise Frankie. Ma questa non  una
pura casualit.  un'aberrazione.  un pogrom.
Continua disse Murrow dopo una breve pausa.
Lasciami andare. Lascia che registri le loro voci su disco,
come ha fatto la BBC con il programma "Children Calling
Home". Potremmo chiamarlo "Voci dall'Europa" o qualcosa
del genere. Una trasmissione in cui a parlare sar la
gente comune. Comune, e reale. Reale come le persone
che stanno all'altro capo della radio. La voce della guerra,
uomini e donne rinchiusi nei campi di prigionia che cercano
di fuggire da questo conflitto, concreti quanto le bombe,
ma semplicemente umani. Non  sempre stata questa
la nostra storia?
In inglese? Murrow parve scettico. Come pensi di risolvere
il problema della lingua?
Non importa in che lingua parlino... basta che lo facciano.
Che siano vivi. E reali. E forse lo saranno ancora di pi se
parleranno un'altra lingua. Saranno le loro voci a trasmettere
il messaggio al pubblico. Ogni giorno muoiono dalle
quindici alle venticinque persone in posti come Gurs.
Frankie attese. Non siamo qui per influenzare l'opinione
pubblica, era la lezione che le aveva impartito Murrow subito
dopo il suo arrivo, siamo qui per dire quello che c' da
dire. Il nostro compito non  quello di persuadere. Dobbiamo
solo dare le notizie con onest, trasmettendole da una persona
all'altra. E quando non ce ne sono, be', non facciamo
altro che dirlo. Le notizie non servono a creare atmosfera
(sebbene vi fossero scaffali, alla Broadcasting House, pieni
zeppi di dischi che erano stati usati proprio con quello scopo,
con grilli e cinguettii, i rintocchi del Big Ben e quasi sessanta
tracce di un unico disco riservate a: "Falso allarme:
voci gioiose e tintinnio di tazze da t"). Le notizie di guerra
ora giungevano in diretta: le voci degli speaker, i microfoni
piazzati sui tetti per registrare il corso dei bombardamenti,
le conversazioni tra commentatori radiofonici mentre
all'esterno imperversava il Blitz. Il mondo poteva ascoltare
i suoni della guerra come se ciascuno di noi si trovasse
sotto il tiro delle bombe.
Murrow scosse la testa.  troppo vago, troppo dispersivo,
soprattutto se le voci non saranno tradotte. Rimarranno
solo suoni. Voci senza una storia. La gente ha bisogno
di sapere perch ci sta ascoltando, e perch le stiamo facendo
sentire una certa cosa.
Altrimenti non capirebbe?
Altrimenti non ascolterebbe. Era insofferente, ora. Devi
agire in modo mirato, Frankie. Devi focalizzare l'attenzione
della gente su quello che stai cercando di farle sentire.
Ma...
Non  una novit. Murrow aveva finito. E poi mi servi
qui.
Frankie lo fiss con aria inespressiva, quindi si alz. D'accordo,
capo.
In onda tra cinque minuti le comunic il tecnico, vedendola
uscire dall'ufficio di Murrow.
Credi che non lo sappia? sbott gesticolando, e tenne
duro finch non oltrepass la porta del bagno delle donne,
dove si lasci vincere da un'ondata di singhiozzi strozzati,
la fronte appoggiata alle fredde piastrelle. Dopo essersi liberata
da quel peso, si scost dalla parete e apr il rubinetto
del lavandino, riempiendosi le mani d'acqua e affondandovi
il viso.
Stanno giungendo molte notizie positive cominci
qualche minuto pi tardi, chiudendo gli occhi davanti al
microfono, alla lampada appesa al soffitto, a Tom, il tecnico
del suono seduto di fronte a lei dietro il vetro, e come sempre
immagin la madre con l'orecchio teso ad ascoltarla.
Stanno giungendo molte notizie positive dall'Europa.
Sono passate appena poche settimane da quando Mr
Laveleye propose di usare il segno "V" di "vittoria" per unificare
le popolazioni occupate di Belgio, Francia e Olanda e,
stando alle voci in circolazione, il simbolo sarebbe comparso
un po' dappertutto. Tracciata con il gesso sui muri dei
granai, sui marciapiedi delle citt, sulle fiancate dei camion
che passano silenziosi per le strade, la "V" tiene duro. Se
rimossa, ricompare poche ore pi tardi. Come un dito fantasma
puntato. Il segno, sempre lo stesso, ripetuto all'infinito,
deve servire a ricordare al soldato tedesco di stanza
l che  circondato. E i muri parlano: vi stiamo guardando,
stiamo aspettando la vostra caduta. In tutta Europa questa
"V" silenziosa, invisibile, d voce a coloro che non possono
parlare, testimonia la presenza della gente invisibile. Frankie
si interruppe per una frazione di secondo, una pausa di
silenzio per dare ulteriore risalto alle sue parole.
Ieri sera mi sono trovata ancora una volta pancia a terra
dopo una scampata esplosione, stesa sul marciapiede
in cerca di riparo. La bomba non era caduta l vicino, ma
il suono era stato assordante, e ci sono sempre tre o quattro
secondi, subito dopo uno scoppio, in cui si  troppo
sconvolti per rialzarsi. Poco dopo mi sono sollevata sulle
ginocchia, poi lentamente mi sono rimessa in piedi. Sul
lato opposto della strada ho visto due ragazzini di circa
dieci anni. Anche loro si erano appena tirati su da terra e
stavano cercando di spingere indietro il loro cavallo terrorizzato
per agganciarlo ai tiranti del carro delle consegne.
"Forza" lo blandivano, piangendo e asciugandosi le
lacrime con le maniche "forza". I ragazzini sussurravano e
davano pacche all'animale, ma non riuscivano a trattenere
i singhiozzi. E lentamente, molto lentamente, il cavallo
ha ritrovato la calma e si  mosso. Ancora scossi dal pianto,
i ragazzini sono saliti sul carro, hanno fatto schioccare
la lingua e hanno tirato le redini, rimettendosi in marcia
lungo la strada.
Iris si era fermata davanti alla radio, che era su uno scaffale
nel reparto smistamento dell'ufficio postale, appena sopra
la piastra e il bollitore.
"Aspettano, guardano. Si asciugano le lacrime con le maniche.
Questi non sono i classici attributi di un eroe, di un
Ulisse o un Enea, e neppure di un Giosu. Pensate piuttosto
a Penelope. Pensate a tutte le donne che hanno passato
anni a guardare e aspettare, ma che, come i ragazzini con
il loro cavallo, dopo aver pianto si sono risollevate e sono
andate avanti, e solo allora potrete cominciare ad avere una
vaga idea di chi siano questi nostri eroi.  gente assediata,
bombardata, e molto, molto coraggiosa. Qui Frankie Bard,
da Londra. Buona notte."
Iris pos le dita sulla manopola e la ruot lentamente
verso destra. In genere non le piaceva la voce di quella tizia
della radio, non le piaceva quella specie di sottofondo
che sembrava pervaderla sempre, come se fosse convinta
di possedere la verit e che per questo tutti loro avrebbero
fatto meglio a starla a sentire. Eppure, pens Iris allontanandosi
dall'apparecchio e incrociando le braccia, aveva
la netta impressione che quella donna avesse appena ridefinito
la natura dell'eroe. Rimase a scrutare la radio. S,
era proprio quello che Miss Bard aveva appena fatto, Iris
ne era convinta.
...
.
...
10.
...
.
...
Harry Vale era seduto all'ultimo piano del municipio in cerca
di tedeschi. Era una serata luminosa e frizzante. L'alto
pennone dell'ufficio postale divideva il porto di Franklin a
met, dritto come l'ago di una bussola puntato verso nord,
gettando come sempre Harry nell'inquietudine pi profonda.
Le finestre offrivano una panoramica completa del porto
da un lato e della distesa di dune sabbiose che digradava
verso il mare dall'altro. La vista spaziava ancora oltre, superando
l'insenatura del Land's End, dove le sagome nere
delle barche ondeggiavano sull'azzurro dell'acqua.
Non gli interessava un bel niente che Roosevelt avesse
detto che i loro ragazzi non avrebbero mai combattuto una
guerra straniera. Il fatto che l, davanti ai suoi occhi, si dispiegassero
oltre sessanta chilometri di costa priva di difese,
nel tratto che da Franklin si spingeva fino a Nauset,
lo faceva sentire inerme come una ragazzina. E con il protrarsi
del Blitz laggi in Inghilterra, Harry non riusciva a
scrollarsi di dosso il sospetto che i tedeschi avessero attirato
di proposito l'attenzione del mondo su Londra mentre
in gran segreto orchestravano qualcos'altro. Aveva trascorso
molte notti a camminare avanti e indietro lungo il promontorio
che cadeva a picco sulla citt, dopo aver passato
la serata con Iris, e se n'era stato l a fissare il mare aperto.
Era dell'idea che, se mai i tedeschi avessero sferrato l'attacco,
sarebbero approdati sulla costa interna, prendendo
dapprima Franklin per poi attraversare la baia di Cape Cod
alla volta di Boston, e allora i crucchi avrebbero messo in
ridicolo tutti loro, poveri sonnambuli. Perfino quelli che
stavano per essere arruolati - anzi, soprattutto loro - come
Johnny Cripps e gli altri, seduti in fila sulle panche ai due
lati della scalinata del municipio al solo scopo di deriderlo."Ha gi avvistato qualche tedesco, Mr Vale?" chiedevano
sempre, beffardi e insistenti come moscerini.
"Oggi no." Ogni volta Harry sogghignava, attraversando
il capannello di ragazzi. La Guardia costiera non era da
meglio. Ragazzi, anche in quel caso. Nessuno di loro credeva
davvero che qualche crucco si sarebbe spinto cos vicino
da poter essere avvistato, sebbene fosse gi successo
nel 1918, quando un U-Boot era emerso nelle acque al largo
di Nauset. Ma non questa volta, dichiaravano con orgoglio
i ragazzi. Non nel 1941.
"Vedo le cose con una tale chiarezza" aveva detto a Iris
una sera.
"Harry" aveva protestato lei.
"Stanno arrivando" aveva sospirato. "Solo, non posso ancora
dire quando."
Alla fine Harry non aveva trovato niente di meglio da
fare che salire le scale del municipio durante la pausa del
pranzo, il mese precedente, e mettersi a sedere con il suo
binocolo, lo sguardo rivolto al mare. Non che si aspettasse
di vedere alcunch ma, se non altro, lo aiutava a sentirsi
molto meglio.
Il primo giorno aveva tenuto il binocolo puntato verso la
piatta distesa d'acqua, in mano un panino gi scartato. Si
era trattenuto per un paio d'ore a osservare, prima di tornare
in officina.
L'indomani era salito di nuovo in cima al municipio, e
poi ancora. Adesso andava lass ogni giorno, dalle quattro
del pomeriggio in poi. Al diavolo, tanto nessuno avrebbe
avuto bisogno di benzina a quell'ora. Scrutava la vacua
distesa davanti ai suoi occhi, convinto di due cose: che era
un idiota, e che alla fine avrebbe avuto ragione. Presto o
tardi gli U-Boot li avrebbero attaccati. Aspettava, come un
pescatore tenace che attende l'arrivo dei merluzzi, la spessa
lenza stretta tra le dita, gli occhi fissi, il corpo rilassato,
tutti i muscoli pronti a passare all'azione.
Lungo la strada, sull'altro lato del parco pubblico, Iris
usc sulla veranda dell'ufficio postale con una scopa per
lavare i pavimenti ancora umida. Strizz lo straccio sopra
la ringhiera con tre rapide torsioni. I suoi capelli rossi ondeggiarono
avanti e indietro, brillanti e lucenti sopra la camicetta
di un sobrio blu scuro.
Infine diede una vigorosa scrollata allo straccio e scomparve
di nuovo nell'oscurit della veranda, varcando la soglia.
Una tranquillit quasi inquietante aleggi attorno alla
porta oltre la quale era svanita. Harry si sorprese a fissare
l'ingresso per vedere se sarebbe uscita di nuovo. Una Ford
avanzava lentamente lungo Front Street. Qualcuno grid.
Ma nell'ufficio postale tutto taceva.
Harry lasci cadere il binocolo sul petto, e solo allora si
rese conto che stava trattenendo il fiato.
Al termine della giornata Iris abbass la saracinesca metallica
sulla vetrata dell'atrio e spense la luce sul retro, per
poi attraversare il pavimento di legno consunto, lasciandosi
guidare dalla luce dei lampioni gi accesi in strada. Ogni
sera posava la mano sulla maniglia preparandosi a trovare
di fronte a s la veranda vuota, convinta che un giorno
o l'altro sarebbe successo. Anche quella sera mise la mano
sulla maniglia e la apr. Ma ad attenderla, come sempre,
c'era Harry.
Ciao. Iris inspir una boccata d'aria, sollevata.
Harry si alz.
Senti disse Iris, chiudendosi alle spalle la porta dell'ufficio
postale ho una buona notizia per te.
Spara replic Harry con un sorriso.
Ti far piacere sapere esord Iris, inarcando le sopracciglia
che l'ispettore delle poste sta prendendo in seria considerazione
la questione del pennone.
Oh, mi fa un piacere immenso replic Harry in tono
sardonico.
Dai,  pur sempre un inizio lo ammon Iris sbuffando
e inizi a scendere i gradini dietro di lui.
Ma s, hai ragione. Andiamo.
Iris si ferm di colpo, a met della scala. Harry disse
Lo sto facendo solo per te.
A quel punto Harry si volt. Grazie, Iris.
Iris lo osserv per essere certa che non vi fosse traccia di
scherno sul suo volto. Ti ringrazio ripet lui. Chiss che
non ne capiscano l'importanza.
Le tese la mano.
Si incamminarono a passo svelto lungo la strada deserta.
Era un mercoled, il buio era gi calato e i vicini di casa
erano raccolti a tavola, oppure a sonnecchiare sul divano,
le gambe sollevate. E sebbene fossero gli ultimi giorni di
febbraio, le pesche in scatola versate nelle scodelle conservavano
ancora i riflessi dorati dell'estate da tempo trascorsa,
con il dolce sciroppo che scivolava lungo la superficie
curva dei frutti. C'era Count Basie, che sarebbe passato in
radio di l a una mezz'ora. C'era la legna accatastata per
il fuoco. Il vento scuoteva le bacche sulle piante di alloro
accanto all'uscio, e le controporte sbatacchiavano dietro i
chiavistelli chiusi. Iris si rallegr di aver portato lo scialle
con s. Camminarono fianco a fianco, in silenzio, le mani
affondate nelle tasche del cappotto.
Mentre risalivano Yarrow Road, lasciandosi alle spalle la
citt, Harry rovist in tasca per tirare fuori la torcia e la accese,
puntandola dritta davanti a s. Il fascio di luce and a
colpire l'erba argentea e ghiacciata e la spiaggia che si stendeva
a perdita d'occhio, formando collinette e avvallamenti
lungo tutto il promontorio, fino al tetto di casa Fitch. Da
est giungeva un vento debole che spirava dalla scura striscia
di mare. Ascolta. Harry si schiar la voce. Iris si volt
verso di lui.
Vorrei venire da te stasera.
Ma certo rispose lei, con il cuore che le martellava nel
petto.
E restare.
Iris lo fiss un istante, poi sorrise. Ma certo ripet.
Quando arrivarono al cottage, Iris varc semplicemente
la soglia fermandosi in mezzo alla stanza. Harry la condusse
alla poltrona, e la fece sedere. Lei alz lo sguardo
su di lui.
Allora Harry si sporse in avanti e le accarezz una guancia.
Iris chiuse gli occhi, sent le labbra di Harry sfiorare le
sue per poi staccarsi e, quando riapr gli occhi per capire
dove fosse, vide Harry fermo sopra di lei, il volto vicinissimo
al suo, gli occhi che la fissavano, cos sorrise, chiuse di
nuovo le palpebre e sent le labbra di lui tornare a posarsi
sulle proprie, ma questa volta pi decise, intenzionate a
restare. Iris appoggi la testa contro il muro mentre il tocco
di Harry si faceva pi pressante, la bocca calda giocava
con le sue labbra, e le sfugg un gemito inaspettato quando
lui si stacc per baciarle il collo, disegnando il profilo
del suo volto, per poi risalire fino alla bocca. Iris, gli occhi
ancora chiusi, seguiva la traiettoria dei baci con il battito
del proprio cuore.
Harry la fece alzare dalla poltrona. Andiamo a sdraiarci.
Con molta gentilezza accompagn Iris in camera da letto
dove, senza mai lasciare la sua mano e tenendola stretta
a s, cerc a tentoni l'interruttore e accese la lampada sul
com. Poi si sedette in fondo al letto e la fece accomodare
al proprio fianco. Per un minuto rimasero seduti l'uno
accanto all'altra, quindi Harry si chin in avanti, slacci lo
stivale destro e lo sfil. Poi quello sinistro. Poi si tolse i calzini
e li appoggi sopra gli stivali. Iris sedeva vicinissima
a lui. Eccolo l, a piedi scalzi, sul letto di fianco a lei. Si volt
a guardarla.
Cosa devo fare? chiese lei.
Mi piacerebbe vederti rispose lui.
Lentamente, Iris si tolse il cardigan e cominci a sbottonare
la camicetta, restando seduta e rigida accanto a lui. Harry
allung una mano a sfiorare il triangolo di pelle nuda
sopra il reggiseno. Il cuore di Iris sussult al tocco della sua
mano. Lentamente si sdraiarono, e lui riprese a baciarla e
ad accarezzarla. Le sue mani salirono sotto la gonna e scesero
lungo le cosce, poi scivolarono adagio sui seni ancora
celati dal cotone sottile. Iris fin di sbottonarsi la camicetta,
in modo che la bocca di Harry potesse raggiungerla ovunque.
Voleva sentire su di s la pelle e il corpo di quell'uomo,
voleva che la sua bocca la esplorasse, che la frugasse; voleva
sentire quella bocca dappertutto. E quella bocca si mosse
su di lei, coprendo ogni centimetro del suo corpo come se
lo possedesse, avvicinandosi furtivamente e catturandola,
come se la conoscesse da sempre e da sempre sapesse dove
si nascondeva. Allora Iris chiuse gli occhi e cap cosa si provasse
a essere stretta e toccata dalle mani di un uomo. Dopo
un po' lo fece scostare con delicatezza, si alz per andare
ai piedi del letto e, una volta l, si sganci il reggiseno, gettandolo
sul pavimento, si sbotton la gonna e la tolse, poi
abbass le mutandine, srotolando anche le calze fino alle
caviglie. Harry si alz in piedi e si sfil tutti gli indumenti,
poi tornarono a sdraiarsi sul letto e Iris lo sent spingere
contro il proprio corpo, spingere e spingere, finch non
abbass una mano per aiutarsi a entrare.
Oh disse Iris, e Harry si ferm. La lacerazione era stata
rapida e intensa, ma ora Iris sentiva il suo denso calore
pulsare dentro di s.
Sto bene disse, guardandolo in volto, e con un lieve gemito
Harry diede un'altra spinta leggera. Iris chiuse gli occhi
sentendo quel corpo, quell'uomo, entrare un po' di pi,
poi ancora un po', fino ad affondare del tutto. E fu una sorpresa
per lei sentirlo dentro, stretto stretto, fino in fondo.
Ebbe la sensazione di cingerlo, di accoglierlo. E poi Harry
cominci a muoversi l, dentro di lei.
Poco prima di addormentarsi, quella sera, Harry pos una
mano, pesante e calda, nello spazio tra i seni di Iris, sullo
sterno, e lei sorrise. La concretezza, la familiarit di quella
mano adagiata proprio l, al centro del petto, del suo petto,
perch restasse sdraiata, perch rimanesse l. Non aveva
mai creduto di essere in cerca di un legame. Era convinta
che le toccasse soltanto spedire le cose, mandarle ciascuna
per la propria strada, e adesso, per la prima volta, era lei a
essere giunta a destinazione.
...
.
...
11.
...
.
...
Aveva cominciato a cadere una neve incantevole, surreale,
quasi che il cielo non sapesse decidere se trattenerla oppure
lasciarla andare. Un fiocco, un altro, poi sei o sette alla
volta, finch non ebbe inizio la nevicata vera e propria, che
scendeva dritta e fitta come pioggia sulla sabbia e sull'acqua,
scivolando lungo le ripide scanalature dei tetti. Con la
neve, pens Emma, guardando il pomeriggio svanire sotto
il delicato manto bianco che copriva ogni cosa, non poteva
succedere niente di male. Ogni brusco cambiamento,
ogni movimento rapido e violento, sarebbe stato attutito e
velato. Will se n'era andato ormai da quarantasei giorni.
In una giornata come quella, riflett Emma chinandosi
per rimboccare con cura la coperta dal lato del letto che di
solito occupava Will, sembrava che il mondo non avrebbe
avuto l'ardire di fare del male a una donna che aveva da
poco scoperto di essere incinta. Chiss, forse esisteva una
norma - non propriamente divina, ma primordiale - che
imponeva al male di arrestarsi di fronte al cancello vedendo
la donna superarlo con la mano posata sul ventre, e gli
vietava di alzare il chiavistello e seguirla. Emma si ferm.
Poteva crederci? Possibile che le cose stessero davvero cos?
Si protese per afferrare il pacchetto di sigarette appoggiato
sul comodino, ne accese una ed espir una boccata di
fumo. Era l'ora di cena a Londra, l'ora prima dei bombardamenti.
Immagin Will al tavolo di un locale, il suo corpo
forte e slanciato curvo sul piatto, intento a mangiare con la
concentrazione intensa che gli uomini dedicano al cibo. Le
piaceva guardarlo mangiare. Il fumo si innalz dirigendosi
verso la finestra, ed Emma lo segu con lo sguardo mentre
usciva dalle quattro mura della loro camera riversandosi
fuori, lungo la strada ghiacciata, sotto il debole sole di
quel pomeriggio d'inverno.
Fuori, altri tre bombardieri apparvero sulla linea dell'orizzonte,
volando bassi e sfrecciando verso il mare aperto. Nella
quiete che lasciarono, svanendo in lontananza, Emma attravers
la stanza in cui Will dormiva quand'era bambino,
divenuta la loro camera matrimoniale. "Tesoro, tesoro" pens
accostandosi alla scrivania, sistemata di fronte alla finestra
che dava sul lato opposto rispetto al porto, e fissando il
profilo bizzarro e caotico della citt "sto scomparendo." Si
lasci cadere sulla sedia e prese la penna che Will aveva ricevuto
in regalo dopo il diploma alla Franklin High School
e un foglio di carta da lettere. La pagina bianca sembrava
scrutarla. Scrisse tre sole parole: "Torna a casa".
Ripieg in fretta il foglio una volta, poi una seconda, in
modo che entrasse facilmente nella busta stretta. La port
alle labbra e ne lecc il lembo, premendo con le dita per
chiuderlo. Ecco fatto. L dentro c'era tutto quello che avrebbe
detto quel giorno. Fiss la busta chiusa, poi scrisse sul
davanti "Dr William Fitch, presso Mrs Peter Phillips, 28
Ladgrove Rd., Londra" e, sull'estremit superiore, "Mrs
William Fitch, Franklin, Massachusetts, USA". Il suo nome
affacciato su quello del marito. Rigir la busta tra le mani.
"Torna a casa" pens di nuovo, guardandola. "Ti prego"
scrisse in fretta sul lembo, poi copr le parole con la mano.
Si alz di scatto e scese al pianterreno con la sua tazza
di t. Non aveva detto a Will di essere incinta. Non lo aveva
detto a nessuno. Per il momento era un segreto tra lei e
il bambino. Dalla finestra sopra il lavello della cucina, in
lontananza, vide gli scafi bassi e allungati delle navi militari
ondeggiare sull'acqua. Da quando il presidente aveva
promesso a Churchill cinquanta cacciatorpediniere, per
mesi l'orizzonte era stato merlato dalle sagome distanti di
quelle imbarcazioni. E ora che ne aveva promesse altre,
sembrava che fosse stata eretta una barriera metallica sul
mare, all'orizzonte. La spessa cortina di neve le imped di
distinguere se fossero in partenza o in arrivo, o anche solo
se fossero in movimento. La Marina militare indugiava, e
lo sguardo di Emma era fisso sulle onde grigie che si frangevano
contro gli scafi dei cacciatorpediniere.
"Quell'acqua, quell'unico oceano,  la sola cosa che si
frapponga tra noi e il terrore" aveva commentato Mr Walter
Lippmann alla radio la sera precedente. "Dobbiamo aiutare
gli inglesi a difendere l'Atlantico, altrimenti tutto ci
che abbiamo di pi caro coler a picco. I vostri ragazzi, le
vostre case, il semplice piacere di una chiacchierata con i
vicini di casa, gente di sani principi, americana, e libera...
Pensate se tutto questo stesse per sparire. Pensate se fosse
gi sparito" ed Emma aveva spento bruscamente la radio.
La neve aveva cessato di cadere. Si avvolse il suo scialle
giallo attorno alla testa e usc di casa.
Il terreno era coperto da un velo di neve farinosa. Emma
prese la scopa accanto alla porta e spazz la veranda e i gradini,
poi, colta da una strana smania, ripul anche il vialetto
che conduceva al cancello. Quando ebbe finito, si volt
a guardare la casa e vide il sentiero ben delineato che,
come nel disegno di un bambino, conduceva fino all'ingresso.
Prov un impeto di orgoglio smodato, come se avesse
offerto qualcosa in dono alla casa, e la casa l'avesse accettato.
Lasci la scopa in fondo al giardino e si incammin
verso la citt.
Salve. Iris James spunt da dietro la parete del reparto
smistamento e le sorrise.  arrivata un'altra lettera per
lei, oggi.
Bene. Emma fece un timido cenno con il capo mentre
attraversava l'atrio in direzione della sua casella, rovistando
sotto il maglione per recuperare la chiave che portava al
collo, infilata in una catenina. La chiave scivol facilmente
nella serratura e ruot. Emma prese l'unica lettera dalla casella,
la richiuse, e apr subito la busta. Le bast un'occhiata
per notare che era miseramente breve. "Carissima" cominciava.
"Non ho proprio niente da raccontare quest'oggi, eccetto
i soliti turni, regolari e tranquilli."
Come poteva farsi bastare quegli scarni resoconti? Senza
le braccia di Will a stringerla, senza il sorriso di lui a catturare
il suo sguardo all'altro capo della tavola, senza l'odore
dei suoi capelli e il sapore della sua bocca premuta contro
la propria, quelle parole non avevano alcun valore di
per s. La lettera non era che una cartaccia nelle sue mani.
Si accorse che Miss James aveva smesso di fare quello
che stava facendo, e alzando gli occhi sorprese la direttrice
a guardarla dietro lo sportello. Rimise la lettera di Will
nella busta.
Come vanno le cose?
Tutto bene, grazie.
Alle spalle della direttrice, il telegrafo prese vita con un
ronzio, battendo bruscamente un messaggio a intermittenza.
Emma si immobilizz, la mano sulla casella. Iris tenne
gli occhi fissi sulla moglie del medico, ascoltando i martelletti
metallici, uno-due, uno-due, imprimere le lettere nere
sul foglio bianco. Si volt indietro per met, valutando la
lunghezza del messaggio. Emma fiss la direttrice. Il tamburo
d'acciaio ruot dopo il colpo secco che segnalava la
fine della riga. Il messaggio prosegu, ticchettando mentre
le due donne tacevano. Il tamburo ruot di nuovo.
 troppo lungo osserv Iris.
La prego sbott Emma vada a vedere.
Iris la studi brevemente, poi si allontan dallo sportello
e raggiunse il fondo del reparto smistamento dove, a ridosso
del muro, era sistemato il telegrafo. L'apparecchio stava
ancora componendo il messaggio, ben pi lungo rispetto a
un: "Ci rincresce comunicarle..." e, pur essendo sicura che
fosse destinato a Mr Lansing oppure a Mr Pete degli uffici
municipali, Iris sapeva che i timori di Emma Fitch erano
difficili da controllare, e cos, dopo un attimo di esitazione,
si chin sul foglio. "Credito sulla fiducia" recitava l'intestazione.
Iris si volt e torn allo sportello.
Non  niente.
Sono proprio una sciocca. Emma sorrise debolmente.
 perfettamente comprensibile.
Emma fece un cenno di assenso e lasci scivolare la lettera
per Will sul banco, assieme a tre penny. Iris apr il cassetto,
tir fuori un francobollo, lo pass sopra la spugnetta
umida e lo incoll con decisione sulla busta. Emma stette
a guardare.
Secondo lei, Miss James, alla fine andr tutto bene?
Iris gir il viso, non riuscendo a nascondere il proprio
smarrimento.
Oh, insomma. Il tono di Emma era solo in parte scherzoso.
Pu mentirmi, se vuole.
S rispose allora Iris. Alla fine andr tutto bene.
Emma le rivolse il primo vero sorriso che Iris avesse visto
sul suo volto. Sembra cos convinta disse con gratitudine.
Arrivederci replic Iris in tono sommesso.
Emma la salut con la mano, allontanandosi. Iris rimase
a osservarla mentre usciva dalla porta e scendeva le scale
finch, raggiunta la strada, non scomparve. La moglie del
medico entrava e usciva dall'ufficio postale ogni giorno
alle quattro in punto, quando la posta era gi stata smistata,
camminando a testa alta, la schiena dritta, con un'andatura
che ricordava l'ondeggiare dei narcisi scossi dalla
brezza primaverile. Era cos che Iris pensava a lei. Tutti i
giorni si avvicinava alla cassetta con quel suo passo determinato,
la apriva e vi infilava la mano senza guardare, tirando
fuori la busta e concedendosi un debole sorriso solo
quando l'aveva stretta fra le mani. Ogni pomeriggio era un
guanto di sfida che Emma si vedeva lanciare. Ogni giorno
Iris la guardava raccoglierlo e gettarlo indietro, rilassando
le spalle con sollievo mentre sgusciava fuori dalla porta
dell'ufficio postale.
Le lettere impiegavano due settimane ad attraversare l'Atlantico,
e sebbene Emma ne avesse ricevuta una al giorno
da quando il marito era partito, Iris paventava il pomeriggio
in cui quella cassetta sarebbe stata vuota. Naturalmente
esistevano alcune valide spiegazioni per motivare l'eventuale
assenza di una lettera, e Iris era pronta a snocciolarle
tutte se e quando fosse venuto il momento. La verit, tuttavia,
era che il giorno prima che il dottor Fitch lasciasse la
citt Iris era seduta sul suo sgabello in fondo all'ufficio e lo
aveva visto passeggiare avanti e indietro nel piccolo atrio,
con le mani affondate nelle tasche e apparentemente senza
nulla da spedire.
"Miss James?" si era deciso infine a dire.
Iris si era affacciata allo sportello. C'era una busta bianca
appoggiata sul bancone a faccia in su, ma subito il dottore
aveva coperto la lettera con una mano, come se temesse
che Iris gliela portasse via. La direttrice aveva alzato lo
sguardo su di lui.
"Ecco..." L'uomo teneva gli occhi fissi sulla propria mano,
e Iris sapeva bene che non c'era niente che potesse dire. Poi
Fitch aveva scosso la testa e aveva detto tutto d'un fiato: "
per mia moglie. Se dovessi morire".
Iris aveva continuato a guardarlo, aspettando che proseguisse.
Fitch si ostinava a sfuggire il suo sguardo, gli occhi
fissi sulla busta. "Voglio essere sicuro che la riceva" aveva
aggiunto a mo' di spiegazione.
"D'accordo" aveva replicato Iris. A quel punto il medico
aveva finalmente alzato la testa e, guardandola dritto negli
occhi, aveva sorriso.
"Non si  rifiutata" aveva osservato con gratitudine.
"Come avrei potuto?"
Fitch aveva annuito, ma non sembrava volersene andare.
"Lasci che le chieda una cosa."
Iris aveva atteso.
"Se dovesse succedermi qualcosa, Emma come verrebbe
a saperlo?"
Aveva le guance cos pallide da sembrare un ragazzino
malato, aveva pensato Iris. E, dal modo in cui le poneva
quelle domande, pareva proprio un ragazzino malato che,
costretto a letto, gli occhi febbricitanti malgrado il sorriso,
stesse immaginando il peggio.
"Come lei sa, non sar laggi in veste ufficiale" aveva
continuato, prima che Iris avesse modo di rispondere. "Ci
sto andando di mia spontanea volont, ed  per questo
che mi  venuto il dubbio. Quando qualcuno fa un viaggio
all'estero, ad esempio, e gli succede qualcosa, come viene
data la notizia?"
"Con un telegramma, credo" aveva risposto lei. "Se dovesse
capitargli qualcosa."
Will aveva annuito. Sembrava soddisfatto, addirittura
confortato. "Allora spetter a lei comunicarglielo."
"Se mai dovesse succedere" aveva aggiunto Iris a bassa
voce. Si era sentita in dovere di precisarlo.
" tutto a posto, non si preoccupi" aveva replicato Fitch
scuotendo la testa, accogliendo la gentilezza di Miss James
con una certa insofferenza.
"Per lei, forse" aveva detto Iris seccamente.
Il medico l'aveva fissata. "Lei  una persona attenta, ne
sono certo. Bada a chiunque entri qui dentro."
Ignorando l'osservazione, Iris aveva recuperato il pacchetto
di sigarette riposto in un angolo dietro il banco. Fitch aveva
gi pronto l'accendino, e quando Iris si era protesa verso
la fiamma aveva sentito odore d'inchiostro sulle sue mani.
Il medico aveva chiuso l'accendino sulla fiamma. "Emma
 convinta che nessuno si curi di lei."
"In che senso?"
"O forse dovrei dire che nessuno si prender pi cura
di lei."
"Cosa significa?"
" convinta che, se in questo mondo non hai un genitore
o qualcuno che ti ama, diventi invisibile. Che nessuno ti
nota, perch nessuno ne sente il bisogno. Nessuno ha bisogno
di prendersi cura di te."
"Be'" aveva ribattuto Iris " un'idea abbastanza realistica,
mi pare."
Fitch aveva scosso la testa. "Eppure lei ha appena preso
le sue difese, rimproverandomi."
Iris aveva sospirato, scrutandolo. "Dottor Fitch, io non
l'ho affatto rimproverata."
"E invece s." Il suo bel volto si era aperto in un sorriso.
"E questo mi fa pensare che non sia indifferente come vorrebbe
far credere."
Iris si era limitata ad alzare un sopracciglio.
Lentamente il sorriso si era dileguato dal volto del medico,
che alla fine aveva sollevato la mano verso Iris. "La
tenga d'occhio, d'accordo?"
Lei aveva assentito con il capo e aveva stretto la mano di
Fitch. "Buona fortuna, dottore."
"La ringrazio" aveva risposto lui in tono sommesso. "La
ringrazio di cuore."
E cos Iris aveva preso la busta e l'aveva infilata in un cassetto
insieme ai registri dei libretti di risparmio postali. Le
era capitata sotto gli occhi praticamente ogni giorno, per
mesi, con una tale frequenza che ormai conosceva la scrittura
del medico forse bene quanto sua moglie.
Ora abbass gli occhi sulla lettera che Emma aveva fatto
scivolare sul banco. Sul retro della busta, all'estremit del
lembo, aveva vergato le parole "Ti prego". E poi doveva
averci passato sopra la mano, perch la scritta era sbiadita
come un piccolo fantasma. Iris ebbe una stretta al cuore:
la grafia della donna era minuta e chiara sulla busta. E poi
c'era quel "Ti prego". Di cosa lo stava pregando? Iris mise
la lettera dentro i sacchi della corrispondenza, con il cuore
che le martellava nel petto.
La sua fiducia nel ruolo che rivestiva all'interno del sistema
non era mai stata messa cos a dura prova come in quei
mesi, da quando gli uomini erano stati arruolati e mandati
in Florida, in Georgia, o in uno qualsiasi di quegli stati
che terminavano per "a", dei quali Iris si era formata da
tempo un'opinione negativa. C'era John Dimling, al quale
la moglie scriveva immancabilmente ogni giorno, e il cui
silenzio ostinato aveva fatto nascere in lei la tentazione di
infrangere il codice deontologico e aggiungere un messaggio
sul retro di una delle buste inviategli, scrivendo semplicemente:
"Vergogna".
"Ti prego" stava chiedendo la moglie al proprio marito.
Di cosa? E per quanto Iris desiderasse far sapere a Emma di
aver letto, dovette invece lasciare che i fili le si srotolassero
tra le dita, scorrendo rapidi fino a quando anche l'estremit
non fosse scivolata via, e rimanere a guardare in silenzio.
Proteggere le parole nel loro viaggio attraverso il
tempo e lo spazio: questo era il suo compito, un compito
speciale, soprattutto ora che una lettera in arrivo avrebbe
potuto causare molte sofferenze. Non importava come la
gente si comportasse per le strade e nei salotti, o nelle camere
da letto ai piani superiori; la corrispondenza arrivava
e partiva, come un silenzioso testimone. In quanto direttrice
dell'ufficio postale, Iris conosceva gli affari di tutti e i
peccati di quasi tutti. Alcuni suoi colleghi andavano matti
per i segreti e ne seguivano gli sviluppi con il fiato sospeso,
come fossero romanzetti di basso livello. Altri, semplicemente,
non erano capaci di tenersi in disparte. Ma Iris si
limitava a dare una rapida occhiata alla persona che consegnava
la busta, sorridendole gentilmente, dopodich si
voltava e metteva nel sacco postale ci che le era stato affidato,
inoltrandolo. Osservava tutto. E non diceva mai una
parola. Tutto si reggeva sul suo silenzio. Sapeva bene che
nessuno degli abitanti di Franklin pensava a lei in quei termini.
Era difficile, per loro, credere che una donna nubile
della sua et non fosse consumata dal desiderio di rovistare
tra i segreti degli altri, che non leggesse mai le loro cartoline,
che non appuntasse l'indirizzo dei mittenti. Malgrado
tutto, Iris aveva preso un impegno con la corrispondenza
che le stava di fronte. Malgrado tutto, pens fieramente,
le cose dovevano andare cos. Ti prego, Signore. Lasci
cadere la lettera nell'ultimo sacco, lo chiuse con una corda
e lo mise sotto chiave. Quindi scosse la testa. Era quello il suo compito.
Una cosa alla volta, ricord a se stessa, e tagli gli spaghi
dei cataloghi Sears appena arrivati. Ce n'erano due copie
in pi. Senza riflettere, ne infil una nella cassetta vuota
di Emma Fitch.
...
.
...
PRIMAVERA 1941.
...
.
...
12.
...
.
...
Da tempo, ormai, la morte aveva perso il potere di scioccare.
Tutti avevano una storia: ce n'erano a migliaia ammassate
nel cuore di Londra. Ma fin dallo scoccare del nuovo
anno, Hitler aveva cominciato a logorare i nervi dei londinesi.
Si erano susseguite tre notti di bombardamenti in gennaio,
quindi una settimana di tregua. Poi di nuovo, e con
pi ferocia. Quindi pi nulla. Un giorno, e un altro ancora
in marzo, e da quel momento pi niente, tanto che sulle
rive del Tamigi i narcisi avevano avuto il tempo di sbocciare
e l'erba di crescere. La citt aveva salutato l'arrivo di
aprile con alle spalle un mese di tranquillit. Poi erano sopraggiunti
i bombardamenti del mercoled e del sabato, con
ordigni talmente potenti, aveva scherzato Ed Murrow, che
la gente indossava i suoi abiti migliori casomai l'armadio
non fosse rimasto in piedi fino all'indomani. E da allora il
ricordo di quelle notti si era impresso nei gesti di ognuno,
nel rannicchiarsi, nel passo svelto, negli occhi puntati verso
il cielo. Sarebbero tornati di nuovo, quella notte? Oppure
era finita? Impossibile saperlo. Si andava a dormire
pronti per la fuga.
"Tesoro." Emma alz gli occhi, ma l'ufficio postale era ancora
deserto. Miss James si era spostata sul retro. "Questa
mattina il cielo era giallo, opprimente e giallo di cenere e
fumo, e dietro quella cortina il sole, quando finalmente 
sorto, era rosso. Ci sono vestiti sugli alberi, Emma, scaraventati
fuori dalle case distrutte dalle bombe.  sera, e gli
incendi non si sono ancora estinti. Se torneranno ci daranno
il colpo di grazia, poco ma sicuro.
"Ieri sera mi sono spinto nel cuore di Londra, dove ci
sono l'area portuale e i magazzini e i poveri, dove le bombe
hanno colpito con maggior violenza e gli incendi hanno
attirato gli aerei della Luftwaffe pi e pi volte, e gli uomini
e le donne nei rifugi sotterranei voltavano le loro facce
spossate verso di me, e io mi chinavo su di loro, parlando
mentre controllavo loro il polso, stringendo mani, e sebbene
fossi io il medico, tesoro, ti assicuro che era come se anche
loro avessero qualcosa da darmi.  cos che mi sembra
il mio lavoro, adesso. Straordinario, esaltante, completo.
Amore mio, se..."
Emma accartocci il foglio e lo infil nella borsetta.
Tutto a posto? Miss James era sbucata da dietro l'angolo.
Emma esit. S rispose, ritrovando il controllo di s.
Sembra che stia bene.
Ultimamente non aveva l'aria di dormire granch, riflett
la direttrice. C'era una lieve protuberanza dove il bambino
stava crescendo, eppure Emma, in qualche modo, le
pareva diventata pi esile, pi fragile.
Questa  una buona notizia, Emma.
Lo so rispose lei infastidita.  ovvio. Perch significava
che era vivo, era questo che Iris stava cercando di
dirle, ed Emma lo sapeva. Era vivo e in salute. Stava bene.
Ed era una buona notizia, naturalmente, per Emma era
stanca. Stanca di fingere che fosse tutto a posto. Stanca di
mostrarsi allegra. In realt avrebbe voluto soltanto restare
l all'ufficio postale, prendere una sedia e accomodarsi,
mentre Iris sbrigava le sue incombenze. Magari si sarebbe
appisolata, e di tanto in tanto Miss James sarebbe entrata
in punta di piedi per vedere come stava. E avrebbe potuto
dormire l finch il bambino non fosse nato e Will non fosse
tornato a casa.
Sembra cos felice, nelle lettere disse in tono malinconico,
dopo un momento di silenzio.
Crede in quello che sta facendo.
D'accordo, ma io? Cosa sto facendo, io? Che senso ha
starmene qui seduta ad aspettare le sue lettere? Non penso
ad altro che a ricevere sue notizie, e certe volte mi si annebbia
la mente. Vorrei che ci fosse una vocina nella mia testa
che mi dicesse qualcosa come: " tutto a posto", o meglio
ancora: "Non  tutto a posto". Allora s che potrei andare
avanti. Arross, e abbass gli occhi. Vorrei tanto sapere
che, quando arriver la batosta, Dio si drizzer a sedere sul
suo trono e grider: "Fa' attenzione, Emma".
Come nei film. disse Iris in tono controllato.
 stupido.
Non direi proprio replic Iris scuotendo la testa. 
solo che non dovrebbe ragionare in questo modo.
Certe volte era pi facile starsene semplicemente zitti.
Emma osserv Iris. Quasi tutti erano cresciuti con due genitori
al proprio fianco, con due paia di occhi puntati addosso.
Non c'era modo di far comprendere a qualcuno
abituato a quel genere di attenzioni quanto potesse essere
facile scomparire.
Ciao, Harry. La voce della direttrice si fece appena
pi bassa quando le porte alle spalle di Emma si aprirono
di colpo.
Emma si raddrizz e si volt.
Iris rispose Harry. Salve, Mrs Fitch. L'uomo le si affianc,
fermandosi di fronte allo sportello.
Emma sent gli occhi riempirsi di lacrime udendo pronunciare
il proprio nome.
Dev'essere molto dura disse Harry. Emma gli rivolse
uno sguardo riconoscente e annu. Lui si sporse verso di lei
e le accarezz la mano. Poi tutta la sua attenzione si concentr
su Iris.
Come va la giornata? chiese pacatamente.
Il suo tono parlava di stanze buie e sorrisi scambiati
nell'oscurit, riflett Emma. Iris infil una mano in tasca e
prese le sigarette. Harry le porse l'accendino e lei si accost
alla fiamma. Nella strada di fronte, dove la primavera portava
con s i primi germogli, c'erano auto che avanzavano
lente sull'asfalto nero, biciclette scampanellanti e una coppietta
che si scambiava effusioni su una panchina del parco.
La gente sorrideva e passava oltre. Un uomo cantava a
voce spiegata. Il sole si spostava lento sulla terra splendida
e radiosa. Ma l, nell'ufficio postale, il tempo si era fermato.
La donna diede un lungo tiro alla sua sigaretta, e l'uomo
si allontan da lei dopo averla fatta accendere. A dividerli
soltanto mezzo metro di marmo... e lei.
Arrivederci disse Emma in fretta.
A presto, Emma.
Emma si ferm e si volt, la mano sulla maniglia della
porta. Miss James era protesa in avanti, appoggiata sui gomiti,
e la stava fissando, e anche Mr Vale si era voltato per
guardarla andare via, il fianco appoggiato al banco. Emma
fece loro un cenno e apr la porta con una spinta, le guance
rigate di lacrime mentre scendeva le scale dell'ufficio postale
e varcava il cancello, avviandosi alla cieca lungo la strada.
Intravide il tetto e il camino dei Bowtch e poi, appena oltre,
il tetto e il camino degli Snow. E ancora pi avanti, nel
punto pi alto, il tetto di casa sua. L'intenso sole primaverile
si rifletteva sull'acqua, ed Emma dovette distogliere il
viso dal bagliore accecante del porto e guardare, invece,
le facciate delle case, procedendo lungo la salita. Era stanca.
C'erano persone gi in citt, in ogni angolo della terra,
moltitudini di persone che sudavano e gridavano e arraffavano
manciate di vita, manciate da gettare attorno a s,
da gettarsi l'un l'altra, da gettare via. Sent una morsa al
petto. Andando a vivere l aveva creduto di potersi unire a
loro. Aveva creduto di essersi gi unita a loro nel momento
in cui aveva posato il piede destro sul tappeto steso nella
navata della piccola chiesa, esitando un istante prima di alzare
lo sguardo su Will che l'aspettava all'estremit opposta
per poi correre verso di lui. Aveva creduto di aver cancellato
dal proprio cuore la parte in cui c'era scritto che era
sola al mondo. Affaticata, appoggi una mano al cancello.
L'altra gente si credeva incatenata al mondo e non immaginava
che un giorno sarebbe potuto crollare. Lei, invece, sapeva.
Il suono della voce della madre era lieve e indistinto
quanto un velo che scivoli dallo schienale di una poltrona.
Tutto ci che le restava del fratello era il ricordo del letto
che avevano condiviso, del respiro che certe volte le aveva
sfiorato la guancia nel buio, poco prima di dormire. La
morte  un bacio impalpabile, un tocco glaciale: un pizzico
al filo, e non ci sei pi.
Pi in alto, lungo la salita, vide Jim Tom Winthrop che le
veniva incontro, portando la bambina sulle spalle in uno
zaino di fortuna. Emma incespic e abbass lo sguardo,
augurandosi di non aver catturato la sua attenzione.
Salve! grid l'uomo, calcandosi il berretto sulle orecchie.
Non pot far altro che salutarlo con la mano, fermandosi
sul marciapiede in attesa che Jim Tom la raggiungesse.
Dove sta andando?
Torno a casa. Gli occhi di Emma si posarono sul fagotto
che teneva sulle spalle.
Vuole vederla? Jim Tom si gir, in modo che Emma potesse
sollevare la coperta adagiata sullo zaino e dare un'occhiata
alla bambina. La piccola era immersa nel sonno, la
bocca aperta.
 bellissima, vero?
Emma annu e risistem la coperta.
Come vanno le cose? chiese Jim Tom fissandola intensamente.
Emma infil la coperta sotto le cinghie del fagotto, senza
trovare il coraggio di guardarlo. Tutto bene rispose,
salendo sul marciapiede. Poi volt gli occhi verso il fondo
della strada, in direzione della citt, sperando in un diversivo,
in qualcuno che arrivasse lungo la salita. Ma la via era
vuota come fosse l'alba. E voi come state?
Oh, tiriamo avanti...
Bene lo incoraggi Emma in tono cortese, e si allontan
di un passo per segnalargli l'intenzione di tornare a
casa. Mi fa piacere.
La accompagno per un pezzo si offr Jim Tom. La piccola
dorme finch siamo in movimento.
D'accordo replic Emma e si avvi bruscamente.
Piano, piano disse lui in tono scherzoso.
Emma rallent.
I ragazzi sono stati magnifici prosegu Jim Tom, mettendosi
al passo con lei e la piccola Maggie ci sta dando
qualcosa a cui aggrapparci per non pensare troppo a...
D'improvviso gli si ruppe la voce. Emma non lo guard.
L'uomo prese un fazzoletto dalla tasca e si soffi il naso.
Si port il fazzoletto alla bocca ed emise un gemito roco.
Quindi scosse la testa, si asciug gli occhi e si volt verso
Emma. Mi perdoni continu mi prende cos, senza
preavviso.
Emma si irrigid.
 dura, eh? Jim Tom si rimise in tasca il fazzoletto. Per
noi che siamo rimasti.
Noi? Una furia cieca e immotivata mont nel petto di
Emma. Chiedo scusa protest ma Will non  morto.
L'uomo smise di camminare, ed Emma semplicemente
prosegu, mossa da quella furia che, come un reattore, la
spingeva avanti, lontano. Era stato orribile, tremendo, ma non
le importava. C'erano fuochi che ardevano nelle case lungo
la salita, e il profumo di cucina, testimonianze di una tranquillit
domestica che andava ad alimentare la sua rabbia.
Era ingiusto che Will se ne fosse andato. Senz'altro Maggie
aveva qualcosa che non andava prima ancora di entrare
in travaglio. Non era stata colpa di Will. Will non doveva
un bel niente al mondo, eppure la morte di Maggie lo
aveva convinto del contrario. Casa? Non c'era pi una casa.
Senza rendersene conto, giunse al cancello e si ferm. Il
pomeriggio del suo arrivo a Franklin aveva varcato quello stesso cancello insieme a Will e aveva ammirato la casa
in fondo al vialetto. Cerc di richiamare alla mente la vista
delle assicelle logorate dal tempo e dei davanzali grigi, ma
la sola cosa che ricordava era la mano di Will sul proprio
gomito, che la invitava a entrare.
Dovrebbe riverniciare.
Emma sobbalz.
L'uomo con il soprabito, che vedeva spesso in giro per la
citt, adesso era fermo a due passi da lei. Era il tedesco che
lavorava per Mr Vale.
Oh disse Emma. Salve.
L'uomo la scrut a fondo, indugiando un istante come
se dovesse darle qualcosa, pens assurdamente Emma. Era
molto vicino. Odorava di sale e di qualcosa di forte, come
il pane. Era troppo vicino.
Dovrebbe riverniciarle ripet.
Pronunciava le parole inglesi lentamente, come se dovesse
affrontare una curva pericolosa.
Emma aggrott la fronte. Che cosa?
L'uomo indic le finestre nel punto in cui, in effetti, la
vernice si stava scrostando dalle imposte e dai davanzali,lasciando scoperto il legno. Marcisce aggiunse ancora
pi lentamente.
Emma annu, poi rimasero entrambi a fissare la casa.
Mi piace il bianco dato di fresco prosegu lui. Si pu
vedere a chilometri di lontananza.
A chilometri di distanza lo corresse Emma istintivamente.
Potrei verniciarle io.
Oh. A Emma venne quasi da ridere. Si volt verso di
lui. Ora aveva capito: aveva bisogno di lavorare, tutto qui.
Gli serviva un lavoro.
Non posso proprio farlo. Mio marito  partito e... non
ho soldi disse in tono evasivo. In realt, Will aveva da parte
molto denaro per eventuali riparazioni. Le aveva spiegato
per filo e per segno come averlo, in caso di emergenza.
L'uomo che le stava di fronte aveva gli occhi di un azzurro
intenso, e una ruga profonda gli solcava una guancia
ogni volta che sorrideva. Un giorno, magari.
Emma arross. Non posso riverniciare la casa.
Ah, no? Si chin appena verso di lei. Be', non fa niente.
E prosegu per la sua strada, in direzione delle dune
sabbiose che si stendevano oltre la citt. Prima di aprire il
cancello, Emma si volt e lo guard allontanarsi. Fu sul
punto di richiamarlo, ma poi lasci che l'impulso svanisse.
Ehil? disse alla casa vuota, come faceva ogni giorno
al suo rientro.
Si diresse subito in cucina. Ehil? Uno dei piatti si mosse
leggermente, tintinnando sulla rastrelliera. Gli ultimi pescherecci
stavano scivolando verso il pontile ai piedi del
declivio, ed Emma rimase a fissarli, appoggiando la pancia
al bordo del lavello.
La casa aveva davvero bisogno di una riverniciata. Emma
and a prendere il bollitore e lo mise sotto il rubinetto, lasciando
scorrere l'acqua perch divenisse fredda prima di
riempirlo. Lo mise sul fornello, tir fuori sigarette e fiammiferi
e si volt, comprendendo solo in quel momento cosa
avesse voluto dire lo straniero con l'espressione "a chilometri
di distanza". Come le briciole di pane di Hansel avevano
tracciato un sentiero bianco sul terreno scuro della foresta
per ritrovare la strada di casa, il tedesco intendeva dire
che la sua abitazione si sarebbe dovuta vedere anche dal
mare aperto. Emma accost la sigaretta al fiammifero acceso
e fece un tiro.
"Will?" Espir una boccata di fumo.
Si allontan dalla finestra e percorse il corridoio, scorgendo
l'occhio magico della radio, sistemata su un mobiletto
contro il muro del soggiorno, che irradiava una luce verde
pallido a indicare che il segnale era forte.
Pi di ogni altra cosa, in quel momento, Emma avrebbe
voluto ruotare la manopola e sentire la voce di Will, sentire
la sua voce chiamare: "Emma, Emma". Sospir. Gir
la manopola delle onde corte finch i suoni gracchianti
non cedettero il passo a una voce che and a riempire il
vuoto della casa. Avrebbe voluto che qualcuno le parlasse
in quel preciso istante, un essere umano qualsiasi. ""Sii
sempre ragionevole" mi scrive mia madre. 'Sta' sempre attenta
a quello che fai'" disse la speaker, parlando molto
lentamente. "Ma cos' rimasto di ragionevole, ormai? Al
mattino apro gli occhi sul silenzio, il silenzio che avvolge
la citt come il telo adagiato sulla gabbia di un pappagallino.
La paura  stata addomesticata da tempo. "State
calmi, tenete duro" recitano i cartelli che sono comparsi
in tutta la citt, incollati sulle pareti di mattoni degli edifici
rimasti in piedi."
"State calmi, tenete duro."
Emma tese un braccio per accendere la luce, trattenendo
il respiro, quindi and a piazzarsi proprio davanti alla radio,
le braccia incrociate sul petto, il cuore che batteva forte.
"Nei grandi romanzi classici del secolo scorso c'era tempo"
prosegu Frankie Bard "tempo per contemplare la distesa
sconfinata. Qui una sagoma che si avvicina attraverso
la brughiera, l una fanciulla seduta alla finestra che
insegna a leggere a un ragazzino all'ombra della fabbrica.
C'era tempo, e c'era silenzio, una pagina dopo l'altra. Cosa
si pu scrivere, ora, per raccontare delle bombe devastanti,
del rumore e della furia che imperversano nei cieli? Di
come siamo sbattuti gi dal letto, senza nemmeno il tempo
per pensare... Forse non avrete pi modo di sentire una
storia come quelle del passato. Il mezzo pi rapido per curare
l'uomo dall'onniscienza, per scardinare la fede in una
sorta di occhio che ci sorveglia dall'alto,  la guerra. Le persone
muoiono oppure si salvano in modo caotico, confuso,
senza che vi sia un braccio a orchestrare il tutto. I musicisti
suonano ma, che lo si voglia o no, le note si disperdono
nel vuoto."
Sta' zitta sussurr Emma alla radio. Sta' zitta, una
buona volta.
...
.
...
13.
...
.
...
Il 10 maggio Londra si era vista piovere addosso cento bombe
al minuto per cinque ore consecutive, in quella che sarebbe
passata alla storia come la notte pi devastante del
Blitz. Gli incendi erano divampati in contemporanea un po'
dappertutto e dove un tempo, perfino di notte, vi erano stati
angoli di tranquillit e di pace, quella sera il frastuono nei
cieli aveva rischiato di far impazzire tutti. Erano stati colpiti
il Parlamento, il Big Ben e l'abbazia di Westminster, e
innumerevoli abitazioni erano finite in macerie.
Adesso, una settimana dopo, la cosa di cui Will aveva
assoluto bisogno era dormire. Dal 10 maggio aveva continuato
a lavorare senza sosta, e ora, proprio mentre si accingeva
a coricarsi, le sirene dell'allarme aereo suonarono nel
cielo notturno da qualche parte, verso ovest. Will si strofin
gli occhi e pos lo sguardo sulla lettera che stava scrivendo
a Emma. Aveva bisogno di dormire. Aveva bisogno
di passare una notte nel proprio letto. I cannoni della contraerea
trivellavano il cielo. Forse quella notte le bombe si
sarebbero concentrate in un unico posto, e gli sarebbe stato
concesso di rimanere a casa, pens, lanciando un'occhiata
al letto proprio mentre la sirena pi vicina, a tre isolati di
distanza, lanciava il suo grido presago di morte. Brontolando,
Will si stiracchi. Sarebbe dovuto scendere in un rifugio
sotterraneo, se voleva sperare di chiudere occhio.
Torn a osservare la lettera. "Emma, tesoro" lesse. Aveva
deciso di parlarle della strana immagine che gli era balenata
nella mente poco prima, mentre stava tornando a casa.
"Tesoro" scrisse. Ma aveva perso il filo, dimenticando quello che avrebbe voluto scriverle. "Buona notte, amore mio.
Domani ti racconter qualcosa di pi, te lo prometto." Fin
in fretta di scrivere e mise la lettera nella busta, leccandone
il lembo. "Emma Fitch" verg sul davanti. "Casella postale
329, Franklin, Massachusetts, USA" e la infil nella tasca
della giacca. Si lev l'urlo di una terza sirena, questa volta
verso nord. Will mise in tasca anche le sigarette e l'accendino,
si alz e recuper il cappello.
Dottor Fitch! chiam la padrona di casa, bussando alla
sua porta.  suonata la sirena.
Sono sveglio, Mrs Phillips. Grazie per avermi avvisato
ribatt Will aprendo la porta e gridando, perch la padrona
stava gi scendendo le scale di corsa. Quindi torn
dentro, tolse la coperta dal letto e guard il cuscino, ma decise
di lasciar perdere entrambi.
Fuori, in strada, la gente si stava precipitando verso il rifugio
di mattoni in fondo all'isolato. Gli incendi divampati
a nord erano accompagnati da fragorose deflagrazioni. Si
udirono un fischio e un sibilo, dopodich una bomba esplose
talmente vicino che Will ebbe la sensazione che i polmoni
gli fossero strappati dal petto. Barcoll all'indietro, appoggiandosi
al muro del pensionato. Non appena riusc a
riprendere fiato si mise a correre verso la stazione della metropolitana
di Kensington High Street, convinto che avrebbe
trovato ancora un po' di posto. Il rombo costante degli
aeroplani in cielo, identico a quello del 10 maggio, gli annebbiava
la mente. Raggiunse le scale che portavano al sottopassaggio
e rallent il passo scendendo.
C'erano tanti ambienti collegati fra loro all'interno della
stazione, simili a caverne piastrellate e illuminati da una
luce intermittente. Will si fece strada attraverso le prime
due, gi piene, e trov posto in un angolo della terza, dove
pot lasciarsi cadere a terra e trovare riposo. Era relativamente
comodo, riflett, distendendo le lunghe gambe sul
pavimento. C'era posto a sufficienza per dormire.
Ma non era preparato all'odore che regnava laggi, e alla
rapidit con cui la paura - una paura irrequieta e intollerabile
- si stava diffondendo nel rifugio. Vi fu una seconda
raffica di bombe, che esplosero una dopo l'altra. Sembrava
che si fossero abbattute proprio sopra di loro, e il frastuono
era cos assordante che Will chin d'istinto la testa, sebbene
si trovassero a quindici metri di profondit. Il bombardamento
dur una quindicina di secondi, poi si interruppe.
Will fece per alzarsi, pensando di salire in superficie e
prestare aiuto, ma era troppo stanco, e si rese conto che le
gambe si erano addormentate ancor prima del resto del corpo.
A quel punto la gente cominci a riversarsi nella stazione
come un torrente impetuoso per mettersi al riparo;
gli adulti zittivano i bambini in lacrime, uomini e donne si
avvolgevano nelle coperte appoggiandosi gli uni agli altri.
Una ritardataria, una donna alta e bionda, avanz con passo
traballante fra le tante gambe allungate sul pavimento, e
si abbandon in un angolo libero lungo la parete opposta,
di fronte a lui. Per molto tempo rimase con la testa appoggiata
al muro e gli occhi chiusi. Poi, dopo essersi ripresa, si
tolse il maglione e se lo sistem sotto il sedere.
Era una di quelle ragazze per cui qualsiasi uomo si sarebbe
detto disposto a morire. Una donna capace di paralizzare
una stanza intera con il suo sorriso, anche se Will era
quasi sicuro che lei non ci avrebbe nemmeno provato. Ammir
le lunghe gambe stese una sopra l'altra, incrociate con
grazia all'altezza delle esili caviglie. Bionda, sveglia, troppo
matura per certi giochetti. Sembrava piuttosto quel genere
di donna che, pur essendo consapevole del proprio valore,
non sente il bisogno di sbandierarlo ai quattro venti.
Una donna come Emma.
Il nome della moglie gli irradi un'ondata di calore nel petto.
Chiuse gli occhi e appoggi la testa alla parete. "Emma"
la invoc di nuovo. "Emma, Emma" ripet fra s, ma gli
vennero in mente soltanto dettagli irritanti e inutili: la testa
di lei appoggiata contro la sua spalla, i capelli dalla piega
sbarazzina con le punte arricciate verso l'interno che ricadevano
sul suo esile collo, o la sottile cintura di cuoio che
portava in vita. Negli ultimi tempi non riusciva a richiamare
un'immagine chiara del suo volto. Aveva una fotografia
di loro due insieme, scattata il giorno delle nozze, ma con il
protrarsi della sua assenza da casa la persona immortalata
al suo fianco sembrava somigliare sempre meno a Emma.
Era una bella ragazza sottobraccio a un giovanotto piuttosto
avvenente. Will era ossessionato dal timore, tanto assurdo
quanto persistente, che la ragazza nella fotografia
- con i capelli e gli occhi castani, il piccolo mento sollevato
come se qualcuno l'avesse appena esortata a mostrarsi
coraggiosa - avesse eclissato la vera Emma. E cos adesso,
quando qualcuno gli domandava di lei, si scopriva capace
di dire soltanto "capelli castani, occhi castani". Accese il
fiammifero e lo accost alla sigaretta, poi lo spense scrollando
il polso con esasperazione. Cristo santo, sembrava
una creatura da fiaba. E non era pi una ragazzina. Avevano
fatto l'amore. Ripens a com'era arrossita davanti a lui,
chiedendogli cosa intendesse dire Tolstoj. Fare l'amore. In
quelle poche parole era racchiusa l'essenza di Emma. Era
una donna perbene, ma al buio sapeva anche essere dolce,
muovendosi sotto le sue mani, tanto che gli pareva quasi
di sentirla. E l'immagine che continuava a balenargli nella
mente, adesso, non era quella del suo volto ma la sua figura
di spalle. L'abito, la cintura, la morbida curva dei polpacci
che scendeva fino alle scarpe basse di cuoio. Il modo
in cui le si era avvicinato da dietro, quella prima volta alla
festa, e poi un anno pi tardi, quando le aveva chiesto di
sposarlo e lei, senza dire una parola, si era semplicemente
abbandonata fra le sue braccia.
Apr gli occhi. Dov'era? A cinquemila chilometri da lei,
sulla sponda opposta dell'oceano, in un rifugio sotterraneo
con i crucchi che sganciavano bombe sopra la sua testa. Ogni
giorno, ogni ora che passava, Will rischiava di perderla e lo
sapeva. E pur continuando a prendersi cura dei feriti e dei
moribondi, ultimamente si era trovato a vagare nella notte
per cercare il volto di Emma tra quelli delle donne che incrociava
per strada - di Emma o di qualcuna che le somigliasse
-, per fissarne ancora una volta l'immagine nella propria
mente. Gli occhi di una donna che gli lanciava uno sguardo,
una ciocca di capelli che ricadeva sul mento. Non appartenevano
a lei, ma servivano a ridarle concretezza, anche se
solo per un momento fugace. Will cercava l'ombra della sua
amata. E per qualche strano motivo era convinto che, mentre
la cercava girando senza meta per la citt, Emma lo stesse
proteggendo. Il suo volto, quel volto che Will non riusciva
a evocare senza l'aiuto degli altri, aveva finito per diventare
un talismano contro le bombe.
"Hai intenzione di andare a morire?" gli aveva chiesto
freddamente la sera prima della sua partenza, il mento proteso,
gli occhi scuri e severi fissi nei suoi.
"Che strane domande fai." Will l'aveva stretta a s, posandole
le mani in fondo alla schiena e accarezzandola sotto
la camicetta. Alle loro spalle, il rubinetto della cucina gocciolava
nella vasca di rame dell'acquaio.
"Perch in questo caso" aveva detto Emma, la bocca premuta
contro la sua camicia "se dovessi morire, intendo, moriresti
per niente."
"Non lo pensi sul serio." Si era ritratto e l'aveva costretta
a sollevare il volto verso di lui.
Lei si era chiusa in un silenzio ostinato. Will le aveva
stretto forte le braccia. Emma lo aveva guardato. "E invece
s." Si era liberata dalla sua presa. "Al diavolo tutti. Che
se la sbrighino da soli, quegli inglesi."
"Emma..."
"Questo tuo comportamento non ha senso. Non  giusto,
e nemmeno buono. Non servir a pareggiare i conti, Will."
Era feroce nella sua calma. "Quello che  successo qui non
 stata colpa tua" aveva concluso. "Questo  quanto."
Will si agit nel buio. "Giusto." "Buono." Quelle due antiche
parole gli parvero vuote. L, sotto le bombe, aveva scoperto
qualcosa di nuovo, un universo alternativo. Se aveva
intrapreso un viaggio del genere, lo aveva fatto per risolvere
quello che ora aveva capito essere una mera equazione:
lui per Maggie. La sua vita in cambio di un'altra. Semplice
e infantile quanto l'idea della redenzione. Eppure, in quei
luoghi, aveva finalmente capito che ciascuno di noi  vivo,
intensamente vivo, fino all'istante preciso in cui sopraggiunge
la morte. E a quel punto scompariamo, tutti noi.
Non possono esistere sostituzioni. Aveva stretto cos tante
mani morenti laggi, che alla fine aveva capito. E nella lettera
che aveva appena scritto a Emma avrebbe voluto dirle
che ora era incredibilmente felice, ma non poteva farlo.
Non poteva dirlo davanti ai volti delle persone sulle quali
si chinava, e soprattutto non poteva dirlo a Emma, che gli
stava sfuggendo tra le dita.
Sebbene le scrivesse ogni sera dopo cena, Will si era accorto
di non riuscire a raccontarle altro che le ultime novit
e poi ribadire che l'amava. L'amava. Eppure quel pensiero
pi complesso, il motivo per il quale si era trattenuto
l e sarebbe rimasto ben oltre i sei mesi che si era prefissato,
indugiava silenziosamente in lui. La vita che aveva vissuto
a casa era finita. Come poteva dirlo a Emma senza spaventarla?
Se fosse tornato, niente di quel che era stato fino
a quel momento avrebbe pi avuto importanza, non ci sarebbe
stato pi niente da dimostrare. E quella sera, rientrando
a casa dall'ospedale al buio, senza nemmeno badare
a dove andava, d'un tratto si era reso conto che si stava
facendo guidare dalle singole, minuscole luci delle sigarette
accese, manifestazioni di altre persone che si muovevano
verso di lui nell'oscurit, come entit incorporee. Persone
delle quali non avrebbe mai visto i volti, ma di cui sentiva
le voci e il suono dei passi che lo superavano.
Per poco non era scoppiato a piangere per la strada. In
quelle piccole lucine rosse che gli andavano incontro nel
buio e poi si allontanavano, in quelle singole Lucky Strike,
era racchiuso il senso della condizione umana. Tutti viviamo
e moriamo, tutti noi, come sigarette che si consumano. Singole
luci e voci nel buio. Infil la mano sotto la giacca per
tastare la lettera indirizzata a Emma. Era ancora l. L'avrebbe
imbucata il prima possibile. E forse, l'indomani, ci che
voleva dire sarebbe stato pi chiaro di: "Siamo tutti come
sigarette che si consumano".
Hai da accendere?
Accidenti! sobbalz Will.
La bionda con le gambe lunghe che si era seduta dall'altra
parte della stanza adesso era ferma davanti a lui. Non
l'aveva vista alzarsi.
Sei americano disse scrutandolo con uno sguardo divertito.
Esatto. Will si alz lentamente, e la donna not che era
piuttosto alto e snello, con un'espressione aperta e disponibile.
Ossatura robusta: sua madre avrebbe approvato. Un
uomo, una garanzia. Will tir fuori l'accendino dalla tasca
e le si avvicin. La donna mise una mano a coppa e accost
la sigaretta alla fiamma. La giacca di tela crespa di Will
era illuminata a stento dalla flebile luce del rifugio. La donna
gli lanci un'altra occhiata e si accorse che la stava fissando
con l'aria di chi cercasse qualcosa nella sua folta capigliatura
o nel mento severo.
Per caso ti ricordo qualcuno?
Will sorrise e fece scattare l'accendino. Direi proprio
di no.
C'era uno spazio libero accanto a lui, a ridosso del muro,
e la donna lo indic con un cenno del capo. Ti spiace se
mi siedo?
No, figurati.
Sei molto educato disse, accomodandosi vicino a lui. Il
buio era pi fitto in quel punto, lontano dalle finestre, e la
donna ebbe la sensazione di essersi addentrata nel fondo di
una caverna. Il pavimento vibr mentre si sedeva. Qualche
bomba doveva essere andata a segno poco lontano, sebbene
le deflagrazioni fossero attutite dall'edificio sovrastante.
Vi fu un momento di tregua, poi i cannoni tuonarono di
nuovo, seguiti dal sibilo inconfondibile di un altro ordigno
in arrivo. I muri tremarono e l'aria parve essere risucchiata
e poi risputata fuori, esalando l'umidit dei sotterranei.
Credi che sar pesante come quello del 10?
No. La donna scosse la testa. E nemmeno come i bombardamenti
di mercoled.
Non molleranno comment Will a bassa voce, lo sguardo
rivolto al soffitto, come stesse svelando un segreto ai
crucchi.
Certo che no convenne lei.
 impressionante.
Be', che altro potrebbero fare? chiese la donna freddamente.
Arrendersi?
Gi. Will abbass lo sguardo su di lei. C' sempre
questa possibilit.
La donna aggrott la fronte. Curioso, avrei giurato che
fossi uno di quei fanatici.
In che senso? Dalla sua voce, la donna cap che stava
sogghignando.
Sai, di quelli che gridano "alla carica!", "non mollare
mai!" e cose di questo genere.
Will scoppi a ridere. Hai scelto proprio la persona
sbagliata.
Ah, s? Sorrise nel buio. Si comincia sempre da quello che si vede - un bell'uomo con un abito elegante - e poi
si scava per capire cosa c' dietro. Non si pu mai sapere
cosa ne verr fuori, ed  questa la cosa eccitante. Il bello del
gioco. Mantenne un tono di voce freddo, da cronista. E chi
sarebbe la persona giusta?
La brace della sigaretta balen ancora per un attimo, poi
si spense. Will rimase in piedi. La donna lo guard stiracchiarsi
con il languore tipico degli uomini alti, occupando
con naturalezza lo spazio attorno a s, sfiorando con le
mani il soffitto sopra la sua testa, e lo vide esitare prima di
rispondere. Poi, lentamente, abbass le braccia e le tese la
mano destra. Will Fitch.
Frankie Bard replic stringendogli la mano.
Will si lasci sfuggire un fischio, stringendole la mano.
Quella della radio?
In persona. La mano di Will era forte e calda.
Lui lasci la mano di Frankie e si mise a sedere di fianco
a lei, rannicchiandosi nel buio del suo cantuccio.
Non avrei mai creduto di vederti in un posto del genere
osserv. Di solito stai in cima ai tetti.
Di solito s ammise lei. Posso quasi dire di essere stata
sbattuta qua sotto. L'ultima esplosione mi ci ha letteralmente
scaraventata. Si strinse nelle spalle. Ma se sono arrivata
fin qui senza un graffio, penso che mi convenga restare
dove sono. I rifugi li detesto, per.
Concordo assent Will. Da quant' che sei qui?
Poco pi di un anno.
E cosa ti ha spinta a venire?
Frankie lo guard con aria sospettosa. Perch?
Tanto per sapere. Will pieg le ginocchia e scosse il capo.
Per ammazzare il tempo, sai. Mi chiedevo cosa ci facesse
una ragazza come te in un buco come questo.
Sono venuta per salvare il mondo, fratello rispose, strascicando
le parole.
Will ridacchi. E come pensi di fare?
Frankie cambi posizione e per un istante pos la mano
sulla spalla di Will per tenersi in equilibrio, con i capelli che
ondeggiavano verso di lui. Dicendo la verit. La sua voce
fu delicata quanto il tocco della mano. Non stava scherzando.
Dici davvero?
Be', certo ribatt Frankie con schiettezza.
Per la gioia di Frankie, Will si concesse un altro fischio.
Be', sei brava. Emma si commuoveva sentendo le tue
storie.
La tua ragazza?
Mia moglie.
Frankie inarc le sopracciglia. E cosa ci fai qui, con una
moglie che ti aspetta a casa?
Will incroci le braccia sul petto e si spost di lato, allontanandosi
un po' da lei.
Quello che ci fai tu, immagino rispose. A parte salvare
il mondo.
Ma davvero? Frankie raddrizz un poco la schiena, e
il blocco degli appunti che teneva sulle gambe scivol in
avanti. Sarebbe a dire?
Voglio dare una mano, se posso. E trovare un senso a
tutta questa faccenda.
Era da tempo che Frankie non sentiva pi quella spavalda
sicurezza cos tipicamente americana. Un'idea molto
nobile disse, punzecchiandolo. Io volevo solo trovarmi
al centro dell'azione.
Will le lanci uno sguardo che Frankie ricambi.
Al diavolo replic lui. Non ci credo neanche per un
secondo.
Frankie alz un sopracciglio. Perch mai?
Una ragazza come te?
Che cosa significa?
Oh, andiamo la stuzzic Will. Non mi fai fesso. Scommetto
che vivevi in una bella casetta con un giardino circondato
di olmi.
Frankie ridacchi. Vengo da New York.
Allora sar stato un elegante edificio di arenaria azzard
Will.
Gli fece un rapido sorriso, poi ammise: S, proprio cos.
Qualcuno grid nel sonno e Frankie ebbe un sussulto
rendendosi conto di essersi scordata della gente che le stava
intorno. Prese il taccuino e lo apr di scatto.
La linea impeccabile della fronte e il naso lungo e dritto
di Frankie fecero balenare nella mente di Will l'immagine,
per quanto improbabile, di una vergine guerriera. Una
Diana che sfoggiava le sue labbra rosse come fossero una
spada. E la pagina che aveva aperta in grembo - stette a
guardarla mentre scovava una matita nel buio, come se intendesse
appuntare qualcosa - era il suo scudo.
Che genere di lavoro sei venuto a fare quaggi, se non
sono troppo indiscreta?
Will indic il taccuino con un cenno del capo. Hai intenzione
di intervistarmi?
Pu essere.
Will scosse la testa. Non sono una delle tue storie.
E va bene. Frankie appoggi la matita sul foglio.
Sono un medico.
Di che tipo?
Will fece una breve pausa. Un medico di famiglia. Ho
un mio ambulatorio, a casa.
E dove sarebbe?
A Franklin, nel Massachusetts. Si protese verso di lei
come a volerle fare una confidenza. Il primo approdo della
Mayflower.
In che libro di storia l'hai letto?
Uno di quelli scritti in piccolo ribatt Will con un sogghigno.
Sono approdati, hanno dato un'occhiata agli alberi
piegati dal vento sulla costa interna e hanno fatto
dietrofront.
Da come ne parli, sembri felice come una pasqua.
 il modo migliore per descrivere la gente che ci abita.
Non puritani, immagino.
Will scosse la testa.
I tuoi genitori vivono ancora l?
No rispose con una certa durezza.
Ehi continu lei in tono leggero.  solo per ammazzare
il tempo.
Un'autopompa pass a sirene spiegate e si dilegu.
Com' la vita laggi?
Perch?
Perch non continuare a parlarne? Aveva ripreso in
mano la matita e scritto le parole "che  successo a casa?",
tracciandovi un cerchio attorno e poi continuando a muovere
in tondo la penna, disegnando circonferenze ogni volta
un po' pi ampie. Will sent la mina scalfire la carta, alternando
lunghe linee curve a brevi stoccate apparentemente
senza senso. Per un attimo si chiese quanto poco dormisse
quella donna. Sembrava incapace di stare ferma, uno spirito
irrequieto, errante, come un facchino nella hall di un
albergo, e per qualche ragione questo gli fece tornare alla
mente Emma, nel buio, con una tale intensit che dovette
trattenere un gemito. D'improvviso era proprio l, davanti
a lui, e lo guardava con la sua singolare capacit di aspettare,
ascoltare e invitarlo a proseguire semplicemente stando
in silenzio. Mai insofferente. Tranquilla. Dio santo. Si scans
un poco da Frankie nell'oscurit.  una cittadina come
tante altre, immagino.  l'ultima di Cape Cod. All'estremit
della penisola.
Quanti abitanti?
Cinquecento, pi o meno. Il doppio durante l'estate.
Si stava richiudendo in se stesso, nascondendosi dietro
le risposte alle semplici domande che Frankie snocciolava
una dopo l'altra. Lei sorrise. In effetti lo stava intervistando,
pur non avendo idea di dove sarebbero andati a parare.
Quell'uomo l'aveva in pugno. Non era il contrario. Non
succedeva mai il contrario. Si trattava semplicemente di aggrapparsi
alla corda e arrampicarsi alla cieca, risalendola
fino a raggiungerne la sommit.
E hai lasciato tutto quanto per venire fin qui osserv
in tono sommesso.
Will non rispose. Quando Frankie alz gli occhi, vide che
la stava fissando.
Non ti somiglia proprio per niente riflett Will ad alta
voce. Ha il naso pi piccolo, un po' arrotondato sulla punta,
qui disse, indicando e ha...
Frankie si schiar la voce. Will incroci il suo sguardo.
Mi spiace si affrett a dire. Ormai  diventato un vizio.
Quello di fissare le donne?
Di osservarle la corresse, alquanto imbarazzato.
Frankie annu e distolse lo sguardo. Will aveva le mani
grandi. Se ne stavano buone come cani fedeli, aperte e composte
sulle sue gambe.
Ti mancher, immagino.
Temo di averla persa, venendo quaggi.
Sciocchezze ribatt Frankie. Era convinta che la moglie
di Will fosse una di quelle donne-bambine che portavano
calzettoni lunghi e collane di perle come gran parte delle ragazze
conosciute negli anni della scuola. Sar l ad aspettarti
quando tornerai a casa, e si chieder perch mai non
le hai portato del cachemire anzich della lana comune.
Era cos lontana dal vero che Will non seppe trattenere una
risata. A Emma non interessa nulla del cachemire replic.
Dall'angolo pi remoto del rifugio, a ridosso della parete
opposta e leggermente pi a sinistra, si lev un gemito
sommesso, inconfondibile. Frankie si irrigid. Un secondo
gemito risuon, basso e prolungato, attraversando l'oscurit:
l'ondata di piacere della donna che si apriva ad abbracciare
tutti loro prima di svanire nella gola dalla quale
aveva avuto origine, seguita dal riso soffocato dell'uomo,
che improvvisamente si zitt, come se avesse chiuso una
porta. Poi pi nulla. Il silenzio calato sul rifugio era saturo
del loro sesso, e di colpo tutti gli altri ammutolirono, come
se stessero origliando di nascosto, assaliti da un desiderio
unanime, nel buio. Il desiderio che quei due continuassero.
Cristo santo sospir il medico, tirando fuori di nuovo
il pacchetto di sigarette.
No, grazie disse Frankie, scrollando la testa.
Will ne prese una e rimise in tasca il pacchetto. Poi la picchiett
contro il lungo pollice e, dopo essersela infilata in
bocca, si sporse verso di lei, e Frankie si sent stringere il
braccio, appena sopra il gomito.
Questa parte di lei disse a bassa voce ti fa venire voglia
di stringerla tra le dita.
Frankie lo guard, quindi abbass gli occhi sul punto
in cui la sua grande mano la serrava, con le dita che si
chiudevano a stento. Ebbe un fremito. E la mano che la stava
stringendo lasci la presa, infilandosi nella tasca per cercare
l'accendino.
Che coincidenza averti incontrata disse Will, inspirando
a fondo per accendere la sigaretta.
Perch?
Will rimise in tasca l'accendino. C'era una delle tue storie,
qualche mese fa. Parlava di un bambino. Si schiar la voce.
Frankie annu, gli occhi fissi sulla brace della sigaretta
che si muoveva nel buio.
Un bambino subito dopo un bombardamento prosegu
Will. Lo avevi accompagnato a casa.
S conferm Frankie. Billy. Me lo ricordo.
Era una buona storia comment lui.
Una buona storia... Frankie sospir. Quella storia mi
ha procurato un mare di guai.
E perch mai?
Era troppo cruda disse lei e mi tremava la voce.
E allora?
Troppo emotiva. Le notizie non possono essere emotive.
Be', non me ne intendo di queste cose replic Will ma
quella storia ci ha colpiti entrambi, ed  stata una bella botta.
Ci hai lasciati l seduti a chiederci cosa fosse successo
dopo... Si interruppe di colpo. Quello che era successo
dopo era stata la perdita di Maggie, ramment. Quella del
bambino nel Blitz era la storia che aveva sentito prima di
perdere Maggie. Fu scosso da un lieve tremito. Hai idea
di cosa gli sia successo?
No rispose Frankie. Non lo so. Mi sono trasferita.
Dev'essere dura non sapere com' andata a finire, non
sapere se sta bene.
Frankie non rispose. La verit era che negli ultimi sei mesi
era passata parecchie volte di fronte alla casa di Billy nella
vaga speranza che potesse essere ancora l, ma il bambino
era svanito nella guerra. Sentendosi a disagio, Frankie allung
le gambe sul pavimento. Il suo piede and a sfiorare
qualcosa di molliccio, che sgattaiol via.
Viene da pensare a tutte le parti di una storia che non conosceremo
mai. Will si schiar la voce. Le parti che stanno
appena oltre i margini. Ci presenti davanti agli occhi
qualcuno come quel bambino, cos reale, e una volta che lo
hai liberato nel nostro mondo non riusciamo pi a smettere
di pensarci. Solo che poi il servizio finisce e lui scompare.
Era solo un bambino in una storia della quale non sapremo
mai il finale, non arriveremo mai a chiudere il libro.
Cosa succede alla gente dopo che la storia  finita? Penso
a tutte le storie che hai raccontato, ad esempio. Dove sono
quelle persone, adesso?
Lentamente il cuore di Frankie cominci a martellarle nel
petto. Non le piaceva la piega che stava prendendo la conversazione,
e valut l'idea di alzarsi. Ma la voce dell'uomo,
con la sua cadenza familiare gi sentita a Harvard e alle
cene di gala, e quella sicurezza tipica delle classi agiate che
lei stessa aveva avuto modo di acquisire crescendo la trattennero
come fossero mani strette attorno alle sue, e non
l'avrebbero lasciata andare finch Will non avesse finito.
Non si sarebbe fermato, e lei non avrebbe potuto fermarlo.
Devi essere una tipa tosta prosegu Will, sempre seduto
al suo fianco. Io non riuscirei a sopportarlo...  solo che mi
piace sapere come vanno a finire le cose, direi. Tutto qui.
Be', io non devo sopportarlo. Frankie, cogliendo la
provocazione, gli lanci un'occhiataccia. Io dico solo quello
che vedo. Guardo e ascolto, e poi riferisco.  questo il mio
lavoro disse in tono insofferente. Raccontare la storia.
Trasmetterla ad altri. Lo scopo  questo.
Ma s, certo. Will pareva dubbioso.
Frankie lo guard. Senti, c' una sola via d'uscita, ed 
raccontare ogni cosa. Raccontare quello che succede. Costantemente.
E il solo modo per farlo  continuare a muoversi.
Continuare a muoversi, e continuare a raccontare.
Will la scrut con la testa inclinata di lato, quasi stesse
auscultando con uno stetoscopio. Una sola via d'uscita
da cosa?
Nella breve pausa che segu, Frankie avvert che qualcosa
le stava sfuggendo di mano, ma successe cos in fretta
che non cap nemmeno di cosa si trattasse. Si strinse nelle
spalle. Da questo casino.
Perch mai vorresti uscirne? chiese lui con molta gentilezza.
Io non voglio uscire da un bel niente ribatt lei con stizza
quasi senza voltarsi. Sono ancora qui, no? Sono qui per cercare
di capire quello che sta succedendo, perch possiamo...
Oh, Cristo santo si interruppe. Non ha importanza.
Perch possiamo fare cosa? la incalz Will.
Frankie non rispose.
Will desistette, appoggiando la testa contro il muro. Certe
volte, quando mi trovo in mezzo all'inferno che c' l fuori,
in mezzo alla gente che grida e a quell'odore nauseabondo di
gas e di bruciato, sono costretto a voltare la faccia dall'altra
parte per nascondere un sorriso. Era impossibile ignorare
la nota di gioia che animava le sue parole. Ogni cosa, qui,
ha importanza disse a bassa voce. Ogni cosa ha un senso.
Frankie torn a guardarlo. Niente di quanto succede
qui ha un senso.
E invece s insistette Will.  la sola cosa che c'.
Sciocchezze protest Frankie con rabbia. Il caos che
c' l fuori  un inferno, un vero inferno. Capitano incidenti
casuali, incomprensibili, una notte dopo l'altra. Un uomo
grida al figlio di andargli incontro per mettersi in salvo, e
nel momento in cui il ragazzo comincia a correre per coprire
i pochi passi che li separano viene colpito e ammazzato...
E tu l'hai visto.
Frankie aggrott la fronte.
 la sola cosa che c'. Ecco cosa sto cercando di dire. E
tu l'hai vista con i tuoi occhi.
Sciocchezze ripet, scuotendo la testa.
Ascolta, se sono venuto fin qui  perch mi ero fatto
un'idea un po' strampalata dell'ordine... Una donna che
avevo in cura  morta, cos ho pensato che dovevo andare
nel posto in cui avrei potuto fare davvero del bene, e aiutare
la gente, e sbarrare la strada alla morte. Tu invece no.
"No" cosa?
Non sbarri la strada a niente. Era cos sicuro di s da
risultare quasi fosforescente nel buio. Tu puoi solo stare
in disparte.
Oh, Cristo santo. Frankie si scost da lui. Il modo in
cui Will sbandierava il suo entusiasmo era imbarazzante.
Aveva gi sentito qualcosa di simile nella voce di suo
padre, dopo che aveva bevuto qualche bicchiere di troppo.
Con il volto paonazzo, animato dal vino e dal fervore,
cominciava a criticare qualche politico o a compiere gesti
assurdi e plateali che attizzavano il fuoco dentro di lui
facendolo scaldare fin troppo. Era troppo intenso, si era
trovata a pensare Frankie pi volte, notando l'imbarazzo
della madre. Come uno di quei ragazzi bellissimi. Distolse
lo sguardo, fissando il buio. Ecco cos'era. Il ricordo
del padre le stava venendo incontro, evanescente e incalzante,
attraverso le tenebre. Avanzava silenzioso, trascinato
dalla flebile corrente della voce di Will Fitch. Il padre.
Una pena devastante.
Nelle prime settimane dopo il mio arrivo qui prosegu
Will mi presentavo ogni giorno nella mia corsia d'ospedale
con la smania di curare, lenire, salvare. Lavoravo ore
e ore di fila, instancabile; mi sembrava di essere un minatore,
pi che un dottore. Passavo da un letto all'altro, tastando
polsi, misurando la febbre, suturando e bendando
le ferite. Compilavo ogni cartella con cura. Quanti erano.
Chi erano. Dopo un mese avevo lavorato pi ore e visitato
pi pazienti di qualsiasi altro medico in corsia. E quelli
continuavano ad arrivare. Giorno dopo giorno. Qualunque
cosa facessi, la gente continuava a morire. O a vivere.
Poi, un giorno, capii. Alzai la testa dal petto del bambino
che stavo auscultando e, con un moto di sollievo, mi
resi conto che qualunque cosa stesse per succedere sarebbe
successa comunque.  questo che tiene assieme il mondo.
Siamo tutti qui, in mezzo a questo casino. Non c' modo di
evitarlo. E in tutto questo io non sono altro che una voce e
un paio di mani. Non sono pi il figlio o il marito di qualcuno.
Sono anonimo, ma necessario. Vitale. Una sigaretta
che si consuma.
Stammi a sentire sbott Frankie. La felicit di Will era
esasperante. Qualunque cosa stia per succedere, come
dici tu, non succede cos, per puro caso. La responsabilit,
almeno in parte,  di tutte quelle persone che si ostinano
a distogliere lo sguardo. Di quella gente che ha preso
il brutto vizio di sorbirsi un sacco di menzogne anzich la
verit. Nell'istante in cui cominci a pensare a qualcos'altro
hai gi smesso di fare attenzione, e fare attenzione  la sola
arma che abbiamo.
Io lo sto guardando dritto in faccia questo casino, Miss
Bard replic Will con calma. Ma  impossibile fermarlo.
Non possiamo cambiare quello che sta per succedere
continu, voltandosi a guardarla e non dovremmo nemmeno
provarci.
Con un sospiro d'impazienza, Frankie si alz dal pavimento
e si rimise in piedi, perch aveva bisogno di muoversi.
Aveva bisogno d'aria e di luce. Si sistem la gonna che
si era sbottonata sul dietro, e quando si chin a recuperare
il maglione sgualcito not che il medico non si era mosso.
Esausta, Frankie raccolse la cartella che aveva posato
accanto a lui.
Se il mondo avesse fatto un po' pi di attenzione nel
1939 sibil forse non saremmo seduti qui al buio a schivare
le bombe.
Saremmo seduti da qualche altra parte ribatt Will.
Con tua moglie, ad esempio.
S, hai ragione convenne lui tristemente. Con mia
moglie.
La porta del rifugio si spalanc di colpo, e il sibilo acuto
e prolungato del cessato allarme risuon mentre le prime
luci si insinuavano nel vano della porta. Reprimendo
un nodo in gola, Frankie si mise subito la cartella a tracolla.
Hai solo bisogno di tornare a casa disse misurando le
parole. Tutto qui.
Will si alz e le tese la mano. Non lo so.
Frankie, stringendo la mano di Will, esit un breve istante
prima di lasciarla e infilarsi nel groviglio di londinesi ancora
assonnati, sgusciando fuori dal rifugio per immergersi
nella flebile luce azzurrognola del mattino. Si trattenne
un minuto sul marciapiede di fronte al rifugio, assaporando
l'aria primaverile. Erano da poco passate le cinque. La
luce illuminava a tratti la strada, sprofondandola nel buio
per un momento e subito dopo tornando a rischiarare il
marciapiede. Qualunque cosa fosse successa, la primavera
sarebbe rimasta la stessa di sempre. Non era che una delle
tante mattine di fine maggio, a Londra.
Fine maggio, a Londra. Ai tempi della scuola, sdraiata
nella sua stanza nella mansarda, quelle parole le avrebbero
richiamato alla mente i t pomeridiani e le fragole e Henry
James, quando ancora l'intera civilt poteva essere racchiusa
entro i tersi confini di un cielo inglese. Non fosse stato
per le colonne di fumo che si levavano dai palazzi e per
il tanfo di gomma e metallo bruciati, ci si poteva quasi immaginare
lo splendido volto di Dorian Gray dietro una di
quelle finestre, e la figura di Mrs Dalloway che emergeva
sulla piazza. "Quasi" pens Frankie, osservando il cratere
lasciato da un grosso pezzo di malta staccatosi dal muro
laterale di una casa sull'altro lato della piazza, simile al segno
di un morso.
Arrivederci disse Will Fitch alle sue spalle. Continuer
ad ascoltarti.
Arrivederci. Frankie lo salut con un cenno del capo e
lo guard allontanarsi da solo, a passo spedito, e superare
il lungo isolato di Wilmot in direzione del febbrile trambusto
di Oxford Circus. Lo vide sistemarsi il cappello sulla testa
con una mano, osserv l'elegante taglio della sua giacca
mentre Will la abbottonava all'altezza della vita, e sent
il proprio corpo rilassarsi mentre l'uomo si allontanava da
lei. Maledizione, l'aveva proprio colpita. Che le era successo,
l sotto? Diede uno strattone alla tracolla e prov imbarazzo,
ora che era tornata nel mondo esterno, per l'intensit
con cui aveva reagito alle parole del medico sottoterra.
Rabbrivid. Era tutto troppo buio, troppo intimo. E quella
voce accanto a lei, quella voce indagatrice, incalzante, insistente
come un fantasma. Quella voce americana. Ora che
era tornata nel mondo esterno, tra le rovine che ormai le
erano familiari, si sentiva di nuovo se stessa.
Il medico era quasi giunto in fondo alla strada. Frankie
soffoc il momentaneo impulso di gridare il suo nome, e
rimase ancora un minuto a guardarlo, finch non lo perse
quasi di vista. In lontananza, all'incrocio, c'erano uomini
e donne che attraversavano la strada. Il cielo prometteva
pioggia. Una donna stava avanzando verso Will dalla direzione
opposta, portando in braccio un bambino.
Pi tardi Frankie non sarebbe stata in grado di ricordare
quegli istanti con precisione, ma la donna doveva aver fatto
qualcosa che aveva spinto il medico a voltarsi indietro
per osservarla, come se l'avesse riconosciuta. Cos Will non
vide il taxi che stava sopraggiungendo dal lato della strada
verso il quale a un americano non sarebbe mai venuto
spontaneo guardare e, ignaro dell'efficiente veicolo nero in
arrivo, scese dal marciapiede. Frankie fece un passo avanti
e lanci un grido; le altre persone che stavano emergendo
dal rifugio si voltarono verso di lui e videro quell'uomo
grande e grosso sollevato a forza e scaraventato in aria. In
quell'istante, sebbene i presenti avessero intuito ci che stava
per succedere, era ancora possibile che Will sopravvivesse,
ma alla fine colp violentemente la strada, di schiena e a
peso morto, con un tonfo sordo, doloroso e inconfondibile,
afflosciandosi come un sacco vuoto.
Frankie ud un sibilo sommesso giungere dal cofano del
taxi. L'autista era rimasto seduto al posto di guida, pietrificato,
le mani sul volante, mentre il veicolo avanzava piano
verso il punto in cui Will era stato scagliato.
Fermati! grid Frankie mettendosi a correre lungo la
strada. Frena, Cristo santo! Si precipit da Will e si lasci
cadere accanto a lui. Aveva il naso rotto: l'osso aveva squarciato
la pelle, e un fiotto inarrestabile di sangue gli si era riversato
lungo la guancia. Lo sguardo di Will era fisso sopra
la spalla di Frankie, verso il cielo. Cerc di pulirlo con
la mano, ma c'era troppo sangue, e sul viso dell'uomo rimase
l'impronta delle sue dita. Allora tent di asciugarlo con
un lembo della gonna, ma il sangue continuava a colare, andando
a coprire la traccia della sua mano. Gli occhi di Will si
aprivano e si chiudevano, e dalla bocca gli sfugg un gemito.
Frankie non riusc a scorgere altre fratture sul suo corpo,
eppure a ogni suo respiro, in sottofondo, si udiva una
specie di sibilo, un suono basso e persistente, come se l'aria
stesse fuoriuscendo da qualche altra parte.
E adesso cosa faccio? Che devo fare? chiese il tassista,
che nel frattempo era sceso dal veicolo.
Sopra di lei, tutt'attorno, un capannello di persone si era
fermato a guardare Will riverso sulla schiena, con l'aria che
gli entrava e usciva dai polmoni in un rantolo, gli occhi
sbarrati. Alle loro spalle echeggiarono le sirene di un'ambulanza,
mentre il traffico mattutino continuava a sfrecciare
rumorosamente. E sebbene Londra fosse una citt in
cui la conta dei morti aveva raggiunto l'ordine delle migliaia,
in cui l'odore putrescente di gomma e carne bruciata
aleggiava nell'aria e i volti tetri e spossati di uomini
e donne che camminavano per strada al mattino non davano
certo nell'occhio, questo evento non poteva passare
inosservato. Quell'uomo, semplicemente, non aveva fatto
attenzione. Non aveva niente a che vedere con la guerra.
Era pi forte di loro, sentivano il bisogno di parlarne, e le
voci della gente risuonavano sopra la testa di Frankie come
un cinguettio sfrenato.
Chiamate un'ambulanza! grid Frankie. Qualcuno
vada a cercare un'ambulanza, subito!
Will emise uno strano suono, come se si stesse schiarendo
la voce. Un rivolo di sangue gli sgorgava dalla bocca.
Frankie si sent sul punto di svenire.
Buon Dio sussurr il tassista.
Frankie infil le mani sotto le braccia di Will. Aiutami!
url al tassista. L'uomo si chin e, l'uno spingendo l'altra
tirando, adagiarono il corpo sulle gambe di Frankie, che
prese la testa di Will fra le braccia e osserv quel volto sul
quale era gi calata un'ombra. Sent il grembo inondato da
una pozza tiepida, ma ancora non capiva da dove provenisse
tutto quel sangue. Strinse Will fra le braccia per tenerlo al caldo, mentre il frenetico ululato di un'ambulanza si
avvicinava per poi superarli in direzione di Oxford Street.
Qualcuno era andato a chiamare soccorso?
Il tassista stava cercando di darle qualcosa. Una busta.
Frankie rimase a fissarlo. Era sulla strada, proprio l
spieg, indicando il punto. Credo che fosse sua. Frankie
lesse l'indirizzo e, mentre la infilava nella tasca della giacca,
vide che Will la stava guardando.
Va tutto bene gli disse a bassa voce, pur sapendo che
non avrebbe potuto sentirla, n tantomeno rispondere. Ci
sono qui io. E gli pos una mano sulla testa e l'altra sul
cuore, finch non smise di battere.
...
.
...
14.
...
.
...
Quando l'ambulanza ripart, portando con s il corpo del
medico, Frankie rimase a lungo seduta sul marciapiede, con
la mente che si affannava a ripercorrere i minuti in cui Will
era stato seduto vicino a lei nel buio, prima dell'aria, della
luce e del taxi. L'alba londinese, tra grida e sferragliamenti,
si avviava verso la mattina, e il capannello che si era radunato
attorno a lei a poco a poco si disperse. I taxi continuavano
a susseguirsi lungo la strada. Rimase seduta l per
dieci minuti, poi venti, quindi un'altra mezz'ora. Nel giardinetto
sul lato opposto della via, la corona di un narciso carico
di rugiada pendeva da un lato, adagiandosi sull'erba.
Da una delle finestre aperte giunsero i vagiti di un neonato.
Qualcuno camminava sul marciapiede con passo pesante.
Poi uno dei portoni si chiuse sulla strada con un tonfo sordo.
Il sangue sulla sua gonna si era seccato. Frankie si alz
e si incammin verso casa.
Alle quattro la giornata primaverile si era gi guastata,
bagnata da un silenzioso piovischio. Frankie si svegli con
il cuore che le martellava nel petto. Si trov davanti il vaso
di gerani avvizziti che occupava il davanzale della sua finestra,
profondo quanto i muri di una fortezza. Rabbrivid,
sollevandosi sul gomito. Salvo per il vaso di fiori, quella
camera continuava a sembrare la stanza di qualcuno che
abitasse altrove. Quando i battiti del suo cuore rallentarono,
Frankie si alz di scatto dal letto e si sedette davanti alla
macchina da scrivere.
Forse in quel momento il dottor Will Fitch era gi stato
identificato, e le parole avevano intrapreso il loro viaggio
via cavo, attraverso i fili del telegrafo, alla volta di qualche
impiegato del Massachusetts che le avrebbe a sua volta
battute e inviate a destinazione. Da Boston a Cape Cod,
procedendo fino all'ultimo lembo di terra, Franklin, dove
qualcun altro avrebbe ricevuto il telegramma, ne avrebbe
compreso subito il contenuto e lo avrebbe recapitato. E
Frankie cerc di immaginare chi avrebbe consegnato quel
foglio di carta alla moglie di Will. Ma con gli occhi della
mente non riusc a vedere la citt, n quella persona, e neppure
la donna. Solo una mano stretta attorno a un pezzo di
carta, sul quale era riportato l'accaduto senza una spiegazione.
Prese un foglio dal cassetto, lo infil nella macchina
da scrivere e quindi fece scattare parecchie volte la leva
dell'interlinea, finch la pagina non raggiunse l'estremit
superiore. "18 maggio" cominci "Londra."
"Crediamo di conoscere la storia" scrisse, battendo lentamente
sui tasti. "Crediamo di conoscere la storia perch
ci sono un uomo e una donna seduti vicini nell'oscurit di
un rifugio sotterraneo. Ci sono le bombe. Siamo in guerra.
C' gi stata una guerra prima, e abbiamo letto le storie." Si
interruppe per rileggere le due righe sul foglio. "Abbiamo
letto Hemingway. Abbiamo letto Miss Thompson e Martha
Gellhom. Crediamo di sapere chi morir e chi vivr, chi 
un eroe, chi si innamorer di chi; ma ogni storia - d'amore
o di guerra -  la storia del nostro guardare a sinistra quando
avremmo dovuto guardare a destra.  questa la..." Frankie
fece scattare la leva dell'interlinea altre tre volte, liberando
il foglio dalla macchina. Cos non avrebbe funzionato,
e lo sapeva bene. Senz'altro non per Murrow, ma nemmeno
per Max Prescott e per il "Trib". Di cosa aveva intenzione
di scrivere, tanto per cominciare? Della morte di un
idealista? Della morte di un gran bravo ragazzo? Si alz e
rilesse l'introduzione. Non c'era niente da dire. In una notte
in cui, con ogni probabilit, molta gente aveva trovato la
morte, lei voleva scrivere di una persona in particolare. Un
uomo era rimasto ucciso in un incidente, quel mattino. Un
uomo convinto che, malgrado il caos imperante, ogni cosa
avesse un senso. Un uomo felice nel bel mezzo del Blitz. Si
strofin gli occhi, pensando a Max: "Al diavolo, Frankie,
dov' la storia?".
Un grumo di sangue le inzupp le mutandine, poi un
secondo. Cristo. Frankie fece i pochi passi che la separavano
dal com ancheggiando, con una mano infilata sotto
le gambe per non imbrattare il tappeto della padrona di
casa. Rovist nei cassetti, scov un assorbente e un paio di
mutandine pulite, le infil e gett la biancheria sporca sopra
la camicetta gi in ammollo nel piccolo lavandino accanto
alla porta. Il rubinetto gorgogli mentre Frankie faceva
scendere altra acqua. Poi riemp un bicchiere con cui
bagn le radici del geranio, e l'odore gessoso e acerbo che
si levava dalle foglie le riport alla mente l'immagine vivida
del giardino di casa sua, in America, e delle estati trascorse
l. A sua madre sarebbe piaciuto il dottor Will Fitch.
Appoggi il bicchiere, con delicatezza. Dalla finestra intravide
uno scorcio obliquo dei tetti in ardesia, lucidi e scuri
sotto il debole piovischio inglese. Erano quasi le cinque.
Si cambi in fretta e chiuse le imposte. Fuori, la foschia le
impregn i capelli e la lana del maglione dandole un senso
di protezione, come se le bombe non potessero esplicare
il loro potenziale distruttivo quando il clima era pi
mite, una sensazione reale per quanto assurda. Dopo un
paio d'isolati, forse tre, si rese conto che si stava bagnando,
cos apr l'ombrello; in quel momento un passante sul
lato opposto della strada fece lo stesso, e i due ombrelli si
schiusero come boccioli neri. Spinse la porta della lavanderia
e scroll appena l'ombrello, non sapendo come spiegare
il sangue sui vestiti.
Non si preoccupi. Verr via in un attimo disse l'esile
Mrs Dill, prendendo e ammonticchiando con un gesto deciso
la gonna e la camicetta gi sciacquata. Aspetti.
Frankie, che era gi quasi giunta alla porta, si volt.
S?
Mrs Dill le tese la lettera di Will Fitch, che aveva trovato
nella tasca della gonna.
La ringrazio. Frankie la mise via senza nemmeno guardarla.
La pioggia e la primavera verdeggiante si erano fatte largo
fra i ruderi vuoti e grondanti degli edifici che costeggiavano
Portland Place. La Broadcasting House le dava
sempre l'impressione di innalzarsi fra i palazzi circostanti
come una fortezza, cinta da un fossato pieno di sacchi
di sabbia dai quali stava germogliando - Frankie se ne avvide
solo allora - qualcosa che sembrava erba. Spinse le
porte a battente ed entr nell'atrio, dove aleggiava la puzza
di cavolo filtrata attraverso i due piani sotterranei che
lo studio radiofonico e il rifugio dividevano con le cucine.
I piani superiori ospitavano gli archivi e gli uffici. E le
persone. Frankie si incammin verso la scala ricoperta di
linoleum che si ergeva al centro dell'edificio. Le persone
e le loro voci, i brevi scrosci di risate e le discussioni vivaci
e appassionate che echeggiavano tutt'attorno. E i pettegolezzi.
Ciao, Frankie. Ciao, ciao. Si fece strada fra i suoi
compatrioti come se stesse risalendo in superficie in cerca
d'aria.
Hai un aspetto orribile osserv Ed quando Frankie infil
la porta del suo ufficio, trovandolo seduto alla scrivania.
Grazie, Mr Murrow. Frankie cerc di mostrarsi serena
mentre appendeva il cappotto all'attaccapanni fissato alla
porta, sopra quello di Ed.
Cos' successo?
Frankie si volt ma non incroci il suo sguardo. Un
uomo  morto stamattina.
Murrow la scrut. Qualcuno che conoscevi?
Frankie scosse la testa. L'ho incontrato nel rifugio la
scorsa notte.
Ed aggrott la fronte.
Piantala, Ed. Frankie arross. Non  come pensi. Era
un americano, ecco tutto.  stato investito da un taxi perch
stava guardando dalla parte sbagliata.
Brutta storia.
Frankie alz gli occhi. Gi concord. E ha lasciato una
moglie a casa.
Brutta storia ripet Murrow a voce pi bassa. Poi le indic
la sedia di fronte a s. Frankie vi si lasci cadere.
Tutto a posto? La stava ancora fissando.
Frankie annu.
Guarda qui. Le porse un messaggio giunto tramite telescrivente
dall'ufficio di New York, e l'eccitazione nella
voce di Ed la indusse a lanciargli una rapida occhiata prima
di leggere il foglio che le aveva messo tra le mani. J. Edgar
Hoover se n'era appena venuto fuori con una condanna
di quella che definiva "l'isteria della quinta colonna" e che
stava affliggendo l'intera nazione. D'un tratto sembravano
esserci spie sotto ogni letto, fuorilegge nascosti in ogni
angolo, sabotatori rintanati in ogni garage. L'FBI riceveva
quasi trecento chiamate al giorno che riferivano di persone
di origini straniere sospettate di essere spie, e Hoover
voleva ricondurre la popolazione alla ragione. Era un'inversione
di tendenza. Era stato lui stesso, appena un anno
prima, a intimare al paese di stare in guardia.
Hai il via libera, Frankie.
Lei lo guard con aria dubbiosa.
Eccoti la tua cornice. Ormai questa  diventata una notizia
d'interesse nazionale chiar Murrow. Adesso abbiamo
un motivo per raccontare la storia, per parlare di
quanti stanno fuggendo dalla Germania e di chi ci sia, in
realt, su quei treni di rifugiati.
Avvert un familiare brivido di eccitazione alla notizia
del nuovo incarico, e l'entusiasmo fin per sommergere il
pensiero della morte del medico. Quando posso partire?
chiese Frankie, sporgendosi dalla sedia.
Ed fece quel sogghigno che invogliava tutti i corrispondenti
ad accettare qualsiasi sua richiesta. Appena hai le
valigie pronte.
Gi fatto.
Cos mi piaci replic Murrow. Allora vai.
Frankie si alz in piedi e prese il lasciapassare per la
stampa, che le avrebbe garantito un transito sicuro attraverso
Germania e Francia. Sul foglio era stampata la scritta:
"presse etrangre. Valable du 19 Mai au 9 Juin, 1941. Nom et
prnom: Mlle Bard Frances. Nationalit: Americaine. Profession:
Collaboratrice au 'Columbia Broadcasting System'.
I patti sono questi, Frankie. Ti ho procurato tre settimane
per andare, farti un giro e tornare indietro. Ti ci vorranno
due o tre giorni per raggiungere Berlino, a seconda dei
treni, e ti riserver tre trasmissioni lungo il tragitto per Lisbona,
la prima tra cinque giorni da Strasburgo, in Francia,
appena oltre il confine tedesco. Scegliti una famiglia
per ogni tappa del viaggio, da Berlino fino a Lisbona, perch
saranno loro a tenere in piedi la storia. Non importa
che lingua parlano, tanto ci sarai tu ad accompagnarci in
questo viaggio, sarai per noi gli occhi, le orecchie, e anche
l'interprete. La loro storia prender vita perch tu sarai sul
treno insieme a loro.
D'accordo rispose Frankie, stentando a credere alla
propria fortuna.
E ti dar anche uno di questi. Murrow indic una scatola
di legno squadrata grande all'incirca quanto un grammofono
Victrola, appoggiata sulla scrivania.
 uno di quegli aggeggi che chiamano registratori portatili?
Frankie si accigli.
Che problema c'?
Sembra pesantissimo.
Poco meno di quindici chili ammise Murrow. L'hanno
messo in una scatola di legno per alleggerirti un po' il
carico. Di solito sono di acciaio.
Come funziona?
 facilissimo. Murrow sollev il coperchio della scatola.
La parte superiore del registratore era occupata quasi
per intero dal piatto; il braccio della testina d'incisione era
sistemato sul retro. Sul piatto erano appoggiati le cuffie e
il microfono, con i rispettivi cavi.
Qui nel coperchio c' spazio per trasportare sedici dischi
a due facciate. Su ogni facciata potrai registrare un
massimo di tre minuti di qualsiasi suono prodotto davanti
al microfono.
Frankie assent con un cenno del capo. In questo modo
avrebbe avuto a disposizione pressappoco un'ora e mezza
di registrazioni. Guard Murrow collegare il microfono su
un lato dell'apparecchio.
Questa manopola spieg Ed, indicando il pomello zigrinato
sulla parte frontale del registratore serve ad accendere
l'amplificatore e aggiunse, ruotando la manopola
fa abbassare la testina d'incisione sul disco. Di' qualcosa.
Frankie alz un sopracciglio. Una cosa qualsiasi?
Murrow interruppe la registrazione, quindi ruot la manopola
in senso antiorario. "Di' qualcosa." La voce di Ed si
diffuse dalla scatola. "Una cosa qualsiasi?"
Frankie fece un sorrisetto. Una riproduzione immediata.
Poteva riascoltare il materiale all'istante, senza bisogno di
elaborarlo. Nessuno aveva ancora avuto a disposizione un
apparecchio del genere.
Registra il pi possibile. Registra il treno. Registra le conversazioni.
Tutto quanto. Se tra quello che hai registrato c'
qualcosa che puoi usare subito in trasmissione, fallo. Altrimenti
ti baster raccontare tutto ci che vedi e che senti, e
useremo questo materiale al tuo ritorno. Dopo Strasburgo
ti sposterai a Lione, alla fine del mese. L incontrerai Jim
Holland. E poi farai tappa a Lisbona il 5 giugno. Cos avrai
il tempo di tornare a casa in tutta tranquillit.
Con un cenno del capo, Frankie si alz dalla sedia.
Frankie?
S?
Quando arrivi alle stazioni di trasmissione, attieniti
strettamente ai fatti disse, senza tanti giri di parole. Quelli
della censura hanno il grilletto facile. Fai attenzione. Non
 ancora guerra aperta tra noi e loro, ma stai pur certa che
ti oscureranno alla prima occasione.
Ho capito ribatt Frankie, mentre sollevava il registratore
portatile dalla scrivania reggendolo per la maniglia di
legno. Maledizione, pens con una smorfia. Era davvero
pesantissimo. A presto.
Non aveva nessuno da salutare, nessuno a cui dire addio.
Lasci un biglietto alla padrona di casa, infil la vestaglia
e le altre due gonne che possedeva, con le camicette abbinate,
nella borsa da viaggio di cuoio azzurra ricevuta in
dono dalla madre qualche anno prima, poi prese la biancheria
intima e tutti gli assorbenti di cui avrebbe avuto bisogno
e si present al treno notturno per Dover con venti
minuti d'anticipo. Sistem il borsone e il registratore sul
portabagagli sopra i sedili e prese posto. Dalla tasca della
gonna vide sbucare l'angolo appuntito di una busta. La
tir fuori e la rigir tra le mani. "Emma Fitch" c'era scritto.
"Casella postale 329, Franklin, Massachusetts, USA." Si
era completamente scordata della lettera del medico. Rimase
a fissare il nome della donna alla quale la notizia non
doveva essere ancora pervenuta. In quelle ultime ore, prima
dell'arrivo del telegramma, per lei suo marito era vivo.
Non sapeva ancora.
Al contrario di Frankie. Rabbrivid, e ricacci la busta in
fondo alla tasca. L'avrebbe spedita una volta giunta in Francia,
in modo che fosse recapitata dopo la notizia della morte.
Il dottor Fitch avrebbe desiderato che la parola "fine" fosse
scritta, pens con lo sguardo perso nel buio, fuori dal finestrino.
La voce di quell'uomo accanto a lei, cos carica di
speranza e di gioia, ora ardeva come una lingua di fuoco.
Quella vicenda la stava facendo impazzire. Il treno fischi,
le luci del vagone si spensero di colpo, e il convoglio si mise
lentamente in marcia, lasciando la stazione e immergendosi
nella citt oscurata. Frankie, dopo essersi infilata in tasca
la busta, stette a guardare le vacue tenebre avviluppare il
treno, nascondendolo alla Luftwaffe mentre proseguiva la
sua corsa verso la costa, dove ad attenderlo avrebbe trovato
le navi dirette in Francia.
...
.
...
15.
...
.
...
Una delle pi grandi assurdit della guerra era che i treni
continuavano a viaggiare da uno Stato all'altro. Come formiche
motorizzate, i convogli proseguivano la loro corsa,
ed era possibile attraversare La Manica da Dover a Calais
al mattino e arrivare a Parigi entro la sera dello stesso giorno.
Se a questo si aggiungeva il fatto che le rigogliose campagne
nel Nord della Francia erano dominate da un fiabesco
verde pastello, c'era da perdere la testa. "Non siamo in
guerra, non siamo in guerra" veniva da pensare, mentre
il treno sferragliava sulle rotaie. I campi della Normandia
erano stati arati e seminati, e i pioppi si stagliavano contro
un cielo sbiadito. Gli uomini che lavoravano la terra, vestiti
con abiti comodi, non prestavano la minima attenzione
al passaggio del treno.
Il convoglio arriv a Parigi poco dopo le sei. La cupola
di Montmartre tondeggiava sopra i tetti aguzzi delle case
poco distanti. Frankie aveva tenuto abbassato il finestrino
per tutto il viaggio, lasciando che la primavera si insinuasse
nello scompartimento mentre il treno superava a bassa
velocit le cittadine isolate. Una donna in sella a una bicicletta
per un po' aveva affiancato il convoglio, e Frankie
l'aveva guardata oltrepassare una svastica che sventolava
sul pennone nella piazza del villaggio, seduta dritta sul sellino,
la testa avvolta in un foulard, cos "francese".
Dovette sbrigarsi a trovare il treno diretto a Berlino, ma
non incontr difficolt a salire a bordo. Mont sul penultimo
vagone e si mise a sedere mentre il treno partiva e Parigi
a poco a poco si allontanava.
Quando erano gi usciti dai confini francesi per entrare
nel Belgio occupato, il motore dovette essere sganciato e
sostituito, cos i passeggeri rimasero seduti al buio per ore,
e Frankie pens che sembrava di essere di nuovo in uno di
quei maledetti rifugi. Il sole era tramontato da tempo ormai,
e le finestre della piccola stazione erano oscurate dalle
tende, chiaro segno del fatto che i bombardieri britannici
si erano spinti fino a l.
Il treno attravers il confine tedesco, avanzando nel buio,
tra i fili del telegrafo che scintillavano come aghi nella notte.
A un certo punto, prima del sorgere del sole, si fermarono
a quello che pareva un attraversamento di frontiera,
e proprio sotto i finestrini del vagone in cui sedeva Frankie
venne impartito un ordine, che poi fu ripetuto da qualcun
altro pi avanti. Frankie sollev la tendina e vide quello che sembrava un esercito fantasma schierato nella notte,
il fioco chiarore lunare riflesso sui sottogola degli elmetti e
sui tamburi delle pistole. C'era forse un centinaio di uomini
l sotto, tutti in silenzio, in attesa di proseguire. Poi la
locomotiva riprese a sussultare e sbuffare.
Pi si avvicinavano a Berlino, pi il treno si svuotava di
comuni cittadini. In pochi si spingevano cos a est. Quando
il convoglio giunse in citt, il mattino seguente, Frankie si
scopr sola nello scompartimento. Rimase seduta un minuto
prima di scendere. All'esterno l'aria era gradevole e, come
a Parigi, pot scorgere l'ampio ciglio dei viali che si dipartivano
dalla stazione ferroviaria e il leggero tocco di verde
a ridosso degli edifici di marmo, dettagli che apparivano in
contrasto con il cupo presente. Si alz e prese il borsone dal
portabagagli sopra la sua testa, agguant il registratore ed
emerse sulla banchina, trovandosi circondata da quelle che
parevano centinaia di persone in attesa. Si guard attorno.
Il solo treno in vista era quello dal quale era appena scesa.
Era una vera e propria fiumana di gente, ammassata davanti
alle portiere chiuse delle vetture. Davanti a quell'assembramento
di persone esauste, intimorite, la terribile realt
riemerse con forza. Al suo passaggio qualcuno si mise a
fissarla, e Frankie salut con un cenno del capo. Le persone
abbassarono gli occhi come fosse un soggetto pericoloso.
I pochi passeggeri rimasti a bordo scesero insieme a lei
e, in fondo alla banchina, la coda per il controllo dei passaporti
cominci a infoltirsi. Mentre si univa alla fila che si
snodava di fronte a lei, Frankie pens che avrebbe gradito
un bagno e un drink. Un bagno, un drink, e poi una lunga,
lunghissima passeggiata per la citt. Il suo lasciapassare era
stato letto e ripiegato a ogni posto di blocco di frontiera, il
passaporto timbrato. Pos a terra il borsone e il registratore
e li tenne stretti fra le gambe, mostrando la lettera.
Quanto si tratterr?
Solo stanotte. Frankie sorrise all'ufficiale. Era un uomo
curato e grassottello, e pos su di lei due occhi spaventosamente
cupi.
Prese i documenti di Frankie, li controll e li stese sul tavolo.
Aveva le unghie mangiucchiate fino alla carne. No,
Fraulein disse, scuotendo la testa.
Frankie aggrott la fronte e si sporse sul tavolo. Che
cosa significa?
L'uomo torn a guardarla con aria benevola. Se ha intenzione
di lasciare Berlino domani, deve stare qui e prendere
il prossimo treno.
E perch mai?
Non c' posto fu la risposta evasiva dell'ufficiale, che
le restitu i documenti.
Sono una giornalista disse lei, cercando di mantenere
la calma.
Ah, s? La scrut da capo a piedi con quegli occhi impenetrabili,
senza un barlume di luce. E di cosa si sta
occupando?
Devo fare un servizio sui treni che lasciano Berlino.
A che scopo?
Perch il mio paese possa farsi un'idea di come vanno
le cose in tempo di guerra.
Le cose non sono mai andate meglio di cos.
Ma certo. Frankie lo fissava.
No, Fraulein. E fece un gesto all'uomo in uniforme alle
sue spalle.
Sono americana.
Ci sono gi un sacco di americani qui. L'ufficiale si
strinse nelle spalle. Il secondo uomo and a piazzarsi di
fianco a lei.
Posso inviare un cablogramma al mio ufficio?
L'ufficiale arricci le labbra. Al suo ufficio? Fraulein, se
desidera viaggiare sui treni sappia che questo sar l'ultimo
a partire per parecchio tempo.
Per quale motivo?
Con un'alzata di spalle, l'uomo sventol i suoi documenti.
Frankie li prese. Gli occhi color mogano del militare cercarono
lentamente i suoi. Buon viaggio, Fraulein.
Frankie si chin a raccogliere i due bagagli, quindi si ributt
nella calca.
Un pesante odore di paura aleggiava nell'aria soffocante
della sala d'attesa. In molti alzarono lo sguardo quando
Frankie entr, ma la loro attenzione era rivolta all'ufficiale
alle sue spalle. Aspettavano un annuncio. A ogni ora
che passavano inchiodati l, senza muoversi, la scadenza
dei loro visti di uscita - sui quali era stampata a chiare lettere
la data entro cui avrebbero dovuto lasciare il paese -
si faceva sempre pi vicina, e il loro viaggio non era nemmeno
cominciato. Ognuno di loro possedeva anche il tanto
agognato lasciapassare, che lo autorizzava a superare la
frontiera per raggiungere i porti. Se avessero avuto problemi
con uno di quei documenti rischiavano di vedersi
bloccati, respinti, rimandati indietro, in qualsiasi momento.
Per questo dovevano salire su quel treno, il treno dal
quale Frankie era appena scesa, che era l'unica via d'uscita
possibile. Ora era immobile sul binario, dritto davanti
a loro oltre la vetrata, sorvegliato da due soldati con le
armi in spalla.
La porta del gabinetto era circondata da un nugolo di
donne; Frankie and a unirsi a loro.
Da quant' che aspettate qui? chiese in tedesco.
Una delle donne si volt. Da questa mattina. Il treno sarebbe
dovuto partire alle dieci.
Erano quasi le due del pomeriggio. Il suo viaggio era gi
cominciato, si rese conto allora, e abbozz mentalmente
un testo per il programma radiofonico. "Il viaggio ha inizio
su una banchina vuota, senza treni in vista." Davanti
a lei la porta del bagno si apr e ne emerse una donna esile
con i capelli biondi e ricci che teneva per mano un bambino.
La camicetta le tirava sulla pancia gravida; sul viso
aveva l'espressione smarrita e attonita di chi  pronto a incassare
il prossimo colpo. Ciononostante, teneva ben stretta
la mano del figlio, aprendogli un varco tra le donne. Frankie
si volt e la segu per vedere che aspetto avesse il marito.
Ma la donna si abbandon in un angolo rimasto libero
su una delle panche, in apparenza tenuto per lei da una
donna pi anziana e robusta, con un abito di cotone nero.
Niente marito. Frankie si volt. Quella avrebbe potuto essere
la storia che stava cercando. Una banda militare aveva
iniziato a suonare nelle viscere cavernose della stazione, e
il rullo dei tamburi le rimbomb nelle ossa.
Di punto in bianco la scena al di l della vetrata si anim.
Un gruppo di soldati prese a correre lungo la banchina,
facendo segno ai due colleghi di guardia di spostarsi
verso la locomotiva. Sul binario adiacente sopraggiunse
una carrozza per il rifornimento di carburante e il macchinista
che la guidava, un uomo biondo e imponente, si intrattenne
facendo battute ai colleghi, che scoppiarono puntualmente
a ridere. All'improvviso il rullo di tamburi cess
e la stazione prese vita. Anche gli animi della gente attorno
a Frankie si risollevarono; forse adesso sarebbero finalmente
partiti. Tutti cominciarono ad alzarsi, stringendo al
petto i loro bagagli e guardando il convoglio agganciarsi
all'altro per rifornirlo di carburante.
Dal fondo della via giunsero alcuni fischi e il rombo di
parecchi motori. Frankie cont sei camion, e li vide entrare
fin dentro la stazione, avanzando paralleli ai binari. Dagli
abitacoli balzarono fuori uomini in uniforme, perlopi
ragazzi. Nel giro di qualche minuto avevano occupato
l'intera banchina davanti a Frankie, e se ne stavano l ad
aspettare, proprio come la gente in fuga, guardando oltre
la vetrata. Nonostante il pubblico raccolto nella sala d'attesa,
o forse proprio a suo beneficio, i giovani sembravano
giocare a fare i soldati come un gruppo di studentelli, pavoneggiandosi
e fumando, evidentemente impazienti di
partire, di essere mandati nel vivo dell'azione. L'opinione
diffusa nella sala in cui si trovava Frankie era che i soldati
fossero diretti al confine russo. Nelle ultime due settimane
si erano susseguite tre chiamate alle armi. I soldati, il t
e tutta la carne in scatola rimasta in citt - comment con
rammarico una donna con le labbra carnose e gli occhi pacati
ma guardinghi, rivolgendosi a Frankie -, tutto era andato
a finire in Russia. E anche i treni, intervenne un uomo
vicino a lei. Anche tutti i treni.
Frankie si volt verso la panchina sulla quale la madre e
il figlioletto erano ancora seduti, il bambino assopito contro
il braccio della mamma. La donna era chiaramente sola.
Da una Daimler tirata a lucido che passava lenta lungo
la banchina venne impartita una serie di ordini. I ragazzi,
a quel punto, si tramutarono in soldati veri, raddrizzando
le spalle e unendo le gambe con uno scatto. Un ufficiale
scese dall'automobile e fece loro qualche grido di incoraggiamento,
quindi i soldati ruppero le righe e montarono sul
treno. Un'ora pi tardi, la gente nella sala d'aspetto si trov
di nuovo a fissare un binario deserto. Frankie and in cerca
di qualcosa da mangiare e si sedette al caff della stazione,
lo sguardo puntato sul binario vuoto proprio come i passeggeri
in sala d'attesa, che per niente al mondo avrebbero
lasciato il loro posto accanto alla porta. Il bambino era in
piedi davanti alla madre, ora, e batteva le mani per attirare
il suo sguardo. Di quando in quando la donna abbassava
gli occhi su di lui, distogliendoli dai binari. Ogni tanto
gli sorrideva. Frankie decise che non era il momento buono
per avvicinarla, ora che la sua attenzione era interamente
rivolta all'arrivo del treno tanto agognato.
Attorno alle tre del mattino echeggi una sirena e un
nuovo convoglio entr in stazione. Era molto pi piccolo
di quello su cui Frankie aveva viaggiato da Parigi, con appena
sei carrozze, e tutta la gente riunita in sala d'aspetto
si alz in piedi e si lanci in avanti. Non c'era modo di tenersi
in disparte, di lasciare che gli altri prendessero posto
prima di lei. La folla si muoveva in un'unica fiumana attanagliata
dal panico verso la porta della sala d'aspetto, che
qualcuno aveva aperto, per poi riversarsi sulla banchina
e fermarsi di fronte alle lamiere grigio piombo dei vagoni.
Gli sportelli erano chiusi e le luci all'interno erano tutte
spente. A Frankie inizialmente parve un convoglio abbandonato,
inquietante nell'oscurit. Un uomo grid qualcosa
dalla testa del treno, e la famiglia di fianco a lei la guard.
Aveva capito? Frankie scosse la testa.
Poi, tutt'a un tratto, come nella grotta di Aladino, le porte
del treno si spalancarono. Di nuovo l'onda umana si mise
in movimento e Frankie si sent sollevare da terra per alcuni
istanti. Ud un grido dietro di s e, voltandosi, scorse
l'esile madre con il figlio pigiati contro la schiena di un
uomo. Allora si infil il borsone sotto il braccio per liberare
una mano, che tese ad afferrare quella del bambino per poi
prenderlo in braccio e stringerlo a s, tirandolo fuori dalla
calca.  tutto a posto gli disse.  tutto a posto. Franz!
strill la madre. Ce l'ho! Je le tiens! grid Frankie di rimando.
La madre si mise dietro a Frankie, la cinse per la vita e
i tre furono sospinti in avanti, su per gli scalini del treno.
Frankie apr la porta del primo scompartimento, adocchi
un mezzo posto libero e si fece largo, mettendo a sedere
il bambino tra due uomini. Qui indic alla madre ansimante
e atterrita, che respirava affannosamente, e il pi
giovane dei due uomini si alz in piedi per cederle il posto.
La donna si lasci cadere sul sedile; il figlio era pietrificato,
gli occhi fissi sul volto della madre. La donna aveva
il respiro accelerato e irregolare. Frankie rimpianse con
tutto il cuore di non avere dell'acqua con s. Abbassi la
testa sugger a bassa voce l'uomo pi anziano, parlando
in tedesco. Era grassottello e ben rasato. Sembrava avvezzo
a impartire ordini. Forse faceva l'insegnante, pens
Frankie. Perch viaggiava da solo? La donna non lo aveva
sentito. Abbassi la testa. L'uomo si alz e la prese per le
spalle con l'intenzione di farle piegare la testa, ma in quel
momento il treno sobbalz, facendo perdere l'equilibrio a
tutti i passeggeri dello scompartimento. L'uomo incespic
addosso a Frankie, ma subito si raddrizz e torn a parlare
con pi gentilezza alla giovane madre che, infine, alz
lo sguardo su di lui, annu e si chin.
Qualcuno colp il finestrino e Frankie, alzando gli occhi,
si trov di fronte il viso sconvolto, premuto contro il vetro,
di una donna che stava gridando qualcosa dall'esterno.
Il treno sobbalz di nuovo, sbuff e si mise in movimento.
La donna sulla banchina lasci cadere il braccio
lungo il fianco, ma la gente continuava senza sosta a picchiare
i pugni sulla fiancata del convoglio, sotto i finestrini.
Adesso era chiaro che il treno sarebbe partito lasciando
gi quanti erano rimasti sulla banchina, e Frankie, fissando
tutti quei volti alzati verso di lei, si rese conto di avere
di fronte dei fantasmi. Non sarebbero riusciti a fuggire. Su
un altro treno, un'altra sera, forse. Ma quel convoglio era
al completo, sebbene tutti coloro che erano rimasti a terra
avessero comprato il biglietto, e fosse stato promesso loro
un treno grande abbastanza per accoglierli. Stavano annegando
proprio sotto i suoi occhi, quando gi si intravedevano
le scialuppe di salvataggio e la costa, mentre lei era
l a occupare un posto.
Si gir di scatto per uscire dallo scompartimento e scendere
dal treno, lasciando a qualcuno, a chiunque, il proprio
posto.
Mi lasci passare grid all'uomo pi anziano seduto
presso la porta dello scompartimento, ma quando allung
una mano per afferrare la maniglia, lui gliela strinse.
Frankie aggrott la fronte. Mi lasci andare.
L'uomo le fece un cenno in direzione della porta, e Frankie
scorse alcuni passeggeri con la schiena premuta contro
il vetro. Il corridoio era stipato di uomini e donne. Non sarebbe
mai riuscita a scendere dal vagone. "Oddio" pens
voltandosi a guardare quelli rimasti all'esterno, e le venne
un groppo in gola. Il treno, nel frattempo, si mise in marcia,
prese velocit e si allontan sempre pi rapido dalla gente
sulla banchina sottostante, lanciando un fischio.
Allora Frankie, con il borsone posato in grembo, si sedette
sopra la scatola del registratore portatile, sulla moquette
lercia tra le due panche, e appoggi la testa alla porta.
Nello scompartimento erano stipati in otto, e nessuno
parlava. Il respiro della giovane donna si era fatto pi lento
e regolare. Il figlio era appiccicato a lei e guardava gli altri.
Non c'era spazio per lui in braccio alla madre, ma non
sembrava intenzionato a infilarsi accanto a lei sulla panca
gi affollata. Per qualche tempo, il movimento del treno fu
accompagnato dal silenzio. I raggi della luna illuminavano
i sobborghi oscurati della citt: il viaggio era finalmente
cominciato.
"Salta su un treno di rifugiati" le aveva ordinato Murrow.
E, per quanto fosse vergognoso e assurdo da parte sua, al
punto in cui era arrivata e dopo tutto quello che aveva visto,
Frankie aveva nutrito l'inverosimile illusione che le persone
a bordo di un "treno di rifugiati" fossero gi in salvo. Invece,
era come se questa gente si stesse lanciando nel vuoto.
Nessuno era al sicuro, nessuno era in salvo. Fino a quando
non fossero giunte a destinazione, erano semplicemente persone
in fuga.
Fraulein? L'uomo pi giovane fu il primo a rompere
il silenzio nello scompartimento. Frankie alz lo sguardo.
L'uomo punt un dito verso di lei, quindi indic il proprio
posto sulla panca. Portava un maglione fatto a mano,
sformato, dal quale sbucava il nodo della cravatta, e la
sua mano era macchiata d'inchiostro. No, grazie rispose
Frankie, scuotendo la testa. L'uomo sollev la mano, le
sorrise come a voler dire: "Be', magari pi tardi" e Frankie
ricambi il sorriso. Il giovane assent con il capo, incroci
le braccia sul petto e adagi la schiena alla parete
dello scompartimento, palesemente soddisfatto. La sua
offerta l'aveva fatta. Di fronte a quel gesto amichevole, il
nodo che Frankie aveva allo stomaco si allent un po'. Tutti
loro, seduti nel buio a bordo di un treno che si stava allontanando
da Berlino per condurli altrove, potevano ancora offrirsi
un posto l'un l'altro; potevano ancora offrire qualcosa, e rifiutare.
In fondo alla panca, vicino al finestrino, una donna anziana
dal viso paffuto distolse l'attenzione dai compagni di
viaggio e si rincantucci nell'angolo. Appoggi la testa alla
cornice del finestrino e chiuse gli occhi, il mento sprofondato
nei colletti dei vari indumenti che aveva addosso: un pullover
azzurro stiracchiato, una giacca marrone di lana con i
baveri appuntiti e, sopra, una camicia e un cardigan di un
azzurro pi scuro, anch'essi di lana. Pur tenendo gli occhi
chiusi, la donna aveva le mani strette attorno alle maniglie
della logora valigia di cuoio sistemata in grembo. Di fianco
a lei sedeva una ragazza molto carina, che inizialmente
Frankie scambi per la figlia della donna pi anziana; ben
presto, per, le fu chiaro che la giovane viaggiava con il ragazzino
che le stava accanto. Avevano entrambi gli occhi
scuri e la pelle chiara, e i riccioli della ragazza ricadevano
dallo stretto cappello, danzando a tempo con l'ondeggiare
del treno. Il fratello, che non dimostrava pi di dodici anni,
aveva guardato Frankie rifiutare il posto offerto dall'uomo
con attenzione e curiosit.
Americana? chiese scrutandola con occhi impazienti.
Frankie annu.
 l che stiamo andando dichiar.
La sorella gli pos una mano sul ginocchio perch smettesse
di muoverlo nervosamente.
Il ragazzino si volt verso di lei, la fronte aggrottata. La
sorella si port un dito alle labbra. Frankie gli sorrise e colse
il movimento impercettibile della donna nell'angolo, che
si allontan ancora un po' dalla ragazza. Il chiaro di luna la
colp in pieno viso; i suoi occhi si aprirono una sola volta
e poi si richiusero con decisione. La ragazza prese la mano
del fratello nella sua senza dire nulla e pos la testa contro
la parete. Nel silenzio saturo di paura e spossatezza, il bambino
di fronte a loro si era addormentato in piedi, stretto
fra le gambe della madre e con la testa adagiata sull'enorme
sporgenza del suo ventre gravido. Ora che poteva guardarli
da vicino, Frankie not quanto fossero sporchi e arruffati
i capelli del piccolo, e i suoi pantaloni fossero anneriti
dalla fuliggine. La madre era poco pi che una ragazzina,
e Frankie stette a osservarla mentre fissava lo sguardo sulla
vacua oscurit della notte fuori dal finestrino del treno,
il volto assopito del figlio rivolto verso di lei come una piccola
luna senza cielo.
Per la quarta notte consecutiva Frankie si trov nel buio
pesto, circondata da persone che dormivano, e come i compagni
di viaggio tent di prendere sonno. Ma non appena
chiuse gli occhi si vide comparire davanti il grande corpo
del dottor Fitch scaraventato in aria senza poter opporre
alcuna resistenza. Rabbrivid e riapr gli occhi. La donna
anziana nell'angolo stava piangendo senza fare rumore, le
guance rigate di lacrime. Le mani erano ancora aggrappate
alla valigia che aveva in grembo, immobili come pietre. I due
fratelli si erano appisolati l'uno addosso all'altra. Il giovanotto
che le aveva offerto il posto dormiva con le braccia
strette sul petto, la testa china, come se stesse rimuginando.
Frankie tast la chiusura della scatola di legno sulla quale
era seduta. Doveva tirar fuori il registratore e cominciare a
fare domande nel suo tedesco stentato: "Dove andate? Da
dove venite? Cos' successo?". Doveva focalizzare l'attenzione
sulla madre, ripercorrere la sua storia fin dal principio,
imprimere la sua voce su disco all'inizio del loro viaggio. In
fondo, per, i due fratelli potevano essere un soggetto altrettanto
valido su cui incentrare la storia. Frankie osserv
l'uomo pi anziano, che aveva lo sguardo perso fuori dal
finestrino. Si interrog su chi avesse dovuto lasciare. E per
la prima volta nella sua carriera si chiese se avrebbe avuto
l'ardire di domandarglielo. "Cerca la verit e raccontala"
recitava il codice deontologico. "Cerca la verit. Raccontala.
E limita i danni." Ciascuna delle persone che dormivano
intorno a lei doveva essersi separata da qualcuno, e pens
ai volti disperati della gente che non era riuscita a salire su
quel treno. Limita i danni? Rabbrivid. "Lasciali dormire"
decise. "Puoi cominciare benissimo domani."
Due ore pi tardi il treno rallent prima di entrare in un
piccolo villaggio oscurato, la cui stazione ferroviaria
consisteva semplicemente in un cartello di legno piantato su
una breve striscia d'erba spianata e in una panchina a ridosso
dei binari. Frankie vide l'unica luce accesa, la lanterna
del guardiano notturno, scintillare dalla panchina
come un occhio giallo. Nello scompartimento tutti si drizzarono
a sedere ed estrassero i documenti, preparandosi
ai controlli. Il loro vagone era al centro del treno, e dovettero
attendere pi di un'ora perch il funzionario arrivasse
sino a loro. La paura era contagiosa, pesante come una
coperta. L'ispezione procedeva a un ritmo angoscioso. Perch
tanta lentezza? Dallo scompartimento vicino giunsero
voci concitate, seguite da un brusco silenzio. Poi la loro
porta si apr e sulla soglia comparve un uomo anziano con
una torcia in mano, la mascella flaccida. Era soltanto un
vecchio che faceva il suo lavoro, pens Frankie, porgendogli
i documenti senza mostrarsi particolarmente interessata
o infastidita.
Americana? chiese il funzionario lanciandole un'occhiata
furtiva. Frankie annu. L'uomo non controll la lettera
di Murrow; prese solo il passaporto, lo gir per verificare
i timbri, quindi lo restitu. Sollev la torcia e la punt
sul bambino, i cui occhi enormi sfolgorarono sotto il fascio
di luce, poi la spost sulla madre, facendo schioccare le
dita per chiederle i documenti. Quando per li ebbe tra le
mani, li degn appena di uno sguardo. Infine si chiuse la
porta alle spalle, lasciandoli in un silenzio pieno di incertezza.
Tutto qui? Rimasero seduti assieme, al buio, l'orecchio
teso a sentire le porte che si aprivano e si richiudevano
sugli altri scompartimenti del loro vagone.
Ci ha portato fortuna le disse l'uomo pi anziano lentamente,
rompendo il silenzio una volta che il treno fu ripartito.
L'alba stava sorgendo sui campi vicini, e la flebile
mattina primaverile fece capolino, tingendo con la sua luce
rossa e obliqua le stoppie nei campi. Avevano superato il
primo ostacolo, ma erano ancora in Germania.
Mi scusi? Frankie aveva notato che la donna anziana
nell'angolo aveva aperto gli occhi e li stava ascoltando.
L'uomo si limit a un'alzata di spalle. Fratello e sorella
erano tornati a dormire e la bocca del ragazzo era aperta a
formare un cerchio.
Dov' diretto? chiese all'uomo, in tedesco.
Lisbona rispose quello con un cenno del capo. Era stato
fortunato, spieg. Non era riuscito a salire sui due treni
precedenti. Il suo visto d'uscita sarebbe scaduto entro una
settimana. Le dita della mano che agit in aria erano tozze
e segnate. Non era un insegnante, si corresse Frankie,
ma un bottegaio o forse un macellaio. Un commerciante
di qualche tipo.
Gli sorrise. Come si chiama?
Werner Buchman rispose lui. La donna seduta in fondo
al sedile chiuse di nuovo gli occhi, come se si stesse
rilassando.
Al sopraggiungere del pomeriggio, il treno aveva gi rallentato
e sostato in tre cittadine isolate. Ogni volta la polizia
era salita a bordo e si era fatta largo nel fitto groviglio
di persone, controllandole una dopo l'altra. Ai passeggeri
non era concesso uscire dalle stazioni, ma durante una di
quelle soste Frankie si era incamminata lungo la banchina
fino a raggiungere il cancello e, guardando oltre, aveva
scorto un villaggio nel giorno di mercato. L fuori, lontano
dalla citt, c'erano patate e cipolle novelle. Una donna,
che reggeva tre tuberi nella mano coperta da un guanto,
gir gli occhi verso Frankie sull'altro lato della strada. Il
sole di maggio si riflesse sui bottoni metallici del suo cappotto.
Dietro di lei, le cime dei pioppi erano tinte di verde,
una sfumatura delicata, fanciullesca.
Alla terza sosta, a Lipsia, il gruppo nel suo scompartimento
si era visibilmente rilassato, e Frankie ebbe il sospetto
che Werner avesse ragione e che fosse solo grazie alla sua
presenza se gli ispettori avevano lasciato passare i compagni
di viaggio senza fare storie. La madre sorrideva guardando
il figlio, che si trascin carponi fino al giovanotto
con il maglione, ora seduto a terra al posto di Frankie, e afferr
lo spago che l'uomo aveva legato attorno a un biscotto
muovendolo avanti e indietro come se stesse giocando
con un gattino. Il bambino si mise a mangiucchiare il biscotto,
appoggiandosi alla madre. Fratello e sorella stavano
facendo una partita a carte, e la ragazza mormorava tra
s, scrutando quelle che aveva in mano. Il bambino si fece
la pip addosso, ma bast abbassare il finestrino perch
l'odore dell'erba appena falciata, riversandosi all'interno,
desse loro l'inattesa sensazione di trovarsi in un fienile. Si
addentrarono nella Foresta Nera al tramonto. Con un po'
di fortuna sarebbero giunti a Strasburgo e al confine francese
entro le dieci, le undici al massimo. E poi Lione, Tolosa,
e il giorno dopo ancora Bayonne, sul confine spagnolo.
A quel punto sarebbero serviti senz'altro due giorni interi
per attraversare la Spagna fino al Portogallo, giungendo a
Lisbona, da dove partivano le navi. Quattro giorni da quel
momento, se ogni cosa fosse andata per il meglio.
Frankie si chin e apr il coperchio del registratore. I due
ragazzi le puntarono gli occhi addosso. Avrebbe cominciato
con la madre e il bambino, decise. E lo avrebbe fatto
con molta calma.
Wie heifit du? Frankie rivolse un sorriso al bambino,
ruotando la manopola. Come ti chiami?
Il piccolo rimase a fissarla. La madre gli diede un pigro
colpetto con un dito. Il figlio si tolse il biscotto di bocca.
Franz rispose con grande solennit.
Franz Hofmann sussurr la madre.
Il bambino tent di ripetere il proprio nome. Franz Hof...
Il ragazzino che viaggiava in compagnia della sorella abbass
le carte. Franz Hofmann disse, incitando il piccolo.
Forza.
Ma Franz scosse la testa.
E tu? chiese Frankie alla ragazza, nel suo tedesco approssimativo.
Parla qui dentro disse, indicando il microfono.
Di' il tuo nome.
Inga? replic lei, intimidita. Inga Borg? Il fratello
scoppi a ridere e prese la parola, pronunciando la frase in
inglese e lentamente, come se la stesse battendo a macchina.
Io mi chiamo Litman.
Da dove venite? chiese Frankie.
Il ragazzino si volt verso la sorella. Scrutandolo, Frankie
non seppe dire se non avesse capito, o se piuttosto la
domanda lo avesse spaventato.
Abbiamo i documenti disse la sorella a Frankie, in tedesco.
Ma certo rispose Frankie, annuendo per rassicurarla.
Quindi si sporse in avanti e, parlando nel microfono, disse
in inglese: Qui Frankie Bard. Mi sto spostando verso
sud da Berlino con la Deutsche Reichsbahn. Il rumore che
sentite  quello del treno che procede spedito lungo i binari.
Inga la guardava. Ho qui con me due ragazzi, Inga e
Litman Borg. Sono fratelli, a colpo d'occhio direi che hanno
diciassette e dodici anni, e viaggiano soli. Ditemi, dove
siete diretti? Ripet la domanda in tedesco, a bassa voce.
Lisbona rispose Inga.
E una volta arrivati l?
America.
E da dove venite?
Il disco registr il silenzio, mentre Inga metteva la mano
sul braccio del fratello per fermarlo. Litman la guard, e a
Frankie parve che nell'espressione della sorella il ragazzino
avesse scorto qualcosa - qualcosa che gli ricordava la madre,
forse, oppure la zia? - che aveva fatto eclissare il suo sorriso.
Allora spense il registratore e si accigli. Quell'aggeggio
era pesante e ingombrante. Come poteva raggiungerli
con quell'affare appoggiato in grembo come un animaletto?
La madre sfil un tozzo di pane dalla borsa e lo porse al figlio.
Tutti lo guardarono mangiare, a parte la donna nell'angolo,
che teneva lo sguardo fisso fuori dal finestrino. Frankie
si chiese se fosse sorda.
Il giovanotto con il maglione prese uno spago dalla tasca e
se lo attorcigli sulle dita, giocherellandoci; tese le mani verso
il ragazzino, ma lui scroll la testa con aria altezzosa, evidentemente
troppo cresciuto per prestarsi a un passatempo
tanto puerile. Il giovanotto rise, e Frankie vide balenare una
schiera di denti rotti tra le sue labbra. Quando si volt verso
di lei e tese le mani, intrecciate in quel gioco infantile, Frankie
gli rispose con un sorriso e fece scorrere i pollici e gli indici
tra le sue dita, trasferendo lo spago sulle proprie mani.
E lei, Fraulein, dov' diretta? L'uomo parl in un inglese
pesantemente marcato ma preciso, riprendendo l'espressione
che lei stessa aveva usato.
Io vengo con voi rispose, mentre il giovane infilava le
dita nel groviglio e tirava. L'altro aggrott la fronte.
Sono su questo treno per raccontare all'America chi c'
a bordo.
L'uomo la scrut. Perch?
Perch la gente sappia.
Che lavoro fa?
Sono una giornalista.
Ah, s? Il giovane lasci cadere le mani in grembo, e
lo spago gli si allent tra le dita. E quella scatola cos'?
Serve a registrare quello che dite, le vostre voci. Frankie
appoggi la schiena alla parete. I suoni.
E l'America cosa pensa?
L'America non sa cosa pensare.
Il giovane annu e incroci le braccia, quindi il suo sguardo
leggero, indagatore, guizz altrove. Sul mento aveva
una barba rada e biondiccia. Devo dire all'America cosa
pensare?
Spara ribatt Frankie, sorridendo.
Il giovane fece una pausa.
Aspetta. Frankie sollev una mano. Aspetta. Indic
l'apparecchio. Il giovane annu. Comincia pure gli disse,
accendendo il registratore. Parla lentamente.
Mi chiamo Thomas Kleinmann...
Frankie alz lo sguardo e not che Thomas aveva teso la
mano verso di lei, cos si sporse in avanti, sopra il disco che
continuava a girare, e la strinse. Frankie Bard.
Il giovane lasci la mano di Frankie e appoggi la schiena
alla parete. Sono austriaco, vengo dalle montagne attorno
a Kitzbhel, dove abito con mia madre e mio padre. Si interruppe.
Frankie gli fece cenno di proseguire. Il disco stava
ancora girando.
Nei mesi successivi all'Anschluss, dopo che l'Austria cadde
in mano ai nazisti e si vide imporre le leggi antiebraiche,
mia madre era sempre pi preoccupata per mio fratello, che
all'epoca studiava a Monaco. Alla fine, un giorno, mi chiese
di andare da lui per riportarlo a casa.
Litman aveva fatto scivolare la mano sotto quella di Inga,
al suo fianco, ed entrambi si erano zittiti per ascoltare una
storia in una lingua che non conoscevano.
Dopo aver viaggiato in treno per tutta la notte, di prima
mattina arrivo in citt. Raggiungo l'indirizzo di mio fratello ma vengo a sapere dal suo vicino che se n' andato proprio
quella stessa mattina, ha deciso di tornare a casa. Ci
siamo mancati per un soffio.
Cos mi siedo alla scrivania di mio fratello per scrivere
ai nostri genitori e raccontare loro quello che  successo,
ma prima ancora di cominciare sento bussare alla porta.
Infilo in tasca la lettera e vado a vedere chi . La polizia.
Sono venuti per Reinhart. Perch? chiedo. Non rispondono.
Non  in casa, dico io. Al posto suo prendono me. Per
loro non fa nessuna differenza concluse Thomas, stringendosi
nelle spalle. Un ebreo vale l'altro.
La donna nell'angolo fece un respiro profondo. Frankie
alz lo sguardo su di lei, rendendosi conto che capiva benissimo
quel che il giovane stava dicendo.
Cammino per strada con una ventina di altre persone.
Arriviamo alla stazione di polizia, mi mettono in una stanza.
"Aspetta" dicono. E cos, mentre aspetto, tiro fuori dalla
tasca la carta da lettere che avevo preso per scrivere a mia
madre. Sopra ci sono il nome del professore di mio fratello
e l'intestazione della scuola di ingegneria elettronica. Perci
mi scrivo una lettera di raccomandazione e la porto al
poliziotto che sta in fondo alla stanza.
"Ah" dice la guardia dopo aver letto la lettera "allora vai
di l." Seguo la direzione che mi ha indicato ed entro in una
piccola stanza dove c' un uomo grande e grosso, dall'aspetto
bonario, seduto dietro una pila di carte. Quest'uomo guarda
la mia lettera, guarda me, e la straccia. "Va'" mi dice, indicando
un'altra porta. La porta d sul cortile della stazione
di polizia. L fuori siedono sessanta o settanta uomini. Nessuno
mi guarda. Mi spingo fino alla recinzione. Riesco a vedere
il fiume e i giardini sul retro delle case.
A questo punto  pomeriggio, e il sole batte a picco sul
cortile. Cammino lungo la recinzione e mi fermo sotto la
poca ombra del tetto. Per due ore me ne sto l in piedi, poi
ci ordinano di andare tutti al centro dello spiazzo in attesa
di nuove istruzioni. "Ssh" sento dire dietro di me. Mi volto
e vedo la guardia con la quale avevo parlato al mattino,
quella a cui avevo mostrato la lettera. "Ssh" ripete, e mi indica
una porta in fondo al recinto. Mi guardo intorno. Cos',
uno scherzo? Qualcuno ci sta guardando? Ma non vedo altro
che un mucchio di uomini stanchi costretti ad alzarsi in
piedi, cos seguo il recinto e raggiungo la porta, un miracolo.
Il poliziotto me la sta tenendo aperta.
"Elektrotechnik?" chiede la guardia con un sorrisetto. "Professor
Peter Schmidt?" Annuisco senza aprire bocca, non capisco.
Mi indica una prima porta e poi una seconda, a una
decina di metri di distanza, dov' seduto un altro poliziotto.
Torno a guardare l'uomo, ma lui mi fa cenno di proseguire
e mi spinge avanti.
Allora avanzo, trattenendo il fiato. Arrivo alla seconda
porta. Intravedo la strada lungo il fiume che costeggia
la stazione di polizia, e la gente di ritorno dal mercato. Mi
fermo e scruto la guardia. L'uomo non alza nemmeno gli
occhi. Allunga una mano e apre il cancello.
Per venti metri proseguo dritto, senza correre. Mi spareranno,
oppure qualcuno si metter a gridare, scoprendomi?
Trenta metri. Ho raggiunto la strada. Dopo quaranta
metri so di essere libero. Finalmente svolto l'angolo. Mentre
sto tornando in fretta all'appartamento di mio fratello,
di punto in bianco, capisco. Capisco che sono uscito perch
anche la guardia ha studiato Elektrotechnik.
Alz gli occhi su Frankie scuotendo la testa, la sua incredulit
palpabile nel buio.
Allora sei tu quello fortunato, qui intervenne la donna
anziana nell'angolo.
Fu come se a parlare fosse stata un'ombra. Sei tu ripet,
questa volta in inglese. C'era Dio insistette. Dio vegliava
su di te a ogni passo.
C'erano le persone a vegliare su di me ribatt Thomas,
schiarendosi la voce. Non Dio.
 lo stesso.
Il giovane scosse la testa. Non c' nessun Dio. Si volt
verso Frankie, la voce bassa e concitata. Ci siamo solo
noi, Fraulein.
Il treno sobbalz, rallentando in previsione dell'ennesima
sosta. Frankie ruot la manopola, e la testina d'incisione
si sollev dal disco. Erano arrivati alla frontiera tedesca di
Kehl. Oltre il confine sorgeva la Francia di Vichy: Strasburgo,
Lione, Tolosa. E da l era possibile lasciare la Francia
alla volta del Portogallo, e delle navi nel porto di Lisbona.
In quella stazione, le luci erano accecanti e numerose. Fu
dato ordine a tutti i passeggeri di scendere dal treno. Frankie
si alz.
Tranne gli americani.
Frankie sollev gli occhi, sorpresa, ma l'ufficiale tedesco
era gi passato oltre lo scompartimento.
Auf Wiedersehen. Litman la salut con la mano. Frankie
ricambi, confusa. Sarebbero tornati a bordo del treno?
Che stava succedendo? Litman e Inga furono i primi a
uscire dallo scompartimento, seguiti da Werner Buchman,
il commerciante, che prese la valigia della giovane madre
in modo che la donna potesse tenere in braccio Franz, addormentato.
Lentamente la donna pi anziana, della quale
Frankie non aveva scoperto il nome, si alz in piedi, indolenzita
dopo essere rimasta seduta tante ore. Si volt e guard
Thomas, quasi a volersene imprimere l'immagine nel
cuore. Il giovane la salut chinando il capo, e recuper la
sua valigia dal portabagagli come se avesse intenzione di
seguirla entro breve. La porta dello scompartimento si richiuse
scorrendo alle spalle della donna anziana, e Frankie
si alz per prendere il suo posto accanto al finestrino. Poi,
dato che faceva piuttosto caldo, si allung per abbassare il
vetro, lasciando entrare la brezza notturna nella carrozza.
Adesso devo chiederle di nascondermi disse Thomas
a voce bassa.
Frankie non si mosse.
Ho il lasciapassare prosegu il giovane in fretta ma
non il visto d'uscita.
Frankie lo fissava.
Capisce?
Lei fece cenno di s con il capo. Il cuore le martellava nel
petto. Thomas le scocc un ultimo sguardo fugace e si iss
sul portabagagli, nascondendosi dietro la valigia. Frankie si
costrinse a non guardarlo, voltando gli occhi verso la gente
fuori dal finestrino, che da un momento all'altro era tornata
anonima, i suoi compagni di viaggio dispersi in mezzo alla
folla. Pochi minuti dopo intravide la chioma ricciuta della
giovane madre con il figlio tra le braccia, e ne fu rassicurata.
Li segu con lo sguardo, controllandone da lontano gli
spostamenti. Era troppo presto per sapere se avessero qualcosa
da temere. Nonostante tutto quello che era successo, la
sosta avrebbe potuto essere comunque una semplice procedura
di routine. Alcuni si erano voltati con aria speranzosa
verso la stazione, fissandola come se potesse dare loro
una risposta, la promessa di un po' d'ordine. Ma il groviglio
di persone sulla banchina sottostante non si muoveva
di un passo, e qualcuno si limit a sedersi sul posto, in attesa.
Sopra di lei, sul portabagagli, Thomas era immobile.
Frankie chiuse gli occhi e si assop per qualche tempo, ridestandosi
di quando in quando e abbassando gli occhi sulla
gente in fila per vedere a che punto fossero giunti la donna
e il suo bambino. Dopo circa un'ora, tre auto nere si accostarono
al treno, e le guardie di frontiera gridarono alla
gente di alzarsi e spostarsi verso il fondo della banchina.
Frankie vide la madre alzarsi in piedi a fatica e poi, all'improvviso,
cadere: forse era incespicata, o magari qualcuno
l'aveva spinta. Quando il suo volto riemerse nella calca, la
donna si stava guardando attorno agitatissima, e Frankie si
accorse che il piccolo Franz era sparito. La fiumana di gente
avanzava, sospinta verso un varco in fondo alla banchina.
Frankie si sollev goffamente e si arrampic sul sedile,
guardando dappertutto nel tentativo di scorgere il bambino,
ma la sola cosa che vide fu la madre che cercava di opporsi
alla pressione della folla. L'uomo dietro di lei gridava:
Si muova! Bisogna muoversi! e si udirono dei fischi,
poi due guardie urlarono qualcosa alla donna e una delle
due la afferr per un braccio, allontanandola dal gruppo. A
quel punto Frankie vide il bambino: sei metri, sei impossibili,
insuperabili metri, lo separavano dalla madre.
 l! strill Frankie. Eccolo l! L!
Nello stesso istante in cui Frankie si era messa a gridare,
la madre aveva udito il pianto del figlio e si era gettata in
mezzo alla marea di persone per raggiungerlo. La gente le
gridava contro e la spingeva indietro, e il bambino, udendo
le sue grida, si mise a strillare a sua volta: Mama! Mama!.
 l! url di nuovo Frankie, fuori di s. La madre non
riusciva a raggiungerlo. Eccolo l!
Mama stava piagnucolando Franz. Mama, Mama!
Stia zitta, Fraulein sibil Thomas. Altrimenti spareranno.
Per l'amor di Dio, stia zitta!
 l! insistette Frankie, picchiando il pugno contro il finestrino.
E uno degli ufficiali tedeschi, infastidito dal trambusto,
si volt e spar.
Sulla folla cal il silenzio. Le mani che si agitavano in aria
ricaddero. Quando ha davvero paura la gente non grida,
riflett Frankie, ma si fa silenziosa, guardinga. Aveva sparato
in mezzo alla folla? Qualcuno era stato colpito? Era
quasi impossibile capirlo. C'erano troppe persone. Dov'era
la giovane madre? Frankie era ferma davanti al finestrino,
la bocca ancora aperta dopo aver gridato. E poi l'ufficiale,
appostato a un paio di metri da l, alz lo sguardo verso il
punto dal quale erano giunti i colpi e lentamente punt la
rivoltella contro di lei. Frankie lo fissava, le mani appoggiate
sul vetro, senza riuscire a respirare. In quel momento
si sent trascinare gi dal sedile da Thomas, che la allontan
dal finestrino gettandola a terra. All'esterno il silenzio
perdurava e loro due non si mossero di l; Frankie singhiozzava
con il volto tra le mani, troppo spaventata per alzare
gli occhi. Non sopportava quel silenzio. Cosa aveva fatto?
Il cuore le batteva talmente forte che credette di essere sul
punto di svenire. Qualcuno lanci un grido. Frankie guard
Thomas, che si era drizzato a sedere e teneva l'orecchio
premuto contro la parete dello scompartimento. Forse il militare
non lo aveva visto, forse da fuori era sembrato soltanto
che Frankie fosse caduta all'indietro dal sedile.
Il pavimento sotto di loro prese a vibrare e a sobbalzare,
e molto lentamente il convoglio si rimise in movimento.
Frankie incroci lo sguardo di Thomas, ma il giovane scosse
la testa. Cos'era successo? Il tetto della stazione scomparve
dalla vista. Il treno avrebbe lasciato a terra il bambino e
sua madre. Halt! Halt! Le grida si levarono dalla banchina,
ma Frankie non sapeva dire se provenissero dalla gente
oppure dai soldati. Il treno prosegu, avanzando fino a
uscire dalla stazione. Poi si ferm.
Frankie sentiva il cuore sobbalzarle nel petto, mentre guardava
Thomas seduto a terra di fronte a lei nello scompartimento
buio. Per un istante non vol una mosca, e Frankie
si augur che sarebbero ripartiti, ma subito dopo si ud un
fischio a poca distanza e lo sportello del vagone si spalanc.
Qualcuno sal i gradini, percorse il corridoio e fece scorrere
la porta dello scompartimento. Frankie alz gli occhi e
vide un ufficiale della Gestapo. Alle sue spalle c'era un secondo
uomo, in attesa.
L'ufficiale chin il capo in segno di saluto e la preg di
alzarsi in piedi. Poi, con la massima cortesia, chiese a lei
e a Thomas di scendere dal convoglio. Sempre con cortesia,
e senza spianare le armi, spieg che c'era qualche problema
con il motore e che avrebbero trovato un autobus
ad attenderli, invitandoli di nuovo gentilmente a scendere.
Frankie, come stordita, prese il borsone e il registratore
e si avvi lungo il corridoio, avvertendo la presenza dei
tre uomini alle proprie spalle. Il treno, a quanto pareva, si
era fermato nel campo subito fuori dalla stazione. Frankie
scese i gradini e si ritrov sull'erba che fiancheggiava i binari
della ferrovia. Un autobus c'era, in effetti; all'interno,
Frankie distinse le teste di altre tre persone. Ma intanto bisognava
risolvere il problema dei documenti.
C' qualcosa che non va? chiese voltandosi verso i tedeschi.
No, no rispose il primo ufficiale gentilmente. Niente.
Ma Frankie lo vide stringere l'impugnatura della pistola
tra le dita, e fu travolta da un'ondata di terrore che le
provoc un senso di nausea. Si volt verso Thomas, fermo
di fianco a lei. Il giovane aveva chiuso gli occhi. No sussurr
Frankie, e posando la mano sul braccio del ragazzo
sent quanto fosse magro sotto la manica.
Si faccia da parte, Fraulein disse l'ufficiale con garbo.
Allora Frankie diede le spalle al militare e parl a Thomas.
Thomas mormor, aumentando la stretta sul suo braccio.
Thomas?
Se ne vada. Il giovane scosse la testa.
Thomas sussurr ti prego. Lascia che...
Fraulein!
Thomas apr gli occhi e la guard. In quel preciso istante,
Frankie si sent strattonare di lato con violenza, e l'ufficiale
spar. Thomas cadde ai piedi di Frankie, esalando
l'ultimo respiro.
Frankie sbatt le palpebre. L'ufficiale alle sue spalle si allontan.
Lei rimase a fissare il vuoto nel punto in cui c'era stato
Thomas fino a un attimo prima. Poi, lentamente, si volt.
Gli occhi dell'ufficiale guizzarono da Thomas a lei. Frankie
incroci il suo sguardo.
Potrei farla arrestare.
In lontananza, come se giungesse da un altro mondo, un
telefono prese a squillare all'interno della stazione.
Lo squillo echeggi per due volte tra i campi, e poi una
terza, e una quarta. Qualcuno and a rispondere. Il militare
alz gli occhi e, con un'espressione disgustata, fece cenno a
Frankie di salire sull'autobus. Tremando, Frankie si chin a
raccogliere il borsone e il registratore, guardando Thomas
per l'ultima volta. Dall'orecchio gli sgorgava un rivolo di
sangue che scendeva lungo il collo, formando una pozza
sul terreno. A Frankie sfugg un gemito.
Vada.
Si volt e si allontan da Thomas, dal bambino e dalla
giovane madre che erano ancora l sulla banchina, da qualche
parte. Si incammin lungo i binari, mettendo tre metri
tra s e i militari prima di scoppiare in lacrime. Fece ancora
qualche passo, aspettando di udire uno sparo, aspettando
di udire un grido o un suono qualsiasi. Alz un braccio
per asciugarsi le guance con la manica. Fra il treno alle
sue spalle e l'autobus che le stava di fronte, sul viottolo di
campagna, non c'era altro che il suono del suo respiro e lo
scricchiolio dei sassi sotto le scarpe, e poi il metallo freddo
della maniglia alla quale si aggrapp per salire a bordo.
...
.
...
16.
...
.
...
"Qui Frankie Bard, CBS News. Vi parlo da Mulhouse, Francia,
subito a ovest del confine franco-tedesco."
Emma diede le spalle alla casella postale, una busta fra
le mani. I toni concitati di quella voce femminile si riversavano
nell'ufficio dall'apparecchio di bachelite verde dietro
la testa di Miss James. "Ci sono molte ipotesi sulle persone
che stanno tentando di lasciare la Germania, dove, a quanto
ci dicono, le cose non sono mai andate meglio di cos, dove
la guerra si sta vincendo su tutti i fronti, e dove si pu godere
di pace e pane in abbondanza." La voce si interruppe.
"E in effetti  vero, qui ci sono cracker a profusione." Emma
lanci uno sguardo a Iris. L'ultima frase era stata detta in
tono scherzoso, giusto? La donna alla radio dava l'impressione
di sorridere, e nello stesso tempo sembrava esausta.
"Eppure moltissima gente se ne sta andando, o sta cercando
di andarsene. Provate a immaginare di uscire dalla vostra
casa, dal vostro appartamento, e chiudere la porta sapendo
che non tornerete mai pi. Tra le mani avete una valigia
e magari un sacchetto della spesa con dentro un pezzo
di salsiccia, forse del formaggio, qualunque cosa vi sia stata
distribuita con la tessera annonaria, che vi baster a tirare
avanti, si spera, finch non raggiungerete la frontiera. In
valigia, se siete ebrei, avrete due abiti di ricambio e i vostri
documenti." La voce si zitt un attimo, poi torn a parlare.
"Il vostro obiettivo  trovare una via di fuga. Se siete tra i
pochissimi fortunati, avete un visto americano. Pi probabilmente
un visto per Cuba, o per l'Argentina o il Brasile.
Vi sono concessi novanta giorni di tempo per giungere a
destinazione, prima che il visto scada. Ma innanzitutto dovete
salire su un treno e attraversare l'Europa per imbarcarvi
a Lisbona o a Bordeaux. Novanta giorni, e i treni sono
pochi, e pieni. Ovunque. Perci da qui si ha l'impressione
che la via di fuga cominci gi a chiudersi." Ora la voce della
giornalista stava tremando. Emma chiuse la casella, gir
la chiave e si avvicin alla radio. "Dovete provare a immaginare
un'Europa non pi fatta di case e villaggi nei quali
le famiglie rimarranno per generazioni. Immaginate gente
senza una casa, senza un rifugio solido fatto di malta e
mattoni, gente che si tiene a galla e cerca di nuotare il pi in
fretta possibile per andarsene via. Dovete immaginare che
in questo preciso istante, in Europa, c' un mare di persone
in movimento. Se voleste scrivere una lettera a qualcuno
di loro, sappiate che non esiste un luogo in cui quella lettera
possa essere recapitata..." Iris si volt e spense la radio.
Non dobbiamo immaginare un accidenti di niente disse
a Emma in tono pacato. La situazione  caotica laggi,
e questa ragazza dovrebbe imparare a controllarsi.
Emma stava fissando l'apparecchio come se potesse riprendere
a parlare da un momento all'altro.
Will sta bene le disse Miss James con dolcezza. Va tutto
bene. Lei sa dov'. Ha una sua lettera tra le mani.
Emma fiss la busta. Gi.
E allora siamo a posto.
"Siamo a posto." Era quello che diceva sempre Will.
Oddio.
L'occhio del treno avanzava lento nella sera, e una volta entrato
nella stazione di Mulhouse si ferm. Qualche passeggero
a bordo si volt verso il finestrino per guardare Frankie,
ferma sulla banchina in attesa. Alcuni di quei volti la
fissavano, e Frankie, non riuscendo a reggerne a lungo lo
sguardo, si chin a recuperare i bagagli e si avvi, sotto i
loro occhi, all'unico sportello aperto. Fu la sola passeggera
a salire, quindi il treno si rimise in marcia sobbalzando
e si allontan rapido da Mulhouse ancor prima che lei si
fosse addentrata nel corridoio per trovare un posto. Il convoglio
segu la linea ferroviaria principale, che si snodava
verso ovest oltrepassando Belfort per entrare a Besanon,
dove Frankie fece una sosta per concedersi la prima dormita
in un letto vero dopo cinque notti. Troppo stanca per
fare qualsiasi cosa, si limit a ordinare a gesti una bottiglia
di vino, una pagnotta e del formaggio, e port ogni cosa al
piano superiore, nella sua stanza, dopodich si sedette sulla
branda per slacciarsi le scarpe; poi, l'indomani mattina,
si ritrov sdraiata di traverso sul letto, i piedi sul pavimento
ancora infilati nelle scarpe. Non essendosi svegliata del
tutto, si tolse le scarpe, si infil sotto le coperte e, fissando
il soffitto intonacato, si riaddorment.
Si svegli di nuovo nel pomeriggio, udendo i rintocchi
delle campane della chiesa. Era sdraiata al centro del letto
nella piccola stanza al primo piano della Burghorst Pension,
ai margini di una cittadina della provincia francese, e stette
ad ascoltare i rumori del mondo che andava avanti fuori
dalla porta della sua stanza, fuori dalla finestra, senza di
lei. Toc. Un uomo rimprover alcuni studenti che scorrazzavano
per strada, e i passi affrettati e le risa dei ragazzi filtrarono
dalla finestra aperta. Toc. Frankie aggrott la fronte,
cercando di dare un senso a quel tonfo costante, a quel
cozzare di legno contro legno, e quando lo sent di nuovo
riconobbe il rumore di un'imposta che sbatteva da qualche
parte. Qualcuno avrebbe fatto meglio a chiudere la finestra.
Rimase l sdraiata, persa nei suoi pensieri, come un
bambino. Nessuno la conosceva. Nessuno la cercava. Si sent
sollevata da qualsiasi incombenza. C'era stato un cambio
di programma.
Sbuff. Un cambio di quello stramaledetto programma.
"Cerca di arrivare fino a Lisbona" le aveva detto Murrow.
"Per le trasmissioni fermati a Strasburgo, Lione e Lisbona."
Era quasi sicura che fosse il 23 maggio, e a quel punto, dopo
il servizio inviato alla bell'e meglio da Mulhouse, era scontato
che la tappa a Strasburgo sarebbe saltata. C'era da
dubitare che quel servizio fosse mai andato in onda. Doveva
telegrafare a Murrow.
Alla fine si drizz a sedere e si alz per sfilarsi la gonna.
Quando cadde sul pavimento, dalla tasca fuoriusc il
bordo di una busta. Guardandola, Frankie prov un senso
di disagio. La lettera del medico aveva cominciato ad
assumere il vago potere di una reliquia. Doveva imbucarla,
giusto? Per completarne il viaggio. Allontan la gonna
con un calcio mentre si avvicinava al lavandino, quindi fece
scorrere l'acqua dal rubinetto e mise il tappo, guardando
il lavandino riempirsi. Cerc di fare mente locale. Quando
era morto? Cinque giorni prima? Sei? Frankie tir su
col naso e chiuse l'acqua, recuperando una spugna e del
sapone per le mani. Si tolse camicetta e reggiseno e rimase
nuda sul tappeto, concedendosi una spugnatura. Allo
specchio, la sua mano guidava la spugna sopra i seni per
poi scendere sulla superficie liscia del ventre e scomparire
dalla sua vista. Per un istante rimase a fissare il riflesso del
proprio corpo, mentre un rivolo d'acqua insaponata gocciolava
dalla spugna bagnandole una gamba, poi incroci
le braccia sul seno.
"Devi essere una tipa tosta" le aveva detto il medico nel
buio del rifugio sotterraneo. Fu scossa da un fremito al ricordo
di quanto l'avesse fatta innervosire e arrabbiare quando
le aveva chiesto di Billy. Spieg l'asciugamano posato
accanto al lavandino e si tampon.
"Cosa succede alla gente dopo che la storia  finita?
Dev'essere dura non saperlo."
Si butt sul letto con l'asciugamano avvolto intorno alle
spalle e prese una sigaretta. Il fumo penetr a fondo nei polmoni,
e Frankie chiuse gli occhi, espirando. Rimase sdraiata
sulla schiena e fum la sigaretta fino in fondo, finch la
brace non giunse quasi a sfiorarle le dita. A quel punto si
alz, abbotton la gonna e la camicetta e si infil la giacca.
La lettera del medico giaceva sul pavimento. La raccolse
e la mise di nuovo in tasca, prima di chiudere le fibbie
del borsone.
I negozi intorno alla piazza avevano riaperto, animati da
un andirivieni di donne anziane e casalinghe, mentre alcuni
uomini, anch'essi anziani, sedevano sulle panchine sistemate
al centro, sotto un tiglio. Sembrava che vi fosse carne
dal macellaio e pane dal panettiere. Su ciascuna vetrina
era affissa un'immagine del Fhrer, eppure Frankie non si
era ancora imbattuta nella polizia tedesca. Ai margini della
piazza scorse una bottega con le serrande abbassate, e sulle
sbarre di ferro era stato affisso un messaggio a caratteri
cubitali: "Qui achte des Juifs est un traitre. Si ferm davanti
al negozio e si chiese se la famiglia dei proprietari fosse
riuscita a fuggire da quella cittadina, se fosse saltata su un
treno e si fosse messa in salvo. Le piaceva pensare che fossero
arrivati da qualche parte senza essere fermati. Il piccolo volto del bambino perso nella folla accalcata sulla banchina
sotto di lei, alla stazione di Kehl, si volt a guardarla.
Dov'erano Inga e Litman, a quell'ora? Dov'era l'anziana signora?
E Werner Buchman? Frankie chiuse gli occhi. Le balen
alla mente Thomas, e lo rivide accasciarsi, colpito da
un proiettile davanti a lei. Scossa da un tremito, Frankie distolse
lo sguardo dalla vetrina vuota e sprangata, incamminandosi
di nuovo verso la sua stanza.
"Entra, trova la tua storia ed esci" le aveva raccomandato
Murrow. "Segui una famiglia." Dio santo. Non si poteva
seguire nessuno l. Non c'era modo di sapere con certezza
se qualcuno ce l'avrebbe fatta davvero.
La bottiglia di vino e il formaggio del giorno prima erano
appoggiati sul tavolo. Frankie tolse il tappo, si riemp
un bicchiere e lo bevve stando in piedi, gli occhi fissi sul
registratore portatile chiuso nella sua scatola. Vers un secondo
bicchiere di vino, apr la scatola con uno schiocco e
ruot la manopola.
Il disco prese a girare lentamente, ed ecco il flebile fruscio
della puntina sulla superficie metallica. Frankie pos il
bicchiere, premette il pulsante per fermare il piatto e ruot
la manopola per farlo tornare indietro, incantata dal ronzio.
Poi lo fece ripartire, e la voce di Thomas usc dall'apparecchio.
Rimase ad ascoltarlo fino a quando il disco non
tacque, girando e girando senza produrre alcun suono.
Ecco. Era tutto l. Nella voce di Thomas erano racchiusi il
treno e la notte, gli occhi fissi su di lei mentre le raccontava
la sua storia, lo stretto profilo delle spalle che tendeva la
lana del maglione. Il fratello e la sorella in ascolto. Thomas
era morto. Ma su quel disco c'era la sua voce. E c'era anche
lui, ancora vivo.
Dalla finestra aperta si scorgeva una lunga catena di monti
innevati, il cui profilo seghettato si stagliava con forza contro
l'azzurro del cielo. Le campane della chiesa suonarono
alle sue spalle, battendo il quarto d'ora, e il rintocco le rimbomb
nel cuore. Rimase a lungo a fissare quelle vette luccicanti,
immaginando di spostarsi a nord. A nord e poi verso
est, tra i monti, valicando una moltitudine di cime, da
una distesa bianca all'altra, oltrepassando il massiccio del
Giura per entrare in Svizzera e poi superare la vasta dorsale
delle Alpi elvetiche e arrivare in Austria, dove si trovava
la casa di Thomas, dove la madre e il padre erano in
attesa di ricevere sue notizie. Dov'era Thomas? Che fine
aveva fatto il figlio? Non lo avrebbero mai saputo. Se fosse
stata un uccello, Frankie avrebbe potuto sorvolare quel silenzio
e informare la madre: Thomas ce l'aveva quasi fatta.
Ma quello che Frankie sapeva non aveva una lingua n una
voce capaci di comunicarlo. Senz'altro Dio avrebbe dovuto
dare un'occhiata gi e accorgersi che una met della storia
era stata separata dall'altra, e trovare un modo, uno qualsiasi,
per ricongiungerle. Come poteva tollerare quei divari,
quelle enormi vallate di silenzio? E l'Europa era piena
di persone che svanivano in quella quiete.
Il ricordo di Harriet Mendelsohn che, in piedi nella cucina
di Argyll Road, brandiva una forchetta in direzione
di Dowell con fare scherzoso, la colp con un'intensit tale
che dovette aggrapparsi al davanzale della finestra. "Jens
Steinbach, sei qui?" I commoventi foglietti di carta che Harriet
aveva raccolto e portato a casa erano appesi sopra il letto
di Frankie a testimoniare il vacuo silenzio che si stava
impossessando delle citt europee.
E Frankie cos'aveva creduto? Che con questo suo viaggio
sarebbe riuscita a trovare una storia, una sola, capace
di far drizzare le orecchie al mondo? Ecco gli ebrei in Europa.
Ecco quello che sta succedendo. Fate attenzione. Ma
non c'era nessuna storia. O meglio, riflett scostandosi dalla
finestra e scrutando il registratore portatile, non c'era nessuna
storia laggi che lei potesse raccontare dal principio
alla fine. La storia degli ebrei si sviluppava oltre i margini
di quel poco che avrebbe potuto dire. Inspir a fondo,
i suoi pensieri tormentati dalle parole del medico. Le frasi
sussurrate nel buio, il ragazzo e la ragazza in ascolto, la
donna nell'angolo, il volto distratto della madre rivolto al
cielo rischiarato dalla luna, la mano infilata tra i boccoli del
figlio addormentato. Il suono della risata di quel bambino,
catturata per un impossibile secondo, catturata e trattenuta.
L, in quegli esili frammenti, era racchiusa la verit di
ci che stava succedendo.
La mattina seguente Frankie salt sul primo treno diretto
a sud di Besanon, e si ritagli a fatica un posto in un angolo
di uno scompartimento di terza classe. Le restavano
sedici giorni sul permis de sjour, e novanta minuti di disco
vuoto, e non aveva altro proposito che quello di registrare
le voci di pi persone possibili. Non avrebbe proseguito
in linea retta fino a Lisbona, una tappa dopo l'altra, come
tante soste lungo un itinerario con un principio, un centro
e una fine. Avrebbe viaggiato in treno in mezzo alle persone,
e avrebbe catturato le loro voci fino a quando ne avesse
avuto il tempo. Apr la scatola del registratore e colleg
il microfono. Una giovane coppia che viaggiava con un figlio
molto piccolo osserv con attenzione i suoi preparativi.
Quando fu tutto pronto, Frankie alz lo sguardo. S'il
vous plait? La donna scambi uno sguardo con il marito e
annu. Frankie ruot la manopola.
Comment vous appelez-vous?
Eleanor. La donna sorrise.
O allez-vous? Frankie accost il microfono alla donna.
A Toulouse rispose lei, sistemando il maglioncino troppo
stretto sulla pancia del figlio.
Juifs? chiese Frankie.
Oui.
Il marito aggrott la fronte osservando l'apparecchio adagiato
sulle gambe di Frankie e, quando la giornalista si rivolse
a lui, scosse la testa. Allora lei ruot la manopola, e la
testina si sollev dal disco. La Francia scorreva rapida fuori
dal finestrino del treno. Poligny, Bours, cittadine fissate
come punti cuciti da un ago, i nomi presi al cappio e catturati.
E Frankie attraversava quei luoghi, chiedendo a chiunque
fosse disposto a rispondere: "Come ti chiami? Dove vai?
Da dove vieni?".
Quando giunse a Lione, cinque giorni pi tardi, Frankie
scese dal treno, varc le porte a battente di un edificio
e sal i quattro piani di scale che conducevano allo studio
radiofonico. Un uomo che doveva avere all'incirca la sua
et, con indosso un completo di lino marrone chiaro, le lanci
un'occhiata e si raddrizz sulla sedia.
Ciao, bellezza disse.
Dopo aver viaggiato in treno per giorni e giorni, parlando
solo in francese o nel suo tedesco improvvisato, i modi
schietti e spiritosi di quel figlio del Midwest le fecero quasi
venire da piangere. Ciao replic, titubante.
Jim Holland. L'uomo si alz e le tese la mano. Ero in
pensiero per te. Noi ragazzoni, sotto sotto, abbiamo il cuore
tenero.
Frankie Bard. Gli strinse la mano.
Direi che hai bisogno di un bel bagno caldo e di un
drink.
Avrei bisogno di un posto per cambiarmi, se  questo
che intendi.
L'uomo prese il cappello e il cappotto e la condusse nel
proprio alloggio, dove rimase ad aspettarla seduto di fronte
all'unico bagno dell'intero pensionato, con la sedia inclinata
contro la porta e le lunghe gambe del Nebraska stese nel
corridoio, mentre Frankie si lavava. Quindi la riaccompagn
allo studio, dove lei si dedic alle procedure di routine
prima della messa in onda: batt a macchina il suo testo
per il censore, aspett di prendere la linea con Londra,
si sedette nel punto contrassegnato davanti al microfono.
Frankie! esclam Murrow all'altro capo del telefono.
Ciao. Frankie sorrise nel sentire il suono teso e familiare
di quella voce.
Che diavolo  successo a Strasburgo?
Non ci sono mai arrivata.
Stai bene?
S replic Frankie, gli occhi fissi sul censore tedesco
che era entrato e si era messo a sedere di fianco alla porta.
Tutto a posto.
Hai qualcosa per le mani?
Frankie fece una pausa. Ho di tutto per le mani, capo.
Cos mi piaci disse Ed. Com' la storia?
Le lancette dell'orologio segnavano le otto e venti. Il tecnico
alz un dito, e Frankie rispose con un cenno del capo.
Devo salutarti, Ed concluse abbassando la voce. Vado
in onda.
Buona fortuna, allora. Murrow riattacc.
Il censore pos entrambe le mani sul tavolo, ai lati del foglio
sul quale Frankie aveva battuto il suo testo. I tre attesero
in silenzio mentre le lancette dell'orologio avanzavano.
A uno sguardo del tecnico, Frankie si protese in avanti
e avvicin il microfono alla bocca. Qui Frankie Bard, della
Columbia Broadcasting System. Vi parlo da Lione, Francia.
Buona sera a tutti.
Frankie assunse un'espressione affabile davanti al censore,
ma l'uomo era impegnato a leggere il testo. Non stava
prestando attenzione n a lei, n al tono della sua voce.
Alcuni anni fa la celebre corrispondente di guerra Martha
Gellhom venne a tenere una conferenza alla mia universit,
lo Smith College. In quell'occasione parl delle condizioni
di vita in cui una parte della popolazione si venne a
trovare durante i primi, terribili anni della Depressione.
Fece un resoconto pi che mai straziante, avvincente e puntuale
del dolore e delle sofferenze di questa gente, il resoconto
migliore che abbia mai sentito. Quando ebbe terminato,
una delle studentesse alz la mano e chiese: "Ma cosa
possiamo fare noi, Miss Gellhom?". Sull'aula cal il silenzio
mentre la risposta di Miss Gellhom si faceva attendere.
E alcune delle ragazze cominciarono a innervosirsi. "Fate
attenzione" disse Miss Gellhom alla fine. "Per l'amor di
Dio, fate attenzione."
A Franklin, nell'ufficio postale, Iris James non seppe resistere
all'impulso di voltarsi. Ho viaggiato per quasi tre
settimane sui treni con centinaia di uomini, donne e bambini,
perlopi ebrei, che se ne stavano buoni in fila in attesa
di partire, di andarsene via. Mi sono infilata negli scompartimenti,
ho posto un'infinit di domande, ho ascoltato le
loro storie di pura e semplice fuga, una dopo l'altra. In una
stazione dopo l'altra ho visto schiere di persone che aspettavano
di accaparrarsi uno di quei pochi posti su uno di quei
pochi treni, e vorrei tanto togliermi dalla testa i loro volti
tormentati, ma non ci riesco.
Tutti i frammenti di storie che ho raccolto, storie di persone
incontrate e poi perse di vista senza nemmeno un saluto,
mi fanno ripensare a un uomo che conobbi il mese scorso,
un medico americano...
Iris tenne gli occhi fissi sulla radio.
Lui disse qualcosa che sul momento ignorai perch mi
parve soltanto il classico miscuglio di spirito yankee e ottimismo
strampalato con il quale tutti noi sembriamo essere
cresciuti. Mi disse: "Ogni cosa ha un senso".
Chi era quel medico americano? Iris si era allontanata dalla
finestra per mettersi di fronte alla radio, e aveva posato
le mani ai lati dell'apparecchio, come se avesse intenzione
di scuoterlo per avere una risposta.
Ieri pomeriggio, per, in un normalissimo mercato di
Bayonne, ho cominciato a credere a quelle parole. Ero andata
l perch avevo visto un uomo con una cassettina di
fragole. Avevo fame, e volevo comprarmene un po'. Faceva
molto caldo, e i banchi erano in procinto di chiudere. Vicino
a me c'era un gruppetto di soldati tedeschi, anche loro,
a quanto pareva, in cerca di frutta. Si muovevano in silenzio
tra la gente, diretti verso il banco delle fragole.
Udii un suono simile a una musica provenire dall'alto,
come se qualcuno, dietro le imposte chiuse di un appartamento
sopra la piazza del mercato, si stesse esercitando al
violino. Il motivo si ripeteva, ogni volta pi forte, e mi resi
conto che a suonare non era una sola persona: erano cinque
o sei violini, e stavano eseguendo il movimento d'apertura
della Quinta sinfonia di Beethoven, diffondendolo nell'aria
sopra di noi. Ed erano sempre le stesse quattro note ripetute.
Poi, poco distante da me, un uomo cominci a fischiettare
unendosi ai violinisti, ma era impossibile capire chi fosse.
A poco a poco il mercato ammutol, e vidi la donna al
banco delle fragole irrigidirsi e scrutare i soldati tedeschi
che stavano scegliendo la frutta. I violini tornarono a liberare
le loro note nell'aria, celati dietro una delle tante finestre.
Di l a poco, i sei o sette soldati incrociarono gli sguardi
e cercarono i compagni sparsi per la piazza, sulla quale
era ormai calato un silenzio inquietante, tombale, fatto salvo
per quella melodia.
Frankie guard il censore seduto di fronte a lei, con il dito
medio comodamente posato sul pulsante del microfono,
come un pianista in attesa che il braccio del direttore d'orchestra
si abbassi per dare l'attacco. L'uomo alz gli occhi.
Frankie gli sorrise e cambi tono.
Se avete la Quinta di Beethoven, che rappresenta un indubbio
trionfo di passione e sentimento per il popolo tedesco,
andate a prenderla e ascoltatela. Ascoltatela, e sentirete
l'Europa sotto la Germania continu, sempre parlando
al microfono, gli occhi puntati sull'uomo che le stava di
fronte con le dita sul pulsante. E si mise a canticchiare: Ta
ta ta ta taaaa....
L'uomo le prese il microfono e lo spense. Frankie si appoggi
allo schienale della sedia, esausta, inebriata per essersi
spinta sul filo del rasoio, e guard dritto in faccia il
censore con aria di sfida. Aveva appena canticchiato il codice
morse della lettera "V".
Jim Holland varc la porta dello studio.
Cosa voleva fare, Fraulein? Il censore la stava studiando
dall'altro capo della scrivania.
Frankie gli sorrise con aria ingenua. Amo Beethoven.
Volevo solo canticchiarlo un po'.
Il censore era un uomo maturo e molto meticoloso. Forse
in passato era stato un professore, oppure un linguista.
Frankie si domand se avesse intuito dove voleva andare a
parare con la trasmissione, o se si fosse soltanto affidato al
suo fiuto per i guai, decidendo di interromperla nell'istante
stesso in cui si era discostata da ci che aveva promesso
di dire. Lo vide rimuginare. Possibile che la considerasse
un soggetto pericoloso? L'avrebbe interrogata?
Allora, che ne dici di andare a bere quel drink? intervenne
Jim Holland.
Frankie sollev le sopracciglia verso il censore, come una
ragazzina che stia chiedendo il permesso.
L'uomo rimase in silenzio per un momento, e alla fine,
con un'espressione disgustata, li allontan entrambi dallo
studio con un gesto della mano.
Jim la precedette lungo le scale e la condusse fuori, stringendole
il gomito. Frankie, tenendo ben stretto il registratore
portatile, si lasci trascinare lungo la strada, oltre l'angolo,
dentro un angusto bar in cui Jim scov un tavolo e
recuper due drink e un posacenere. Frankie si abbandon
sulla sedia.
Accidenti, hai rischiato grosso.
Canticchiando la Quinta?
Jim annu. Gli hai messo paura.
Bene disse lei, ridacchiando. Quella gente faceva la
Resistenza canticchiando. Canticchiando, capisci? Sorrise
e bevve un sorso, poi appoggi la schiena al muro e torn
a sorridere, soddisfatta.
Da quant' che sei qui? Tir fuori una sigaretta.
Da un paio di mesi.
Qui in Francia? Frankie si sporse sull'accendino di Jim.
L'uomo annu.
Hai visto molto?
Quanto basta. Alz gli occhi su di lei, indugiando sullo scollo della camicetta. Non gli importava che Frankie facesse
parte del gruppo di Ed Murrow, e neppure che la trasmissione
di poco prima fosse stata a dir poco temeraria,
oltre che ben fatta. Non gliene importava proprio niente.
Frankie aveva il paio di gambe pi belle e i fianchi pi sottili
e fantastici che avesse visto da un pezzo. Ed era stata a
Londra, in mezzo a tipi tosti. Le fece domande di cui non
era interessato a conoscere le risposte e annu mentre Frankie
parlava, anche se ben presto a lei sembr essere passata
la voglia di raccontare, e in tutto quel tempo Jim non fece
che pensare al momento conclusivo, quello in cui l'avrebbe
stretta a s, posando le mani su quei fianchi, il proprio
corpo premuto contro il suo. Le sorrise.
Sotto il suo sguardo, Frankie sent i peli delle braccia rizzarsi
e incroci le mani sul petto. Jim torn a rivolgere la
sua attenzione alla gente radunata nel bar.
Senti disse Frankie posso farti ascoltare una cosa?
Che cosa?
Era stordita dall'alcol. Voglio farti sentire una persona.
E si chin a raccogliere il registratore che aveva sistemato
sotto la sedia, guardandosi attorno in cerca di un posto
tranquillo. Allora Jim si alz e port i bicchieri a un tavolo
d'angolo accanto ai telefoni, sotto le scale, isolato dal chiacchiericcio
dei clienti, e Frankie lo segu. Lui si sedette, accese
una sigaretta e stette a guardarla mentre apriva la scatola
del registratore e sfilava un disco dalla custodia ricavata
nel coperchio. Quindi Frankie, fissandolo, mise in funzione
l'apparecchio.
Jim dovette sporgersi verso il disco che girava per riuscire
a cogliere la voce di Thomas, e rimase in quella posizione
per tutto il tempo, finch il registratore non prese a girare
a vuoto. Torn a guardarla.
Neanche un'ora dopo era morto disse Frankie.
Jim alz le sopracciglia.
Comincio a credere che niente abbia pi importanza, ormai
prosegu lei, spegnendo di scatto l'apparecchio tranne
questo. Niente di ci che possiamo dire potr mai fare
meglio di questo. Un uomo che parla. Solo la sua voce. Solo
lui che parla prima di essere ammazzato.
Holland scosse la testa. Questo non  giornalismo. TI serve
una cornice. La gente deve sapere dove posare lo sguardo.
Hanno bisogno di noi per mettere a fuoco le cose.
Siamo solo d'intralcio, non capisci?
Non puoi andartene in giro ad agitare la bacchetta e
aspettare che la gente si metta a parlare, e poi illuderti che
possa bastare. Devi costruirci attorno una storia. Altrimenti
non resteranno altro che suoni.
E se invece bastassero i suoni che registriamo?
Sei una corrispondente, Miss Bard ribatt Holland, tirandosi
indietro non una catalogatrice. Ti serve una storia.
Non lo so. Frankie era esausta. Forse far sentire la gente
che parla, la gente che esiste, semplicemente, e che  viva
nei minuti in cui la stai ascoltando,  il solo modo per dire
qualcosa di vero su quello che sta succedendo qui. Forse 
proprio questa la storia concluse perch stavolta non c'
modo di infilarla dentro una cornice o una trama.
Jim parve soppesare le sue parole per un istante.
Stammi a sentire disse poi, protendendosi verso di lei
a che serve avere un corpo splendido come il tuo se poi
non lo usi?
Frankie lo guard sorpresa.
Lo uso eccome ribatt, quindi chiuse il coperchio del
registratore, lo prese e si alz. Usc dal bar senza voltarsi
indietro e trov la strada che l'avrebbe ricondotta alla stazione.
Nel giro di un'ora era di nuovo su un treno, questa
volta diretto a ovest.
...
.
...
17.
...
.
...
Nei giorni seguenti, Frankie non fece che salire e scendere
dai treni, spingendosi verso ovest finch il convoglio non
giungeva al capolinea per poi voltarsi indietro e procedere
nella direzione opposta, verso le navi di Lisbona e i porti di
Bordeaux, il microfono teso a raccogliere le risposte alle sue
domande: "Come ti chiami? Dove vai? Da dove vieni? Da
quando sei in viaggio? Quanto ti rimane? Verr a prenderti
qualcuno?". Disegn un arco nel cuore della Francia, attraversando
la pianura centrale verso sud e verso ovest, e nel
suo viaggio incontr uomini e donne che parlavano in tante
lingue diverse: "Jmenuji se Peter Kryczk. A nevern Magyar
Susannah. Je m'appelle Charlotte Maret. Regina Hannemann.
Ich heifle Hans Jakobsohn. Je viens de Brands. Je vais  Lisbon.
Mein Name ist Josef. A Lisbon. In Lisbon. Oui, juif. Oui, je suis
juive. Und das ist meine Frau, Rachel".
Nel suo taccuino, Frankie aveva scritto un trafiletto per
ogni voce registrata. Aveva annotato il modo in cui un uomo
aveva risposto, pronunciando ogni parola con una tale lentezza
che sembrava le stesse pescando dal cielo. "Und." Ne
aveva descritto anche la cadenza. "Das. Ist. Meine. Frau."
Quando aveva finito di parlare, l'uomo l'aveva guardata,
aveva sorriso e aveva distolto gli occhi. Ecco fatto. Aveva
preso nota del pezzo di legno fra le mani di un bambino,
levigato da un lato, con sopra un volto disegnato a matita.
Di come gli anelli di una donna scivolassero di continuo
lungo l'esile anulare, e di come lei si ostinasse a spingerli
di nuovo al loro posto, lo sguardo fisso fuori dal finestrino.
"Merci, mademoiselle" aveva detto un uomo con voce sommessa
dopo che Frankie gli aveva posto le solite domande,
dopo aver detto il proprio nome nel microfono attentamente,
lentamente. "De rien" aveva mormorato lei, con
la gola serrata. Jim Holland aveva ragione. Li stava catalogando,
e ne era consapevole. Stava raccogliendo le loro
voci perch, pur non avendo un'idea precisa di come sfruttare
il materiale che avrebbe consegnato a Murrow, sentiva
di dover infilare qualcosa nella bocca di un simile silenzio.
Voleva registrare quante pi voci possibile e lasciare
che prendessero il volo, sospinte in qualche modo verso
l'esterno, verso l'alto, libere. I giorni e le notti scivolavano
via come perline su un filo. Un giorno vi fu un'inattesa
ondata di donne, tutte rilasciate dal campo di detenzione
di Gurs. "Gurs?" aveva chiesto Frankie, per essere sicura.
"Gurs?" Il nome del campo, rimasto radicato cos a lungo
nella sua mente perch era il fulcro della storia che intendeva
raccontare, echeggi con una nota limpida e acuta,
come il rintocco di una campana riemerso da un tempo
che stentava quasi a ricordare.
Aveva viaggiato a bordo di treni che si fermavano e ripartivano
nel cuore della notte, e lo aveva fatto talmente
tante volte che ormai si era disabituata al ritmo regolare
delle notti trascorse in un posto preciso, in un letto
vero. Certe volte, non appena chiudeva gli occhi, il treno
e i fischi e i passeggeri che dormivano attorno a lei la riportavano
indietro nel tempo, e quando si svegliava,, per
un attimo, rivedeva Thomas seduto l davanti a lei, ancora
vivo. Talvolta non ricordava in che direzione stesse
viaggiando, non ricordava pi nulla tranne i volti e le
voci e le manopole che le sue mani ruotavano da una parte
e dall'altra. E continuava a fare domande e a registrare,
quasi temesse di perderli tutti se non fosse riuscita a
catturare le loro voci.
Sapeva che il suo tempo stava per finire. E il giorno prima
erano finiti anche i dischi. Una volta terminata la seconda
facciata dell'ultimo disco libero, la donna seduta in un
angolo del treno aveva aspettato che Frankie sollevasse la
testina del registratore con gli occhi fissi su di lei. Frankie
fissava il disco: non c'era pi spazio. "Mademoiselle?" aveva
chiesto la donna. E Frankie aveva udito la domanda, aveva
udito il sospiro dell'uomo che si era finalmente addormentato
nell'angolo opposto, aveva udito lo scroscio della
pioggia estiva contro la fiancata del vagone e la moltitudine
di persone lasciate sulla banchina, bagnate, in attesa, e non
era riuscita a smettere di registrare. Aveva voltato il disco,
abbassato la testina d'incisione e semplicemente ricominciato
a registrare sopra quello che gi c'era. "Vas-y" aveva
detto, incitando la donna con un cenno del capo e tendendo
il microfono verso di lei. Je suis seule" aveva esordito
la donna, rispondendo alla domanda che le aveva fatto in
precedenza. In quel modo Frankie rischiava di rovinare il
disco, cancellando le altre voci, o forse non stava registrando
affatto. Ma in quel momento non le importava. Se avesse
funzionato, le nuove voci sarebbero andate a sovrapporsi
a quelle vecchie. Una partitura di voci.
Mademoiselle? Una mano la scroll.
Mademoiselle? La mano la scroll di nuovo fino a svegliarla.
Frankie si drizz a sedere sulla panca dura, riemergendo
a fatica dagli abissi del sonno. Fiss lo sguardo sull'uomo
che le stava di fronte. Oui?
Le train indic l'uomo con un dito. Frankie si alz. La
banchina brulicava di persone colpite dalle luci accecanti
della stazione, che all'improvviso erano di nuovo accese.
Recuper il registratore e il borsone. Merci, monsieur. Gli
rivolse un sorriso spossato. Et le train, o va-t-il?
A Toulouse, madame.
La folla si era gi ammassata attorno agli sportelli chiusi
dei tanti vagoni, e se ne stava ad aspettare, gli occhi fissi
sulle fiancate metalliche del treno con quel misto di rassegnazione
e timore che Frankie aveva visto fin troppe volte
nelle ultime due settimane. Bambini nelle ceste. Donne
che scrutavano i capistazione sperando di essere le prime
a scorgere un movimento, a cogliere il segnale del treno in
partenza, dell'apertura delle porte.
Frankie osserv la folla. In molti dovevano essere diretti
alle imbarcazioni ormeggiate lungo la costa a ovest di
Bordeaux. Alcuni si sarebbero forse spinti fino a Prigueux,
e di l avrebbero deviato verso sud in direzione di Bayonne
per poi valicare i Pirenei alla volta di Lisbona. Un calendario
appeso accanto al registratore di cassa nella sala da t
della stazione indicava il 5 giugno. Frankie rimase a fissare
la data, cercando di richiamare alla memoria Broadway
e il rumore delle automobili e gli ambulanti che vendevano
Coca-Cola e giuggiole. Se era il 5 giugno, significava che
il suo permis de sjour sarebbe scaduto di l a quattro giorni.
Le portiere si aprirono di scatto. Trov uno scompartimento
vuoto e si accomod in un angolo, sistemando il registratore
vicino a s sulla panca. I sedici dischi erano comodamente
infilati nelle rispettive custodie, racchiudendo
le voci di una settantina di persone, a occhio e croce. E dentro
il borsone c'erano i suoi taccuini, con appunti che riportavano
tutti gli ulteriori dettagli sulle persone delle quali
aveva catturato le voci. Due giorni prima, incapace di contenere
con il suo tedesco stentato il torrente di parole dell'anziano
signore che aveva di fronte, gli aveva semplicemente
passato la penna e il taccuino e gli aveva chiesto a gesti
di scrivere ci che stava dicendo. Al diavolo Jim Holland,
aveva pensato. Quello che stava facendo non era affatto
una sciocchezza.
Il suono breve e stridulo di un fischietto a poca distanza
da lei la fece sobbalzare. Un uomo grid. Frankie alz gli occhi,
e sul vicino orizzonte scorse l'unica guglia della chiesa
del villaggio. Il treno cominci la sua marcia, quindi si ferm
in una piccolissima stazione. Sotto di lei, sulla banchina,
c'erano una madre e il suo bambino. La donna teneva il
figlio per mano, sebbene il ragazzino dimostrasse gi una
decina d'anni.
Lo sportello del treno si apr di scatto e il conducente abbass
la scaletta. Madre e figlio montarono a bordo. Si ud
una discussione a bassa voce in corridoio, poi la porta dello scompartimento si apr. Frankie alz gli occhi su di loro
mentre entravano; la madre trascinava una valigia che sistem
sul portabagagli sopra di s. Si sedettero. Il ragazzino
guard fuori dal finestrino, eccitato.
Il treno fischi e si rimise in movimento. La donna chiuse
per qualche istante gli occhi, come se stesse pregando. Un
minuto dopo li riapr, lanci a Frankie un'occhiata penetrante
e distolse lo sguardo, concentrando la propria attenzione
sul figlio. Fuori dal finestrino, i campi arsi dal sole
correvano all'indietro sotto lo sconfinato cielo azzurro. Maman!
grid il ragazzino, indicando un uomo a cavallo che
galoppava di fianco al treno. La donna guard in quella
direzione, ma il sorriso che le balen sulle labbra svan di
colpo non appena il figlio distolse gli occhi da lei e torn
a guardare fuori. Il ragazzino sfil la mano da quella della
madre per avvicinarsi al finestrino, e lei pos la mano libera
sul ginocchio del figlio.
Dove state andando? chiese poco dopo Frankie in tono
amichevole.
En Espagne rispose il bambino, dando un'occhiata alla
madre, che annu senza mai guardare Frankie. C'era qualcosa,
nel silenzio che regnava fra i due, che la dissuase dal
fare altre domande.
Viaggiarono per oltre due ore senza dire una parola. La
mano della madre non si stacc mai dal bambino. Il treno
era un locale, per cui si ferm in molte stazioncine come
quella in cui erano saliti la donna e il figlio. Il clima era mite,
e a tratti il sole faceva capolino in cielo.
Quando furono vicini a Tolosa, il treno rallent. I passeggeri
dovevano decidere se scendere per poi salire a bordo
di un altro treno diretto a nord o a sud, oppure rimanere su
quel convoglio e proseguire il viaggio, varcando il confine
con la Spagna. La mano del bambino si infil di nuovo in
quella della madre. Le case all'estrema periferia della citt
scorrevano piuttosto lentamente ora, tanto che si riuscivano
a scorgere le tende dietro le finestre e le stoviglie sugli
scaffali. La donna fece voltare il figlio perch la guardasse,
stringendogli le braccia. Il bambino fiss la madre.
E a quel punto Frankie cap che il figlio avrebbe proseguito
da solo. Forse erano riusciti a ottenere documenti per
una sola persona. Forse avevano trovato un garante in un
altro Stato solo per il bambino. Le ragioni potevano essere
tante. Ma adesso era chiaro che la madre stava mandando
avanti il figlio da solo.
La disperazione della donna si rivers nello scompartimento,
densa e silenziosa come nebbia. Rovist nella giacca
del piccolo per assicurarsi che avesse con s i documenti.
Quindi si alz, recuper il borsone dal portabagagli e controll
ancora una volta che contenesse il cibo che lei stessa
vi aveva infilato. Il bambino sedeva immobile, guardando
le mani della madre armeggiare fra le cose che aveva
messo in valigia prima di uscire di casa. Infine la donna
torn a sedersi di fianco a lui e strinse al petto le sue mani,
in modo che si voltasse a guardarla. Il bambino stava tremando.
La madre lo attir a s e gli diede un bacio su una
guancia, poi sull'altra, con la massima lentezza, scrutando
ogni centimetro del suo volto, quindi tese le mani e lo
strinse in un abbraccio. Il treno si ferm con un sobbalzo
e cal il silenzio.
Lungo tutto il corridoio le porte degli scompartimenti si
aprirono di scatto. All'esterno si ud il suono di un fischietto.
La gente si lanciava grida sulla banchina della stazione,
appena sotto il finestrino. Alla fine la madre lasci andare
il figlio e si alz. Il bambino si aggrapp alla sua mano. La
donna, delicatamente, lo costrinse a lasciare la presa. Non
scambiarono una parola. La madre si volt e apr la porta
dello scompartimento, e il figlio la segu, sfiorandole la
schiena con la mano. Ma quando la donna si volt verso
di lui con un sorriso luminoso, l'amore che irradiava era
cos calmo e sconfinato che il bambino si ferm e lasci cadere
la mano.
La madre apr la porta e usc. Il ragazzino era fermo in
mezzo allo scompartimento. In corridoio, la donna si volt
indietro e si port un dito alle labbra, come a dire: "Ssh",
quindi gli mand un bacio con la mano e se ne and. Per
un unico, lungo momento, il bambino rimase dove la madre
lo aveva lasciato, in piedi, lo sguardo fisso sulla porta
dello scompartimento oltre la quale la donna era svanita.
La testina del registratore avrebbe inciso sul disco la traccia
silenziosa di quel momento straziante. E nessuno avrebbe
mai saputo quanto fosse costato alla madre quell'ultimo
sorriso fatto al figlio, l'ultima consolazione che lo avrebbe
aiutato a superare quel momento a cui non poteva sottrarsi.
Frankie abbass gli occhi sulle proprie mani, distogliendoli
dal bambino che adesso aveva il viso premuto contro
il finestrino e seguiva con lo sguardo la madre, prima che
scomparisse fra i cappotti e gli abiti degli altri passeggeri,
tuffandosi e smarrendosi nella marea di gente.
Infine il piccolo si lasci cadere sul sedile senza pi guardare
dal finestrino. Non c'erano lacrime nei suoi occhi. Non
c'era nulla. Non disse una parola, e Frankie non si mosse.
Rimasero seduti insieme, attendendo che il treno facesse
rifornimento di carburante e caricasse altri passeggeri.
Due donne e un uomo si infilarono nel loro scompartimento.
Rimasero seduti in silenzio mentre il motore riprendeva
vita e lentamente, molto lentamente, si metteva in cammino,
macinando un metro dopo l'altro. Il bambino chiuse
gli occhi e, osservando i movimenti delle sue labbra, Frankie
si rese conto che stava contando.
Quando riapr le palpebre, non era cambiato niente. Volt
la testa verso il finestrino e guard fuori.
T'inquites pas. Frankie deglut.
Il bambino la guard, poi torn a fissare il finestrino. Ma
subito dopo si alz, percorse vacillando i pochi passi che li
separavano e and a sedersi sulla panca accanto a lei. Gli
occhi di Frankie incrociarono quelli della donna che le sedeva
di fronte. La donna ricambi lo sguardo, poi si mise a
fissarsi le mani. Frankie diede un'occhiata al bambino e vide
che aveva chiuso di nuovo gli occhi. Qualche tempo dopo
sent il suo respiro pesante e cap che si era addormentato,
la testa china in avanti in una posizione innaturale. Frankie
allung una mano e gli fece posare il capo sulla propria
spalla, lasciando che si rannicchiasse contro di lei. Quindi
appoggi la testa al sedile, ma non riusc a prendere sonno.
Raggiunsero Bayonne alle prime luci dell'alba. Frankie
apr gli occhi e gir la testa. Le porte degli scompartimenti
si aprirono rumorosamente lungo il corridoio, mentre i
passeggeri scendevano con i loro bagagli dirigendosi verso
il fondo della banchina, dove ad attenderli avrebbero trovato
la polizia di Vichy.
Dove siete diretti, tu e tua madre? chiese la donna che
sedeva di fronte a Frankie al bambino in francese.
Non  mia madre.
La donna guard Frankie accigliata.
Dove sei diretto? ripet al bambino.
A Lisbona rispose.
La donna annu. Buona fortuna, piccolo sussurr prima
di alzarsi.
Forza gli disse Frankie dobbiamo scendere.
Lungo la banchina si snodava una fila di persone lunga
quasi quanto il treno. Frankie e il bambino si accodarono
e cominciarono la faticosa processione. "Dove andate?
Eh? Quanto tempo vi resta?" Anoulme, Madrid, Lisbona.
Le tappe lungo il tragitto verso le imbarcazioni ancorate
in porto. Davanti a loro una donna lanci un grido stridulo.
Il bambino gett un'occhiata a Frankie, preoccupato.
Non! la sentirono urlare. Non. Je n'ai qu'une semaine.
Monsieur! Non! Frankie si scost dalla fila per avere una
visuale migliore della donna, ma qualcuno la spinse al suo
posto in malo modo.
Impiegarono quasi tre ore per raggiungere la testa della
fila. Il ragazzino sedeva in silenzio sul suo bagaglio come
se fosse a un banco di scuola, avanzando assieme a Frankie
quando la coda procedeva, senza rivolgerle la parola
ma non allontanandosi mai da lei. Quando arrivarono davanti
all'ufficiale seduto all'altro capo del tavolo, Frankie
gli mostr prima il proprio lasciapassare. L'uomo gli diede
un'occhiata e lo gett sul tavolo.
Dopo stasera, il prossimo treno per Parigi non arriver
prima di tre giorni.
Frankie aggrott la fronte. Ma io non devo andare a Parigi.
Devo proseguire per la Spagna.
L'uomo indic il lasciapassare con sopra scritto chiaramente
in inchiostro blu: "Valable du 19 Mai au 9 Juin, 1941
Scusi, che giorno  oggi? chiese lei.
 il 7. Per cui, mademoiselle,  rimasta a corto di tempo
replic l'uomo, facendo cenno a una delle guardie alle proprie
spalle, che prelev Frankie dalla fila e la fece mettere
di lato. Deve prendere il treno di stasera per Parigi. Torni
qui fra otto ore.
L'ufficiale chiese al bambino di mostrargli i suoi documenti.
Confuso, lui guard Frankie che aveva abbandonato
la fila.
Frankie scosse la testa.
Viens! esclam l'ufficiale, spazientito.
Il bambino sbotton il cappotto e tir fuori i documenti
con le mani che gli tremavano, ma l'ufficiale li degn appena
di uno sguardo. Mise un timbro e gli indic di proseguire
oltre un cancello aperto. Vas-y.
Il bambino fiss Frankie, ancora ferma accanto al tavolo,
poi lanci un'occhiata fugace nella direzione opposta, verso
il cancello aperto, quindi torn a guardare Frankie, affranto.
Forza! lo sollecit una delle guardie.
Adesso va' disse Frankie con voce rotta.
Vous ne venez pas?
Frankie scosse il capo.
Il bambino aggrott la fronte e abbass gli occhi, raccolse
la valigia e super i soldati lentamente, avviandosi al cancello.
Frankie sent che gli occhi le si riempivano di lacrime
mentre guardava il bambino dalle spalle esili avanzare, ormai
completamente solo. "Dove sto andando?" le sembr
quasi di sentirgli dire. "Dove sto andando? Quando arriver?
Conoscer qualcuno laggi?" Giunto alla porta della
sala d'attesa oltre il cancello, il bambino si volt a guardarla.
Frankie fece un cenno a quel piccolo ancora senza
nome e alz la mano in segno di saluto.
Il bambino fu sospinto in avanti dall'uomo alle sue spalle.
Frankie rimase ferma di fianco al tavolo, in compagnia
degli altri passeggeri ai quali non era stato concesso di salire
sul prossimo treno, cercando di scorgerlo un'ultima volta
sebbene fosse ormai svanito da tempo. E quando la porta
si chiuse immagin di vederlo salire su quel treno, dall'altra
parte del cancello, e poi scendere di nuovo. Immagin
di seguirlo oltre il confine spagnolo, a Bilbao, dove i binari
procedevano verso sud alla volta di Madrid per poi deviare
in direzione del Portogallo, fino a entrare a Lisbona,
dove avrebbe lasciato il treno e percorso la passerella della
nave. Frankie cerc di seguire con gli occhi della mente il
bambino solitario mentre lasciava quel posto, quasi potesse
sostituirsi alla madre e prenderlo con s, come una zia
o una madrina, per accompagnarlo fin sulla nave. Standosene
ferma sulla banchina, sogn per lui un finale il pi
lieto possibile.
Mademoiselle! L'ufficiale fece un gesto in direzione della
stazione. Frankie lanci un'occhiata oltre la porta aperta
e scorse la piazza della cittadina, inondata da una luce abbagliante
a quell'ora. Era giorno di mercato, e sotto un tendone
erano gi stati allestiti alcuni banchi. Uomini e donne
si chinavano e si raddrizzavano, si guardavano attorno,
chiacchieravano. Una donna scosse la testa in direzione di
qualcuno che Frankie non pot vedere. C'erano cassette
cariche di meloni sistemate su alcuni barili. Ravanelli. Un
uomo che vendeva patate.
Frankie guard ancora una volta la porta che si era chiusa
alle spalle del bambino di cui non avrebbe mai saputo la sorte.
Prese i bagagli e cammin sul freddo pavimento di marmo
della stazione ferroviaria, uscendo nella giornata estiva.
Sul lato opposto della piazza, all'angolo dell'edificio che
ospitava l'ufficio postale, era affisso un cartello con l'immagine
di un telefono, e Frankie decise di entrare. La donna
allo sportello aveva i capelli che le si arricciavano vicino
alla nuca come tante dita tozze. Tamburell con le unghie
sul banco mentre Frankie contava le monete prima di porgergliele
per pagare la telefonata.
Le servono anche dei francobolli? domand la donna,
alzando le sopracciglia con impazienza.
Francobolli? chiese Frankie, fissandola.
 in un ufficio postale, madame.
Frankie era troppo stanca, lo sapeva, ma la donna che le
stava davanti scrutandola in quel modo e parlandole con
quella sottile nota di derisione nella voce, cos tipicamente
francese, le fece venire un nodo alla gola.
Alle spalle dell'impiegata il telefono prese a squillare, e
la donna fece cenno a Frankie di spostarsi nello stanzino
con l'apparecchio telefonico, in fondo al banco.
Dove diavolo sei?
Ciao, Ed. Frankie sorrise. A Bayonne. Prender il treno
per Parigi stasera stessa.
Grazie al cielo sospir Murrow. Che accidenti stai
combinando?
Quello che mi hai chiesto rispose lei. Sto registrando
tutto.
Cosa, per la precisione?
Frankie si strinse nelle spalle. Non lo so... Loro.
Silenzio all'altro capo della linea.
Devi tornare indietro.
Lo far.
Intendo dire subito, Frankie.
Stai tranquillo annu lei. Qualcuno, alle spalle di Ed,
disse qualcosa che Frankie non riusc a cogliere.
Dimmi una cosa, Frankie torn a chiedere Ed.
S?
Bayonne ha una stazione trasmittente piuttosto buona.
Che ne diresti di passare di l pi tardi, per un ultimo collegamento
dalla Francia?
Frankie assent con il capo, ma non rispose.
Ti libero lo spazio delle sei e diciotto.
D'accordo replic a voce molto bassa. Ed?
S, Frankie?
Qualcuno sta ascoltando?
In che senso?
Qualcuno ci sta ascoltando? Sta ascoltando tutto questo?
Frankie. La preoccupazione di Murrow era palpabile.
E se stanno ascoltando prosegu Frankie allora perch
non vengono qui?
Di nuovo silenzio.
Devi tornare indietro.
Lo far.
Subito, Frankie.
Stai tranquillo. A presto disse lei e pos con delicatezza
il ricevitore. Poi rimase seduta nell'angusta cabina di legno
mentre le lacrime, una dopo l'altra, le rigavano il volto.
Mademoiselle?
Frankie scosse la testa e si asciug le guance con le mani.
Quindi si alz, fece ruotare la porta sui cardini e usc nell'atrio
dell'ufficio postale. Fuori pass un carro agricolo con il rimorchio
coperto da una montagna di fragole.
"Entra, trova la tua storia ed esci." Be', ora stava per uscire.
Ora poteva uscire. Poteva uscire e tornarsene a casa. E
avrebbe fatto il collegamento, aveva promesso di farlo. Ma
sarebbe stata questa storia - questo mercato, l'agricoltore
che passava con il suo carro, e la donna dell'ufficio postale,
il bambino in viaggio verso la Spagna, la madre di ritorno
a casa senza pi il figlio, tutte le persone delle quali
aveva raccolto e trattenuto la vita per un solo istante - che
avrebbe mandato in onda.
Quando il censore della cittadina, un uomo corpulento
che alz la falda del cappello vedendola entrare nello studio,
tese la mano per ricevere il testo della trasmissione,
Frankie sorrise, scosse la testa, sistem il registratore sul
tavolo dello studio e indic la sedia davanti al microfono.
Puis-je?
L'uomo aggrott la fronte, ma le fece cenno di accomodarsi.
Sempre sorridendo al censore, Frankie sollev il coperchio,
prese uno dei dischi e lo infil sul perno metallico. Quando
il tecnico del suono alle spalle del censore le diede il segnale,
Frankie fece un profondo respiro e part. Qui Frankie
Bard, della Columbia Broadcasting System. Vi parlo da
Bayonne, Francia.
Quelle che state per sentire sono le voci di alcune persone
che ho incontrato su uno dei tanti treni francesi. Un
uomo, tre donne e un bambino. Sono tutti profughi, tutti
in viaggio verso ovest nell'irriducibile speranza di giungere
a destinazione, di arrivare l dove tutti voi siete seduti
in questo momento.
L'uomo seduto davanti a lei non batt ciglio. Stette a guardare
mentre Frankie si alzava e, con delicatezza, abbassava
la testina sulla scanalatura del disco registrato. Una voce
maschile si lev nell'etere: "Je m'appelle Maurice. Maurice
Denis. Je vais  Lisbon, et puis aux tats-Unis". La voce scivolava
sulle "m", agile e piena di aspettative, sebbene l'uomo
si fosse lasciato cadere in un angolo dello scompartimento
subito dopo aver finito di parlare e Frankie avesse scritto
sul suo taccuino che aveva con s soltanto una cartella
morbida, portava la fede al dito ma viaggiava da solo. Frankie
teneva d'occhio il censore, che scrutava con attenzione
il disco. A quel punto subentrarono le voci delle ragazze,
una delle quali pronunci il proprio nome concitatamente,
a voce bassa, quasi stesse svelando il suo segreto all'America.
"Oui, madame" aveva detto a Frankie "je m'appelle Laura."
Con voce tremante, frammista al sibilo e al gracchiare del
disco, la ragazza aveva proseguito spiegando dov'era nata
e dov'era diretta, e s, come tutti gli altri, anche lei aveva
dichiarato di essere ebrea come la sorella. E Frankie si era
inserita durante le pause di silenzio per tradurre in inglese
quello che dicevano le due sorelle, in modo da renderlo
comprensibile. Ma le ragazze si libravano nell'aria. Come
un unico filo variopinto che sia stato districato da una matassa
aggrovigliata, la pienezza delle loro voci, il loro timbro
giovanile e sonoro, erano una testimonianza di vita. Ed
era quella l'anima della radio, pens Frankie, quei suoni
umani che si diffondevano nell'etere fino a creare una cupola
in cielo, una galleria di sussurri.
Frankie guard l'orologio e, dopo sessanta secondi, sollev
la testina dal disco. Queste erano le voci degli ebrei
d'Europa. Sono tutti a bordo di un treno, stasera. In questo
preciso istante stanno viaggiando. Sono vivi, per ora. Almeno
per ora...
Arrte! Il censore interruppe la trasmissione.
Frankie si drizz di scatto con il cuore che le martellava
nel petto. Il censore rimase seduto, immobile. Forse ce
l'avrebbe fatta a uscire di l, ma era anche possibile che la
arrestasse. Infine l'uomo si alz e fece il giro del tavolo
lentamente, fermandosi davanti a lei. Non c'era nemmeno
mezzo metro di distanza fra loro, e Frankie sent l'odore
di sudore che gli impregnava l'uniforme sotto l'intenso
profumo dell'acqua di colonia. Mentre il censore la fissava,
per un lungo istante, Frankie non cap se avesse gi deciso
cosa fare di lei, quindi tenne gli occhi fissi sul bottone argentato
del suo colletto, in attesa. Quando si decise a sollevarli,
lo sguardo dell'uomo si spost altrove.
D'un tratto le pos le mani sui fianchi e la attir a s.
Frankie emise un gemito mentre le dita tozze dell'uomo
si insinuavano nelle tasche della gonna e ne uscivano rapidamente,
per poi tastarle il ventre attraverso la fodera
di seta. Danke. Le sorrise e abbass lo sguardo sui documenti
che aveva tra le mani. Prese il lasciapassare, gli diede
un'occhiata e subito la ripieg. Controll il passaporto, sfogliando
le pagine una alla volta, quindi vi infil dentro il
lasciapassare. Per ultima, esamin la lettera del medico, indugiando
un po' troppo a lungo. Frankie espir, emettendo
una sorta di rantolo strozzato.
Cos' questa?
Niente rispose, stringendosi nelle spalle. Una lettera.
Per chi? L'uomo la guardava con occhi spenti.
Per mia sorella replic Frankie sommessamente.
L'uomo scosse la testa e lanci un'occhiata all'operatore,
facendo un sorrisetto. Frankie non pot vedere se il tecnico
li stesse osservando, dato che aveva gli occhi fissi sul censore.
Lo sguardo dell'uomo torn a posarsi su di lei, e solo
allora Frankie cap che, alla fine, l'avrebbe lasciata andare.
Ah, s? le disse protendendosi verso di lei.
Frankie, senza mai distogliere lo sguardo, annu. Il censore
le porse la lettera e subito lei l'afferr. Lui prov a strattonarla,
ma Frankie non moll la presa. Allora l'uomo scoppi
in una risata e si tir da parte per lasciarla passare, mentre
Frankie rimetteva la lettera in tasca, si piegava a raccogliere
il borsone e il registratore e si avviava in fretta alla
porta. Tenne gli occhi fissi davanti a s e riusc a percorrere
lo spazio che la separava dalla porta in fondo al corridoio,
a varcarla e a scendere un'intera rampa di scale prima di
cominciare a tremare. Lungo la seconda rampa scorse una
flebile lama di luce che filtrava dal portone affacciato sulla
strada, e un attimo dopo spinse il battente per immergersi
nell'ampia, desolata distesa d'azzurro.
...
.
...
18.
...
.
...
La guerra stava arrivando, lo dicevano tutti, sebbene fosse
difficile crederci. L, di fronte alla finestra, i gabbiani e le rondini
dividevano un cielo indiviso; l'azzurro terso era adagiato
sulla distesa verde e piatta del mare, un caldo giorno
d'estate dopo l'altro. Giugno aveva spalancato sempre pi
le sue fauci, e la gente si divertiva dalla mattina alla sera.
I turisti si riversavano dalle navi giunte da Boston per immergersi
nella calca assembrata in Front Street, mescolandosi
ai marinai che passeggiavano a gruppi. Le spiagge battute
dal sole brulicavano di ombrelloni variopinti, mentre
le torrette delle navi da guerra, ancorate nella baia, merlettavano
il lontano orizzonte.
C' nessuno? grid un uomo dall'atrio. Iris sobbalz e
diede uno sguardo all'orologio.
Arrivo rispose.
Se esisteva una psicologia dei vacanzieri era questa: pur
essendo in ferie, pur essendosi spinti sulla punta estrema
del continente americano - colpiti da un'insolazione,
dai postumi di una sbronza, o semplicemente istupiditi
dall'ozio -, tutti quanti reagivano all'arrivo del mattino
come un branco di cani al suono della voce del padrone.
Vigili ed energici, i turisti si affollavano nell'ufficio postale
armati di lettere e cartoline, decisi a sbarazzarsi di prima
mattina delle incombenze vacanziere. Quanto al resto della
giornata, che andasse pure in malora. Poteva scivolare
via rapido, come il sole del tardo pomeriggio sull'oceano
circostante.
Iris stava allo sportello a distribuire francobolli e vaglia
postali, indirizzando i nuovi arrivati al municipio, annuendo
e contando e alzando lo sguardo sul cliente successivo
perch avanzasse verso il banco. S, era possibile raggiungere
la spiaggia camminando lungo le dune, ma era consigliabile
portare dell'acqua con s. Pressappoco due chilometri
e mezzo. S, si prospettava una giornata torrida. I
turisti andavano e venivano come la schiuma sulla cresta
di un'onda, e Iris li stava a sentire con la svagatezza di chi
ascolti una sinfonia di cince e cornacchie. Dalla finestra sul
retro giungeva il basso borbottio dei motori.
Pensa che piover di nuovo?
Ne so tanto quanto lei.
Andiamo, Miss... lo sguardo dell'anziano guizz oltre
la spalla di Iris e and a posarsi sul nome stampato di
fianco al mandato del dipartimento delle poste affisso in
bacheca ... Miss James. Dovrebbe sapere che tempo far.
Sono spiacente, signore.
Passandogli accanto, Emma non degn di uno sguardo
l'anziano, n tanto meno Iris. Era concentrata su quello che
doveva fare: raggiungere la casella, recuperare la chiave
dalla borsa e inserirla con cura nella serratura. Avrebbe potuto
alzarsi in punta di piedi per vedere se ci fosse una busta
all'interno, ma si ostinava a usare la chiave. Iris stette a
guardarla mentre la faceva ruotare, tirava lo sportello e infilava
la mano, pur sapendo ormai, arrivata a quel punto,
che la mano ne sarebbe uscita vuota. Emma richiuse la casella
e gir di nuovo la chiave, con calma, e con la certezza
di avere di fronte un altro giorno - il quattordicesimo -
senza una lettera.
Aspetti la chiam Iris.
Emma, anche se controvoglia, si ferm a poca distanza
da lei e si volt.
Come va? chiese Iris.
Bene rispose Emma annuendo. Sto bene. Quindi
abbass gli occhi, un po' nervosa sotto lo sguardo dell'altra
donna.
Domani arriver senz'altro qualcosa.
No, la prego ribatt Emma con la sua voce fredda ed
esile. La prego.
Le porte si aprirono e nell'atrio risuon una risata maschile.
Bene, bene, guardate un po' che bellezze abbiamo
qui! esclam uno degli uomini con un largo sorriso.
Miss James disse Johnny Cripps, rivolgendosi dapprima
soltanto a Iris.  un piacere rivederla, come sempre.
Iris rivolse un saluto a lui e agli altri uomini con un cenno
del capo, ma tenne gli occhi fissi su Emma.
Salve, Mrs Fitch prosegu Johnny con disinvoltura.
Salve replic Emma, ed ebbe la sensazione che fossero
tutti un po' troppo vicini.
Guardalo l. Tom punt il dito verso la parete dietro la
testa di Emma e i tre, alzando gli occhi sul poster che Iris
aveva appeso due giorni prima, ammutolirono. Raffigurava
una ragazza con una camicia e un berretto da marinaio,
i pollici infilati nelle bretelle azzurre, i fianchi protesi
in avanti. "Accidenti!! Come vorrei essere un uomo" recitava
la didascalia. "Entrerei subito in Marina."
Caspita, anch'io entrerei subito in Marina mormor
Johnny Cripps se sapessi di trovarci una tipa cos.
Emma si volt di scatto. Aveva bisogno di tornare a casa
e di sedersi. Di sdraiarsi. Di scrollarsi di dosso il vestito, le
calze e quelle stupide chiacchiere.
A presto, Miss James. Lanci un'occhiata a Iris prima
di darle le spalle, e uscendo salut Johnny con un cenno
del capo.
A presto replic Iris.
Gli uomini la guardarono finch non varc la soglia, e
nel silenzio il telegrafo sul retro prese a becchettare come
un uccello.
Accidenti disse Iris a bassa voce, quindi sollev il ripiano
del tramezzo e usc sulla veranda, senza perdere
d'occhio la moglie di Will che camminava a passo lento
sul marciapiede, superando i negozi, con le maniglie della
borsetta marrone ben salde nel pugno, quasi temesse che
altrimenti sarebbe scappata via. Il modo in cui la portava,
lasciandola rimbalzare appena contro le ginocchia, come
una ragazzina, la faceva sembrare pi piccola di quanto
non fosse. Giunta all'angolo si ferm e guard con attenzione
in entrambe le direzioni. Iris sent un nodo alla gola
e dovette abbassare lo sguardo, distogliendolo da quella
donna e dalla cura che metteva in tutto ci che faceva.
Dio onnipotente sussurr, schiarendosi la voce per cacciare
indietro le lacrime. Quando torn ad alzare gli occhi,
Emma era gi a met dell'isolato successivo, la testa e le
spalle un po' all'indietro come se qualcuno le avesse raccomandato
di stare dritta.
 una vigliaccata abbatterlo.
Johnny Cripps e i fratelli Jakes erano spuntati alle sue
spalle e stavano osservando la bandiera.
Chiedo scusa?
Abbattere il pennone, come vorrebbe Mr Vale.
Mr Vale non vuole affatto abbatterlo obiett Iris in tono
misurato. Vuole abbassarlo.
Secondo voi ha ragione, o  solo una fesseria? chiese
Tom Jakes.
Una fesseria rispose Johnny senza pensarci un attimo.
 impossibile che i tedeschi vengano fin qui per attaccarci.
Ci vai all'incontro di stasera?
Quale incontro?
Quello della Difesa. Mr Vale sta chiamando a raccolta
tutti gli uomini disponibili.
Non credo si rivolga a gente come me protest Johnny
con una risata. Intender i buoni a nulla, suppongo. Senza
offesa, Warren.
Nessun problema rispose Warren tranquillamente.
Oh, per l'amor del cielo. Miss James spalanc le porte
dell'ufficio postale. Andatevene tutti quanti. Non state
qua fuori a blaterare.
Attravers l'atrio, apr con una spinta la porta che dava
sul retro dell'ufficio e se la richiuse alle spalle con decisione.
A quel punto prese il bollitore e si avvicin al lavello,
ruotando il rubinetto dell'acqua fredda. Si lasci scorrere
il getto sulla mano fino a quando non divenne gelido
- segno che l'acqua era stata prelevata dal fondo del pozzo
pompando fuori i residui rimasti nelle tubature per tutta
la notte - e quella sensazione di freddo intenso sulla pelle
la fece tornare in s. La questione del pennone era venuta
a galla talmente tante volte, fra lei e Harry, che Iris aveva
finito per considerarla una specie di faccenda privata.
Eppure era un atteggiamento sciocco da parte sua, e non
aveva motivo di arrabbiarsi tanto. La bandiera era sua, ma
non era lei, in fin dei conti. Il dipartimento delle poste doveva
ancora darle una risposta in merito all'abbassamento
del pennone. Non era pi responsabilit sua. Riemp il
bollitore e lo mise sulla piastra elettrica sistemata a ridosso
del lavello, ruotando al massimo la manopola. Malgrado
tutto, per, quel genere di discorsi fatti da uomini cos
giovani la metteva a disagio.
La guerra veniva forse instillata nel sangue di un uomo
fin dal concepimento? Fin dal momento in cui il padre, penetrando
nella madre, faceva esplodere dentro di lei il seme
da cui sarebbe stato generato il figlio? Con il passare delle
settimane, Harry sembrava diventare sempre pi irrequieto,
come se stesse fiutando l'arrivo della guerra. Aveva affidato
tutto il lavoro dell'officina a Otto, nell'assoluta convinzione
che un U-Boot fosse salpato alla volta delle loro
coste. C'erano gli uomini che, come Johnny Cripps, facevano
comunella e si davano alle vanterie e ai dileggi, animati
in parti uguali da brama e paura. C'erano poi le madri che,
dopo essersi assicurate di essere sole nell'ufficio postale, si
concedevano un sospiro di sollievo dopo che uno dei loro
ragazzi non aveva superato la visita di leva. "Non avrei mai
creduto" aveva detto Biddy Green "che mi sarei trovata a
desiderare che mio figlio fosse nato con qualche difetto fisico,
che so, i piedi piatti, una gamba storta, qualcosa che non
fosse proprio perfetto e che lo avrebbe salvato." Un desiderio
irrealizzabile. Harry Green era il ragazzone pi atletico
del villaggio e si muoveva con disinvoltura nel suo giovane
corpo. Dalle finestre dell'ufficio postale, Iris lo aveva visto
tuffarsi dal pontile in quelle giornate di piena estate, fendendo
con le braccia la superficie cedevole dell'acqua come
una divinit che squarciasse la crosta mortale del pianeta.
Iris si affacci alla finestra in fondo al reparto smistamento,
che incorniciava il molo e il porto retrostante. La
marea era bassa, e lentamente i pescherecci cominciavano
a uscire, uno alla volta. Li stette a guardare, seguendoli
attorno al Land's End finch non giunsero in mare aperto,
come se sperasse di scrutare nel grande cuore di ci che
sarebbe venuto.
Eppure non c'era nulla da vedere l dentro, si disse con
insofferenza.
Emma teneva gli occhi fissi sulla strada, lasciandosi alle spalle
la citt. I ragazzi all'ufficio postale l'avevano sfiancata.
Con le loro chiacchiere la facevano sentire ancora pi invisibile,
come un palloncino fissato all'estremit di uno spago
sempre pi lungo, senza una mano a trattenerlo. Fluttuava
nell'aria. Non c'era nessuno. Non c'era un respiro accanto
al suo orecchio di notte, non c'era una lunga gamba adagiata
contro la sua sotto le coperte, non c'era un altro corpo.
Era come se avesse cominciato a dissolversi. Stava tornando
a quel tempo grigio, atono, nel quale un giorno sfociava
in quello successivo senza distinzione, com'era stata la sua
vita prima di Will, quando non aveva nessuno al mondo.
"Guardati." Emma riusc a evocare la voce del marito. Prima
di andare a dormire, dopo aver fatto l'amore, per strada,
all'altro capo del tavolo. "Guardati. Sei proprio qui." Ed
Emma aveva scoperto di esserci davvero. Per la prima volta
in vita sua, stando con Will era finalmente riuscita a vedersi:
le era bastato abbassare gli occhi per vedere se stessa
- i propri fianchi, le braccia, l'osso del polso - fra le mani
di Will. Perch Will la guardava sempre. Come una fata ridestata
da un bacio, o una sirena che all'improvviso si trovi
a camminare, o una qualsiasi di quelle dannate storie in
cui qualcuno, dopo essere stato invisibile, riappare di punto
in bianco, come per magia.
C'era una figura sospesa a mezz'aria di fronte a lei, mentre
risaliva l'ultimo tratto di collina lungo Yarrow Road, e
sullo sfondo del cielo assolato era ridotta a una sagoma scura,
una lettera nera. Dopo un po' si rese conto che era Otto.
Il corpo di Otto Schelling disegnava nel vuoto una lettera
"I" inclinata. Teneva il bacino appoggiato a un piolo della
scala che aveva sistemato contro la finestra del secondo
piano, con il tessuto degli ampi pantaloni che sventolava
dietro di lui, smosso appena dalla brezza leggera. Era magro
e prudente, e con la mano protesa in avanti reggeva il
pennello come se fosse una matita, facendolo scorrere lungo
il davanzale. Stendeva la vernice, poi si tirava indietro.
Esile, ma forte. Le gambe erano larghe e ben piantate sulla
scala. Non sarebbe caduto.
Quando si era finalmente decisa a riverniciare la casa, le
era parso che una risposta fosse emersa dalla nebbia che
le offuscava la mente. La lucidit e la sicurezza con cui un
giorno si era resa conto che era quella la risposta che stava
aspettando l'avevano indotta a fermarsi di colpo, affacciata
alla finestra della cucina. Non sarebbe fuggita. Non
avrebbe distolto lo sguardo dalla distesa d'acqua che la separava
da Will, ma avrebbe dipinto la casa di un bianco intenso
e brillante, un incantesimo per ricondurlo a casa. Da
lei. Forse in quel momento era gi a bordo di una nave, per
farle una sorpresa.
And a sedersi sui gradini della veranda, la schiena appoggiata
a un pilastro, le gambe stese davanti a s. Il sole
era alto e batteva a picco su di loro. Otto era una gigantesca
"I". Le navi nella baia erano pressoch immobili, i
triangoli delle vele incollati al cielo rovente. Otto emise un
suono fra i denti, una via di mezzo tra un fischio e un sospiro,
continuando a passare con calma il pennello. Quando
giunse al bordo del davanzale si ferm, si volt e le lanci
uno sguardo.
No rispose Emma. Niente.
Otto annu.
Emma lo guard. Sapeva che Otto aveva una moglie, laggi.
E sapeva anche che le mandava del denaro, perch una
volta era stata in coda dietro di lui all'ufficio postale. Sapeva
che aveva una sola camicia e un unico paio di pantaloni,
perch ogni mattina alle cinque e mezza, quando si presentava
da lei, era sempre vestito esattamente nello stesso modo.
Otto, lei da dove viene? chiese Emma, sbirciandolo.
Da qui.
Emma inarc un sopracciglio.
Otto le scocc un'occhiata furtiva, divertita. Allora anche
lei...
Emma arross. Come dice?
Sperano tutti di mettere le mani su un crucco. Otto indugi
un istante sull'ultima parola.
Di cosa sta parlando? chiese Emma debolmente.
L'uomo scosse la testa e diede alcuni colpi leggeri di pennello
sull'angolo del davanzale.
Mi seguono disse.
Emma aggrott la fronte. Chi la segue?
Otto indic la citt con un cenno del capo. Gli uomini
al caff replic. I ragazzi.
La seguono in che senso?
La mano dell'uomo scese con precisione lungo la sottile
striscia di legno che divideva il vetro centrale, poi si spost
su quella orizzontale. Otto non rispose.
Be', i tedeschi ci sono davvero l, da qualche parte continu
Emma, alzando la testa per guardare l'oceano che si
stendeva davanti a loro almeno a quanto dice Mr Vale.
Lei che ne pensa?
Tutte stupidaggini rispose lei con fare risoluto.
Otto ridacchi, ed Emma vide i suoi denti e la curva rosea
della lingua. Si accigli, ma lui si apr in un sorriso ancora
pi ampio. Emma non pot fare a meno di ricambiare.
Che c'?
So reizend und dock so naiv.
Emma gli lanci un'occhiata fugace. Otto stava ancora
sorridendo.
Certe volte disse Emma con leggerezza, come se quel
che stava per dire non fosse importante ho come l'impressione
che sia lei a seguire me.
S.
Perch?
L'uomo indic la pancia di Emma con il pennello.
Emma arross di nuovo. A dire il vero, si era dimenticata
del bambino. Se ne dimenticava per lunghi periodi durante
il giorno; dimenticava ogni cosa finch non si coricava
a letto, la sera, e sentiva il ventre dimenarsi come un cane.
Otto scese due pioli e inizi a dipingere le assi sotto il
davanzale. La scala si stagliava contro il cielo sopra di lui.
Guardandolo, Emma pens che quell'uomo era profondamente
solo: una linea lunga e sottile, un corpo intento a verniciare
il legno.
Dov' sua moglie, Otto? domand all'uomo girato di
schiena con molta delicatezza.
Otto abbass gli occhi su di lei. Emma ricambi lo sguardo.
Poi lui prese il pennello e lo intinse nel barattolo. La vernice
bianca tracci una lunga linea luccicante sotto le setole.
Otto allung quella linea il pi possibile, quindi torn
a drizzarsi sulla scala e intinse un'altra volta il pennello.
Mia madre dipinge la sua casa di verde disse. E ai vicini
d molto fastidio.
In Germania?
In Austria. L'uomo si interruppe e la guard. A Salisburgo.
Oh replic Emma. Otto torn a voltarsi verso la parete
e rimase fermo per un minuto, la mano inerte appoggiata
alla scala.
Non so dove Anna  disse. Poi scosse la testa e, correggendosi,
ripet: Non so dov' Anna.
Magari  a Londra. Emma si volt a osservare il porto
per non guardare Otto, e sapeva di aver detto una cosa
impossibile, ma non aveva resistito al desiderio di liberare
quelle parole nell'aria. Magari  con mio marito.
Otto non rispose. Non sollev il pennello. Non si mosse
neppure. Infine Emma si alz senza dire una parola. Ripercorse
il vialetto e usc in fretta dal cancello, perch non sopportava
quel corpo rigido, triste, stagliato contro il cielo, e
non sopportava nemmeno il proprio corpo. E cos si mise
in cammino, spingendosi fra le dune, finch una fitta non
la costrinse a fermarsi. Rimase dov'era, a met fra il mare
e la casa, e si port una mano sul fianco mentre sentiva il
cuore battere forte, forte, sempre pi forte. Quando si volt,
lo vide ancora in cima alla scala, il corpo inarcato, un
angelo che la sorvegliava dall'alto.
...
.
...
19.
...
.
...
Harry sedeva con il binocolo puntato fuori dalle finestre posteriori
del municipio, scrutando il panorama desolato delle
dune che digradava verso il mare, suddividendo la sconfinata
distesa d'acqua in quadranti e fissando lo sguardo su
ciascuno, dapprima a rotazione, poi in modo casuale, per
tenere alta la guardia. Per un'ora buona non fece altro che
guardare, il panino gi scartato abbandonato in grembo;
quindi, senza pensare a niente, si mise a mangiare, gli occhi
puntati sulla tavolozza vuota che gli si parava di fronte.
Aspettava, come un pescatore tenace che attende l'arrivo
dei merluzzi, la spessa lenza stretta tra le dita, gli occhi fissi,
il corpo rilassato, tutti i muscoli pronti a passare all'azione.
Stava scrutando l'acqua da cos tanto tempo che ormai
quella scena aveva perso significato. Con lo stesso automatismo
di chi sta attraversando la strada o si piega ad aprire
il cofano di un'automobile, Harry fissava il mare. L'acqua,
la luce e le navi ondeggiavano davanti ai suoi occhi. C'erano
giorni in cui aveva la certezza che le acque si sarebbero
aperte e ne sarebbe emerso l'U-Boot che aveva tanto atteso.
Altri giorni era quasi convinto di essere un povero stupido.
Ma ormai salire lass e guardare il mare era diventata
un'abitudine.
Harry pos il binocolo, e le aragostiere sparpagliate sull'acqua
si ridussero a mere sagome, lo scafo una chiazza densa
e indistinta disegnata da un bambino e conficcata sotto
il basso trapezio della timoniera, con i vetri che scintillavano
a prua. In lontananza, le navi da guerra si spostavano
lente sulla vasta distesa azzurra. Soltanto il giorno prima,
una brigata della Marina militare era sbarcata in Islanda
per presidiare l'isola e organizzare la difesa lungo i canali
del traffico marittimo. Le navi da trasporto della flotta della
TF-19 guidata dall'ammiraglio Breton erano affiancate da
due corazzate, due incrociatori e dodici cacciatorpediniere.
E ora correva voce che la Marina degli Stati Uniti avrebbe
fornito una scorta alle imbarcazioni di qualunque nazionalit
che intendessero approdare o salpare dall'Islanda. Stavano
chiaramente pattugliando il mare per ragioni belliche.
"Come fa a capire dov' stata colpita la palla?" aveva domandato
un giornalista pieno di ammirazione a Red Barber,
il celebre cronista di baseball. "Come sa da che parte
andr a finire?"
"Io non guardo la palla" aveva risposto Barber. "Guardo
gli esterni. Guardo come si muovono. Se l'esterno destro
comincia a correre, so per certo che la palla finir su quel
lato del campo esterno."
Harry riprese il binocolo. Non si aspettava di vedere niente,
ma sicuramente non si sarebbe fatto cogliere di sorpresa.
Florence Cripps si era sistemata nel parco pubblico, occupando
uno spiazzo nei pressi dell'ufficio postale, e stava
armeggiando attorno a un'enorme catasta di metallo scintillante.
Lanciava in cima al mucchio pentole e tegami che
erano ruzzolati gi, sfoltendo il perimetro in modo da ottenere
un cerchio ordinato. Era una catasta alta quasi un metro,
una raccolta di scarti d'alluminio nel cuore della citt.
Bacinelle, caffettiere, stampi, bollitori, teglie, pentole, disposti
metodicamente l'uno sull'altro in attesa di tramutarsi
in un bombardiere. I capelli di Florence ricadevano dritti
come spaghetti per il caldo, e il suo viso era arrossato per
il continuo chinarsi.
Dal punto in cui era seduta nell'emporio degli Adam,
Emma osserv Mrs Cripps all'estremit opposta del parco,
intenta a sollevare una teiera con due dita, neanche fosse
un topo. L'emporio era deserto a quell'ora, ed Emma ci
era andata per bere una tazza di caff preparata da qualcun
altro mentre scriveva a Will. Il ventilatore fissato al soffitto
fece svolazzare con indolenza la pagina della rivista posata
sul tavolo di fronte a lei, fino a voltarla. La gravidanza
non  una malattia ammoniva il titolo di un articolo, scritto
in un nero ben marcato. "Il corpo di una donna deve essere
allenato e tonificato per prepararsi all'arrivo del bambino...
e al ritorno dell'uomo" recitava scherzosamente il sottotitolo.
Emma richiuse di scatto la copia di "Ladies' Home
Journal" e la infil nella rastrelliera metallica accanto al distributore
di bibite.
Il sudore stava inumidendo il foglio sotto la sua mano,
cos Emma sollev il palmo e rilesse la frase che aveva scritto:
"Mr Schelling dice che non dovremmo dipingere soltanto
gli infissi ma tutta la casa, altrimenti marcir". Da trentotto
giorni non riceveva una lettera. Oltre un mese di silenzio,
durante il quale Emma aveva scritto a Will un giorno dopo
l'altro, continuando a inviargli le proprie lettere come se
stesse ripetendo un mantra.
I figli di Maggie passarono in gruppo, con il maggiore
che teneva in braccio la sorellina avvolta in una coperta.
Tutti i pomeriggi i ragazzi scendevano al pontile ad accogliere
la barca di Jim Tom. A Emma era capitato di vedere
la famiglia raccolta l, con i maschi che aiutavano il padre
a lavare la barca e a pulire il pescato, e la bambina sistemata
sopra il contenitore delle esche. Vedere quei bambini rimasti
senza madre era meno doloroso di quanto fosse stato
agli inizi, eppure Emma non riusciva ancora a parlare
con Jim Tom. Quando lo vedeva arrivare faceva un cenno
del capo e lo salutava con la mano, come se avesse troppe
faccende da sbrigare.
Doveva finire la lettera. Ma faceva semplicemente troppo
caldo per scrivere, pens pigramente. Guard il foglio.
"Will, dove sei?" Si sporse in avanti e appoggi la bocca alla
fine della frase, imprimendo la vaga impronta rossa delle
labbra. Ecco fatto. Ripieg la pagina e la infil nella busta,
quindi scese dallo sgabello e usc dall'emporio, avviandosi
in silenzio verso l'altra donna ferma di fronte al materiale
di scarto accatastato sull'erba del parco.
Salve disse.
Mrs Cripps si volt. Senza bisogno di dire nulla, la citt
aveva cominciato a trattare Emma, ormai incinta di sei mesi
e con un vistoso pancione, con molta circospezione. Ogni
conversazione cessava al suo arrivo e germogliava subito
dopo come erba. La donna pens che la moglie del medico
non avrebbe dovuto stare all'aperto con quel caldo. Era
pallida, e aveva il fiato corto.
Oh, salve rispose Mrs Cripps.
Quanto  riuscita a raccogliere, finora?
Mrs Cripps abbass gli occhi sugli oggetti ammucchiati.
Quasi tre quarti delle famiglie di Franklin avevano dato
qualcosa per contribuire alla campagna di raccolta dell'alluminio.
Servono cinquemila bacinelle, diecimila caffettiere,
duemila teglie, e duemilacinquecento pentole per fare
un aereo. Se tutti consegnassero almeno uno di questi oggetti,
potremmo avere l'onore di dire di aver costruito...
Si interruppe per fare qualche rapido calcolo. ... un'ala?
La punta di un'ala, pi probabilmente osserv Harry,
sopraggiungendo alle loro spalle.
Florence abbass gli occhi con aria mesta. O forse un
semplice elmetto.
Cal il silenzio. Immaginate di andare in guerra con
la pentola di Mrs Gilson in testa prosegu Florence, e un
attimo dopo si pent di aver parlato. Harry era andato in
guerra, era tornato e non si era mai sposato, il che la diceva
lunga sulla guerra. Gli lanci un'occhiata furtiva, ma lo
scopr intento a studiare alcuni pezzi nascosti nel mucchio.
Poi Harry gett la sigaretta di fianco alla catasta d'alluminio
e spost con la punta della scarpa una portiera, scoprendo
alcuni coprimozzo.
Questi non sono di alluminio, Florence.
La donna scrut i coprimozzo che le erano stati donati
con grande orgoglio dai giovani Taraval.
E sono stati rubati prosegu Harry in tono gentile.
Rubati?
S, dal mio negozio.
Emma soffoc un sorriso.
Ma sembrano proprio di alluminio protest Mrs Cripps.
Harry riconobbe che c'era una certa somiglianza.
Mrs Cripps si chin e recuper tre cucchiaini d'acciaio
inossidabile che erano rotolati sull'erba ai suoi piedi. Si
chiese cos'altro vi fosse in quella catasta, quanti fossero gli
oggetti che sembravano adatti ma non lo erano. Frammenti
di metallo che forse non avrebbero retto al fuoco. Gett
bruscamente i cucchiaini in cima al mucchio. Ho visto che
c'era quel tedesco a casa sua, Emma disse poi raddrizzando
le spalle. Farebbe meglio a stare attenta.
Emma arross. Otto?
Mrs Cripps annu.
Otto Schelling  austriaco, Mrs Cripps. Non  tedesco
ribatt Emma con veemenza.
Non ha importanza. Non  americano, e poi  troppo
silenzioso.
Emma aggrott la fronte. Un sacco di gente  silenziosa
ribatt. Lo sono anch'io, se  per questo.
Lei  tutta sola lass. Mrs Cripps sollev il mento in direzione
della casa di Emma. Volevo dire soltanto questo.
S, la ringrazio, Mrs Cripps. Questo lo so bene replic
Emma avvampando di nuovo per la rabbia e se ne and
senza nemmeno salutare.
Quell'uomo passa quasi tutti i pomeriggi l, Harry continu
Mrs Cripps, rivolgendosi non solo a lui ma anche a
Emma che si stava allontanando.
E lei come lo sa?
Non  il solo a tenere sotto controllo la citt ribatt
Florence.
Credo che voglia soltanto migliorare un po' il suo inglese
osserv Harry in tono pacato, seguendo con lo sguardo
la moglie del dottore che si dirigeva verso i capanni dei
pescatori.
Otto non era una spia, Emma ne era convinta. Non poteva
esserlo. Era un imbianchino. Non lo aveva forse dimostrato
nelle ultime settimane, salendo ogni mattina su quella
scala? Ma dov'era Will? Emma desiderava unicamente alzare
gli occhi e vederlo arrivare. Non voleva altro che Will.
Manny e Jo Alvarez erano ancora fuori a pesca, ma la barca
del cugino di Manny era rientrata in anticipo, a quanto
pareva, e cos Emma si incammin verso il suo capanno che
sorgeva proprio a ridosso del porto. Non sapeva nemmeno
come si chiamasse, ma ogni volta che bussava alla sua
porta l'uomo le faceva segno di entrare. Un ragazzino era
in piedi accanto a lui. Emma not che portava una salopette
rossa di una taglia troppo piccola, poi scrut con attenzione
i merluzzi che aveva di fronte, sistemati sopra uno
strato di ghiaccio, gli occhi del colore del metallo.
Quanti ne vuole?
Uno rispose, ma poi pens di prenderne di pi per
preparare la zuppa di pesce. No si corresse con un cenno
del capo due. Il pescatore prese due pesci dal ghiaccio
e li gett sulla bilancia di porcellana, facendola sobbalzare
davanti agli occhi di Emma. Quindi si volt e li sbatt
su un foglio di carta che aveva steso sullo scaffale alle proprie
spalle.
Dolcetto? chiese il ragazzino a Emma, stentando a pronunciare
le consonanti dure di quella lingua che non era
la sua. Aveva la carnagione scura e le mani molto grandi,
che penzolavano impacciate dalle maniche troppo strette.
No, grazie. Emma lo osserv. Era alto per la sua et, e
forse non del tutto normale. La salopette aveva due battelli
a vapore ricamati sul taschino superiore, e il velluto rosso
a coste era consumato sul petto. All'improvviso il cuore
di Emma prese a martellare.
Dove hai preso questa? Non era riuscita a trattenersi.
Il ragazzino la fissava disorientato.
La salopette disse, indicandola con impazienza. Da
dove viene?
Il ragazzino si irrigid. Il padre fin di impacchettare i
merluzzi e si gir con un'espressione guardinga e impenetrabile.
Emma fece un passo avanti e si chin sopra il pesce,
ignorando il padre e sforzandosi di sorridere. Le parve
quasi di scorgere un'immagine ancora pi nitida di Will
dietro quella salopette che calzava cos male al ragazzino,
quel ragazzino troppo cresciuto che glielo aveva richiamato
alla mente. Ripens a una delle fotografie che teneva sulla
mensola del caminetto. Will all'et di cinque anni, gli occhi
socchiusi rivolti all'obiettivo e al sole. La madre di Will
aveva probabilmente dato la salopette in beneficenza alla
chiesa. Doveva essere passata di mano in mano per anni.
Lo vuole, il suo pesce? chiese il pescatore mettendo una
mano sulla spalla del figlio.
Emma fece un passo indietro e annu, prendendo il pacchetto.
I due la guardarono mentre lo infilava nel cestino
e contava le monete prima di darle all'uomo. Emma sentiva
di dover aggiungere qualcosa. Ascolta disse al ragazzino
con voce sommessa. Qualcosa nel suo tono lo spinse
a sporgersi verso di lei. Un tempo quella salopette era di
mio marito sussurr Emma. Dillo a tua madre.
Gli occhi del ragazzino si rabbuiarono, e lui si ritrasse
immediatamente. Muerta.
Emma sent la parola ma non sembr capire cosa significasse,
visto che ripet: Dillo a tua madre....
Se ne vada. L'uomo agit la mano nell'aria per scacciarla,
quasi volesse proteggere il figlio da lei.
Mama es muerta disse il ragazzino.
Emma si volt, affranta, usc dal capanno del pescatore
e cammin lungo il molo, circondata dalle casse stipate di
pesce, consapevole di avere gli sguardi dell'uomo e di suo
figlio puntati addosso. Ora, comparsa di punto in bianco
addosso a un bambino, la salopette aveva assunto la valenza
di un messaggio. Senza riflettere, Emma cammin fino
alla fine del molo, quindi imbocc Front Street e la attravers
per avviarsi all'ufficio postale.
Le imposte di legno erano chiuse sotto il sole estivo che
batteva a picco sull'edificio, come nella cameretta di un
bimbo messo a fare un riposino, quando la luce filtra dalla
tendina e tutto  perfettamente immobile a parte il gracile
petto del piccolo che s'alza e si abbassa, mentre la stecca
di legno in fondo alla tendina, scossa da una brezza leggera,
picchietta contro il davanzale. E un ricordo la colp con
violenza: il volto dell'infermiera che si chinava su di lei per
controllare che respirasse ancora, pallida e con la bocca protetta
da una mascherina. L'ordine gradevole che regnava
nell'ufficio postale e la calma rassicurante che vi si respirava
le fecero venire voglia di piangere. L dentro qualcuno
si occupava di ogni cosa. Si sent sommergere dal fresco e
dalla tranquillit. Pens di trattenersi solo qualche minuto
per poi girarsi e andarsene. Il rumore delle lettere imbucate,
il toc che si udiva quando il bordo della busta toccava il
fondo di ciascuna casella di legno, era regolare, consolante.
Toc. Toc. Toc. Emma chiuse gli occhi e rimase in ascolto.
Toc. C'era qualcuno a prendersi cura di quel posto. C'era
qualcuno a sorvegliarlo. Toc. Toc. Forse quella stanza era la
sola cosa di cui avesse bisogno.
Emma?
Emma si riscosse. Il cuore le martellava nel petto.
Si sente bene?
Rispose di s con un cenno del capo. Miss James era ferma
dietro lo sportello.
Desidera un bicchiere d'acqua?
Emma annu di nuovo. S, grazie.
Miss James si volt e and nel retro. Emma ud il rubinetto
aprirsi e il rumore dell'acqua che scorreva. Si sentiva
pesante e schiacciata, come se fosse andata a sbattere contro
un muro e vi fosse rimasta attaccata. Ma non appena
la direttrice dell'ufficio postale torn con il bicchiere d'acqua,
Emma si avvicin e bevve, riconoscente. Miss James
le stava accanto, in attesa. Quando ebbe finito, Emma pos
il bicchiere.
 successo qualcosa disse. A Will.
No si affrett a rispondere Miss James.
Emma alz gli occhi sulla donna e studi il suo volto.
Sembra cos convinta.
Emma disse Iris arrossendo non  arrivata nessuna
notizia.
Al diavolo le notizie sussurr Emma, poi di colpo si
volt e usc dalla porta.
I battenti oscillarono avanti e indietro alle sue spalle. Iris
rimase dov'era, in completo silenzio. Ascolt il rumore dei
passi di Emma sui gradini di fronte all'ufficio postale, e ud
il sibilo del cancello che veniva aperto e richiuso in fondo
alle scale. Aspett un minuto intero prima di infilare la
mano nella tasca della gonna e prendere le sigarette e l'accendino.
La fiamma avvolse l'estremit della Lucky Strike,
e Iris inspir a fondo. Quindi si ritir nell'ordine confortante
della stanza sul retro.
...
.
...
20.
...
.
...
Alle cinque e trenta le porte dell'ufficio postale si spalancarono,
e Mr Flores entr nell'atrio portando sulle spalle il
sacco con l'ultima corrispondenza della giornata.
Qui non succede mai un accidenti di niente sentenzi
l'autista dell'autobus.
Iris inarc le sopracciglia.
Ha qualcosa per me? borbott allora l'uomo.
Il direttore indic due sacchi sistemati sul retro, e Mr Flores
super il tramezzo, appoggiando sul tavolo di smistamento
il carico che aveva con s. Iris gli diede una mano a
issarsi sulle spalle i sacchi della corrispondenza in partenza,
e and a tenergli aperta la porta mentre si avviava all'uscita.
Midge Jacobs, dell'ufficio centrale gi a Nauset, mi ha
detto di aver messo qualcosa per lei in cima al sacco aggiunse
Flores. Qualcosa da sottoporre alla sua attenzione.
Iris strinse le labbra. Avrebbe dovuto riprendere Midge
Jacobs. Non era opportuno che Mr Flores sapesse cosa doveva
o non doveva fare la direttrice dell'ufficio.
La ringrazio replic, e con decisione gli abbass alle
spalle il ripiano del tramezzo. Vi si appoggi per un momento,
ascoltando i passi di Mr Flores che si affievolivano
all'esterno, quindi si avvicin allo sportello e chiuse la finestrella
di vetro smerigliato nella parete di quercia. A quel
punto si chin e apr il sacco postale con la chiave che teneva
appesa al collo, infilando una mano per prelevare la
corrispondenza.
Sulla sommit del sacco c'era il comunicato speciale che i
direttori postali usavano per trasmettere da un ufficio all'altro
i messaggi, le notifiche ufficiali e i bollettini provenienti
dal direttore generale delle poste. Lo apr e all'interno, oltre
alle consuete incombenze, trov una busta avvolta in una
lettera di Midge Jacobs, che lavorava dall'altra parte della
penisola. La lesse, quindi fiss l'involucro che aveva tra le
mani. "Mark Boggs" era scritto sul davanti. "Fort Benning."
Iris pos la busta sul tavolo e lesse di nuovo la nota di
Midge. "Per favore, timbra la lettera allegata, che senza data
non posso inviarla."
"Perch senza data non posso inviarla" la corresse Iris
d'istinto. Il timbro postale era troppo sbiadito per potersi
considerare valido: uno sbaglio - ricordava di essere stata
molto stanca, la sera precedente, e probabilmente non si
era accorta di quanto fosse sbiadito - che era stato scoperto
e adesso era proprio l, davanti ai suoi occhi. Il sistema non
aveva ceduto, il sistema reggeva ancora. Un errore era stato
commesso. Un errore sarebbe stato riparato.
Iris rovesci sul tavolo l'intero contenuto del sacco, e la
prima lettera scivol sulla superficie vecchia e logora. John
Frothingham. La sistem all'estremit del tavolo, in sesta posizione,
seguendo l'ordine alfabetico. Con ogni probabilit
giungeva dalla sorella, a giudicare dal timbro postale. Beth
Alden. La colloc in prima posizione. Jane Dugan. Un'altra
per Beth Alden. Iris gir la busta. Entrambe del soldato
semplice Mark Boggs. Che carino, pens Iris, sorridendo.
Beth Alden, la figlia del droghiere, era una ragazzotta robusta
dai grandi occhi limpidi e non particolarmente bella.
Era stata una fortuna, per lei, aver trovato quel ragazzo.
Iris fiss la lettera che aveva tra le mani. "Mrs Fitch, fermoposta,
Franklin, Massachusetts."
Non era la scrittura di Will. La brezza marina si insinu
nella stanza e le mosse leggermente i capelli.
No disse Iris. La lettera proveniva dall'Inghilterra.
Ehi, c' nessuno?
Infil la busta nella tasca della gonna e si volt con il cuore
che batteva all'impazzata.
Eccomi rispose di scatto. Arrivo subito.
Un uomo aveva bisogno di francobolli, e Iris, rispondendo
con un cenno del capo, apr il cassetto e pos la mano
nel punto in cui sapeva che avrebbe trovato quello che cercava.
Le dita si strinsero attorno al foglio azzurro. Quanti?
Iris alz la testa, quindi cont dieci francobolli e li stacc
dal foglio, il pensiero fisso sulle parole scritte all'interno
di quella busta che premeva contro il tessuto della gonna.
Otto, nove, dieci. Alz lo sguardo, consegn i francobolli
all'uomo e raccolse nel palmo della mano il resto da dargli,
chiudendo il cassetto. L'uomo di fronte a lei annu e fece
per andarsene. Iris infil la mano in tasca. L'uomo si gir.
Mi scusi esord. Sono trenta centesimi per dieci francobolli,
dico bene?
Esatto rispose Iris.
L'uomo torn allo sportello. Allora mi deve altri cinque
centesimi.
Oh, sono desolata si affrett a dire Iris, prendendo subito
la moneta mancante. La sua concentrazione si affievoliva
sempre di pi. Porse la moneta all'uomo, sul volto un'espressione
controllata, mentre i prodromi di un allarme, le avvisaglie
della notizia imminente, cominciavano ad assillarla.
Aveva una lettera in tasca. Una lettera per Emma. Altre tre
persone varcarono la soglia. Cosa potevano mai volere? Iris
aggrott la fronte, guardando l'orologio. Mancavano quattro
minuti alla chiusura.
Va bene, va bene si lament una giovane donna con
una brutta scottatura sulle spalle, mentre Iris la accompagnava
alla porta. Perch tanta fretta?
Sbatt la porta dietro la ragazza e tir il chiavistello. Quindi
torn sui suoi passi e super subito il tramezzo, abbassando
la saracinesca metallica sopra lo sportello. Poi scrut
la schiera delle caselle. Non c'era niente fuori posto, niente
che balzasse agli occhi.
Infine prese la lettera dalla tasca e la osserv. Nei tanti
anni passati a lavorare negli uffici postali, Iris era sempre
stata attenta a cogliere qualsiasi errore, qualsiasi intoppo,
correggendo le buste timbrate male, individuando le lettere
con francobolli d'importo insufficiente, accertandosi
che la corrispondenza seguisse il suo corso, che le lettere
viaggiassero senza inconvenienti dal principio alla fine. A
Boston era stato motivo di vanto, per lei, il fatto che nessuno
sapesse eguagliare la sua impeccabile attenzione, simile
a quella di un ragno generoso che protegga i fili di una
tela. Pensando ai tubi di vetro usati negli uffici postali pi
trafficati per trasferire la corrispondenza, Iris si immaginava
a sua volta come una sorta di condotto perfetto attraverso
il quale i pensieri e i sentimenti delle persone potessero
passare senza mai rimanervi incastrati o bloccati. Ma,
alla base di tutto, vi era il presupposto di non guardare mai
all'interno di una busta: Iris non aveva mai accostato una
lettera alla luce per leggere quello che vi era scritto. La bellezza
del sistema, la vera dedizione, consisteva nell'assicurarsi
che i treni procedessero lungo i binari senza intralci,
che le lettere spedite arrivassero a destinazione, a prescindere
dal loro contenuto.
Avrebbe dovuto montare sulla bicicletta e risalire la collina
fino a casa di Emma. Avrebbe dovuto presentarsi alla
sua porta e bussare, e quando lei le avesse aperto avrebbe
dovuto tendere la mano e consegnarle la lettera. Avrebbe
dovuto fare tutto questo, e lo sapeva, eppure riemp il bollitore,
lo mise sulla piastra e aspett. Poi, quando inizi a
fischiare, sollev il beccuccio e avvicin la busta al getto di
vapore. Il lembo si scoll con facilit, e Iris pot sfilare il foglio
di carta che vi era contenuto.
18 giugno 1941
Gentile Mrs Fitch,
sono desolata, ma temo di doverle dare una brutta notizia.
Non vedo suo marito dalla notte del 18 maggio, in cui
vi furono pesanti bombardamenti. Dato che  passato un
mese e le sue lettere continuano ad arrivare, ho pensato che
fosse bene informarla.
E poi, santo cielo, quando sono salita nella sua stanza, poco
fa, ho trovato il suo portafoglio con dentro tutti i documenti.
Era proprio l, infilato nel primo cassetto della scrivania.
Non riesco a immaginare perch non l'abbia portato con s
quella notte, ma  una casualit davvero sfortunata, perch
se gli fosse capitato qualcosa...
Mi spiace, cara. Temo il peggio. Forse dovrebbe chiedere
informazioni in ospedale?
Era un brav'uomo, e parlava spesso di lei.
Un saluto affettuoso
Edwina Phillips
Iris pos la lettera e oltrepass di nuovo il tramezzo. Sistem
in fretta l'unico tavolo dell'atrio, riordinando i bollettini
postali e i moduli dei libretti di risparmio che erano disposti
da sinistra verso destra a ridosso della parete, quindi riemp
il contenitore della spugnetta e ne ripul il bordo. Avvicin
il cestino della carta straccia alle caselle. Varc di nuovo
il divisorio e strapp la pagina di marted 8 luglio, cos che
il calendario indicasse la data di mercoled 9 luglio. Ruot
con cura la manovella della timbratrice, facendo scattare il
martelletto dall'8 al 9, dopodich apr il cassetto dei francobolli
per controllarne le quantit. E scorse la lettera del medico,
infilata sotto il vassoio di ferro in cui erano riposti gli
spiccioli. Iris richiuse di scatto il cassetto e alz lo sguardo
con aria colpevole. Torn ad aprirlo ed estrasse la lettera da
sotto il vassoio. Osserv l'intestazione vergata a penna, e il
ricordo del dottore, fermo davanti a lei con quella lettera in
mano, la colp con una tale intensit che dovette distogliere
lo sguardo. L'atrio era deserto. Torn a fissare la busta. Le
aveva chiesto di darla a Emma se fosse morto. Le aveva detto
che sarebbe spettato a lei darle la notizia.
Ma il dottor Fitch non era morto. Era scomparso. E senza
nome.
Richiuse il cassetto e recuper la lettera dell'affittacamere.
Era questo che intendeva dire la donna, vero? Will poteva
essere in un letto d'ospedale, ferito, talmente grave da
non riuscire a parlare, e non c'era modo di identificarlo. Iris
aggrott la fronte. Possibile? Possibile che non avesse nulla
con s, nelle tasche, niente di niente?
Immagin le tante lettere di Emma che la padrona di casa
del medico doveva aver disposto in una pila ordinata all'ingresso
della sua stanza. Erano almeno una quarantina, accatastate
vicino alla porta. Ciascuna di quelle lettere era stata
affrancata, passata nella timbratrice e infilata nel sacco
proprio da Iris. Le lettere di Emma, e poi tutte le lettere inviate
ai ragazzi e agli uomini che avevano lasciato la citt:
Mark Boggs, i Winston, Jake Alvarez. Tutti loro ricevevano
e spedivano lettere, ed erano consapevoli, come chi era rimasto
in citt, che pi la guerra si avvicinava, pi aumentavano
le possibilit, almeno per uno di loro, che un uomo
scendesse da un'automobile, risalisse il vialetto e bussasse
alla porta di casa. E chiunque fosse passato di l avrebbe
saputo la notizia ancor prima del padre che in quella casa
ci abitava, ancor prima che la porta si aprisse.
Quando era morto suo fratello, l'uomo era arrivato proprio
nel momento in cui a casa si stavano accendendo le luci,
e la lampada sul tavolo si era illuminata di colpo alle spalle
di Iris, proiettando sulla finestra un luccichio che l'aveva
indotta ad alzare lo sguardo. E cos aveva visto il fruttivendolo
fermo davanti all'entrata, una frazione di secondo
prima che anche la madre si accorgesse di lui. A quei tempi,
finch l'uomo se ne stava in negozio non c'era di che preoccuparsi,
ma quando si metteva in cammino significava che
aveva qualche notizia da comunicare, e tutti guardavano
dove fosse diretto.
"Bonnie." L'uomo aveva fatto un passo avanti nella stanza,
il cappello fra le mani.
"No" aveva protestato la madre di Iris.
No. Iris rimise la lettera indirizzata a Emma nella tasca
della gonna. Non ancora. Una mezza notizia non era una
notizia, tutto qui. Non mentre Emma aveva un bambino in
grembo. Se il dottore era morto davvero, la comunicazione
sarebbe arrivata, ma che male c'era se fino a quel momento
avessero continuato a sperare? Il tempo avrebbe dato le
risposte, se era veramente successo qualcosa. Ma non prima
che nascesse il bambino. Non prima che quella povera
ragazza fosse abbastanza forte, non prima che fosse pronta.
Spense le luci sul retro, sollev il ripiano del tramezzo,
attravers l'atrio e usc dal portone d'ingresso dell'ufficio
postale, immergendosi nel calore e nel trambusto della serata
estiva che imperversavano all'esterno, dove Harry la
stava aspettando.
Ciao. Iris trasal.
Hai qualche buona notizia da darmi?
Come dici?
Harry pos la mano sul pennone.
Oh. Iris deglut. No, non ho ancora saputo niente.
Iris disse Harry con voce sommessa. Ti prego, chiedi
di nuovo.
Iris annu. Doveva dirgli qualcosa. Sentiva il cuore martellare,
sussultando silenziosamente nella cassa toracica.
Harry aveva gi cominciato a scendere le scale, convinto
che Iris lo avrebbe seguito.
Va tutto bene? Si ferm e si volt a guardarla. Ti vedo
un po' strana.
Iris tast la lettera nella tasca. Se avesse lasciato l'edificio
portando con s quella busta avrebbe commesso un furto,
giusto? Era una ladra.
Se avessi l'occasione di risparmiare un dolore a qualcuno,
Harry, lo faresti?
Harry la scrut. Che tipo di dolore?
Lo faresti? ripet, ansiosa.
L'uomo aggrott la fronte.  davvero possibile risparmiare
un dolore a qualcuno?
Ma certo.
E come?
Tenendo la bocca chiusa. Lasciandolo all'oscuro.
Harry non rispose. Iris era ferma sopra di lui, sulla veranda,
persa in qualche riflessione privata. Harry tir fuori
una sigaretta, la accese e torn ad alzare gli occhi. Iris lo stava
guardando. Harry le tese la mano. Iris?
Iris scese lentamente le scale verso di lui. Quello che stava
facendo era sbagliato. In vita sua non aveva mai fatto
una cosa del genere. Harry la tir a s, la prese per mano
e si avvi lungo la strada affollata. Camminarono in silenzio,
mentre la sera si colorava di una luce dorata. Dopo un
po' Iris ritrasse la mano da quella di Harry e la affond nella
tasca della gonna.
Harry le lanci un'occhiata. Iris procedeva a larghe falcate
con le sue lunghe gambe.
Il fatto  disse lei in fretta, senza trovare il coraggio
di guardare Harry che camminava al suo fianco, concentrandosi
sulla macchia che le imbrattava la mente che in
quell'oscurit pu germogliare qualsiasi cosa. La calma, ad
esempio. E la speranza.
E con questo?
Iris deglut. Ci sarebbe qualcosa di male in quella calma?
Perch?
Perch sarebbe falsa.
Falsa?
Immotivata.
Harry rimase in silenzio.
In fondo  proprio questo il senso della calma, no? rispose
lui dopo un po'. Una breve pausa prima di sapere
quello che verr.
Iris si ferm. Cos' che verr, Harry?
Sembrava cos infelice. Harry si volt e la guard. Anche
Iris lo stava guardando.
Ecco, pens Harry, era successo. Era stato quasi impercettibile,
e completamente inatteso, eppure una porta si
era aperta nel suo cuore, all'improvviso, irreversibilmente.
L'amore lo aveva sorpreso proprio l, nel mezzo della vita,
ai confini del mondo, sotto forma di una donna con i capelli
rossi e la mente tormentata da un problema. Le si avvicin
e, con delicatezza, le tolse la mano dalla tasca. Non so
cosa verr disse con voce roca.
Iris avvert il calore della sua mano stretta intorno alla
propria. "Spetter a lei comunicarglielo" le aveva detto il
dottor Fitch. Iris immagin Emma mentre entrava nell'ufficio
postale, con le spalle esili ma dritte e l'aria di chi stia
sfidando chiunque, il mondo intero, a farle del male. "Spetter
a lei." E Will Fitch si era sentito sollevato. Ecco di cosa
si trattava, Iris lo cap solo allora. Il medico aveva affidato
quella lettera a lei in modo che Emma non fosse da sola.
Qualunque cosa sia, Iris prosegu Harry pacatamente
non potrai impedirla.
Ma fino a quando il bambino non fosse nato, Iris avrebbe
potuto affrancare quella piccola donna dal Tempo, mettendolo
in disparte e sospingendola dolcemente oltre il varco,
verso quello che sarebbe venuto. Ecco qual era il suo compito,
stavolta. Ecco cosa intendeva dire il dottor Fitch. Era
questo il punto: qualcuno si stava prendendo cura di lei. E
quel qualcuno era Iris.
Iris si port la mano di Harry alla guancia, sorridendo. E
cos sarebbe andato tutto bene. Sarebbe andato tutto bene,
alla fine. Quando Iris alz lo sguardo, il suo volto era talmente
colmo di gratitudine e di amore che Harry ebbe un
tuffo al cuore.
Va bene disse Iris.
Cos mi piaci rispose Harry sorridendo. Andiamo.
Scorci di mare sempre pi estesi si intravedevano ai margini
della citt, e le case rimpicciolivano man mano che i due
si avvicinavano al frangiflutti, per poi fermarsi al cospetto
dell'oceano Atlantico. Davanti a loro s'incurvava l'ultimo
dito di Cape Cod, e a meno di due chilometri di distanza
videro ammiccare il semplice faro bianco che sorgeva
sul Land's End. Sotto quel cielo, circondato da una distesa
d'acqua sulla quale nulla si muoveva, il faro somigliava a
un pezzo degli scacchi o a un mattoncino di legno dimenticato,
abbandonato da qualche bambino.
Voglio sposarmi disse Harry all'improvviso, sempre
restando al suo fianco.
E faresti bene rispose Iris in tono compassato.
Harry scoppi a ridere. Con te, Iris.
Iris arross e con una risatina si volt verso di lui. E l, nel
punto in cui la terra finiva, qualcosa cominci.
Be' disse lei, sorridendo scioccamente.
 un s?
S rispose Iris. S.
Quando diedero le spalle al mare e rimisero piede sulla
strada, Iris infil la mano nella tasca di Harry e lasci
che lui le stringesse le dita tra le sue. Si incamminarono di
nuovo verso la folla che, come ogni estate, animava la cittadina,
verso le prime luci accese dietro le finestre, che baluginavano
come stelle sospese a mezz'aria. Le biciclette
sfrecciavano nell'oscurit calante.
Fuori dall'ufficio postale sembrava essersi radunato un
capannello di persone. Era una di quelle sere in cui tutti
quanti uscivano di casa nelle ultime luci del giorno e scendevano
in citt. Qualcuno, guardando nella loro direzione,
li salut con un cenno della mano, e a quel punto altre persone
si voltarono e Iris riconobbe i volti di Frank e Marnie
Niles, e anche quello di Florence Cripps. Iris immagin la
scena vista con i loro occhi. La direttrice dell'ufficio postale
e il meccanico, stretti sotto la giacca di lui. La presa di Harry
era salda sulla sua mano, e Iris sorrise. Ecco come stavano
le cose, adesso. Ecco chi erano. Erano due promessi
sposi. Agli occhi della citt erano gi uniti. E passeggiavano
cos, liberi da esitazioni e sotterfugi, lungo Front Street.
Anni dopo, Iris avrebbe ricordato il tepore della mano di
Harry stretta attorno alla sua e gli ultimi raggi di sole sulle
guance; avrebbe ricordato quel momento avvolto in un
silenzio intatto, quell'unico momento al culmine dell'estate,
pieno fino all'orlo, che non aveva spazio per altro eppure
non era ancora pronto a traboccare lasciando sgorgare
e defluire ogni cosa.
...
.
...
21.
...
.
...
Nel bar della Grand Central Station, il sibilo delle porte girevoli
accoglieva una coppia dopo l'altra nel locale gi gremito
e animato, saturo di fumo e chiacchiere. Max Prescott
del "New York Tribune" controllava ogni nuovo arrivato
nel lungo specchio che rivestiva per intero la parte superiore
delle pareti. Gli uomini in abito elegante alzavano
le dita per segnalare al maitre in quanti fossero; le donne
si voltavano e studiavano la sala. C'era chi, proprio come
lui, era solo e andava direttamente al bancone, dove si toglieva
la giacca e la ripiegava sulle ginocchia. Tutte le volte
che le porte ruotavano, il lontano martellare dei treni in
stazione si riversava all'interno tra sbuffi e scoppiettii, meccanici
sprazzi di operosit che s'insinuavano senza sosta
nella tranquillit dell'ora di pranzo. Erano gli ultimi giorni
d'estate, e faceva un caldo infernale. I ventilatori appesi
al soffitto smuovevano le camicie umide degli uomini, rinfrescanti
al contatto con la pelle.
Salve, capo. Frankie si lasci cadere su uno sgabello
accanto a lui.
Era comparsa senza preavviso, anche se Max era seduto
l ad aspettare proprio lei, come se fosse emersa dai veli
che separano un istante da quello successivo.
Eccomi qui. Fece un cenno al barista. Quello che ha
preso lui. Si volt verso Max con fare cospiratorio. A proposito,
cosa stai bevendo?
Bourbon e acqua.
 altamente sconsigliabile bere bourbon prima delle
sei osserv Frankie.
Scotch?
Lo scotch ribatte lei, facendo tintinnare con delicatezza
il bicchiere contro il suo  per la servit.
Max Prescott le lanci un'occhiata. Era dimagrita, e anche
se parlava in tono allegro sembrava spossata e diffidente,
come un gatto che abbia scampato un bagno per un pelo.
Aveva ascoltato il suo ultimo collegamento due mesi prima,
dalla Francia, e gli era parsa subito strana, come spenta.
Ma non vi aveva dato molto peso finch la madre di
Frankie non aveva telefonato, ansiosa di avere notizie della
figlia. Frankie non si faceva sentire da pi di due settimane:
lui ne sapeva qualcosa? Max aveva chiamato Murrow,
perfino Mr Paley si era messo in allarme, ma nessuno,
dopo Jim Holland a Lione, l'aveva pi vista n sentita. Eppure
l'Europa era piena d'occhi e di orecchie e loro erano
addetti stampa, per la miseria. Ma Frankie aveva continuato
a non dare sue notizie, e la cosa pi logica da pensare
era che fosse stata rinchiusa in qualche luogo isolato,
dove il mondo non poteva accorgersi di lei. Doveva essersi
trovata nel posto sbagliato con la persona sbagliata. Max
era talmente convinto che le cose fossero andate cos che il
giorno precedente, quando aveva sentito la sua voce al telefono,
aveva girato la testa e guardato dalla finestra per
assicurarsi che New York fosse ancora l fuori. "Sono tornata,
Max" gli aveva detto senza nemmeno degnarlo di un
saluto. "Ma voglio mollare."
Bevvero in silenzio. Avevano sempre avuto l'abitudine
di starsene zitti, se non avevano qualcosa da dire. E spesso
non c'era proprio niente da dire, a parte le quattro o cinque
frasi legate al motivo del loro incontro. Gran parte dei suoi
conoscenti, compresa la moglie, non avrebbe mai sopportato
di stare un'ora in sua compagnia con l'unica prospettiva
di scambiare quattro parole. Ma Frankie Bard era come un
cammello. Poteva tenere a freno la lingua per giorni, a patto
di poter osservare ci che le succedeva intorno.
Avevo dimenticato come fosse.
Max alz gli occhi verso lo specchio e not che Frankie
stava fissando i clienti seduti nel ristorante alle loro spalle.
Che cosa?
Questo disse, puntando il dito. Nessuno, qui, crede di
essere in pericolo.
L'hanno rimosso sugger Max.
No, non  vero. Frankie, con un cenno del mento, indic
la scena che si consumava allo specchio. Credono
che non esista.
Max vide uno degli uomini alle sue spalle avvicinarsi alla
compagna e mormorarle all'orecchio. La donna volt la guancia
verso la sua bocca, senza per distogliere l'attenzione dal
menu che aveva di fronte. Il parlottio li sovrastava e li avvolgeva,
trasmettendo loro un senso di protezione, come un
pergolato ombroso.  la natura umana azzard Prescott.
No, Max. Frankie incroci le braccia davanti al bicchiere.
 la natura americana.
Max ridacchi per mascherare il disagio. Sembra quasi
che tu voglia che la paghino.
 cos replic lei, annuendo.
Per cosa?
Frankie si strinse nelle spalle. Per questo. Con un altro
cenno del capo, indic il normalissimo pranzo in corso
dietro di loro. Uno dei camerieri attravers la stanza fumosa
diretto verso la cucina, un vassoio tenuto ben alto sopra
la testa, e al suo passaggio gli avventori si scansarono. Il
chiacchiericcio che animava il locale era un mormorio basso
e persistente, inframmezzato dal tintinnio dei bicchieri
e delle posate d'argento contro la ceramica dei piatti.
La gente non pu immaginare quello che non ha visto
rispose Max.  per questo che hanno bisogno di te.
Ti chiedo scusa, Max, ma questa  una grandissima stronzata.
 il tuo lavoro vedere ci che loro non hanno visto osserv
lui. Non puoi biasimarli per questo.
Perch diavolo credi che stia mollando? chiese lei freddamente.
Hai scelto l'anno peggiore per mollare ribatt Max.
Frankie fin il suo drink. Il barista si avvicin dietro il bancone
con aria interrogativa. Prescott annu senza nemmeno
guardarlo. Conosceva abbastanza Frankie da non aspettarsi
una spiegazione da lei. Qualunque cosa fosse successa in
Europa, sarebbe rimasta laggi. Frankie si volt a guardarlo,poi gli rivolse uno dei suoi sorrisi di un tempo.
Max prese il bicchiere che il barista gli aveva posato di
fronte e lo tir a s.
Prenditi una pausa le consigli.
Frankie scosse la testa. Voglio scendere dal treno.
 l'unica storia che ci sia da raccontare, Frankie.
Lo so bene rispose lei.
Allora non capisco.
Frankie si strinse nelle spalle, gli occhi fissi sullo specchio.
Forse non sono all'altezza di raccontarla.
Balle. L'uomo sporse il mento in avanti.
Frankie non replic.
Un tempo ero convinta che scrivere una storia fosse un
po' come usare una lancia per un cacciatore riprese dopo
qualche minuto. Prendi la mira. Pieghi indietro il braccio,
scagli la lancia, e quella va a finire da qualche parte. Una
traiettoria lineare. Con un principio, un centro e una fine.
Max la guard.
Quanto pi una storia era difficile da riferire, laggi, tanto
meglio. "Te la senti, Frankie?" "Puoi scommetterci, consideralo
gi fatto." Alz gli occhi su di lui. Era facile. Era
grandioso. Non era permesso tirarsi indietro n distogliere lo
sguardo, bisognava buttarcisi dentro con gli occhi e le orecchie
ben aperti e raccontare quello che si era visto. Era questo
il nostro lavoro. Vedere e raccontare. Aveva un senso. Aveva
un suo tracciato definito.
Frankie... Max si era girato verso di lei sullo sgabello.
La vide prendere una sigaretta e le porse l'accendino. Frankie
si pieg sulla fiamma e lo ringrazi con un cenno del
capo, espirando una boccata di fumo.
Ma un giorno, Max, mi sono trovata davanti al finestrino
di un treno che stava lasciando una stazione, tentando
in ogni modo di aggiustare le cose, tentando di rimediare
a un errore, a qualcosa che era andato terribilmente e irrimediabilmente
male. Ho agito come se fossi Dio e potessi
salvare quelli che stavano l sotto. Come se potessi cambiare
la storia. Si volt a guardarlo, sentendo ancora la voce
di Thomas: "Stia zitta, Fraulein, altrimenti spareranno. Per
l'amor di Dio, stia zitta!". E ho fatto uccidere un uomo.
Frankie...
Maledizione, Max. Non  mai valso a niente. Non  mai
stata una traiettoria lineare. La guerra va avanti, che io ne
parli o meno, e qui sono la sola a preoccuparmene.
Max stette a guardarla, aspettando che concludesse.
Ne ho passato di tempo laggi disse passando il dito
sul bordo del bicchiere a cercare di afferrare, di capire. Ma
non si potr mai capire.  una storia sussurrata nell'oscurit.
Che cosa succeder ora? Che cosa  successo? Non ce la
faccio a sopportarlo. Si interruppe, ricordando la propria
voce che sbottava impaziente con Will Fitch: "Io non devo
sopportarlo". Maledizione, Max... Stammi a sentire. Sorrise,
con gli occhi gonfi di lacrime. Non fare attenzione, mai.
Max si volt verso di lei. Va bene rispose, vedendo che
aveva iniziato a piangere.
Va bene? Frankie respinse il fazzoletto che Max le aveva
offerto e si asciug gli occhi con la punta delle dita. Va
bene? ripet, quasi ridendo, poi croll e si copr il volto
con le mani.
In sottofondo qualcuno fece una battuta riuscita, e uno
scroscio di risate si rivers improvvisamente nel locale come
pioggia. Frankie si volt sullo sgabello e vide di sfuggita
una donna entrare sull'onda di quella risata. Era snella, aveva
le braccia scoperte, e a ogni passo la gonna le sfiorava i
polpacci abbronzati. Anche Max si volt, e i due stettero a
guardare mentre la donna si sedeva appoggiando i gomiti
al tavolo, calda e languida, e posava il mento sulle mani,
le lunghe braccia nude ripiegate a formare due soffici ami.
Fino a quando la gente avesse avuto occhi per guardare,
ecco a cosa li avrebbe rivolti, pens Frankie. A una splendida
donna seduta al bar. Quanto  bravo il mondo a distogliere
lo sguardo. Lanci un'occhiata a Max nello specchio
e si chin sulla sua cartella per prendere un fagotto avvolto
in una tovaglietta; lo apr e pos sul bancone del bar i
dischi registrati in treno.
E questi cosa diavolo sono? chiese Max.
Quello che ho registrato.
In Francia?
Frankie annu.
Murrow sa che li hai tu?
Una volta scesa dal treno, di ritorno da Parigi, Frankie
era andata dritta al suo appartamento e aveva fatto i bagagli.
Aveva preso con s le storie di Harriet e i foglietti appesi
alla rinfusa sopra la scrivania, infilandoli tra le pagine del
suo taccuino. Si era chiusa alle spalle la porta della stanza
e aveva fatto scivolare la chiave sotto l'uscio della padrona
di casa. Aveva fatto talmente in fretta che sembrava stesse
fuggendo dalla scena di un crimine. Poi, nel tragitto verso
il porto, si era presentata alla reception della Broadcasting
House e, senza dire una parola a nessuno, aveva riconsegnato
il registratore portatile. Si era messa a correre verso il
porto e aveva comprato un biglietto, aspettando parecchie
ore prima che la nave salpasse, seduta in un pub nella darsena
a guardare il getto delle enormi pompe puntato sulle
fiancate della nave, e l'acqua che colava, lavando via il sale.
A quest'ora lo avr saputo rispose in tono affranto.
Che programmi hai?
Frankie croll il capo e si strinse nelle spalle.
Frankie esord Max.
Niente ha pi importanza, Max lo interruppe, guardandolo
negli occhi tranne questo, anzi questi. Alline i
dischi, disponendoli l'uno sull'altro a formare una perfetta
colonna nera di acetato.
Max la guard. Cosa c' l dentro?
Frankie fece un sorriso triste. Niente. Solo persone. Persone
ancora vive.
Com' la storia?
Frankie tracci una linea sulla condensa del bicchiere che
aveva di fronte. Non c' nessuna storia, Max.
C' sempre una storia.
Le ci volle un po' prima di rispondere. Be', allora non
sono riuscita a capire quale sia.
Max si spinse indietro sullo sgabello. Hai intenzione di
mollare cos, su due piedi?
Non lo so.
Non puoi mollare disse Max. Questa cosa ti uccider.
La sai una cosa? sbott Frankie, senza curarsi di quanto
sarebbe suonato bizzarro ci che stava per dire, perch
aveva bisogno di dare libero sfogo a quelle parole, a quanto
di peggio c'era in lei. Anche se tutti noi ci sforziamo di
credere che esista un vecchio signore lass, puoi star certo
che non c' proprio nessuno a sorvegliare questo mondo.
 soltanto un cielo vuoto, Max.
Ma certo, Frankie.
Frankie fiss la linea perfetta e nobile del suo profilo, quel
profilo che aveva indotto le ragazze della segreteria ad affibbiargli
segretamente il soprannome di "Yankee Clipper",
e abbozz un sorriso.
Il punto  proprio questo. Non c' nessuno che ascolta.
Nessuno riesce a sentire il vuoto. E cos mi ritrovo con
nient'altro che una settantina di voci smarrite, che viaggiano
e viaggiano senza mai approdare, precipitando dalla volta
del cielo. Eppure, per qualche ragione, sono convinta che
la storia siano proprio loro. Si interruppe, strofinandosi
gli occhi. Oh, Max domand, stanca come una bambina
adesso cosa succeder?
Entreremo in guerra.
Frankie annu e vuot il bicchiere.
Cerca la verit. Raccontala. E limita i danni. S, proprio
cos. Frankie scese dallo sgabello, si sistem la giacca, e
incroci lo sguardo di Max nello specchio.
Fammi un favore le disse Prescott. Prendi tua madre,
stacca per un po' e andate a Staten Island, o sulla costa del
New Jersey, o in qualche altro posto qui vicino, dove potr
darti il tormento.
Riusc a strapparle un mezzo sorriso. Partir per Cape
Cod oggi stesso, nel pomeriggio.
Devi proprio andare a casa del diavolo per prenderti
una pausa?
 solo nel Massachusetts.
Max borbott qualcosa.
Devo consegnare una lettera. Frankie si sporse e gli
diede un bacio sulla guancia. Sar l'unica cosa buona che
sar riuscita a fare in tutti questi stramaledetti mesi.
Max la salut con la mano, ma non la guard. Poi, non
appena se ne fu andata, si rese conto che avrebbe voluto
averla ancora l e si volt per chiamarla. Frankie si era allontanata
con la rapidit di un uccello, e si stava facendo
strada fra i tavoli, slanciata e inquieta. La lasci andare. Era
stata la sola a vedere con i propri occhi quello che succedeva
laggi. Lo aveva raccontato via radio a tutti loro, seduti
alla scrivania, e li aveva costretti a guardarlo dritto negli
occhi, anche se questo significava tutto e niente. Fece cenno
al barista perch gli portasse il conto. Era impossibile guardare
qualcosa negli occhi, e lui lo sapeva. Alz lo sguardo
verso lo specchio sopra il bancone, e gli uomini in uniforme
sparsi qua e l fra i tavoli gli diedero l'impressione di
essere in un campo di cotone rischiarato dalla luce insolita
e sinistra che precede una tempesta.
Frankie si allontan il pi velocemente possibile dal suo vecchio
capo e si immerse nell'afa della Grand Central Station,
circondata da viaggiatori americani, tra l'ansia e la fretta
di salire sul treno giusto e di trovare il binario, scambiandosi
baci e parole d'addio. Una volta giunta sotto la cupola
si ferm, il volto rigato di lacrime. Sul tabellone davanti
a lei, le lettere bianche sfarfallavano sopra la superficie
nera. Altri passeggeri si fecero largo tra la folla, fermandosi
anch'essi e alzando gli occhi sul tabellone prima di procedere.
Ci che vide in quella stazione non era niente pi di
quello che sembrava. Il verde intreccio dei gigli sistemati in
un vaso accanto alla biglietteria. Niente da guardare, niente
da vedere. E niente da raccontare. Era un piacere quasi
insopportabile. Frankie tir su col naso e si asciug il volto
con la mano. Alz lo sguardo sull'orologio, seguendo la
lancetta che si avvicinava alla sommit congiungendo ogni
secondo a quello successivo. Nel giro di un paio di minuti
le lettere e i numeri bianchi si combinarono in modo da assumere
un nuovo significato, e Frankie si incammin al binario
sul quale il treno per Boston era gi in attesa.
Un mese prima, Frankie era scesa dalla passerella del piroscafo
Norway, gettandosi tra le braccia della madre. Si era
lasciata accompagnare a casa e mettere a letto. Al piano di
sotto, le voci della madre e della governante accompagnavano
il passare delle ore, permeando il soffocante caldo
estivo che filtrava nelle stanze chiuse. Aveva fissato il soffitto,
le braccia incrociate sulla coperta di cotone, mentre il
frastuono di New York imperversava all'esterno. La seconda
settimana aveva chiesto un grammofono ed era rimasta
sdraiata nella stanza che era stata la sua cameretta d'infanzia,
la vestaglia appesa alla colonnina del letto, le ciabatte
allineate ordinatamente sul pavimento, ascoltando le voci
registrate in treno.
Quando la madre entrava e si metteva a sedere di fianco
a lei, Frankie chiudeva gli occhi e tornava con il pensiero
ai posti in cui era stata. Tornava a Harriet, al loro appartamento.
Tornava alla madre di Billy. Al medico nel rifugio,
a quegli occhi fissi nei suoi mentre moriva. E poi tornava
ai viaggi in treno, a Thomas, ai due fratelli, a quell'ultimo
bambino che non aveva potuto seguire. Ce n'erano stati
cos tanti. Fin troppi.
Con gli occhi della mente si trascinava avanti e indietro
finch, poco alla volta, come le acque di un fiume che tornino
limpide dopo una piena, nell'ultima settimana le era
apparsa un'immagine di se stessa ferma di fronte a una porta
dietro la quale si trovava la moglie del medico. Si era figurata
il momento in cui le avrebbe finalmente consegnato
la lettera del marito, e poi l'aveva vista sorridere, come
se avesse qualcosa da darle in cambio.
A Nauset, Frankie raggiunse l'autobus per Franklin con
ampio anticipo. Si lasci cadere su un sedile e spalanc il
finestrino.
Si risvegli mentre l'autobus si fermava sbuffando, facendole
scivolare la testa che aveva appoggiato al sedile. C'era
gente che camminava per la strada, proprio sotto di lei, ridendo
nella brezza della sera. Frankie tese la mano verso il
sedile di fronte a s e si alz. Nell'intensa luce del tardo pomeriggio
riflessa sul parabrezza, scese dall'autobus e fece
qualche passo lungo il marciapiede per andare a ripararsi
all'ombra di uno dei due alberi che svettavano davanti
all'ufficio postale, aspettando che l'autista le consegnasse
i bagagli.
Era il secondo fine settimana d'agosto, e la citt era pervasa
da una smania di divertimento. I turisti, uscendo con
i loro abiti di lino e popeline, puliti e tirati a lucido dopo
la giornata trascorsa in spiaggia, si erano immersi nelle
ultime luci del giorno. Passeggiavano e chiacchieravano
guardando le vetrine dei negozi, come ramoscelli spezzati
sospinti lentamente lungo un placido ruscello, facendo
risuonare le loro voci tra le stradine. Sebbene fossero
soltanto le sei, alcuni locali avevano gi esposto in vetrina
cartelli che informavano: "Aragoste finite", "Sformati
esauriti". Era ancora ferma in quel punto quando ud
un clangore di metallo contro metallo, e subito dopo l'allegro
gorgheggio di una tromba, mentre i turisti lungo il
perimetro del porto si animavano e un'orchestrina attaccava
a suonare.
Forse era stato un errore andare fino a l, pens Frankie
per la prima volta con un certo disagio, sporgendosi ad afferrare
il manico della valigia. Forse la quiete aveva cessato
di esistere. E sebbene l'Europa stesse cadendo a pezzi,
devastata e dilaniata dalle esplosioni, se non altro lei aveva
individuato la direzione da seguire. Ma tutto quel movimento
senza uno scopo, riflett con lo sguardo rivolto alla
strada, dov'era diretto? C'erano un cinematografo e una
sala da ballo, ma grida e schiamazzi sembravano giungere
da ogni angolo della cittadina. Sollev la valigia e il grammofono
portatile, si mise la cartella sulla spalla e si diresse
alla fine del marciapiede, aspettando che la schiera di
Chevrolet e Plymouth si sfoltisse.
Sull'altro lato della strada, una donna alta, con i capelli
rossi, usc dall'ufficio postale e si ferm in cima alle scale
per ammainare la bandiera, i fianchi fasciati con delicatezza
dalla divisa blu di ordinanza. Frankie pens che ricordava
Dorothea Brooke, solo in versione pi vivace. Le labbra
erano dipinte in una tonalit di rosso che non le donava
molto, come a voler dire: "chi se ne importa. Chi se ne importa
di queste labbra".
Osserv la direttrice dell'ufficio postale allentare la fune
lungo il pennone, e mentre la bandiera scivolava silenziosa
nella luce serale alcuni ragazzi passarono di corsa lungo
Winthrop Street in direzione del porto, inghiottito dall'alta
marea. Il caldo umido della giornata impregnava anche
l'aria della sera. Davanti ai suoi occhi, i giovani raggiunsero
la spiaggia e, liberandosi di camicie e cappelli, si lanciarono
direttamente in acqua, con i pantaloni cachi che scivolavano
fino alle anche, restando su soltanto grazie alle
cinture. Si gettarono in mare e, gridando e sguazzando, si
buttarono l'uno sull'altro. Bianchi come l'inverno, si agitavano
scompostamente sotto la superficie dell'acqua, simili
a pesci in una botte. La commissione di leva di Cape Cod
doveva aver estratto tutti i loro numeri. Frankie li super
e procedette lungo Front Street fino al punto in cui incrociava
Yarrow Road, per poi avviarsi con passo deciso su per
la collina, allontanandosi dal centro cittadino.
Alla sua destra, la siepe irta di rose canine e sterpi cresceva
direttamente sulla sabbia. Il tardo pomeriggio era colmo
di suoni e dall'altra parte della siepe, in fondo al ripido declivio,
il terreno paludoso si increspava mentre la marea si
ritirava poco a poco. Il profumo di sale e rose si mescolava
alla brezza marina sotto i richiami ammonitori dei gabbiani.
In cima alla salita erano schierati sei cottage dipinti di
bianco, poco pi grandi di una casa delle bambole, disposti
uno accanto all'altro come signorine al cospetto del gentiluomo
finalmente arrivato a dare inizio alle danze. Il cottage
affittato da Frankie era il quarto a partire dal fondo;
passando di fronte agli altri sent lo scroscio delle docce, i
lamenti dei bambini stanchi e le voci tranquille delle madri
che fluttuavano come teli nella brezza. Una donna stava
fumando una sigaretta seduta nella veranda di fianco alla
sua, i piedi appoggiati sulla ringhiera di modo che l'abito
lasciasse scoperte le gambe abbronzate. La donna pos lo
sguardo su Frankie e la salut con un gesto pigro.
Frankie ricambi il saluto e apr la porta a zanzariera.
All'interno, le due stanze erano dipinte di un bianco splendente
e le tende trasparenti si alzavano e abbassavano nella
brezza marina. Era un ambiente fresco e luminoso. C'erano
un piccolo divano e due poltrone sistemate intorno a un
tavolo, su cui troneggiava un grammofono. Musica, luce e
drink sorseggiati nel fresco della sera. L'estate era racchiusa
tutta in quelle tre cose. Di fronte all'elegante cornice delle
finestre, l'aria e l'acqua guizzavano avanti e indietro con
un moto indolente. La finestra sopra il lavello affacciava
sulle alte dune, immobili e roventi nella quiete serale, con
i cespugli di ammofila verde argenteo che sbucavano dalla
sabbia come canne.
Dalle finestre, il cielo terso si stendeva a perdita d'occhio
in una volta armoniosa. Frankie pos i bagagli e riemp un
bicchiere di acqua del rubinetto prima di tornare fuori e sedersi
nel lento calare della sera. Dal punto in cui si trovava,
sopraelevato e lontano dal centro cittadino, Frankie riusciva
a scorgere il villaggio intero davanti a s. I pescatori stavano
sistemando le attrezzature sui ponti dei pescherecci,
e le loro grida si levavano nella quiete, al termine di un'altra
giornata. D'un tratto, udendo quegli echi di vita quotidiana,
gli occhi di Frankie si riempirono di lacrime. Era
consapevole di aver divagato quel pomeriggio, con Max, e
poteva immaginare che idea si fosse fatto di lei. Rimpianse
di aver tirato in ballo Dio. Non sapeva nemmeno lei cosa
avesse cercato di dirgli esattamente.
Si guard intorno. Alla sua sinistra un uomo anziano
che sonnecchiava su una sedia in veranda, illuminato dagli
ultimi raggi di sole, emise un gemito sonoro. Era vestito
di tutto punto, con un paio di pantaloni chiari, una camicia
bianca e un maglione scuro, le braccia adagiate lungo
la curva della sedia, completamente abbandonate al sonno.
Sonno? Frankie si alz dalla sedia, disgustata. I mesi
trascorsi come corrispondente di guerra, le pagine di testi
radiofonici scritte negli ultimi quattro anni... Cos'avevano
portato di buono? Lanci un ultimo sguardo alle due strette
schiere di case che conducevano al centro cittadino. Non
avrebbe fatto alcuna differenza se anche avesse affidato al
vento le sue parole.
...
.
...
22.
...
.
...
L'indomani mattina, sugli sgabelli del bar del villaggio sedeva
una mezza dozzina di uomini, tre dei quali indossavano
stivaloni da pesca, le mani strette attorno a una tazza di
caff caldo. Accolta da un improvviso silenzio, Frankie raggiunse
uno degli sgabelli vicino al bancone, fece un cenno
alla donna che versava il caff e si mise a sedere. Grazie
disse, prendendo la grossa tazza che la cameriera le aveva
messo di fronte.
'Giorno disse l'uomo accanto a lei con un sorrisetto. Lo
aveva visto la sera precedente in testa al gruppo di ragazzi
che avevano fatto il bagno.
Buon giorno rispose Frankie.
La porta del bar si apr e la sagoma di un uomo, stagliata
contro la lucentezza esterna, si trattenne sulla soglia per un
minuto a salutare con cenni del capo prima di avanzare in
direzione dello sgabello ancora libero di fianco a Frankie.
L'uomo pos un piede sul piolo e si accomod con cautela,
come su una sella. Il suo corpo aveva le proporzioni armoniche
di una botte, piccolo e compatto, i capelli grigio-biondicci
tagliati cortissimi. Appoggi il cappello sul bancone
vicino al piatto con la premura di un giudice.
Harry lo salut il giovane pescatore seduto vicino a
Frankie.
Ciao, Johnny rispose Harry.
Dalla radio giunse il segnale acustico che indicava lo scoccare
dell'ora, e tutti nella stanza ammutolirono, come se fossero
di fronte al divampare di un fuoco. "Le forze britanniche
e sovietiche hanno invaso l'Iran" dichiar lo speaker,
e la sua voce fu seguita dai tre suoni che accompagnavano
l'inizio del notiziario. "Preoccupate dai resoconti forniti dai
"turisti" tedeschi, oggi Gran Bretagna e Russia hanno deciso
di costringere l'Iran ad accettare il loro aiuto nella difesa
dei giacimenti petroliferi. Le forze di terra britanniche
sono avanzate in due aree distinte per mettere in sicurezza
le riserve nei pressi di Abadan, e si sono poi spostate a
nord-est di Baghdad per occupare altri siti analoghi attorno
a Kermanshah. Nel contempo i russi hanno marciato alla
volta di Tabriz. La resistenza degli iraniani  stata minima
nei confronti delle forze britanniche come di quelle russe."
Grandioso grugn Johnny.
Frankie sorseggiava il suo caff, le mani strette intorno
alla tazza, e ascoltava la guerra riversarsi dagli altoparlanti
della radio come chiunque altro.
La voce dello speaker prosegu snocciolando un elenco
dei fronti sparsi in tutto il mondo. Nella Francia occupata,
ventimila soldati tedeschi stavano setacciando le strade di
Parigi in cerca di persone sospette dopo un fine settimana
di attacchi mossi in gran segreto contro le forze di occupazione.
Le autorit tedesche avevano minacciato di fucilare
gli ostaggi se gli attacchi non fossero cessati. Gli abitanti di
Leningrado continuavano a combattere. Di punto in bianco,
la voce vivace di Betty Bonney usc dagli altoparlanti,
accompagnata dal suono brillante e stridente della tromba,
inondando allegramente il locale con la canzone Joltin
Joe DiMaggio. Johnny Cripps si alz e si sporse sul bancone
per spegnere la radio con aria disgustata. Quand' che
si decideranno a chiamarci? mormor, tornando a sedersi.
L'uomo accanto a lui scosse la testa. Non lo faranno.
Se anche fosse, ci andremo e basta dichiar un altro.
Be', io non ci penso nemmeno disse il tizio vicino a lui.
In mezzo a tante chiacchiere sciocche, gli uomini pi maturi
se ne stavano zitti a fissare le loro tazze. La guerra? pens
Frankie. La guerra era racchiusa tutta l, nel silenzio
degli anziani. Avvert la presenza dell'uomo di nome Harry
al proprio fianco, intento ad ascoltare, un palmo premuto
sul bancone mentre fumava.
E comunque, che diavolo possiamo farci noi se in Polonia
hanno confinato qualche migliaio di ebrei? sbott
l'uomo seduto dall'altro lato di Harry. Non penso proprio
che DeVoris li ospiter tutti nel suo albergo gi a Sudbury.
DeVoris no, e nemmeno Jameson. Non se li prender
nessuno.
Frankie distolse lo sguardo e si concentr sul suo caff.
Com' che si coprono le spalle?
Tutto esaurito. Niente di pi facile. Hanno sempre il tutto
esaurito, quelli l.
A ogni modo, sono problemi loro. Tra l'altro, i crucchi
li hanno fatti fuori solo per mettere in chiaro le cose. A loro
non interessano gli ebrei,  tutta una questione territoriale.
E poi in Europa c' sempre stata una guerra, di un tipo o
dell'altro, fin dal...
 per questo che ci siamo trovati in vantaggio intervenne
qualcuno. Da noi non c' stata una sola guerra negli
ultimi ottant'anni.
S che c' stata.  solo che le abbiamo dato un altro
nome. Ma c' sempre un nemico, puoi scommetterci. Gli
indiani. I negri. I polacchi. C' sempre qualcuno da buttare
nel calderone.
Non vorrai mica fare il comunista con noi?
Questa volta i crucchi porteranno la guerra fin qui osserv
Harry con calma, gli occhi fissi davanti a s.
Il gruppo di uomini pi anziani alz lo sguardo su di
lui. Harry volt lentamente la testa verso di loro. Frankie
not che due di loro annuirono. Gli altri tornarono a fissare
il fondo della tazza.
Non lo so, Harry. Che mi dici dei giapponesi?
In che senso?
Non dovremmo preoccuparci di loro?
Al diavolo. Lascia che sia il presidente Roosevelt a preoccuparsi
di loro ribatt Harry. I giapponesi sono dall'altra
parte del mondo, che diamine. Non posso preoccuparmi
anche di loro. I crucchi sono gi nell'Atlantico. Vedrai
che ci punteranno addosso i loro cannoni prima ancora che
i giapponesi abbiano finito di leggere le carte di Roosevelt.
Mi preoccupo di quello che mi sembra un pericolo evidente
per noi che stiamo qui.
Frankie colse lo scambio di sguardi fra Johnny e un altro
ragazzo.
Ma Harry, non credi che sarebbe meglio aspettare finch
non sappiamo come stanno realmente le cose?
Quando i tedeschi verranno, verranno e basta. Non si
prenderanno certo la briga di fare un annuncio.
Era il genere d'uomo al quale gli altri prestano ascolto, ma
era chiaro che di quella storia non volevano sentir parlare.
Era un affronto alla ragione. Un affronto all'immaginazione.
Come fai a esserne cos sicuro, per la miseria?
Non ne sono affatto sicuro rispose Harry.
Uno degli uomini che stavano scuotendo la testa durante
il discorso di Harry sui giapponesi sbuff.
Harry si strinse nelle spalle.
Fareste meglio a prestare attenzione a quello che sta succedendo
laggi intervenne Frankie, cercando di mantenere
la calma dove gli ebrei vengono radunati e cacciati dalle
loro case, e non a migliaia precis, facendo un cenno verso
l'uomo che aveva parlato poco prima ma a decine di
migliaia. Fiumi di persone che avanzano. Un mare di corpi
in movimento, messi in fila ad aspettare, accalcati davanti
agli ingressi dei consolati e delle ambasciate, dappertutto.
Masse di gente in viaggio, senza un posto dove andare.
Ma molti di loro stanno riuscendo a venire via di l. Accidenti,
proprio l'altro giorno ho letto una storia su un gruppo
di quelli l che  riuscito ad arrivare fino a...
 troppo tardi lo interruppe Frankie. L'uomo di fianco
a lei si zitt.  troppo tardi per quasi tutti loro. E adesso
sono in trappola, e le cose andranno di male in peggio.
Ci sono gli squadroni della morte delle SS che setacciano
le citt della Russia per catturare gli ebrei e li ammazzano
uno per uno. Frankie si alz dallo sgabello. E qui ve ne
state tutti con le mani in mano.
Cazzate mormor Johnny.
Tremando, Frankie lanci un'occhiata a Harry. Non avrebbe
voluto intromettersi. Apr la borsetta e rovist in cerca
di qualche spicciolo per il caff.
 stata laggi? chiese Harry.
Frankie annu.
Dove?
Un po' ovunque, ma soprattutto a Londra. Frankie fece
scivolare qualche moneta davanti alla sua tazza, consapevole
degli occhi degli uomini che la scrutavano e del silenzio
calato sul locale.
A fare cosa?
La corrispondente. Frankie tese la mano. Sono Frankie
Bard.
Harry fece un fischio. Harry Vale. Prese la mano di
Frankie e la strinse.
 quella della radio? si intromise Johnny.
Frankie annu.
Quanto si tratterr?
Qualche giorno rispose Frankie.
Far un servizio su di noi?
Avete qualcosa da dire? domand Frankie freddamente.
Gli uomini attorno a Johnny sghignazzarono. Frankie si
volt di nuovo verso il banco. Le chiacchiere da bar ricominciarono,
mentre lei sorseggiava il suo caff. Ecco una
cosa che non aveva mai preso in considerazione, o meglio,
che non aveva mai avuto modo di sapere. Non aveva mai
sentito la propria voce alla radio, non sapeva che suono
avesse, n l'impressione che poteva fare. La settimana precedente,
quando aveva sentito la voce di Murrow provenire
dalla radio accesa in un negozio di New York e riversarsi
in strada dalle porte aperte proprio mentre lei stava
passando di l, si era subito fermata. Conosceva lo studio
nel quale era seduto in quel momento, conosceva alla perfezione
quel modo che aveva Ed di cingere la base del microfono
con entrambe le mani, come un bambino, e sapeva
che parlava con gli occhi chiusi in modo da sentire il proprio
battito, ed eccolo l, in un pomeriggio d'agosto, a strepitare
in mezzo alla folla. Ma non riusciva ancora a capacitarsi
che la gente ascoltasse anche lei in quel modo, che
conoscesse la sua voce.
Allora, secondo lei quante possibilit ci sono che un
U-Boot arrivi fin qui? chiese Harry.
Dice sul serio?
Harry fiss Frankie. Veda un po' lei.
Frankie scosse la testa. Secondo me poche. Ora che si
sono spinti fino in Russia, si troveranno a combattere su
troppi fronti.
Se la sua risposta lo aveva deluso, Harry non lo diede a
vedere.
Avete delle carte? Un uomo, troppo vecchio per essere
richiamato, era fermo sulla porta, con i folti capelli biondi
che fuoriuscivano dal berretto in lunghi riccioli. Entr nel
caff con aria disinvolta, facendo scricchiolare le assi del
pavimento a ogni passo. Giunto vicino al registratore di
cassa si ferm e pos delicatamente le mani sul bancone,
scrutando fra le file di tazze da caff sistemate sullo scaffale
dietro la testa di Betty Boggs, la cameriera.
Che tipo di carte? chiese la donna.
Da gioco.
Aveva l'accento tedesco. In un recipiente sotto il registratore
di cassa erano riposte varie scatole di fiammiferi e di
carte da gioco. Betty prese un mazzo nuovo, sul quale erano
impresse le sagome dei bombardieri tedeschi, e lo pos
sul bancone per mostrarlo all'avventore. L'uomo prese in
mano il mazzo. Queste? Aggrott la fronte.
Sono le uniche che ho.
Frankie e gli uomini stettero a guardarlo mentre rigirava
la scatola ed esaminava il retro. "Messerschmitt Me-110,
cacciabombardiere tedesco" era scritto sotto la sagoma scura
dell'aereo da combattimento. Vicino al sette di quadri
era disegnato il profilo dello stesso aereo, questa volta visto
dall'alto, come se stesse volando a bassa quota, pronto
a sganciare una bomba. L'uomo rimase a lungo a osservare
le immagini, ma Frankie ebbe l'impressione che sapesse
di avere gli occhi dell'intero locale puntati addosso.
Allora, le vuole o no queste carte? chiese Betty.
L'uomo alz gli occhi su di lei. S rispose. Voglio le
carte e mise sul banco un quarto di dollaro.
Grazie. La donna fece un cenno con la testa e si diresse
verso il registratore di cassa, in fondo al banco. Si ferm
l, appoggi le mani ai lati della cassa e aspett che se ne
andasse. L'uomo non si trattenne oltre, e Frankie lo guard
scendere dal marciapiede di fronte al caff e attraversare
la strada.
Chi era quello? chiese.
Una specie di crucco rispose Johnny con una strizzatina
d'occhio. Perci stia attenta.
Cosa vorrebbe dire? chiese Frankie seccamente. L'entusiasmo
subdolo che si irradiava dalla voce di Johnny Cripps
era odioso: la classica saccenteria di uno sbruffone.
Non  di queste parti spieg l'uomo seduto vicino a
Johnny. Si chiama Schelling, ed  arrivato qui la scorsa
primavera.
Ora sta riverniciando la casa del dottor Fitch di un bianco
che fa quasi luce. Questo non ti preoccupa, Vale? Johnny
si accigli. Splende come il sole.
Se solo avesse potuto chiudere gli occhi e avere un attimo
per riprendersi, pens Frankie sconvolta, forse sarebbe
riuscita a ignorare lo stormo di uccelli che si era levato
improvvisamente in volo nel suo petto. Il nome del
medico era sbucato fuori cos, di punto in bianco. Non
era ancora pronta.
Harry scosse il capo.
Che motivo avrebbe di preoccuparsi? chiese Frankie.
Perch cos i crucchi avranno un punto di riferimento
lungo la costa sbott Johnny. Un grosso punto bianco a
indicare la citt affacciata sul promontorio.
A proposito, avete sentito cos'ha detto la moglie di Fitch
a Beth, l'altro giorno al mercato?
Harry si volt a guardare l'uomo in piedi di fianco a
Johnny.
Ha detto che vuole essere sicura che il medico ritrovi
la strada di casa.
Cosa? intervenne Frankie bruscamente e si sporse per
guardare la persona che stava parlando.
Chiudi il becco lo ammon Betty Boggs duramente,
sbattendo la caffettiera sul banco. Sta' zitto una buona
volta, Tom Jakes.
Cosa significa? Frankie deglut. Dov' il dottor Fitch?
A Londra rispose Johnny.
 andato a dare una mano durante il Blitz spieg Betty
Boggs in tono risoluto. L'ha presa malissimo dopo la morte
di Maggie prosegu, quasi parlando tra s.
Come se la passa Jim Tom? chiese l'uomo alle spalle
di Harry.
Meglio di quanto ve la cavereste tutti voi ribatt Betty
Si porta dietro la bambina dappertutto, ma  difficile per
lui tirare avanti da solo, con quei cinque figli ancora piccoli,anche se pu contare sull'aiuto di sua madre che sta in
fondo alla strada.
Frankie scese dallo sgabello e si alz di scatto.
A ogni modo disse Betty, facendo un cenno a Frankie
fra non molto il dottor Fitch dovrebbe essere di ritorno.
Bene replic Frankie, concentrandosi sulla fibbia della
borsetta. La ringrazio.
Arrivederci aggiunse Betty, infilando nel grembiule i
soldi di Frankie, che salut Harry con un sorriso.
Frankie spinse la porta a zanzariera ed emerse di nuovo
in Front Street, dove la folla di turisti entrava e usciva dai
negozi nella limpida aria mattutina, e sent il sangue pulsarle
nelle orecchie. Il medico era morto. Il Blitz era finito
da settimane. Un uomo sull'altro lato della strada incroci
il suo sguardo e sollev il cappello. Frankie fece un cenno
con il capo e abbozz un sorriso forzato. Era agosto. Il dottore
era stato investito a maggio. Era morto. Lo aveva visto
morire. Distolse lo sguardo dall'intenso scorcio di sole che
illuminava il marciapiede, e vide il tedesco che era entrato
al bar per comprare le carte camminare lentamente verso
l'ufficio postale, cos si mise a seguirlo, quasi senza pensare
a quello che stava facendo. Si ferm di fronte alle scale
e vi rimase a lungo, anche dopo che l'uomo era scomparso
all'interno del distributore di benzina in fondo alla strada.
Non aveva mai pensato che sarebbe toccato a lei presentarsi
in citt con la notizia della morte del medico.
Rest ferma dov'era per un po', lo sguardo alzato sulla
veranda ombreggiata dell'ufficio postale. Era l perch aveva
una lettera. Niente di pi semplice. C'era una lettera, e il
compito di recapitarla spettava a lei. L'aveva portata con s
da Londra a Berlino, e poi di nuovo a Londra. L'aveva trasferita
da una tasca all'altra delle sue gonne, attraverso il continente
europeo, attraverso l'oceano, fino a l, sulla East Coast.
Era riposta, come sempre, dietro il pacchetto di sigarette nella
fodera di raso della tasca. Non doveva fare altro che tirarla
fuori e consegnarla anche se, naturalmente, avrebbe potuto
benissimo spedirla. Non era necessario che riferisse a
Emma Fitch quanto era successo, giusto? Oh, per l'amor del
cielo sussurr rabbiosamente e sal i gradini due alla volta.
C'era coda all'ufficio postale, e Frankie attese in disparte,
vicino alle caselle. Era un ambiente tranquillo e ordinato,
e la responsabile era in piedi dietro lo sportello, orgogliosa
come una polena sulla prua di una nave.
Buon giorno disse Iris. Con un tonfo sordo, impresse il
timbro postale su tre lettere disposte in fila, quindi si volt
e gett dietro di s le buste appena timbrate con uno scatto
rapido e impaziente del polso. Frankie segu con lo sguardo
le lettere, che scavalcarono silenziosamente la spalla della
donna e andarono a finire nei sacchi, non volendo interferire
con quell'ordine.
Salve disse Frankie.
Iris fece un cenno con la testa e prosegu con il suo lavoro.
Dopo un po', vedendo che Frankie non si era avvicinata
allo sportello n si era voltata per uscire dall'ufficio, Iris
alz gli occhi.
Posso fare qualcosa per lei?
Tutti gli abitanti di Franklin hanno una di queste? esord
Frankie, posando lo sguardo sulle cassette postali senza
muoversi dal punto in cui si era fermata, al centro dell'atrio.
S rispose Iris, aggrottando la fronte. Perch le interessa?
Volevo solo sapere se  in questo modo che la gente riceve
la posta, qui.
S.
E lei  la direttrice dell'ufficio postale?
Direttore la corresse Iris. Non esistono direttrici. Uomo
o donna che sia, rimane sempre "direttore".
In Inghilterra la chiamerebbero direttrice.
 stata in Inghilterra?
S. Frankie si avvicin lentamente allo sportello. Sono
appena tornata.
Si fermer a lungo?
Giusto il tempo di riposarmi un po' rispose Frankie.
Iris annu, diffidente. Quella donna non sembrava capace
di riposarsi.
"Ho una lettera" avrebbe voluto dire Frankie. "Prenda
questa lettera." Vediamo se ho capito bene...
Iris aspett.
Ogni singola lettera passa per le sue mani?
Perch?
Qualsiasi notizia, qualsiasi comunicazione che riguardi
la citt passa di qui?
Cosa le interessa sapere esattamente? domand Iris in
tono piuttosto brusco.
Frankie scosse la testa. Sto solo cercando di capire come
funzionano le cose.
S, tutto ci che riguarda la citt passa di qui.  cos che
il dipartimento delle poste gestisce la corrispondenza. 
questo il meccanismo. Quando qualcuno imbuca una lettera
la affida al sistema postale, e la missiva verr smistata,
spedita e di nuovo smistata, finch non viene recapitata
alla giusta destinazione.
Capisco replic Frankie, esausta. Dunque, se una notizia
dovesse giungere qui tramite posta, lei la vedrebbe?
 lei l'approdo?
Quale approdo? Iris deglut. E quale notizia?
Una qualsiasi. La morte di qualcuno, ad esempio.
Chi  lei?
Nessuno rispose Frankie. Una giornalista.
Sta scrivendo un pezzo?
Frankie scosse la testa.
Non  morto nessuno disse la direttrice pacatamente.
Allo scoccare delle dieci e trenta, l'orologio produsse un
ronzio.
D'accordo concluse Frankie. D'accordo, arrivederci.
Un'automobile pass rombando davanti a Frankie, che si
era fermata ai piedi delle scale dell'ufficio postale. Era una
Plymouth azzurra guidata da un uomo con il cappello. La
guard procedere a passo d'uomo lungo la strada rovente.
Sull'altro lato della via scorse un paio degli uomini incontrati
al bar seduti sulle panchine. Li fiss. Com'era possibile
che questa realt proseguisse in parallelo all'altra? Davanti
ai suoi occhi, la citt pareva dissolversi nel calore estivo. Era
sconvolta come il mattino in cui era morta Harriet, mentre
aspettava che Billy, il bambino che aveva appena riaccompagnato
a casa, si voltasse sulla soglia di casa e la guardasse.
"Casa"? Ricord di aver cancellato quella parola dalla
propria mente nell'istante in cui aveva visto il bambino
rendersi conto che la madre era morta. La donna non era in
quella casa. Non era da nessuna parte. "Casa" era un termine
che apparteneva a un altro mondo, a un'altra lingua,
a un posto in cui le persone si svegliavano, si stiracchiavano
e guardando dalla finestra della camera da letto scorgevano
un cielo terso punteggiato di uccelli.
Erano quasi le undici quando Frankie fece ritorno al suo
cottage. Alcuni bagnanti erano gi saliti dalla spiaggia e sedevano
nelle verande vicine in attesa del pranzo. Apr la
porta d'ingresso e si immerse nella penombra dell'abitazione,
prendendo subito la bottiglia che aveva portato con
s e riempiendo un bicchiere, poi bevve il whisky liscio, in
piedi accanto al lavello.
Il medico scagliato in aria dal taxi, e poi il ragazzino trascinato
via dalla folla, e Thomas che la guardava negli occhi
un istante prima di essere fucilato. Come una fila di carte
in bilico, tutte le cose che le erano successe in quei mesi
cominciarono a crollare lungo il percorso che si stendeva
davanti a lei: la prima cadde silenziosamente, decisa,
trascinando con s anche la seconda e poi quella successiva, e
una dopo l'altra si rovesciarono di fronte a lei, ancora ferma
vicino al lavello con le gambe che le tremavano. Le rivide
a una a una, fino all'immagine del bambino senza nome
conosciuto sull'ultimo treno che si voltava a guardarla prima
di prendere la propria strada, e a quel punto si port le
mani alla bocca, appoggiandosi al bordo della cassettiera
con quella scena incancellabile nella mente.
Alle sue spalle incombeva la sagoma nera del grammofono.
Frankie si volt e per qualche tempo rimase a fissarlo.
I dischi registrati in treno erano ancora dentro la cartella.
Ne prese uno e lo pos con delicatezza sul piatto, quindi
ruot la manopola e il disco, con un piccolo sussulto, prese
a girare lentamente. Frankie infil il dito mignolo sotto
il braccio della testina, lo spinse avanti con delicatezza
e lo abbass di nuovo. "Parla qui dentro." Dal grammofono
giunse la sua voce. "Di' il tuo nome." Si mise a sedere
e ud il flebile rumore delle ruote del treno. "Parla pure"
disse la sua voce, pi sommessa ora. "Inga? Inga Borg?" rispose
ancora una volta la ragazza, intimidita. E ancora una
volta il suo volto teso, affilato, comparve davanti agli occhi
di Frankie. "Io mi chiamo Litman" intervenne la voce
del fratello. Frankie chiuse gli occhi, ascoltando la partitura
di voci ormai familiare che dalla ragazza passava al fratello
e infine a Thomas.
La puntina si trascin fino alla fine del disco, e il suo fruscio
echeggi nella piccola stanza. Frankie si drizz a sedere
e sollev la puntina, gir il disco e abbass la testina
sull'altro lato.
Adesso era un uomo pi anziano a parlare, con il suo inglese
stentato e approssimativo: "Guardai e vidi mia moglie
l, sulle scale. Era cos...". L'uomo toss, e Frankie sent la propria
voce mormorare qualcosa. "... smarrita." Frankie ricord
di aver visto l'uomo seduto da solo nella stazione. "Vennero
a svegliarci" spieg poi una donna in francese. "Non
ebbi nemmeno il tempo di prendere qualcosa da mangiare
per i miei bambini." "Come si chiama?" "Hannah Moser..."
Erano voci giovani e anziane, forti e sommesse, stridule,
secche, concitate. "Cos, guardi" sent la propria voce indicare
a qualcuno. Parlavano lingue che Frankie non capiva,
che non aveva mai nemmeno sentito, come il dialetto
dei monti ungheresi, il serbo, il croato, frasi fitte e sillabe
spezzate che vibravano nell'aria mentre lei ascoltava un disco
dopo l'altro. Tre minuti per lato. La maggior parte pronunciava
soltanto il proprio nome. C'era un bambino che
non riusciva a dirlo: ogni volta che Frankie glielo chiedeva,
lui cominciava e poi scoppiava in una risata incontrollabile.
C'era anche il risolino di Frankie su quel disco, mentre
lo esortava a continuare, a ritentare, "Forza, tesoro", e
poi la sua voce svan.
Abbass la puntina sull'ultimo disco, quello sul quale
aveva inciso due diverse registrazioni, e per qualche secondo
le parole - "Jaspar... sono... Greta... andai a cercarlo...
cos'?... la casa pi piccola in fondo all'isolato era sorvegliata
ma io... Ruth... Sebastian... sono..." - le si avventarono
addosso come una creatura folle.
Rimase seduta ad ascoltare il bizzarro caos di quell'ultimo
disco - "Hannah... sono... non, non j'ai dit... c'est quoi,
a?... ein Kartoffel... No!..." - voci che si sostituivano ad altre
voci, alte e basse, insistenti, una sopra l'altra. Voci umane
che si rincorrevano nell'aria soltanto per essere seguite,
infine, dal fruscio dell'apparecchio. Frankie stette ad ascoltare
il silenzio che aveva inghiottito gli uomini, le donne,
le risate dei bambini. Aveva viaggiato con loro, era rimasta
in coda ad aspettare, li aveva visti varcare porte e rimontare
sui treni. Merci, mademoiselle" le avevano detto. "De
rien aveva risposto. Tutto questo appena due mesi prima.
...
.
...
23.
...
.
...
 l! Eccolo l! L!
Frankie si svegli con il cuore che le martellava nel petto.
Aveva sentito qualcuno gridare, e dopo un minuto si rese conto
che quel qualcuno era lei. Aveva la gola secca e infiammata.
Sollev le ginocchia sotto le coperte e guard lo specchio
appeso sopra il com ai piedi del letto. Una donna la stava
fissando, una donna il cui volto esangue sembrava non avere
occhi. Frankie sbatt lentamente le palpebre due volte, e
il viso frammentato della donna si ricompose. Recuper accendino
e sigarette dal comodino e sollev il cuscino dietro
la schiena, con il cuore che batteva ancora all'impazzata.
Ebbe la sensazione di dover affrontare una lunga scalata
per poter tornare al mondo. La veneziana era immobile. La
luce nella stanza si era affievolita. Guard l'orologio appeso
alla parete e si accorse di aver dormito fino al pomeriggio
inoltrato. Sent voci femminili provenire da una delle verande,
e rimase ancora un po' sdraiata, con gli occhi chiusi,
ascoltando senza capire cosa stessero dicendo. Infine apr
gli occhi. Bene. Tir gi le gambe e si stiracchi.
Dai piedi del letto, guardando in fondo al soggiorno, si
scorgeva la porta d'ingresso che dava sulla veranda, e Frankie
not una sagoma accomodata su una delle sedie. Allora,
con molta calma, si alz e and alla finestra, ma l'alto
schienale bianco nascondeva alla vista la persona che vi era
seduta. Dovette aprire la porta a zanzariera.
Il tedesco che aveva visto al caff si alz in piedi. Si tolse
il berretto e la salut con un cenno del capo. Emanava un
lieve odore di trementina.
Salve disse lei con diffidenza.
Va tutto bene?
In che senso? Frankie aggrott la fronte.
Stava urlando.
Non rispose.
L'ho sentita urlare. L'uomo fiss un punto della porta
dietro la sua testa, come se non volesse invadere la sua
privacy. Dalla mia scala. Si volt e punt il dito verso la
grande casa che sorgeva oltre i cottage.
Le andrebbe di entrare? gli propose in tono pacato.
No. L'uomo torn a posare lo sguardo su di lei.
E va bene replic Frankie, lasciandosi cadere su una
sedia, mentre l'uomo rimase in piedi davanti a lei.
Era spaventata. Frankie si rese conto che l'uomo aveva
inteso quest'ultima frase come una domanda. Cos annu,
e con un gesto gli indic di accomodarsi sull'altra sedia.
Ho fatto un sogno. Un incubo.
Sulla Germania?
Cosa?
Lei  stata in Europa spieg il tedesco. Cos dicono in
citt.
Frankie assent di nuovo.
D'un tratto l'uomo si sedette vicino a lei.
 riuscito a venire via dalla Germania? chiese Frankie
a bassa voce, fissandolo.
Dall'Austria conferm l'uomo. Ad aprile.
Il tessuto logoro della sua giacca rifletteva il sole pomeridiano
in tutta la sua lucentezza. Con le mani infilate nelle
tasche e il corpo proteso in avanti, avrebbe potuto essere
uno qualsiasi degli uomini che si erano accostati al suo
microfono per pronunciare il loro nome. Le era cos familiare,
in quel momento: sembrava pi reale di chiunque altro
avesse incontrato da quando era arrivata in citt.
Frankie tese una mano e la pos sulla manica della sua
giacca. Venga gli disse. Voglio farle sentire una cosa.
Pur non sapendo se l'avrebbe seguita, Frankie si alz
ed entr nel cottage, tolse l'ultimo disco dal grammofono
e fece passare gli altri per trovare quello con la voce di
Thomas. Quindi ruot la manopola, e il disco inizi a girare
lentamente. Sollev con il mignolo il braccio della testina,
lo spinse avanti delicatamente e lo abbass di nuovo
alla met del lato.
La prima a udirsi fu la sua voce. "Parla lentamente" disse.
"Comincia pure."
Vi fu una breve pausa, poi, quando il ragazzo inizi a parlare,
la sua voce giunse appena pi forte, come se si fosse
avvicinato al microfono. "Mi chiamo Thomas Kleinmann.
Sono austriaco" e qui si schiar la voce "vengo dalle montagne
attorno a..."
Otto era entrato, fermandosi sulla porta. I due rimasero
ad ascoltare la voce di Thomas fino alla fine e, quando il disco
termin, Otto, che fino a quel momento non si era mosso,
avanz nella stanza e appoggi il cappello sulla sedia.
Raggiunse Frankie e si ferm, osservando il grammofono.
Ce ne sono altri?
Frankie annu. Otto si mise a sedere. Con molta cura Frankie
gir il disco e abbass la puntina. Poi and a prendere
la bottiglia e due bicchieri, si lasci cadere sul divano, e
assieme ascoltarono tutto il secondo disco, e poi il terzo, e
il quarto. Quando il secondo lato di quest'ultimo fin, Otto
si alz con la compostezza di un parroco, sollev la testina
dal disco e lo sostitu con quello successivo. E con quello dopo ancora.
"Tutta questa gente non  frutto della mia immaginazione"
pens Frankie mentre le voci riempivano la stanza,
una dopo l'altra. "E la prova  qui. Proprio qui." "Mi
chiamo Marta" stava dicendo una donna. "Me ne sono appena
andata da Gurs."
Otto balz su dalla sedia, sollev la puntina e con delicatezza
la abbass di nuovo. La voce della donna, dapprima
indistinta, divenne pi chiara, procedendo spedita in
un inglese pressoch impeccabile: "Mi chiamo Marta. Me
ne sono appena andata da Gurs.
"Hanno aperto i cancelli l'altroieri, senza preavviso. Una
delle donne nell'edificio accanto al nostro  arrivata di corsa
da noi e ci ha detto sbrigatevi, sbrigatevi, e noi ci siamo
alzate, in quattro, e l'abbiamo seguita. Era come se si fossero
stancati dell'intera faccenda, di tutte quelle donne e quei
bambini che aspettavano e morivano. Si sono stancati di noi
e non hanno fatto altro che lasciare aperto il cancello. Hanno
lasciato uscire gli ebrei. Tutto qui. Hanno liberato i polli.
"E cos ci siamo trovate dall'altra parte. In Francia. Con
un fagotto di vestiti e di vecchie carte. Ma ormai avevo
smesso da tempo di credere che quelle carte, i documenti,
gli orari ferroviari, promesse fatte in un'altra vita, valessero
ancora qualcosa. Ora contavano solo il cibo e il sonno e
i vestiti. Erano le sole cose alle quali prestare attenzione...
"C'erano cos tante donne che camminavano con me in
mezzo al bosco".
La voce si interruppe.
"Grazie" intervenne la voce di Frankie.
Otto non si mosse. Fissava il disco che girava a vuoto, la
testa china, le braccia penzoloni.
Frankie ruot la manopola per fermare il disco, con il
cuore che batteva forte.
Mia moglie disse infine Otto. Anche lei  l. A Gurs.
Due giardinetti pi in l, affacciata alla finestra della cucina,
Emma lasci cadere la mano. Era stata sul punto di
bussare sul vetro. Li aveva visti parlare, seduti in veranda,
gli sguardi fissi sulla distesa d'acqua davanti a loro. Era rimasta
a osservarli cos a lungo che le era venuta voglia di
intervenire, ma proprio mentre sollevava la mano quella
donna si era protesa e aveva toccato Otto, e ora lui pareva
sul punto di crollare. La donna continuava a tenere la
mano sul suo braccio. Emma sent un colpo dentro di s,
talmente forte e inaspettato da sembrare una sorta di visitazione,
come un angelo venuto a dirle: "Ora". Trattenne
il fiato. La donna suscitava in lei un timore vago e inquietante,
seduta l con le sue lunghe gambe e lo scialle e gli occhiali
da sole; a quel punto i due, rivolti l'uno verso l'altra
senza pi parlare, divennero come sagome di angeli piangenti,
lui con indosso una giacca, lei una camicetta, e parevano
sorvegliare il mondo, consapevoli di ci che sarebbe
successo. Di ci che sarebbe successo a lei.
Gli occhi di Emma si posarono sulla fotografia incorniciata
sul davanzale, che ritraeva suo padre in piedi alle spalle
della madre, seduta su una sedia con lei in grembo. Allung
la mano per afferrare la cornice. Dunque c'era stato
qualcuno che l'aveva stretta fra le braccia, qualcuno che si
era preso cura di lei: ne aveva la prova davanti agli occhi.
Guard i volti dei genitori, che non erano rivolti all'obiettivo
- e nemmeno a lei, in quel momento - ma fissavano
invece la loro bambina. Emma fece un respiro profondo.
Sistem di nuovo la cornice vicino alla fotografia di Will,
scattata il giorno della laurea alla scuola di medicina. Volt
appena le cornici una verso l'altra, come se volesse fare le
presentazioni. Quando torn ad alzare lo sguardo, gli angeli
erano spariti dalla veranda.
Per un'ora Emma rimase a guardare fuori dalla finestra
affacciata sul cottage nel quale Otto era scomparso, come se
fosse convinta che qualunque cosa stessero facendo l dentro
doveva avere in qualche modo a che fare con lei. Come
se fosse convinta che, quando finalmente fossero usciti,
avrebbero portato con s qualcosa destinato a lei.
Ma quando i due comparirono effettivamente nella piccola
veranda e Otto indic alla donna la casa di Emma, si
sent travolgere da un timore improvviso. Si scost dalla
finestra e percorse il corridoio di corsa per raggiungere la
porta d'ingresso, con l'intenzione di chiuderla, di tirare il
chiavistello, di andare al piano di sopra e sedersi sul letto
in modo che i due se ne andassero.
Stavano gi varcando il cancello in fondo al giardino e
alla vista di Emma, immobile dietro la porta a zanzariera,
Otto la chiam agitando la mano.
Emma! grid.
"Vattene!" avrebbe voluto rispondere. "Vattene via!" E
invece apr la porta con una spinta e stette a guardarli mentre
si avvicinavano, risalendo il vialetto.
Emma! Non aveva mai visto Otto cos agitato. Emma,
questa donna  stata laggi.  stata in Francia.
In Francia? Emma fiss l'uomo con uno sguardo inespressivo,
poi si concentr sulla donna, che sembrava essersi
bloccata ai piedi delle scale. Aveva un'aria malata.
 stata l. Ha fatto delle registrazioni.
Gi intervenne Frankie, sentendo la bocca asciutta.
Proprio cos.
Dica a Emma quello che ha detto a me la incalz Otto.
Emma gli scocc uno sguardo fugace. Di cosa sta parlando?
A Gurs c' stato un rilascio di rifugiati. Frankie si costrinse
a scandire le parole.  successo un paio di mesi fa.
Otto fece un cenno a Emma, impaziente. Ha sentito?
Emma aggrott la fronte. Non capisco.
Forse la mia Anna non  pi a Gurs. Avvertendo l'eccitazione
di Otto, Frankie distolse lo sguardo. Ecco perch
non mi ha pi scritto niente. Non  l. E Miss Bard dice
che ha registrato qualcuna di quelle donne. Potrebbe esserci
Anna nel suo apparecchio insistette.
Miss Bard?
Salve. La donna in fondo alle scale sal un gradino. Era
molto pallida. Sono Frankie Bard.
Emma esit. Per un attimo fu tentata di fare un passo
avanti. Ma Frankie Bard era una voce alla radio, non una
persona in carne e ossa, con una camicetta bianca e una
gonna stretta, che si presentava cos, di punto in bianco.
Com' possibile?
Com' possibile cosa?
Credevo che fosse laggi.
S, ma adesso sono qui.
Emma rabbrivid.
In tutti quei mesi, quando si era figurata la moglie del
medico e il momento in cui le avrebbe consegnato quella
lettera, Frankie si era immaginata di trovarsi di fronte a
una donna tremendamente bisognosa di conforto. E invece
eccola l, in fondo alle scale di casa Fitch, davanti a una
donna gracile e incinta, con il pancione che sporgeva dalla
sua esile figura facendola sembrare una fiammiferaia con
il ventre rigonfio.
Quando nascer il bambino?
Il mese prossimo rispose Emma guardinga.
Adesso  meglio che vada si affrett a dire Frankie, senza
rivolgersi a nessuno in particolare. La sto mettendo a
disagio.
Ma si figuri ribatt Emma, arrossendo.  solo che per
me lei  una voce alla radio. Mio marito e io la ascoltavamo
sempre quando eravamo assieme. Parlavamo spesso delle
sue storie spieg.
Frankie non riusciva a muoversi. Non doveva far altro che
aprire la bocca, guardare Emma e dire quelle parole - "Lo so.
So che lo facevate. L'ho incontrato. Gli ho parlato" -, eppure
non ci riusc. Faticava anche solo a respirare.
Ci sono delle voci sull'apparecchio intervenne Otto.
Emma, lei pu dirle come stanno davvero le cose, laggi.
Pu dirci...
D'accordo lo interruppe Emma, allungando una mano
verso di lui e posandogliela sul braccio. D'accordo, Otto.
Basta cos. Quindi abbass gli occhi sulla giornalista, che
teneva le braccia strette sul petto.
La ringrazio, Miss Bard. Non  mia intenzione essere
scortese, ma preferisco non sentire niente. La sua voce sgorgava
rapida, sottile e acuta. Non mi fa bene sentir parlare
di attacchi e contrattacchi, di quale bombardiere Douglas
 stato abbattuto e dove. Non voglio sapere cosa potrebbe
avere passato lui in questi mesi. O meglio, lo vorrei, ma al
tempo stesso no... Fece una pausa. Non voglio altre notizie,
Miss Bard concluse pacatamente.
Mrs Fitch...
No la interruppe Emma. Mio marito se n' andato.
Sono settimane che non ricevo pi sue notizie, non una
sola parola.
Frankie deglut.
Perci in questi giorni mi sto concentrando prosegu
Emma con voce sommessa il pi possibile. Ogni giorno mi
concentro per tenerlo in vita. Chiudo gli occhi, Miss Bard,
e immagino dove potrebbe essere, e immagino i pericoli ai
quali potrebbe andare incontro, e poi immagino una scena
al contrario, mi immagino la pietra sollevarsi dalla fossa
in cui  seppellito, e il vetro che esplodendo magari lo
ha trafitto tornare intatto. E lo immagino salvo le tremava
la voce, adesso. Sano e salvo.
Emma si pos una mano sulla pancia e con una smorfia
scese piano le scale, superando Frankie e Otto. Senza aggiungere
altro, Frankie si volt e la segu. In fondo al giardino,
Emma si ferm e rimase in attesa, la mano appoggiata
sul cancello aperto, e in quell'attesa Frankie lesse un
chiaro invito ad andarsene.
...
.
...
24.
...
.
...
Se Frankie aveva un motivo di orgoglio, era il fatto di non
essersi mai tirata indietro quando si trattava di raccontare
la verit. Si considerava impavida - una specie di Giovanna
d'Arco -, coraggiosa, irruente, appassionata. Tutti la vedevano
cos. Aveva passato la vita lanciata in una corsa a
perdifiato. Ma adesso, dopo essere arrivata fin l, dopo essersi
spinta fino alla porta di casa del medico, aveva aperto
la bocca e non aveva detto niente. Le venne quasi da ridere.
Il destino le aveva giocato un brutto tiro sin dall'inizio.
Per tutto quel tempo aveva registrato voci e guardato i volti
di persone delle quali temeva che non avrebbe mai conosciuto
la fine, senza sapere che la fine sarebbe stata proprio
lei. Sarebbe stata la fine per la donna esile e agguerrita della
porta accanto. Frankie era la forbice. E pensare che aveva
creduto di essere il filo.
Cosa si era immaginata? Se avesse consegnato la lettera a
Emma raccontandole quanto era successo, quando Will aveva
guardato dalla parte sbagliata - perch era quella la storia,
era quello il particolare che le serrava la gola -, l'avrebbe
aiutata in qualche modo? Se. Era questo il nocciolo della
faccenda. Se Will Fitch non si fosse voltato verso la donna
incrociata per strada, se non avesse osservato ogni donna
che incontrava in cerca del volto di Emma, forse avrebbe
guardato dalla parte giusta e avrebbe visto il taxi sopraggiungere.
" l! Eccolo l! L!" Se Frankie non avesse gridato,
forse Thomas non sarebbe mai stato scoperto.
Se.
Scalci via la coperta, troppo accaldata per dormire, e
and nel salotto sul davanti, aprendo le finestre per lasciare
entrare la brezza notturna. La luce era accesa in quella che
doveva essere la camera da letto di Emma, un piccolo scorcio
giallo stagliato contro il buio della notte. Frankie si scost
dalla finestra e accese il grammofono. Non le importava
scegliere l'uno o l'altro disco; abbass la testina sul piatto
e spense la luce.
"Apparteniamo a una generazione di Cassandre" le aveva
confidato Martha Gellhom una sera al Savoy in tono aspro.
E Frankie, scrutando il volto dell'altra donna, aveva pensato:
"Non io". L'immagine della splendida, folle Cassandra,
che vagava per le strade di Troia gridando: "Ascoltate!
Ascoltate!" doveva essere intesa come un ammonimento,
non come un segno. Ma adesso le sue parole, quelle parole
audaci e orgogliose che si era convinta di possedere, si erano
dileguate. Eccola l, in una veranda ai confini del paese,
incapace di parlare, incapace di fare qualcosa che non fosse
ascoltare dischi con le voci di altre persone, ancora e ancora.
La luce nella stanza di Emma si spense. Frankie fece un
cenno verso la casa immersa nel buio. Incapace perfino di
comunicare una notizia.
Nei giorni successivi, le attivit di Frankie si ridussero
all'essenziale. Speriment ancora una volta il caro, vecchio
timore angoscioso che la affliggeva prima di una messa in
onda, con le ore del giorno che si facevano sempre pi pesanti
in attesa del momento in cui avrebbe potuto parlare.
Non parlava con nessuno. Dormiva. Si svegliava. Scendeva
in citt per andare al caff e poi, di ritorno, indugiava davanti
al cancello di Emma. Quasi ogni mattina Otto era in
cima alla scala a pioli per dipingere il lato nord della casa.
Di pomeriggio Frankie si metteva in cammino, dirigendosi
fuori citt lungo la nera striscia d'asfalto per poi deviare
verso sinistra, addentrandosi tra le profonde dune di sabbia
e i fitti cespugli. E si abbandonava al silenzio del passare
delle ore, come un uccello che si lasci trascinare dalle
correnti.
Ora il Tempo stava trattenendo il respiro. Il mondo era
stato sospinto in un angolo. Come se niente potesse succedere,
come se niente fosse successo, il Tempo era precipitato
oltre il momento in cui Will era morto e Thomas ammazzato,
in cui il bambino si era allontanato da Frankie oltre i
cancelli. E in qualche modo, nel silenzio, Frankie non sapeva
pi trovare la via per tornare indietro, n per andare avanti.
Le porte a zanzariera degli altri cottage si aprivano e
chiudevano sbattendo, un annuncio e al tempo stesso una
conversazione, cos Frankie sapeva quando era sola e quando
invece era in compagnia di quegli sconosciuti ormai familiari.
E il calare della sera affievoliva l'oro della sabbia e
del sole, al punto che quella lingua di terra, quell'orecchio
incurvato sul porto, si trovava a fluttuare in una perenne
indecisione fra la penisola e il mare aperto. La marea saliva
e scendeva sotto lo sconfinato reticolo di nubi; la bandiera
dell'ufficio postale si innalzava ogni mattina, esattamente
alle sette e trenta, sopra i tetti della citt, e ogni sera
alle sei in punto si abbassava. Appoggiata contro lo specchio
del com, la lettera del medico era la prima cosa che
Frankie vedeva al suo risveglio e l'ultima che scorgeva prima
di spegnere la luce, la sera.
Il quarto giorno Frankie emerse dalle dune proprio mentre
Emma stava tornando a casa.
Salve disse Frankie, salutandola con la mano, mentre il
sangue sembrava essersi tramutato in sabbia nelle sue vene.
Emma fece un timido cenno con la mano.
Ho deciso di trattenermi in citt spieg Frankie, attraversando
la strada che le separava per poi fermarsi con il
cuore in gola.
Emma annu. Lo vedo.
Spero non sia un problema.
Perch dovrebbe?
Frankie non rispose.
La moglie del medico appoggi il fianco al cancello chiuso
e la scrut.  pi piccola di quanto mi fossi immaginata.
Ah, s? Frankie prese le sigarette e porse il pacchetto a
Emma insieme all'accendino. Vi fu un breve sfrigolio quando
la fiamma incontr il tabacco, poi Emma, con un'espressione
riconoscente, inspir una boccata di fumo.
Alla radio d l'impressione di essere molto alta. Pi alta
di quanto non sia, diciamo, e anche un po' Emma sporse
il labbro impaziente.
Frankie sorrise.
Aveva paura quando era laggi?
Frankie esit.
Mi scusi disse subito Emma. Non volevo impicciarmi.
Dio santo rispose Frankie debolmente. La prego, si
impicci pure finch vuole.
Non sembrava mai spaventata riflett Emma.
E come sembravo?
Non saprei. Sdegnata. E chiara. Emma distolse lo sguardo.
E qualche volta felice prosegu in tono sommesso
come mio marito.
Frankie rimase senza fiato, e dovette concentrarsi sul viso
di Emma. Felice. Deglut.
Mi spiace disse Emma avvampando, e apr il cancello.
Mi scusi se l'ho trattenuta. Ho parlato troppo.
No. Frankie si schiar la voce. Mrs Fitch?
Emma si volt, speranzosa.
"Non voglio altre notizie" aveva detto. E ancora una volta,
mentre la guardava negli occhi, Frankie si perse d'animo.
Non lo dica nemmeno. Riusc ad abbozzare un sorriso.
Non ha niente di cui scusarsi.
Emma indugi con lo sguardo sul sorriso di Frankie, e
un attimo dopo fece un cenno con il capo. A quel punto si
gir e sal lentamente le scale, entrando in casa.
Con il cuore che le martellava nel petto, Frankie apr la
porta del suo cottage e and dritta in camera da letto, dove
rimase a fissare la lettera. La sua mente fu travolta da un
vortice di pensieri e and in stallo. Ogni parte del suo corpo
era divenuta di una pesantezza insostenibile. Non poteva
prendere in mano quella lettera. Non poteva ucciderlo.
Cos si volt e lasci la busta dov'era, spostandosi in salotto.
Aveva costruito la sua carriera seguendo un consiglio che
Max le aveva dato agli inizi: per raccontare una storia bisogna
dare voce alle piccole cose. Bisogna guardarla dritta
in faccia per capirla, e poi bisogna continuare a guardarla
per comunicarla. Nell'istante in cui distogliamo lo sguardo
- perdendoci in una descrizione, in una metafora qualsiasi
-, la storia crolla davanti ai nostri occhi, in silenzio,
irreparabilmente. Ma questa volta, per quanto si sforzasse,
Frankie era smarrita. Aveva sbattuto le palpebre. Aveva
distolto lo sguardo. E adesso non sapeva come avrebbe
fatto a dire quello che era venuta a dire. Se mai c'era stato
qualcosa di buono in quella storia, ora era svanito. Forse
era esistito un tempo in cui avrebbe potuto semplicemente
dire a Emma quello che era successo, un tempo in cui
avrebbe potuto guardarla negli occhi, consegnarle la lettera
e colmare in un istante il divario temporale. Will era morto,
ecco com'era successo, e dove e quando. E invece eccola l,
come un arciere che tendeva la corda di pi, sempre di pi.
Un arciere? Frankie fece un respiro profondo. Era solo
una bugiarda.
Rimase seduta cos, immobile, mentre il cuore rallentava
e la giornata, lentamente, procedeva.
Nel cottage vicino al suo qualcuno accese la radio, e l'inconfondibile
tensione nella voce dello speaker satur l'aria:
" stato catturato. Proprio cos! L'U-Boot 570  stato preso.
Durante una missione di routine nel sud dell'Islanda, il sommergibile
tedesco si  venuto a trovare proprio sotto un pattugliatore
marittimo Hudson. Corre voce che il capitano tedesco
si sia arreso, e che al momento il sommergibile sia in
viaggio verso l'Islanda".
Qualcuno spense la radio. La porta del vicino si apr di colpo,
e un uomo in costume da bagno scese allegramente le scale
e si avvi sulla sabbia con un ombrellone sotto il braccio.
Il calore era palpabile. Una striscia di sole si insinuava pigramente
dalla finestra, adagiandosi sul tavolo come un gatto.
Era un magnifico e caldo pomeriggio d'estate, il 28 di agosto.
Frankie teneva lo sguardo fisso fuori dalla finestra, come
se sperasse di vedere qualcosa, qualcosa che non fosse il
cielo, il mare, le prue bianche delle navi. L'Islanda era ad
appena tre o quattro giorni di nave. Per la prima volta
Frankie si domand se Harry Vale, stando seduto all'ultimo
piano del municipio, non avesse avuto l'intuizione
giusta. Possibile che gli U-Boot stessero solcando l'oceano,
puntando dritti verso di loro? La stampa statunitense non
era subordinata al governo, ma Frankie sapeva quanto fosse
facile mettere a tacere la verit, ed era passato talmente
tanto tempo dall'ultima volta in cui si era trovata nei panni
di una semplice ascoltatrice che ormai si era scordata
cosa si provasse a stare lontana dalle voci di corridoio,
dal brusio, dalle informazioni trasmesse da un corrispondente
all'altro. Le dicerie e i pettegolezzi, il costante cicaleccio
degli altri giornalisti, la gente che raccoglieva qua e
l frammenti di storie per consegnarli nelle sue mani, tutto
questo in qualche modo aveva tenuto a freno la sensazione
che qualcosa sarebbe potuto arrivare in qualunque
momento, da una qualunque direzione. Senza neanche
una notizia riservata, senza la presenza degli altri giornalisti
che insieme a lei osservavano, discutevano, analizzavano
la guerra, aveva l'impressione che potesse succedere
qualsiasi cosa. Poteva capitare di tutto.
Usc dal cottage. Sulla spiaggia era l'ora del sonnellino,
un sonnellino di fine estate. In fondo alla collina riusciva a
scorgere i corpi stesi al sole a ridosso del porto, e la quiete
profonda, immobile, la indusse ad affrettare il passo.
Camminando in direzione del centro, cap chi avrebbe voluto
vedere, e mentre attraversava le zone ombreggiate del
parco cittadino per poi uscire nella radura centrale sgombra
di alberi, senza nemmeno alzare gli occhi verso la finestra
del municipio, desider che Harry Vale fosse lass.
Desider che fosse lass a osservare.
Spinse il pesante portone del municipio e si addentr nel
tranquillo atrio con il pavimento di linoleum. Sulla destra,
la porta dell'ufficio comunale era aperta. Dall'interno giungeva
un suono attutito, come se qualcuno stesse sfregando
o strusciando fra loro due asticelle di legno e, quando
Frankie gir l'angolo, l'impiegata, intenta a limarsi le unghie,
alz gli occhi su di lei senza battere ciglio, procedendo
con il suo flebile strofinamento.
Salve esord Frankie. Per cortesia, potrebbe indicarmi
da dove si passa per salire dalle sentinelle?
La donna aveva un viso tondo che si confaceva poco al
suo corpo minuto. A quel punto appoggi la lima. Non so
di cosa stia parlando.
Degli uomini che sono al piano di sopra, quelli dell'unit
di Difesa civile.
Vuol dire Harry?
Frankie annu. Harry Vale.
La donna, con un cenno del mento, indic l'atrio alle sue
spalle. In cima alle scale.
La ringrazio replic Frankie, e fece per andarsene. 
l in questo momento?
La donna la scrut e rispose con un'alzata di spalle teatrale,
come se la scrivania alla quale era seduta si trovasse su
un palcoscenico. Se lo sapessi disse ridacchiando rivelerei
il segreto.
Quale segreto?
Potrebbe essere una crucca osserv la donna, riprendendo
la lima per le unghie. E, nel dubbio, non vorrei lasciarmi
sfuggire qualcosa concluse sorridendo.
Se fossi una crucca replic Frankie lei sarebbe gi
morta.
Ehi protest la donna, mentre due grosse chiazze le
arrossavano le guance paffute. Le sembra il caso di essere
cos scortese?
"Io scortese?" pens Frankie mentre usciva dalla porta e
attraversava l'atrio circolare in direzione delle scale. "Non
sa di cosa sta parlando." Il silenzio calato nell'ufficio la segu
nell'atrio. Una volta arrivata ai piedi delle scale, sent
che l'impiegata aveva ripreso a limarsi le unghie. Frankie
percorse le scale con passo leggero, due per volta, girando
in tondo e salendo sempre pi in alto. Quando arriv
in cima al municipio, era rimasta senza fiato.
Oh,  lei, Miss Bard disse Harry Vale, voltandosi.
Frankie si ferm sulla soglia. Harry sedeva su una sedia
con lo schienale dritto, esattamente al centro della fila di
tre finestre che si apriva sulla parete pi vicina all'ingresso.
Il sole del pomeriggio si riversava nella stanza, delineando
la sagoma di Harry sullo sfondo luminoso. Reggeva
in mano un binocolo, che aveva abbassato all'arrivo di
Frankie. Ora, voltandosi lentamente verso la finestra, torn
a sollevarlo all'altezza degli occhi. Non sedeva appoggiandosi
allo schienale ma stava un po' proteso in avanti,
come se fosse impegnato in un'esercitazione. Frankie not
un fornelletto riposto in un angolo e, accanto, una brandina
con il lenzuolo ben rimboccato sotto la coperta. E, pur
sapendo di essere all'ultimo piano del palazzo del municipio,
ebbe la netta impressione che Mr Vale fosse pronto
a trasferirsi l in pianta stabile. La stanza aveva l'essenzialit
di una tenda da campeggio - c'era tutto lo stretto
necessario, ogni cosa a portata di mano -, sebbene il locale
fosse ampio e dalle assi del pavimento si sprigionasse
l'odore del mare.
Posso? chiese, attraversando la stanza e indicando la
sedia accanto a quella di Harry.
Si accomodi rispose lui.
Frankie si accost alla finestra e osserv l'ampia visuale
offerta da quel punto. Davanti ai suoi occhi c'era l'intero
porto, non soltanto la parte centrale, e si scorgeva anche la
strada che conduceva fuori citt. Riusc addirittura a vedere
la sagoma del tetto di Emma. Da lass, Harry Vale poteva
sorvegliare tutti loro con l'occhio infallibile di un dio.
Caspita comment Frankie. Che vista.
Harry annu senza distogliere lo sguardo.
Frankie prese le sigarette dalla tasca e se ne accese una.
La bandiera dell'ufficio postale ondeggiava sopra il tetto.
 vero che vorrebbe abbattere il pennone?
Dove l'ha sentito?
Al caff. Frankie espir il fumo.
Nessuno sta tenendo d'occhio questa distesa d'acqua
disse Harry lentamente ed  proprio da qui che arriveranno.
Lo dice la Difesa civile?
No, lo dico io.
E la Difesa civile cosa dice?
Fesserie, per quanto mi riguarda.
Cosa dice? insistette Frankie.
Dice di tenere d'occhio il cielo. Vuole piazzare degli osservatori
con i binocoli puntati dritti verso il cielo.
Mi sembra sicuro del fatto suo.
Dica un po', Miss Bard ribatt Harry con un tono cos
gentile che la colse alla sprovvista. La Prima guerra mondiale
non ci ha insegnato proprio niente?
Frankie si volt a guardarlo. Gli occhi di Harry incrociarono
i suoi. Bella domanda gli rispose.
Per la miseria disse lui adesso siamo tornati punto e
a capo.
Be', non esattamente.
Ha mai pensato di venire a parlare con la Difesa civile?
E perch mai? Frankie si infervor. La gente  pronta
a sorbirsi qualsiasi menzogna convincendosi che sia la
verit. Avremmo dovuto preoccuparcene parecchi anni fa,
e invece a nessuno interessava un accidenti di niente allora,
anche se le notizie parlavano chiaro.
Harry borbott qualcosa in segno di assenso e si appost
davanti all'altra serie di finestre, il binocolo alzato e puntato
all'esterno. Stava seguendo uno schema, not Frankie.
Le venne voglia di piangere. Quella sua idea di ordine,
cos coraggiosa e risoluta. Quell'uomo che, ogni volta che
si fermava a scrutare l'orizzonte, sollevava le braccia precisamente
alla stessa angolazione rispetto al mare. Quella
mano e quella testa che lavoravano per conto proprio, senza
distrazioni, assorte nel loro compito.
Permetta che le faccia una domanda. In cosa sperava,
quand'era laggi?
Nella fine. Per Frankie fu un sollievo poter cambiare argomento.
Della guerra?
S rispose lei, stizzita. Be', no. Avrei voluto che cominciasse,
a dire il vero.
E come diavolo credeva di riuscirci?
Pi le persone sapevano, pi sarebbero riuscite a capire...
a capire cosa c'era da fare.
Balle. Harry scosse la testa senza voltarsi. Qui nessuno
riuscir mai a vedere quello che sta oltre i margini
di una fotografia o di qualsiasi storia cercher di raccontare,
guardando in faccia la guerra... Guardando quello che
c' dentro.
Cosa c' dentro? chiese Frankie a bassa voce.
L'imprevisto.
Frankie aspett.
"La strana aritmetica del Caso" cit Harry pacatamente.
Wilfred Owen. Poi riprese il binocolo.
Cristo santo. disse Frankie fissandolo.
Harry si strinse nelle spalle. Non possiamo cambiare
quello che sta per succedere. E qualcosa succeder sempre.
E questo dovrebbe consolarci?
Harry borbott, mettendosi a sedere.  la sola cosa che
c'.
La sua pancia prominente sporgeva sopra le gambe, tendendo
la stoffa del maglione. Frankie stette a guardarlo mentre
scrutava il mare, quindi si volt sulla sedia e si mise a osservare
a sua volta la distesa d'acqua che si allargava a perdita
d'occhio, come in un dipinto. E prov uno strano senso di
conforto. Quell'uomo le fece tornare alla mente Will Fitch,
seduto accanto a lei: "Non sono altro che una voce e un paio
di mani". Si era girata verso il medico, nel buio, e lo aveva
fatto per fermare l'ondata di sollievo che le stava riversando
addosso, di sollievo e di gioia. Ora, in quella cittadina, si
trovava seduta l, in silenzio. Che avesse ragione lui? La prima
banda attacc a suonare, preannunciando l'arrivo della
sera. Gli studenti si radunarono vicino al cancello dell'ufficio
postale a scherzare, e uno di loro scagli una pietra contro
il legno. Poi un'altra, e un'altra ancora.
D'un tratto i ragazzini si schierarono in una specie di
plotone di esecuzione improvvisato, fingendo di sparare a
qualcosa che sulle prime Frankie non riusc a scorgere, finch
non si sporse sulla sedia. A quel punto si alz di scatto
e, senza dire una parola a Harry Vale, si precipit verso
le scale, scendendo due gradini alla volta e facendo scorrere
la mano sulla ringhiera per tenersi in equilibrio. Super
il secondo piano, giunse sul pianerottolo del primo, dove il
ticchettio di una macchina da scrivere si interruppe per poi
riprendere dopo il suo passaggio irruente, e infine varc il pesante
portone. Due dei ragazzini camminavano lentamente,
seguendo Otto. Frankie attravers di corsa il parco per raggiungere
gli altri, che erano ancora fermi con le braccia alzate
in aria per prendere la mira e colpire l'uomo alla schiena.
Dannazione! li rimprover Frankie ad alta voce. Cosa
diavolo credete di fare?
I ragazzi si bloccarono e lasciarono ricadere le braccia
lungo i fianchi.
Il cuore di Frankie batteva talmente forte da impedirle
quasi di parlare. Razza di stupidi! sbott. Piccoli stupidi
che non siete altro. Gir gli occhi verso la strada, in direzione
di Otto, che si era fermato udendo le sue grida e si
era voltato, accorgendosi solo in quel momento dei ragazzini
che lo stavano pedinando.
Andatevene di qui ordin, girandosi di nuovo verso
i ragazzi. E se vi sorprendo a farlo di nuovo andr dritta
dalla polizia.
Uno di loro sogghign, abbassando lo sguardo.
Cosa c' da ridere? Frankie si era accorta che Otto stava
tornando sui suoi passi per raggiungerla.
Un ragazzino alz lo sguardo.
Cosa diavolo c' da ridere?
C' che mio padre  nella polizia ribatt il primo ragazzino,
poi corsero tutti via ridendo, lasciando Frankie dov'era,
la gola serrata dalla rabbia. Otto si ferm di fronte a lei.
Frankie alz lo sguardo. Tutto a posto?
Otto si strinse nelle spalle.
Beth Alden, la figlia del droghiere, era uscita dal negozio
e li stava guardando, ferma sulla porta aperta.
Otto sussurr Frankie perch non vuole dirlo?
Cosa dovrei dire? replic lui pacatamente.
Che  ebreo. Frankie cerc di mantenere un tono il pi
calmo possibile. Che sua moglie  laggi.
Otto alz la testa e si volt a guardare l'emporio
Otto lo esort Frankie.
L'uomo scosse la testa. Ormai non dir pi niente a nessuno.
Ma questa gente non capisce. Non capisce chi sia lei.
Otto alz lo sguardo e incroci il suo. Il cuore di Frankie
batteva all'impazzata. Lui rimase a guardarla a lungo.
E allora? Aveva alzato la voce in modo quasi impercettibile,
eppure la sua ira era evidente. Secondo lei dovrei
dirlo? E sentiamo, a chi dovrei dirlo? E in che modo?
Dovrei piazzarmi l, al centro del prato? Indic il parco.
O magari salire su un palco? Dire a tutti: Ich bin Jude!".
Va bene! disse Frankie, ma Otto scans la mano che gli
aveva teso. Le diede le spalle e si allontan dal centro a passo
svelto, senza correre. Frankie rimase a fissarlo mentre si
inerpicava lungo la salita, finch Otto non si ferm e non si
volt. La guard, poi si rimise in cammino.
Frankie sbatt le palpebre, come se stesse uscendo da
uno stato di trance.
Miss Bard. La direttrice dell'ufficio postale era emersa
dall'ombra della veranda. C' della corrispondenza per lei.
Ha visto? le chiese Frankie, voltandosi.
Che cosa?
Frankie era talmente infuriata da non riuscire a parlare.
Si diresse verso le scale dell'ufficio postale. Quei ragazzini
sbott. C'erano dei ragazzini che fingevano di sparare
alla schiena di Mr Schelling.
No rispose Iris scuotendo la testa. Non li ho visti.
Quindi svan all'interno dell'edificio e i pesanti battenti della
porta si richiusero alle sue spalle.
Cristo. Frankie si appoggi un attimo alla ringhiera
per reggersi in piedi. Riusc a distinguere la sagoma di Otto
che girava l'angolo alla fine dell'isolato e infilava la porta
dell'officina. Cristo santo sussurr.
...
.
...
25.
...
.
...
Quando Frankie apr la porta ed entr nell'atrio deserto
dell'ufficio postale, vide la direttrice dietro lo sportello. Si
ferm sulla soglia e stette a guardarla mentre, con un tonfo
deciso, imprimeva il timbro postale su tre lettere disposte
in fila, per poi voltarsi e gettare dietro di s le buste appena
timbrate con uno scatto rapido e impaziente del polso.
Disinvolta, efficiente, assorta nel proprio lavoro, la direttrice
aveva il controllo assoluto. Frankie segu con lo sguardo
le lettere che andavano a finire nei sacchi. Ha mai sbagliato
mira?
Mai replic Iris senza sollevare lo sguardo.
Nemmeno una volta? Non  possibile.
E invece s. Guardi Joe DiMaggio.
A quel punto alz gli occhi con un sorrisetto. Frankie
avanz nell'atrio.
Ci sono momenti, per ammise la direttrice in cui mi
trovo a pensare proprio alle lettere che non centrano il sacco.
Mi chiedo se non sarebbe meglio cos, se non sarebbe il
caso di lasciarle dove sono cadute.
Sta scherzando?
Nient'affatto rispose Iris con calma, aprendo il cassetto
dei francobolli.
Ha mai seguito questo impulso? Lasciando che una lettera...
chiese Frankie, tastando il terreno.
Mai. Iris richiuse il cassetto di scatto, ma Frankie cap
che il pensiero doveva esserle balenato nella mente, sia
pure in modo fugace.
Come ha fatto a diventare direttrice di un ufficio postale,
se non sono troppo indiscreta?
Ho passato l'esame.
Che genere di esame era?
L'esame per diventare direttore?
Frankie annu.
Somme e differenze rispose Iris. Era reticente. Uno non
diventava direttore di un ufficio postale solo perch era bravo
in aritmetica, di questo Frankie era certa.
Le piace questa posizione di controllo?
Mi sta intervistando? ribatt Miss James.
Frankie scosse la testa. Sono solo curiosa.
S disse Iris, osservandola. Mi piace assicurarmi che
tutto fili liscio. Mi piace vedere ogni cosa al suo posto.
Ma non si tratta solo di far s che ogni cosa vada per il
verso giusto, vero? L'intera citt passa di qui. E lei regge tutti
i fili tra le dita, come se fosse un grande gioco.
Questo  quello che credono loro replic Iris pacatamente.
Loro chi?
Iris indic la citt con un cenno del mento. Vogliono credere
che io sia qui dentro a tenere tutti sotto controllo, che
soltanto perch vedo ci che ricevono significa che, chiss
come, ho il potere di cambiare le cose. O di farle succedere.
Forse si augurano soltanto che stia vigilando.
Su cosa dovrei vigilare?
Su di loro. Frankie si strinse nelle spalle. Sulle loro
vite.
Miss James alz le sopracciglia e scomparve nel reparto
smistamento. Frankie aspett che tornasse.
 vero che sta vigilando? chiese alla direttrice.
Come dice, scusi?
Frankie cambi strategia, provando un vago imbarazzo
per la nota malinconica che era risuonata nella sua voce. Be',
basta pensare a tutti i segreti che le passano per le mani.
Per le mie mani non passa un accidenti di niente, se non
la corrispondenza obiett Iris, sbattendo davanti a Frankie
un'alta pila di giornali e una busta.
Ma provi a pensarci. Potrebbe capitare che una cosa,
una qualsiasi, venga ritardata o interrotta, e spetterebbe a
lei aggiustarla, spetterebbe alla sua mano rimettere in moto
la storia.  una specie di bravo narratore. Frankie fece una
pausa, notando il rossore che si diffondeva sul volto di Iris.
O perch no, addirittura l'autore. Potrebbe decidere chi ricever
la posta e chi...
Se anche potessi, non lo farei, Miss Bard la interruppe
Iris. Che cosa voleva quella giornalista da lei? Perch se
ne stava l ad assillarla con le sue insinuazioni e le sue domande?
Andrei contro tutto quello che mi sta a cuore.
Frankie non distolse lo sguardo. Ad esempio?
L'ordine rispose Iris. La calma. Ogni cosa al suo posto.
Belle parole. Frankie si sporse sul banco. Un pensiero
molto dolce.
Non c' niente di dolce. Miss James sollev di scatto
la testa e la fiss. E si tolga pure quel tono arrogante dalla
voce.
La direttrice continuava a fissare Frankie, impassibile e
guardinga come una Madonna appesa a un muro. All'improvviso
a Frankie venne da piangere. Miss James...
Quando qualcuno scrive una lettera, prende in mano
la penna e trasferisce ci che vuole dire su un foglio. Poi lo
infila in una busta, la affranca e viene a consegnarla a me.
Frankie inarc le sopracciglia, ma Iris prosegu, senza badare
a lei. La consegna nelle mie mani, e io la inoltro. La
infilo nel sacco della corrispondenza. Mr Flores la porta a
Boston. L viene smistata e recapitata in ogni angolo del
paese, o del mondo. Una semplice lettera. E su quella lettera
che si basa tutto.
Tutto cosa?
Tutto. Iris rallent, perch lo sforzo di esprimere a parole
quel pensiero le rendeva difficile respirare. C' un ordine
che governa tutti noi, un ordine e una logica, e ogni
lettera spedita, ogni dannata lettera spedita e ricevuta ne
 la prova. C' qualcosa che comincia e qualcosa che finisce.
Qualcosa  spedito, qualcosa  recapitato. Ogni giorno.
Ogni ora. Finch ci saranno lettere...
Tutte balle la interruppe Frankie con veemenza.  lei,
Miss James, e non un qualche ordine o una qualche logica
superiore. Ci siamo solo noi quaggi, a fare ognuno il proprio
lavoro.
Non lo pensa davvero tagli corto Iris. Non posso credere
che lo pensi davvero.
Lei non sa un bel niente di quello che penso.
Iris si volt e indic la radio appoggiata sullo scaffale sopra
i sacchi della corrispondenza. Ho ascoltato la sua trasmissione,
quella in cui diceva di fare attenzione. Ero ferma
l a sentire la sua voce alla radio, e lei sosteneva che l'unica
cosa da fare, con tutto quello che stava succedendo, era
fare attenzione.
E con questo? Frankie deglut.
Perch diavolo stiamo facendo attenzione, allora? Che
altro motivo avremmo per tenere gli occhi aperti?
Frankie tacque.
 la stessa cosa anche qui. Bisogna tenere gli occhi aperti.
Bisogna fare attenzione di continuo, e quando  il caso
dare l'allarme.
Fare attenzione a cosa?
Agli errori si affrett a rispondere Iris. Ai guasti. Nel
sistema.
Quale sistema?
Iris fiss la giornalista. Ricorda la storia di Teseo?
Teseo? Il riferimento la colse alla sprovvista. L'eroe
greco?
Iris fece cenno di s con il capo. Era decisa a domare in
qualche modo la donna che le stava di fronte, perch capisse.
Perch se ne andasse altrove a sparare le sue domande
fastidiose e insinuanti.
Continui disse Frankie sospirando.
Quando Teseo part per la guerra, promise al padre che
al suo ritorno, se fosse stato ancora vivo, avrebbe issato sulla
nave le vele bianche. E ogni giorno, per tutti gli anni in
cui il figlio rimase lontano, il re si inerpic sulla scogliera
in attesa di scorgere le vele, senza vedere mai nulla. Lo fece
ogni maledetto giorno, per anni.
Si interruppe, senza guardare Frankie. Le avevano raccontato
quella storia molto tempo prima, a scuola, ed era
stata la storia peggiore che avesse mai sentito.
E poi, un giorno, il padre vide le vele. Le vide comparire
all'orizzonte. Erano proprio l, dopo tanti anni di attesa.
Frankie aspett che proseguisse.
Ma le vele erano nere. Nere come il lutto. E cos il re si
lanci dalla scogliera per trovare la morte tra le rocce sottostanti,
mentre il figlio veleggiava verso casa trionfante,
dimentico della promessa fatta. Iris arross. Perch nessuno
dell'equipaggio aveva alzato gli occhi e notato l'errore?
Teseo avrebbe potuto rimediare, se solo avesse saputo.
Frankie continuava a fissare la direttrice, mentre un'idea
si faceva lentamente strada nella sua mente.
Non sono mai riuscita ad accettare la vacuit di quell'incidente
disse Iris in tono sommesso.
Ma la storia sapeva.
Chiedo scusa?
La storia disse Frankie annuendo, senza sapere bene
cosa volesse dire. La storia sapeva ogni cosa. La storia non
avrebbe avuto senso senza quell'errore. Se Teseo avesse ricordato
di cambiare le vele, la vicenda non sarebbe stata narrata.
La storia sarebbe finita come tutte le altre, con il ritorno
trionfale dell'eroe. Ma  stato quell'errore a fare la storia.
Quell'errore  la storia.  per questo che  stata raccontata.
Iris la fissava. Non posso credere che sia davvero cos
insensibile.
 soltanto un mito, Miss James replic Frankie, esausta.
Gli errori capitano di continuo.
Crede forse che non lo sappia? Iris si volt, la voce tremante,
e punt un dito verso il reparto smistamento. Ogni
minuto, anzi, ogni secondo di ogni minuto si corresse c'
la possibilit che qualcosa vada storto l dentro.
Ma se non succede  merito suo,  questo che sta dicendo?
Succede, eccome. Le cose vanno storte costantemente,
ma io posso fermarle in tempo. E quando ci riesco disse
Iris, sporgendosi sul banco quando ci riesco, Miss Bard,
mi rendo conto che mi  stato concesso di fermarle. Ogni errore,
ogni disguido, anche il pi piccolo inconveniente che
riesco a evitare... be',  come se Dio ci stesse guardando.
Come no replic Frankie, raccogliendo i giornali che
aveva di fronte, le guance arrossate. Aveva quasi raggiunto
l'uscita, quando qualcosa che fino a quel momento aveva
continuato a frullarle in un angolo della mente divenne
improvvisamente chiaro. Era solo una bella chiacchierata.
Una chiacchierata di poco conto, nient'altro. L, a un milione
di chilometri dal punto in cui Will Fitch era stato investito
da un taxi, dal luogo in cui Thomas era stato giustiziato
davanti ai suoi occhi, e in cui ogni giorno la gente continuava
a morire, gente vera, persone strappate alle proprie
vite, i corpi saltati per aria, crivellati di proiettili, senza lasciare
altro che lacrime. Si volt.
Mi stia a sentire esord Frankie. Qualche mese fa ero
seduta su una panchina con una donna e il suo bambino.
Era una splendida giornata di primavera. C'era un cane.
"Cane" disse il piccolo alla madre...
Miss Bard... intervenne Iris.
Ma Frankie continu il suo racconto, lo sguardo fisso su
Iris, quasi la sfidasse a interromperla. "Bravo" disse la madre.
"Cane" ripet il bambino. La madre annu. "Adesso andiamo,
va bene?" "Bene" le fece eco il bambino. "Esatto" ripet
la madre. "Bene" disse ancora il bambino sorridendo,
e a quel punto suonarono le sirene e noi tutti alzammo lo
sguardo al cielo. Saranno state le dodici. Stavano bombardando
in pieno giorno. Doveva esserci un errore, pensai.
Miss Bard! Era insostenibile. Quella donna credeva forse
che Iris non conoscesse l'orrore? L'angoscia?
Pass ancora un attimo prosegu Frankie senza indugi
e poi cominciai a correre dritto davanti a me. Non ricordo
nemmeno di aver visto qualcosa, per quel poco che
so potrei benissimo aver corso a occhi chiusi, come una
talpa, dirigendomi verso un'apertura che ricordavo vagamente
di aver superato entrando nel parco, uno scantinato,
forse? La metropolitana? E mi lanciai in quel buco proprio
mentre l'edificio di fianco al parco veniva sventrato
con un frastuono terribile. Il boato dello scoppio e poi i
tanti rumori che seguirono, la malta, i mattoni e i vetri scagliati
verso il cielo e poi precipitati a terra, dappertutto, tra
i tonfi e gli schianti. E poi giunsero le grida. Risalii le scale
e vidi la polvere bianca dell'edificio venire gi fitta come
neve. Sentivo la gente che urlava disperata. Qualcuno apr
una porta. Qualcuno grid, in mezzo allo scroscio incessante
della polvere.
E, attraverso la polvere, vidi venirmi incontro qualcuno
che camminava con passo deciso, come se avesse camminato
fin l dalla Scozia, sotto il bombardamento, e avesse
intenzione di continuare a camminare cos fino alla fine.
Ricordo di aver pensato proprio questo: che dal modo in
cui camminava, sembrava immortale. E poi capii che era
la madre del parco, con il bambino tra le braccia, stretto
nella sua copertina. Gli sussurrava all'orecchio, camminando
tra la gente che a poco a poco si rimetteva in piedi.
Continuava a sussurrare mentre il piccolo, con il viso rivolto
verso di lei, perdeva sangue imbrattandole la camicetta
e la gonna. "Tesoro, tesoro, tesoro" diceva all'orecchio
del figlio.
La direttrice batt le mani sul bancone con una tale forza
che Frankie sent il legno sobbalzare. La smetta! grid
con foga. La smetta! Per la miseria, perch non la finisce?
Frankie sbatt le palpebre e tacque. Il suo sguardo vag lentamente
per la stanza, come se lei stesse tentando di guadare
un torrente procedendo con cautela, una pietra dopo l'altra,
e si pos sul calendario appeso dietro la testa di Miss James.
Perch  successo rispose, e poi, senza aggiungere altro,
attravers l'atrio il pi in fretta possibile e usc dall'ufficio.
La porta sbatt alle sue spalle, e Iris rimase ferma dov'era
per parecchi minuti. Rest immobile, a occhi chiusi. Poco
alla volta i suoni tornarono a riempire l'aria, e nella brezza
che si era appena levata sent l'odore del sale. Rimase ferma
l, nel pi completo silenzio, per permettere al cuore di
tornare a battere in modo regolare, per lasciar svanire
l'immagine che l'altra donna aveva tirato fuori e sbandierato
davanti ai suoi occhi.
Gi, perch Iris l'aveva vista. Aveva visto il volto della
madre, gli occhi che si affannavano a cercare aiuto mentre
continuava a camminare dritto davanti a s, sussurrando
in quel piccolo orecchio morente: "tesoro, tesoro, tesoro".
Iris si port la mano alla bocca. Li aveva visti in tutta la loro
chiarezza, sospinti dalla voce di quella donna. La stessa voce
che aveva ascoltato alla radio, e che aveva messo a tacere,
spegnendo l'apparecchio, quando le era diventata insostenibile.
L'orologio riprese a ticchettare, accompagnato dai
tacchi di qualche signora. Ed ecco di nuovo il vento. Iris si
volt e torn nel reparto smistamento. Due sacchi di corrispondenza
erano in attesa nel punto in cui Flores li aveva
scaricati. Il bollitore era sulla piastra. La veneziana era abbassata
sui raggi obliqui e accecanti del sole pomeridiano.
Ma c'era anche lei, e la sua mano, quella mano che aveva
infilato una lettera nella tasca della gonna. L, accanto a
quel tavolo sul retro dell'ufficio postale, Iris aveva ingannato
il Tempo. "Fare attenzione." Credeva fino all'ultima
parola di ci che aveva appena sbattuto in faccia alla giornalista,
ci credeva profondamente. Eppure aveva sottratto
una lettera a quel sistema che gestiva con tanto orgoglio.
"La storia sapeva." Iris abbass gli occhi sul cassetto dei
francobolli. "Perch nessuno fra i marinai di Teseo aveva
notato l'errore e avvisato il capitano?" aveva chiesto tanti
anni prima alla maestra, sconcertata.
" questo il lato triste della storia" aveva risposto dolcemente
l'insegnante. "Non l'hanno fatto, tutto qui. E il Fato
ha voluto che il padre fosse l a vedere."
"Ma il Fato chi ?" aveva insistito la piccola Iris. L'insegnante
non aveva mai risposto.
...
.
...
26.
...
.
...
Come una linea di matita tracciata fra l'inizio e la fine
dell'inizio, l'11 settembre Roosevelt annunci che la Marina
degli Stati Uniti d'America avrebbe scortato un convoglio
di mercantili americani attraverso l'Atlantico, sparando
a vista su qualsiasi nave corsara tedesca. Ora gli U-Boot
si sarebbero imbattuti frontalmente nelle navi della Marina.
E la Russia, grazie a Dio, non sembrava intenzionata a
cadere. "Quando vedi un serpente a sonagli pronto a sferrare
l'attacco, non aspetti che ti si avventi addosso prima
di colpirlo" fu l'avvertimento di Roosevelt.
I turisti salirono sulle loro automobili e se la svignarono
in una lunga serpentina alla volta di Boston e New York. I
bambini infilarono i calzettoni e tornarono a scuola. I ballerini
dei t danzanti, i venditori di souvenir e i proprietari
dei caff andavano in spiaggia e si sdraiavano l, addormentandosi
sotto gli ultimi raggi di sole. Le vacanze erano
finite, sebbene il sole nel cielo sopra di loro continuasse a
splendere. Ora che i turisti se n'erano andati e le tasche erano
un po' pi piene, l'inverno poteva crogiolarsi negli strascichi
di una delle estati migliori che Franklin avesse conosciuto
dopo la Grande Depressione. E poich l'ispettore
delle poste aveva respinto la richiesta di Harry Vale, la bandiera
dell'ufficio continuava a sventolare alta sopra i tetti,
e sembrava dileggiare i tedeschi, salutando le navi con la
frivolezza di una ragazzina. La cittadina fu abbandonata
ancora una volta a se stessa, come un osso spolpato gettato
sulla sabbia, e la giornalista rimase.
Cosa ci fa ancora qui, secondo te?
Chi?
Quella della radio. Iris punt la sigaretta in direzione
del cottage di Frankie, dove si scorgeva la bicicletta della
donna appoggiata sul retro. Harry si volt sulla sedia e
lanci uno sguardo oltre i tre giardinetti che li separavano.
Si riposa. Cos ha detto lei.
Iris annu, per niente convinta. Deve essere dura fare la
corrispondente di guerra senza una guerra.
Secondo me ha deciso di mollare.
Iris scosse il capo. No, non sarebbe da lei.
Harry alz le sopracciglia. Come fai a sapere tante cose
sul suo conto?
In realt non so un bel niente,  questo che mi preoccupa.
 ancora traumatizzata riflett Harry.
Iris aggrott la fronte.
Harry si sporse verso di lei e le prese la mano. Iris, perch
mai sarebbe venuta fin qui, se non per i motivi che ci
ha detto?
Iris si alz di scatto dalla sedia, scese le scale e si spinse
fino all'estremit del piccolo fazzoletto d'erba che i cespugli
irsuti delle rose canine separavano dal mare antistante.
Frankie Bard era una messaggera. E stava nascondendo
qualcosa. Iris ne era convinta.
A vederla dal di fuori - pens Frankie, lasciando sbattere la
porta alle proprie spalle - sarebbe stato impossibile capire
se quella donna che ogni giorno usciva di casa, indugiava
di fronte al cancello dei Fitch e poi lo superava, camminando
fra le dune, avesse altri interessi oltre alla semplice routine
del dormire, mangiare, svegliarsi, uscire.
Il sole del pomeriggio si era arrampicato sulla pertica
del cielo e se ne stava appeso l, nell'aria tersa e frizzante,
con le distinte tonalit di azzurro dell'acqua e del cielo
che si stuzzicavano, rispecchiandosi e scontrandosi come
due sorelle. Frankie si era incamminata lungo il sentiero
che si addentrava in un boschetto di faggi per poi emergere
tra le dune sottostanti, con il sole che si insinuava nella
sua camicetta come a volervi curiosare. C'era qualcuno davanti
a lei, dentro il cunicolo formato dalle chiome ricurve
degli alberi. Era Emma, che camminava senza mostrare
interesse per quello che aveva accanto, come se qualcuno
le avesse detto che una passeggiata le avrebbe fatto bene e
lei avesse obbedito.
Dopo poco Emma si volt. Oh disse, con un pizzico di
entusiasmo nella voce. Salve.
Salve rispose Frankie, affiancandola. Come va?
Abbastanza bene disse Emma, tenendo gli occhi fissi
davanti a s.
Dal suo tono di voce non si direbbe.
Emma non replic.
Posso proseguire con lei per un po'?
Il profilo bronzeo delle dune fece capolino all'estremit
della galleria di alberi. Faceva molto caldo l fuori, e le due
donne camminarono per una ventina di minuti a passo lento,
in fila indiana, Frankie alle spalle di Emma, superando
le alture sabbiose in direzione del mare. Quando giunsero
sulla sommit dell'ultima duna, Emma si lasci scivolare
a peso morto lungo il fianco scosceso, slittando e sbandando
fino ad arrivare alla spiaggia, dove si sedette sulla sabbia.
Frankie la segu e si ferm sopra di lei, che si era stesa
con entrambe le braccia allargate.
Forza disse Emma, alzando lo sguardo su Frankie che
incombeva su di lei. Si sdrai.
Sulla sabbia?
S. Emma sorrise per la prima volta. Si metta gi. 
l'unico modo per sentire le onde.
Le sento bene anche da qui.
Si sdrai insistette Emma in tono invitante, e chiuse gli
occhi.
Frankie rimase in piedi ancora qualche istante, dopodich,
senza guardare la donna incinta sdraiata sulla sabbia,
si accovacci e si mise in ginocchio, abbassandosi lentamente
a sedere. Quindi allung le gambe, tenendole unite,
e si distese sulla schiena. Chiuse gli occhi. Immediatamente
percep in modo diverso il vento, che prese a scivolare
su di lei invece di colpirle le spalle e la schiena. Questo, per
qualche ragione, la fece sentire a suo agio.
Il mare continuava a muoversi rumorosamente. La brezza
scorreva sulla sua pelle, sfiorandola, la sabbia fresca pizzicava
dietro le ginocchia, il petto di Emma saliva e scendeva
accanto a lei. Frankie rimase stesa di fronte all'acqua
che pigramente avanzava e si ritirava.
Posso chiederle una cosa? disse Emma infine.
Sono tutta orecchi.
Quel bambino che ha accompagnato a casa una sera,
dopo il bombardamento...
Billy. Frankie si volt verso Emma.
Il ragazzino che aveva perso la madre. Ha detto che si
lasci cadere sulle ginocchia, quando si rese conto che era
morta.
 cos.
E poi? Emma esit. Poi cos' successo?
Non lo so.
Emma rimase in silenzio. Non era preoccupata? Non le
interessava sapere se stava bene?
Ma certo. Certo che mi interessava replic Frankie, sospirando.
Ma non l'ho mai pi rincontrato.
Allora ha visto solo una parte di quello che stava succedendo.
E come avrei potuto fare altrimenti?
Capendo come ogni cosa sia legata a tutte le altre. A quel
punto prese a parlare quasi tra s, come se Frankie non fosse
l. Ci sono sempre dei segnali. Cose che si ripetono, che
si sovrappongono. Cose che non si possono spiegare, ma rimandano
le une alle altre. Emma si alz a sedere. Il fatto
che Maggie Winthrop sia morta in quel modo, ad esempio, e
che Will abbia pensato di dover andare in Inghilterra, come
se fosse un segnale. Mentre invece Maggie stava gi male,
senz'altro aveva... Emma si interruppe, di nuovo consapevole
della presenza di Frankie al proprio fianco. E adesso
guardi qui, loro se ne sono andati e sono rimasta solo io,
incinta. C' una linea che li unisce, e da qualche tempo mi
sono resa conto di dovermene fare una ragione, mi segue?
Se ne sono andati tutti e due. Un evento ha condotto all'altro,
e deve pur esserci qualcosa che mi condurr fuori da
questa situazione. Oddio, come sono stanca sospir. Non
aveva parlato dell'altro segnale, il segnale inequivocabile
che le si era manifestato il mese precedente sotto forma di
una salopette rossa.
Ascolti. Frankie le si avvicin e le sfior la mano. Laggi
succede tutto in un lampo. Sei in un bar e un attimo
dopo sei all'aperto, e poi sotto terra, in un rifugio, e c' un
bambino, lo accompagni a casa e poi anche tu torni a casa
e... Non c' nessuna linea a collegare tutte queste cose.
E invece s, ci deve essere. Emma scosse il capo. Che
cosa mi dice di tutte quelle persone?
Quali persone?
La sera, certe volte, sento le loro voci provenire dal suo
cottage. Otto dice che sono persone che stanno in Francia.
Gi.
Lei le ha portate fin qui e le ha fatte sentire proprio a
Otto.
Frankie guard Emma senza riuscire a replicare.
Chi pi di Otto aveva bisogno di sentire quelle voci in
questa citt? chiese Emma pacatamente. Me lo dica.
Frankie scosse la testa.
Cosa ne far di tutte quelle registrazioni? domand allora.
La giornalista si volt a guardarla.
Di tutte quelle persone.
Non lo so rispose Frankie sotto voce.
Dovrebbe lasciarle andare disse Emma. Dovrebbe farle
sentire a tutti quanti.
Ah, s? ribatt Frankie in tono di sfida. E perch? Chi
mai vorr sentirle, da queste parti?
Emma riflett a lungo prima di rispondere. Frankie aspett,
gli occhi fissi sulla vedova di Will.
Mi ascolti. Emma la guard, e subito distolse lo sguardo.
Non so niente di quello che fa, Miss Bard. Ma quello
che so  che mi ha raccontato la storia di un bambino, e
non me la sono pi levata dalla testa.
D'accordo. Frankie continu a fissarla.
 riuscita a rendere viva la guerra.
Frankie si sdrai di nuovo sulla sabbia.
Lui era vivo perch lei era cos... Emma cerc il termine
pi adatto ... affranta. La sua voce era cos triste.
Frankie alz gli occhi verso l'alta volta turchese del cielo.
Quelle persone sui treni hanno parlato con lei. Emma
si ferm, poi riprese. Le hanno detto i loro nomi e hanno
risposto alle sue domande perch volevano che facesse
qualcosa per loro, che le tramandasse, in qualche modo.
Frankie si alz senza dire una parola e cammin fino alla
riva, fermandosi solo quando la spuma delle onde arriv a
lambirle la punta delle scarpe, e per un attimo Emma pens
assurdamente che si sarebbe tuffata. Invece Frankie apr
la bocca, e quello che usc dal suo corpo fu un grido inarticolato.
Impossibile capire se fosse di dolore o di rabbia.
Emma torn a distendersi e chiuse gli occhi, con il cuore
che batteva all'impazzata e quel suono che le echeggiava
nelle orecchie. Un lamento funebre. Ecco cos'era. "Il bambino
si lasci cadere sulle ginocchia." C'era un paese intero
in lutto, un paese che era come la malattia, inimmaginabile
per coloro che sono sani, ed Emma sapeva di essere
diretta proprio l. Il cuore le martellava nel petto, e poi non
era pi il suo cuore, era il bambino che scalciava con forza
dentro di lei.
Rotol su un fianco per attutire i calci, e d'un tratto la
sabbia sulla guancia e l'odore del sale le fecero tornare alla
mente il mattino in cui, due giorni prima della partenza di
Will, erano scesi fino a l "per poter fare un po' di rumore",
le aveva sussurrato lui all'orecchio. Le calde labbra di
Will si erano posate sulle sue, e quel tocco l'aveva invogliata
ad aprire la bocca e ad accogliere il marito dentro di
s. Aveva sorriso contro le sue labbra e si era abbandonata
a lui, lasciandosi trascinare gi sulla sabbia e sentendo
i granelli muoversi e plasmarsi intorno al suo corpo mentre
il montgomery la riparava dal freddo. Dietro la testa di
Will aveva visto il cielo mattutino, e quello sguardo limpido
e impassibile l'aveva catturata. E mentre Will affondava
dentro di lei con un gemito, Emma si era immaginata che
Dio avesse posato lo sguardo su di loro, sorridendo di fronte
alla sagoma simile a un uccello che formavano insieme,
mentre il loro ritmo pulsante e affannoso si levava nell'aria.
Quando Emma si alz di nuovo a sedere, di Frankie non
era rimasta traccia. Il sole era ancora alto nel cielo, e i piovanelli
avevano ripreso coraggio e si erano messi a zampettare
attorno a lei sulla spiaggia ampia. I flutti si infrangevano
e ogni nuova onda ricordava la mano di un gigante,
con le nocche bianche di schiuma che tamburellavano e le
dita che picchiettavano e picchiettavano per poi ritirarsi.
Appena oltre il frangiflutti, il plumbeo profilo di una corazzata
si sovrappose a quello pi piccolo e lucido di un incrociatore
poco distante. Da qualche parte, molto lontano,
Emma sapeva che ce n'erano molti altri intenti a girarsi e
virare, esercitandosi nelle manovre. L'incrociatore si divincol
dallo scafo della corazzata, e il pennacchio bianco della
sua scia sull'acqua azzurra le parve netto quanto il taglio
di un coltello. Emma si volt e vide Frankie seduta sulla
sommit del sentiero che serpeggiava tra le dune, intenta
a vigilare su di lei. La distesa di luce e cielo si inarcava sopra
di loro, solcata dalle grida di un uccello di passaggio.
Frankie si alz, e il suo corpo spicc come un cartello stradale
a un incrocio nel bel mezzo del deserto. Qui, stava dicendo
il corpo della giornalista al cielo, al mare, alla donna
sulla spiaggia sotto di lei. Sono qui.
Venga disse Frankie agitando la mano.
Scalare la duna, per Emma, fu come risalire una cascata,
affondando i piedi nella sabbia che sotto il suo peso scivolava
subito via. Quand'era quasi giunta in cima, alz gli
occhi e le sembr di essere appena sbucata da un foro praticato
nella volta celeste.
Si addentrarono fra le dune e il rollio delle onde si dissolse
immediatamente, cedendo il passo al ronzio dei camion e
al treno in arrivo. Quando si trovarono al centro delle alture
sabbiose, videro entrambe le distese d'acqua davanti e dietro
di loro: l il mare azzurro che si stendeva oltre il triangolo
di case, qui le onde che lambivano il fazzoletto di sabbia.
A Emma sarebbe piaciuto dire qualcosa a Frankie, qualcosa
di importante, per dimostrarle di aver compreso il
grido che aveva liberato verso il mare. Qualcosa, qualsiasi
cosa. Forse le sarebbe anche piaciuto toccarla, con delicatezza,
ma non lo fece. Si rimise in cammino con lei al suo
fianco, in silenzio.
Dal sentiero fra le dune emersero sulla strada mentre le
finestre e le porte a vetri riflettevano le ultime luci del giorno.
Gli occhi di Emma distinsero la schiera di cottage in
fondo alla strada e poi il tetto della propria casa. Aspetti
un attimo disse.
Frankie raddrizz la schiena e si volt. Emma fissava il
fondo della strada, dove c'era la sua casa. C'erano Harry e
Iris seduti in veranda, chiaramente in attesa.
Se non avesse proseguito oltre, pens Emma, se si fosse
girata e fosse tornata sui propri passi, ripercorrendo le
dune sabbiose fino a giungere in riva al mare, si sarebbe
messa a nuotare, e nuotando avrebbe potuto andargli incontro,
e trovarlo, e trasformare quello che stavano per dirle
in qualcosa di falso.
Ci sono qui io la rassicur Frankie, prendendola per mano.
...
.
...
27.
...
.
...
Erano stati tutti cos gentili con lei, Frankie, Miss James e
Harry. Quando aveva salito i tre gradini della veranda, dove
la stavano aspettando per comunicarle la notizia, era incespicata,
e Harry le era corso incontro. "Forza" le aveva sussurrato
"forza, si tenga stretta a me." E lei lo aveva guardato
in faccia e aveva capito. Si sentiva cos stanca. Ma Harry
sapeva di olio lubrificante, Old Spice e cuoio, e cos aveva
teso le braccia verso di lui e si era lasciata condurre in casa
come una bambina. Harry l'aveva fatta sdraiare sul divano,
chiamandola "tesoro", e l'aveva avvolta in una coperta,
premuroso come una madre.
Era arrivato un telegramma. C'era stato un disguido. Il
dottor Fitch era stato investito da un taxi il 18 maggio e seppellito
al cimitero di Brompton il 28 dello stesso mese. Sentite
condoglianze. A quel punto Miss James aveva messo la
lettera nelle mani di Emma.
"Il dottor Fitch voleva che gliela dessi se fosse..." Iris era
arrossita "... alla sua morte."
Ora Emma, seduta sul divano tra Harry e Iris, pos gli
occhi sulla busta. C'era scritto "Emma", come se Will fosse
nella stanza accanto e la stesse chiamando. "Emma."
Frankie avrebbe voluto alzarsi, ma non se la sent di farlo nel timore che Iris decidesse di imitarla e di andarsene.
Emma apr la busta ed estrasse la lettera.
Frankie si sent mancare il respiro, cos si alz e si incammin
alla cieca lungo il corridoio, illuminato dalle luci del
frangiflutti che, riflesse sulla superficie increspata dell'acqua,
sembravano ammiccare attraverso la finestra della cucina.
Si accost al vetro, si ferm e la sua mente and in stallo,
travolta da un vortice di pensieri. Si sporse sul banco della
cucina e tir la cordicella della lampada. Riemp il bollitore
e lo mise sul fuoco. Non c'erano sigarette, e anche il t
era quasi finito. Mise quel poco che era rimasto nella teiera
di porcellana. La luce del frigorifero si riflesse sul linoleum
quando Frankie lo apr per prendere la bottiglia del
latte e versarne un po' nella brocca, tenendo aperto lo sportello
con il fianco prima di rimettere la bottiglia al suo posto
e chiuderlo. Quando il bollitore inizi a fischiare vers
l'acqua nella teiera e torn in salotto con il servizio da t.
Nessuno dei tre si era mosso dal divano, ma adesso Emma
stringeva tra le dita il fazzoletto di Harry.
Iris si protese verso la lampada e la accese. Frankie si abbandon
su una sedia vicino al tavolo e mise un po' di latte
nella tazza, quindi pos il colino d'argento sul bordo, sollev
la teiera e vers l'acqua. Una nuvola di vapore le colp il
mento, inumidendolo. Si sent gli occhi di Emma addosso.
Emma tese la lettera a Frankie. La legga.
Quella lettera  sua, non posso leggerla. Le tremava
la voce.
La prego. Emma gliela porse, e Frankie la prese.
"Tesoro" cominciava "se stai stringendo questa lettera
fra le mani, significa che non potr mai pi stringere quelle
mani fra le mie."
Frankie chiuse gli occhi e abbass il foglio.
Ha gi finito?
Non posso.
La prego, Miss Bard. La voce di Emma si fece pi intensa.
C' lui l dentro, su quella pagina. Voglio che anche
lei lo veda.
3 gennaio 1941
Tesoro,
se stai stringendo questa lettera fra le mani, significa che
non potr mai pi stringere quelle mani fra le mie. E il solo
pensiero  inimmaginabile, impossibile, perch sei cos reale,
e perch anch'io lo sono. Vedo la mia mano tenere fermo il
foglio, ed ecco l'altra, che sta scrivendo.
Potrei dire che a condurmi fino a qui  stato il semplice
fatto di mettere un piede davanti all'altro, ma mentirei. Se
anche esiste un piano, nella nostra vita, siamo noi a dargli
inizio: tendiamo le mani, afferriamo qualcosa, e questo fa s
che la pallina rotoli pian piano lungo la sua traiettoria verso
quello che verr. Mio padre ha deposto la spada e lo scudo,
Emma: ha semplicemente mollato, e non saprei dire il perch.
Io ho ripreso ci che lui ha lasciato e l'ho portato avanti. Me
ne sono andato da Franklin, ho frequentato il college, sono
diventato medico, e poi, un pomeriggio d'inverno, sono entrato
in una stanza in cui c'eri anche tu. Oh, tesoro mio, nella
mia vita niente  stato dolce quanto l'amore che mi ha legato
a te, eppure me ne sto andando. E non saprei dire il perch.
Nelle favole, mia adorata, i morti vegliano sui vivi. Ma in
questo momento tu stai leggendo quello che io sto scrivendo,
perci siamo insieme, qui e ora. Questa non  una favola.
Sono proprio qui, c' la mia penna sul foglio che traccia
il tuo nome: Emma Emma Emma. Oh, quanto ti ho amata,
Emma. Tu sei stata la mia casa.
Ma quello che voglio dirti adesso  questo: alza gli occhi,
subito. Alza gli occhi da questo foglio, e guardati attorno.
Miss James, penso, sar l accanto a te. Sar stata lei a
consegnarti questa lettera e, se non mi sbaglio, rester con
te aspettando che tu la legga. Aspetter. Veglier su di te.
E anche gli altri. Non sei sola, Emma. Siamo tutti intorno a
te, i morti e i vivi.
Alza gli occhi...
Will
Frankie rabbrivid.
"Ogni cosa ha un senso" le aveva detto Will quella notte
a Londra, nel rifugio.
Quando alz lo sguardo dalla pagina, vide che Emma la
stava fissando e sorrideva. E, provando un grande sollievo,
Frankie si rese conto che non le avrebbe mai detto nulla
Non avrebbe mai dato a Emma la lettera che era venuta a
consegnarle. L'aveva portata fin l, e l'avrebbe portata via
con s. La notizia era arrivata. Will Fitch era morto. Iris aveva
dato a Emma quell'ultima lettera, la lettera che lui aveva
scritto perch la moglie la leggesse dopo la sua morte.
Frankie non aveva altro da aggiungere, se non la felicit di
Will quella sera, mentre sedeva di fianco a lei nel buio, e
non aveva certo intenzione di parlarne. Attravers la stanza,
si mise a sedere sulla poltrona accanto a quella donna
esile, la prese fra le braccia e la tenne stretta a s.
E il seme che per tutto quel tempo era rimasto compresso
nel cuore di Frankie in quel momento sbocci. Lentamente,
uno dopo l'altro, i petali bianchi si schiusero nel suo cuore,
e cominciarono a protendersi verso l'esterno. Certe storie
non si raccontano. A certe storie ci si tiene semplicemente
aggrappati. Starle a guardare e stringerle fra le braccia non
 un atto di vilt. Guardare dritto negli occhi la bestia e sentirne
il respiro al proprio fianco senza mai voltarsi: si potrebbe
reggere il mondo sulle proprie spalle, in questo modo.
Rimasero seduti l, loro quattro, ancora per un po', finch
Harry non si alz in piedi, lentamente. Era gioved,
tardo pomeriggio. Era tempo di scuotersi e andare avanti.
E sebbene sapesse che Harry sarebbe sceso ancora una volta
dalla collina per montare di guardia, e che lo avrebbe visto
pi tardi, Iris non voleva che se ne andasse. Voleva che
restasse ancora un po' con loro, e poi andasse a sedersi nel
retro dell'ufficio postale, e infine, quando fosse stato tempo
di chiudere, voleva che ammainasse la bandiera e la accompagnasse
a casa. Voleva averlo vicino, cos lo segu nella
veranda di Emma.
Una volta giunto in fondo alle scale, Harry si volt e alz
gli occhi su di lei, e Iris gli sorrise e annu in modo quasi
impercettibile, intimidita dalle donne che sedevano silenziose
nel salotto alle sue spalle.
Tutto quello che Harry amava al mondo era l, davanti
ai suoi occhi. E mentre la guardava, la parola "sempre" gli
si affacci alla mente e non lo abbandon pi. A stasera
disse lui, aprendo la portiera del furgone e salendo a bordo.
Erano le cinque e mezza di gioved pomeriggio. Sull'altro
lato del parco pubblico le luci erano gi accese nello spaccio
degli Alden, e la strada era tutta uno scintillio di strisce gialle
che filtravano tra le assicelle delle imposte chiuse. Harry
sal le scale del municipio a passo svelto, senza pensare,
portando su il proprio corpo in fretta, come se dovesse incontrarsi
con qualcuno. Giunto in cima si ferm, trafelato.
Sopra di lui, le campane batterono la mezz'ora, e mentre il
clangore si smorzava Harry chiuse gli occhi. Pens a Will
Fitch, che se n'era andato. Pens a Emma. E guard la figlia
del droghiere scendere i gradini dell'ufficio postale, irritata
per averlo trovato chiuso, fermarsi e infilare i capelli
sotto lo scialle prima di rimettersi in cammino lungo Front
Street a passo spedito. La segu con lo sguardo fino al punto
in cui i capanni dei pescatori si interrompevano per lasciare
spazio al porto. Attraverso il vecchio vetro della finestra, un
po' ondulato, la sagoma della ragazza appariva tremolante,
tanto da sembrare acqua che camminasse sull'acqua. La
sciarpa rossa appariva e scompariva tra il verde scuro dei
faggi. La segu come il guardiano di un faro finch non arriv
in fondo a Front Street, uscendo dal suo campo visivo.
Lo sguardo di Harry guizz sopra i tetti della citt in direzione
del centro e del porto che sorgeva appena oltre, e
l si ferm. Harry si alz e percorse i dieci metri scarsi che
lo separavano dalla finestra affacciata sul mare.
Alz il binocolo e punt i gomiti sul davanzale davanti
a s. Il sole si riverberava sul mare a poca distanza dalla
riva, e le creste delle onde si agitavano come tanti fazzoletti
bianchi. Scorse un enorme banco di sugarelli, e i pescherecci
che tornavano al molo dopo aver recuperato dalle pescaie
alcuni esemplari talmente grandi che era stato necessario
recidere le code e infilarle nei corpi sventrati per poterli sistemare
nelle casse lunghe poco pi di un metro, gi accatastate
e inchiodate, pronte per essere spedite verso il sud
della penisola. Spost lo sguardo una decina di gradi verso
est. Niente. Si sporse in avanti.
All'estremit orientale del suo campo visivo, oltre le barche
dei pescatori, quella che pareva la sagoma grigia di una
balena squarci la superficie dell'acqua, sollevando onde
tutt'attorno. Avanzava lentamente, mentre l'alta e ampia
torretta dell'U-Boot si stagliava contro il cielo deserto. Lunga
e bassa sulla superficie del mare, la plumbea minaccia
mostrava soltanto la sua met superiore.
Cristo santo mormor Harry.
L'U-Boot arrest le eliche anteriori, e il grigio profilo del
sommergibile prese a ondeggiare, rimanendo saldo nella
sua posizione, con la torretta metallica che si innalzava di
quattro metri e mezzo sopra l'acqua. Molto probabilmente
i tedeschi all'interno del sommergibile non avevano idea
di quanto si fossero addentrati nella baia: ancora qualche
metro, e si sarebbero incagliati. Harry abbass il binocolo,
respirando a fatica.
Quando lo rialz, davanti ai suoi occhi, sul ponte all'estremit
della torretta emersero la testa e le spalle di un uomo,
seguito da quello che sembrava un ufficiale.
"Fatevi sotto." Il cuore di Harry batteva all'impazzata, e
gli venne quasi da ridere per quello scherzetto del destino:
erano arrivati, e lui era l. Lontano da loro, lass, protetto
dal vetro. "Fatevi sotto, stronzi" pens, tenendo gli occhi
fissi sul marinaio tedesco che si era issato oltre il bordo del
ponte, e a poco a poco si stava rimettendo in piedi, cercando
di bilanciarsi mentre l'U-Boot rollava sotto i suoi piedi.
L'ufficiale alz un binocolo e cominci a perlustrare la costa.
Forza, avvicinatevi ancora un po' mormor Harry. Fatevi
sotto, stronzi. Cos vi troverete a corto d'acqua.
Un colpo fortissimo al petto lo costrinse a lasciar cadere il
binocolo e ad aggrapparsi al davanzale per riprendere fiato.
Avvert un secondo colpo, e questa volta cadde sulle ginocchia.
Apr la bocca per gridare: "Sta arrivando! Stanno
arrivando!". Allora un suono che non aveva mai udito,
a met fra un grugnito e una risata, si lev dal profondo
del suo petto fuoriuscendo dalla gola. Il dolore si fece strada
dentro di lui e Harry chiuse gli occhi per respingerlo.
Si alz da terra, incespicando verso la parte opposta della
stanza, dov'era appesa la corda che saliva nella torre campanaria.
La vide. Fece di nuovo quella specie di grugnito,
mentre la sofferenza che provava era talmente forte da
togliergli il fiato, quindi afferr la corda e la tir, farfugliando
senza pi respirare. Si ud un flebile rintocco metallico.
Un altro colpo and a centrarlo al cuore, e questa volta la
luce si oscur. Harry tir, tir con quel poco di vita che gli
era rimasto. In lontananza si lev un frastuono assordante.
Ancora, un'ultima volta. Un altro schianto. Lo aveva sempre
saputo. Erano arrivati.
Al funerale di Harry, la chiesa traboccava di persone. Qualcuno
era venuto addirittura da Bourne. Harry era stato un
uomo schivo e non aveva famiglia, ma coloro che si erano
seduti tra i banchi ad ascoltare l'elogio funebre del reverendo
Vine avevano accusato la sua scomparsa ancora di pi
proprio per le poche parole che lui aveva speso. Era rimasto
seduto lass, nel municipio, per cos tanto tempo che
adesso la gente non riusciva a capacitarsi che non stesse
pi scrutando il mare in cerca di tedeschi.
E nemmeno che avesse avuto ragione fin dall'inizio. Quando
Harry aveva tirato la corda della campana, prima di crollare
a terra, parecchie persone avevano alzato gli occhi verso
la torre del municipio, ma avevano creduto che il suono
fosse stato prodotto dagli uccelli o dal vento. Ma Tom e Will
Jakes, virando in lontananza lungo il versante sottovento della
costa interna, avevano scorto l'U-Boot emerso in superficie,
e cos avevano tirato in barca le attrezzature ed erano
sfrecciati verso casa. Ed era toccato sempre a loro rinvenire,
per puro caso, il corpo di Harry accasciato sotto la corda
della campana. Lo avevano guardato, avevano afferrato
la corda, l'avevano tirata, tirata e ancora tirata - Harry
Harry Harry - e le campane avevano suonato fino a sera.
E, al cambiare del vento, i rintocchi incessanti di altre campane
si erano levati da sud, echeggiando per tutto il porto.
Quando il reverendo Vine ebbe terminato la commemorazione,
Jigg Boggs e Johnny Cripps, Frank Niles, Lars
Black e i fratelli Jakes si fecero avanti e si issarono la bara
sulle spalle, precedendo i presenti fuori dalla chiesa. Frankie
segu Emma e il resto dei convenuti all'esterno e si ferm
sulla sommit delle scale a guardare i portantini che
spingevano la bara nel carro funebre. Sospinte dalla silenziosa
processione, le due donne si incamminarono dietro
il veicolo. La nebbia era scesa sul villaggio ricoprendolo di
una cortina pallida e sfocata che riluceva sopra le spalle e
i capelli delle persone. A met strada fra la chiesa e il cimitero,
Frankie si volt e torn sui suoi passi.
Iris era uscita dalla chiesa e si era fermata al centro del
parco pubblico, perfettamente curato e immerso nella foschia,
da sola. La comunit era stata spinta via. La direttrice
dell'ufficio postale aveva la testa piegata indietro per
lasciare che la nebbiolina le bagnasse il volto. Se in quel momento
Harry avesse guardato gi, pens Frankie, avrebbe
visto quella figura scura avviluppata in un tumulto umido
e vorticoso, con l'aria che le si muoveva intorno, pregna del
suo silenzio e del suo dolore. Tra le cime intricate degli alberi
spogli, dietro la finestra sulla sommit del municipio,
non si scorgevano luci. L'occhio si era chiuso.
La casualit con cui ogni cosa conduceva a quella successiva,
un passaggio simile a una fune srotolata e gettata in
mare senza far rumore, era una prova inconfutabile del fatto
che la Morte - ammesso che qualcuno fosse mai riuscito
a guardarla in faccia - sfoggiava un sorriso. La domanda,
a conti fatti, non era "Perch?", ma "Tutto qui?".
Tutto qui? Harry Vale era morto cos? Fine della storia?
Un rumore insolito, cadenzato, proverr dalle parti dell'ufficio
postale. Iris non era pi nel parco cittadino. Sulle prime
Frankie credette che quello che stava udendo fosse il suono
di una pallina da tennis tirata contro il muro dell'edificio.
Toc. Toc. Rimase ferma, in ascolto. Toc, e poi una pausa. Toc.
Toc. Iris era nel cortile dell'ufficio postale e reggeva in mano
una scure puntata verso il pennone. La sollev e la abbatt
sul palo.
Cosa sta facendo? grid Frankie.
Se anche Iris l'aveva sentita, non si cur di lei.
Si fermi! Frankie si mise a correre verso la donna china
sulla scure. La direttrice torn a posizionare la lama davanti
al pennone imbiancato e la abbass. L'asta cominci
a incrinarsi mentre il ferro si conficcava in profondit,
e il suono del legno scheggiato si riverber lungo la strada
come un ammonimento.
Si fermi! url Frankie, raggiungendo le scale dell'ufficio
postale.
Iris sollev la scure sopra la spalla e la abbatt di nuovo.
La base del palo si indeboliva sempre pi sotto i colpi della
lama. Ben presto sarebbe crollato. L'opera era quasi compiuta,
e Iris diede un violento strattone alla scure per tirarla
verso di s. Allora il legno scricchiol e la sommit del pennone
oscill un istante nel cielo autunnale prima che il palo
precipitasse. Solo allora Iris si rese conto che la bandiera era
ancora issata: non le era venuto in mente di ammainarla prima
di buttare gi il pennone. L'enorme pezzo di stoffa accompagn
l'asta nella sua discesa, e a Frankie sembr una fanciulla
che cadeva a terra con la sua fluente chioma svolazzante.
Il palo si spezz come un osso, e la bandiera precipit
con uno schianto sui gradini dell'ufficio postale mentre
la cima dell'asta and a conficcarsi nella cancellata di ferro.
Iris, curva sul manico della scure per riprendere fiato,
d'un tratto alz lo sguardo e vide Frankie ferma davanti a
lei. Senza dire una parola raggiunse il punto del pennone
in cui erano annodate le drizze e si mise a slegarle. Frankie
apr il cancello e la raggiunse con l'intento di aiutarla,
ma Iris respinse la sua mano con un gesto brusco. Frankie
non trov il coraggio di allontanarsi. Iris sganci la bandiera
e la raccolse tra le braccia in un fagotto, quindi oltrepass
l'altra donna, sal le scale dell'ufficio postale ed entr.
Le porte si richiusero alle sue spalle.
Rimasto senza bandiera, il pennone che giaceva spezzato
nel cortile dell'ufficio postale aveva qualcosa di vagamente
osceno nella sua nudit.
La direttrice usc di nuovo e si ferm sulla soglia, dove
rimase a fissare l'asta crollata.
Iris?
Iris scavalc il palo e torn nel punto in cui aveva abbandonato
la scure. Poi, all'improvviso, la alz di nuovo in aria
e la cal violentemente.
Frankie sobbalz. Iris brand di nuovo l'arma, colpendo
sempre lo stesso punto. Le sue braccia forti sollevavano e
abbassavano la scure con la regolarit di un pistone. Aveva
le guance rigate di lacrime, ma non sembrava intenzionata
a smettere. Al quinto colpo il palo era gi spaccato in due.
Con un calcio, Iris fece rotolare i pezzi ai piedi dei gradini.
Poi scese e cominci a tagliare la met pi vicina a lei in
due parti, poi ancora in due, e ancora e ancora, riducendo
il pennone in piccoli frammenti di legno senza mai alzare
lo sguardo. La scure si levava sopra la sua testa per poi calare
di nuovo, in un gesto di espiazione.
Affranta, Frankie si gir e si mise in cammino, allontanandosi
dal centro per poi risalire Yarrow Road. Le luci delle
abitazioni la accompagnarono per tutto il tragitto finch
non giunse al limitare della distesa di sabbia deserta, e si
trov di fronte soltanto le luci di casa Fitch, del proprio cottage
e, in fondo, quella accesa nella veranda della direttrice.
A quel punto Frankie si ferm e si volt.
L'oscurit che incombeva alle sue spalle era trafitta dai riquadri
e dagli spicchi di luce delle altre abitazioni. Si strinse
il golf sul petto. A un certo punto sent il motore singhiozzante
di un furgone che risaliva lentamente la collina e si
spost nell'erba per togliersi dalla strada. Quando il rumore
si fece ancora pi vicino, Frankie si ferm e aspett che passasse.
Il furgone continu a salire; super la casa di Emma,
dove sobbalz un istante ma subito si riprese, spingendosi
fino in cima alla salita. Con un repentino cambio di marce
oltrepass la sommit della collina, guadagn velocit
e si lanci nella discesa, allontanandosi dalla citt mentre
il borbottio del motore si faceva sempre pi distante, fino
a scomparire.
Frankie rimase l, ferma, circondata dalla quiete e dal
buio.
Dietro di lei, in citt, la direttrice aveva varcato la porta
dell'ufficio postale per spegnere le luci dell'atrio. Di fronte
a lei, i tre comignoli erano virgole sulla riga che si dipartiva
dalla citt.
"Zzzz... Zzzz... Parla, parla nel microfono." Frankie sent
la propria voce propagarsi nella notte attraverso le finestre
aperte del cottage.
"Mi chiamo Thomas Kleinmann. Sono austriaco, vengo
dalle montagne attorno a..."
Otto sussurr Frankie.
Otto era uscito sulla veranda, le braccia incrociate sul petto,
mentre la voce di Thomas si dissolveva nel vento, sostituita
da quella del bambino che diceva: "Franz". "Franz
Hofmann" sussurrava la madre. "Continua" diceva la voce
sonora di Frankie. "Parla qui dentro. Di' il tuo nome."
"Inga?" replicava la ragazza. "Inga Borg?" Il fratello rideva
e prendeva la parola. "Io mi chiamo Litman... Abbiamo i
documenti." Le voci si dileguarono nel cielo, lasciando una
scia dietro di s. "Glielo dica" la esortava l'uomo incontrato
in un caff di Mulhouse, puntando il dito verso di lei.
"Cosa dovrei dire?" Frankie si sent domandare. "Cosa dovrei
dire all'America?" "Cosa dovrebbe dire all'America?
De moi" prorompeva la voce dell'uomo nella notte. "Ditesle
de moi." Frankie stette a sentire quelle persone che aveva
ascoltato per mesi. "Qu'est-ce qu'elle fait, cette madame?
Elle entends, Papa. Mi chiamo Susanna, e questo  mio padre.
Si chiama Lucien, Lucien Bergolas." Poi la voce sommessa
del padre che si rivolgeva alla figlia. "Oui, oui, Papa.
Mi ha chiesto di dirle che si chiama Lucien Alexandre Bergolas
de Maille." Voci che si libravano nel vento mentre il
suo cottage, come una bocca, parlava, e Otto vi si parava di
fronte, sfidando chiunque avesse l'ardire di interromperle.
"Qui" pens Frankie voltandosi a guardare la casa di
Emma. "Siamo qui. Siamo tutti qui."
"Cosa succede oltre i margini di una storia?" aveva chiesto
Will. "Cosa succede dopo la parte che ci hai raccontato?"
Se  vero che ognuno di noi incontra una domanda lungo
il proprio cammino - una domanda per la quale non esiste
una risposta, una domanda che non ci accorgiamo nemmeno
di aver preso con noi e portato avanti nel corso degli
anni -, allora la mia domanda era questa. Una storia, come
un'istantanea,  catturata, trattenuta un momento e poi consegnata.
Ma le persone racchiuse in quella storia continuano
ad andare avanti. E cosa succede dopo? Cosa succede?
La storia sapeva. Non fui proprio io a dirlo, tanto tempo
fa? Non fui io a sbandierarlo in faccia alla direttrice dell'ufficio
postale per dimostrare l'infondatezza della sua fede
cieca nell'ordine? Le palpebre si aprono e si chiudono di
scatto, separando questo istante dal successivo, l'interno
dall'esterno. Quello che si ricorda da quello che si sta vedendo.
E in certi momenti ci  concesso di vedere tutto, tutto
in una volta. La vita si muove all'indietro e poi in avanti,
e cos scopriamo l'unicit del nostro destino: una cosa che,
a seconda dei casi, annienta o trascende.
Will amava davvero Emma? Io sono convinta di s. Il ricordo
della sua mano sul mio braccio mentre sussurrava:
"Questa parte di lei ti fa venir voglia di stringerla tra le dita"
ha continuato a lungo a farmi venire i brividi ogni volta che
qualcuno mi sfiorava in quel punto, perch rammento ancora,
nella sua voce, la brama di toccare la moglie l dove
stava toccando me. L'amava con tutto il cuore. Ma non poteva
restare. La sua lotta con il mondo lo aveva costretto a
distogliere lo sguardo dalla propria casa, dal proprio cuore,
per lanciarsi nella battaglia. Perch?  questo il mistero che
sta al centro di tutto, ci che mi spingeva a camminare su
e gi per le strade, a entrare e uscire dalle case e dalla vita
della gente facendo domande. Tutt'intorno a me, in tutta la
mia vita, si compiva il glorioso spettacolo degli esseri umani
nel loro essere al mondo.
E ben presto lascer questo spettacolo vasto e contraddittorio
che vi ho raccontato.
Ma prima devo riferirvi l'ultima parte della storia. Portai
la lettera del medico da Londra attraverso l'Europa e la ricondussi
in patria, fino alla casa della donna alla quale era
indirizzata. Bussai alla sua porta, lei venne ad aprire e stetti
a guardarla senza parlare. Portai la lettera con me e non me
ne separai mai.  ancora qui, nel cassetto della mia scrivania,
e non l'ho aperta. Questo  quanto ho scritto, e quanto
avevo da dire. Questo  ci che la storia sapeva.
...
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...
FINE.
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NOTA DELL'AUTRICE.
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Per quanto non vi siano prove che documentino lo sbarco
di un U-Boot tedesco sulle spiagge di Cape Cod, in diverse
occasioni il rischio fu evitato per un soffio. Gi nel febbraio
del 1941, l'ammiraglio tedesco Dnitz ordin uno studio
sulla fattibilit di un assalto a sorpresa degli U-Boot sulla
East Coast, e nel gennaio 1942 il primo U-Boot si addentr
con successo, senza essere avvistato, nel canale antistante
il porto di New York. Per buona parte del 1942 gli U-Boot
tedeschi viaggiarono rasenti la fascia costiera orientale degli
Stati Uniti d'America, al punto da scorgere le sagome
scure delle persone che camminavano sul lungomare, stagliate
contro le luci degli alberghi, delle automobili, delle
abitazioni. Anche gli alti scafi dei mercantili in viaggio alla
volta dell'Europa, carichi di cibo e viveri, erano illuminati,
e ci ne faceva bersagli facili ed eccellenti. Delle
trecentonovantasette navi affondate dagli U-Boot nei primi sei
mesi del 1942, centosettantuno furono colpite al largo della
costa atlantica, tra il Maine e la Florida, alcune sotto gli
occhi della gente a riva.
Sebbene non fosse possibile avere accesso a un registratore
portatile nel 1941, quello utilizzato da Frankie era un
prototipo dell'apparecchio che entr nell'uso comune soltanto
nel 1944, consentendo finalmente ai corrispondenti
di guerra di effettuare registrazioni dal vivo sui campi di
battaglia. Mi sono permessa questa libert cronologica perch
la Seconda guerra mondiale fu il primo conflitto che
pot entrare nei soggiorni della gente grazie alla radio, e mi
premeva sottolineare il potere della voce umana di narrare
l'inenarrabile, consentendo alle voci dei rifugiati di diffondersi
nell'aria in cui sarebbero svaniti.
La trasmissione radiofonica di Edward R. Murrow nel
capitolo 1, la puntata inserita nel capitolo 2 unitamente ai
commenti di Sevareid e il programma attribuito a Ernie Pyle
nel capitolo 8 sono tratti da World War II on the Air: Edward
R. Murrow and the Broadcasts That Riveted a Nation, di Mark
Bernstein e Alex Lubertozzi (Sourcebooks, 2003).
Il commento rivolto a Frankie da Martha Gellhom nel capitolo
24  un rimaneggiamento di quanto la stessa Gellhom
scrisse nell'introduzione a I volti della guerra (titolo originale
The Face of War, Simon and Schuster, 1959): "Appartenevo
a una federazione di Cassandre, quella dei corrispondenti
esteri, colleghi che incontravo a ogni disastro".
Le osservazioni di Walter Lippmann sulla guerra riportate
nel capitolo 11 sono tratte dal saggio "The Atlantic and
America: The Why and When of Intervention", pubblicato
sulla rivista "Life" il 7 aprile 1941.
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RINGRAZIAMENTI.
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Tante persone mi sono state d'aiuto durante le ricerche per
questo mio libro - che hanno spaziato dalle attivit di un ufficio
postale di provincia al funzionamento di un sommergibile,
dalle dinamiche del parto al mondo delle trasmissioni
radiofoniche - e desidero innanzitutto ringraziare Bob
Smith, Bill Matzelevich, Whitney Pinger, Justin Webb della
BBC, Kevin Klose della NPR, Bill Godwin e Brian Belanger
del Radio & Television Museum di Bowie, nel Maryland,
per aver risposto con gentilezza alle mie tante domande.
Maud Casey, Sean Enright, Linda Kulman, Susannah
Moore, Rebecca Nicolson, Howard Norman, Linda Parshall,
Claudia Rankine e Joshua Weiner mi hanno tenuta in carreggiata
durante la stesura del romanzo, non soltanto leggendo
le bozze ma ponendo domande essenziali per il libro
e per me. Non ci sono parole sufficienti a esprimere la
mia riconoscenza per quanto hanno saputo darmi in questi
ultimi anni.
Sono profondamente grata al Virginia Center for the
Creative Arts, per il tempo e lo spazio che mi sono stati
concessi in un momento per me cruciale.
Senza la perseveranza e il trascinante buonumore di
Stephanie Cabot e senza la straordinaria capacit di Amy
Einhom di andare pi e pi volte dritta al cuore della storia,
questo libro semplicemente non avrebbe mai visto la luce.
E per finire sono debitrice alle seguenti opere, che mi hanno
aiutata a farmi un'idea del periodo storico: World War
II on the Air di Mark Bernstein e Alex Lubertozzi; Where the
Action Was: Women War Correspondents in World War II di
Penny Colman; The Murrow Boys: Pioneers on the Front Lines
of Broadcast Journalism di Stanley Cloud e Lynne Olson;
Operation Drumbeat: The Dramatic True Story of Germany's
First U-Boat Attacks Along the American Coast in World War II
di Michael Gannon; I volti della guerra di Martha Gellhom;
No Ordinary Time: Franklin & Eleanor Roosevelt: The Home
Front in World War II di Doris Keams Goodwin; The Longest
Night: The Bombing of London on May 10, 1941 di Gavin
Mortimer; Buried by the Times: The Holocaust and America's
Most Important Newspaper Reporting World War II. Part One
- American Journalism 1938-1944 di Laurei Leff (Library of
America, 1995); The Women Who Wrote the War di Nancy
Caldwell Sorel; Time and the Town: A Provincetown Chronicle
di Mary Heaton Vorse.
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LA STORIA DIETRO LA STORIA.
...
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...
Quando vivevo in un piccolo villaggio all'estremit di Cape
Cod, mi trovavo spesso a guardare l'addetta alla consegna
della posta che faceva avanti e indietro con la borsa delle
lettere a tracolla. Mi chiedevo se avesse mai letto le cartoline
prima di consegnarle, dato che avrebbe potuto farlo. E
mi chiedevo se mantenesse i segreti, quelli che sicuramente
conosceva, riguardo a tutti noi. Un pomeriggio mi balen
nella mente un'immagine vivida di questa donna in
piedi davanti agli scatoloni da smistare sul retro dell'ufficio
postale, con una busta fra le mani. La vidi ferma l, gli
occhi abbassati sulla lettera per decidere cosa farne e poi,
semplicemente, infilarsela in tasca. Fu cos che nacque Iris
James, la direttrice dell'ufficio postale.
Ricordo che in quel momento pensai: "Fantastico, ecco
il mio nuovo romanzo".
Ma di chi era quella lettera, e perch la teneva tra le mani?
Mi resi conto che, se volevo instillare nel libro un po' di
suspense, avrei dovuto ambientarlo in un periodo nel quale
una lettera non recapitata avrebbe potuto veramente cambiare
le cose; nel quale un ritardo avrebbe potuto creare ogni
sorta di scompiglio. Avevo una pila di missive che i miei nonni
si erano scambiati nel periodo in cui il nonno era arruolato
nella Marina di stanza nell'oceano Pacifico durante la Seconda
guerra mondiale, e cos decisi di ambientare il mio
romanzo in quell'epoca, analizzando la loro corrispondenza
per creare la giusta atmosfera. La lettera che la direttrice
dell'ufficio postale avrebbe scelto di non consegnare poteva
essere stata scritta da un uomo alla moglie rimasta in patria.
E cos avevo delineato i contorni della storia, ma non ne
avevo ancora stabilito il contenuto. In cerca di dettagli che
potessero suggerire la direzione da dare al romanzo, passai
mesi interi a rovistare fra le copie di "Life" risalenti al
periodo bellico, studiando a fondo la guerra sotto tutti gli
aspetti. Mi imbattei nel ciclo di trasmissioni di Edward R.
Murrow sul Blitz di Londra, lessi gli articoli di giornale
che riferivano dei rifugiati in fuga dall'Europa nell'estate
del 1941 e scoprii il resoconto di prima mano del capitano
di un U-Boot tedesco emerso a sorpresa nel porto di New
York nel gennaio del 1942, che riferiva di aver visto, all'insaputa
degli abitanti della citt, i fari delle automobili sfrecciare
sulla West Side Highway.
Quando cominciai ad avere un'immagine pi chiara del
periodo storico, mi misi a scrivere la storia di Emma e Will
e delineai la figura di Iris James, che lavorava nel cuore di
una piccola citt, e il suo imprevedibile amore per Harry
Vale, un uomo convinto che presto o tardi i tedeschi sarebbero
arrivati. Dopo molte pagine ambientate in quella cittadina
e in quell'epoca, Frankie Bard scese dall'autobus
proveniente da Boston, facendo il suo ingresso del tutto
inaspettato nella storia.
Ma come potevano questi personaggi combinarsi fra loro
sino a creare un romanzo? Come potevano le loro tre storie
condurre al momento in cui Iris, di fronte alla posta da smistare,
avrebbe deciso di non consegnare una lettera? Non
ne avevo ancora idea.
Poi una mattina, nella primavera del 2001, aprii il giornale
e mi trovai di fronte la fotografia di grande impatto di un
padre palestinese acquattato dietro un bunker insieme al figlio;
erano finiti nel fuoco incrociato tra combattenti israeliani
e palestinesi, e il figlio era nascosto nel grembo del padre,
che tentava di difenderlo dai proiettili. La foto, in realt, era
stata scattata un attimo prima che il bambino venisse colpito
e ucciso. E l'idea che io - seduta al tavolo della colazione
a Chicago, con mio figlio accanto a me a leggere un fumetto
- potessi vedere l'ultimo secondo della vita di quel bambino
era insostenibile. Volevo scrivere di questo, in qualche
modo: di questo aspetto della guerra e dei suoi episodi imprevedibili
e terrificanti, di come riusciamo a farci una ragione
del fatto che vi siano guerre combattute in questo preciso
istante, proprio mentre io scrivo (e voi leggete) queste
parole. Come possiamo immaginare una tale simultaneit?
Pochi mesi pi tardi mi trasferii con la mia famiglia a
Washington, D.C., e mi trovavo proprio l l'11 settembre.
Osservando la reazione della citt agli attacchi - gli F16 che
solcarono i cieli per settimane, i carri armati per le strade, i
cartelli affissi lungo tutte le vie principali con la scritta PERCORSO Di evacuazione, gli articoli su "The Washington Post"
che elencavano nei dettagli quali dei nostri vicini sarebbero
stati colpiti da una bomba sporca in base alle traiettorie
dei venti dominanti - mi feci un'idea ben precisa di quello
che dovevano aver provato gli Stati Uniti subito dopo Pearl
Harbor. E d'un tratto la mia priorit divenne quella di capire
in che modo tutti noi sappiamo di trovarci realmente
in pericolo in quanto nazione. Com' che ci rendiamo conto
che il particolare momento nel quale stiamo vivendo 
un momento storico, e come reagiamo? Come dev'essere
stata la vita per quegli americani che tentavano di dare un
senso alle notizie provenienti dall'estero?
Capii di voler scrivere una storia di argomento bellico
che non fosse ambientata sul campo di battaglia, ma che
mostrasse quello che stava oltre i margini di una fotografia
di guerra o di un servizio giornalistico nei momenti immediatamente
precedenti o successivi a quello che ci era stato
mostrato e raccontato.
A quel punto avevo letto cos tanti servizi realizzati dai
pi importanti giornalisti dell'epoca - Martha Gellhom,
William Shirer, Ernie Pyle, Wes Gallagher - che la figura
del corrispondente di guerra aveva assunto ai miei occhi
una valenza imprescindibile. Tuttavia, quando lessi che
Bill Paley, allora a capo della CBS, aveva deciso - nel tentativo
di stabilire il predominio giornalistico della radio
sulla carta stampata - che la guerra doveva essere trasmessa
dal vivo, mi resi conto che la storia della persona che registra
la guerra, che narra la guerra e che poi, al termine del
programma, si immerge nella quotidianit della guerra era
la storia che volevo raccontare.
Cos cominciai a frequentare assiduamente il Radio &
Television Museum di Bowie, nel Maryland, ascoltando
tutti i vecchi notiziari radiofonici che riuscii a reperire, e mi
accorsi che l'immediatezza dei servizi trasmessi dal vivo si
era rivelata un'arma a doppio taglio: da un lato trasportava
l'ascoltatore direttamente al centro della guerra; dall'altro,
le regole dell'obiettivit imponevano ai giornalisti di seguire
un percorso rigoroso, sgombrando la propria voce da
qualsiasi emozione e facendo di tutto perch non si spezzasse.
Che effetto farebbe, mi domandai, se la voce che racconta
la guerra fosse di una donna?
Fatto salvo per poche, ragguardevoli eccezioni, il giornalismo
di guerra era rimasto in larga parte un territorio
esclusivamente maschile. Questo era vero a maggior ragione
alla radio, dove regnava un marcato pregiudizio contro il
suono delle voci femminili. Betty Wason e Mary Marvin
Breckinridge furono fra le donne che trasmettevano dall'Europa
durante i primi anni della guerra; la Breckinridge, oltretutto,
aveva lavorato per Murrow nei primi sei mesi del
Blitz. Fu a queste donne che mi ispirai per creare la figura
di Frankie Bard.
Pi mi addentravo nelle mie ricerche, pi mi trovavo a
riflettere sulla posizione di coloro che vedevano con i loro
occhi ci che stava succedendo, almeno in parte, e il solo
modo che avevano di intervenire era tentare di convogliare
l'attenzione della gente in quella direzione. Nell'epifania
di Frankie Bard che sta al centro del romanzo - il momento
in cui si rende conto di aver visto qualcuno morire, e di
conoscere il finale di una storia che i genitori del ragazzo
non sapranno mai -  racchiuso tutto l'immane dolore
connaturato alla responsabilit della conoscenza. E cos
capii cos'era successo davvero a Frankie, in Europa: la responsabilit
di portare con s la voce di tutte le persone che
aveva incontrato, persone delle quali non avrebbe mai conosciuto
la fine, le era divenuta insopportabile. Il registratore
portatile (del quale in realt la BBC e la CBS avrebbero
cominciato a fare ampio uso soltanto pi avanti nel corso
della guerra) divent il suo mezzo per salvare quelle persone
in qualche modo.
E per me divent l'interrogativo chiave del romanzo: come
si riesce a riportare - e a sopportare - una notizia?
Il modo in cui Iris e Frankie sono arrivate a tradire tutto
ci in cui credevano - che la posta doveva essere consegnata,
che la verit doveva essere raccontata -  la storia di
guerra che speravo di raccontare.  la storia che sta oltre i
margini della fotografia, al termine dell'articolo di giornale.
Si tratta delle menzogne che diciamo agli altri per proteggerli,
e delle menzogne che diciamo a noi stessi per non
essere costretti a riconoscere qualcosa che non potremmo
sopportare: che mentre noi siamo vivi, ad esempio, e stiamo
pranzando, le bombe continuano a cadere, i rifugiati vengono
reclusi nei campi di prigionia e le notizie ci si parano
di fronte a ogni ora del giorno. E noi, alla fin fine, che
cosa facciamo?
...
.
...
FINE.